Societá

Attivitá SIGG

Bollettino SIGG: Numero 5, Maggio 2006


Direttore Responsabile
Nicola Ferrara

A cura di
Vincenzo Canonico
Tel. e fax 081 7464297
e-mail: vcanonic@unina.it

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Editoriale

Contempo 2006
Il 15 e 16 maggio si é tenuta a Roma presso il Centro Congressi dell´Universitá Cattolica del Sacro Cuore la VII edizione di CONTEMPO in Geriatria e Gerontologia.
Il Convegno ha visto la partecipazione entusiasta di circa 30 geriatri, per lo piú giovani o ancora in formazione. Il mio sforzo é stato di confezionare un programma di concreto interesse e di alto profilo scientifico. Infatti Contempo ha potuto contare su di un panel di assoluta eccellenza e di riconosciuta statura internazionale. La presenza, poi, di Richard Besdine, presidente uscente dell´American Geriatrics Society, e di sua moglie, Terry Fox Wetle, presidente uscente della Gerontological Society of America, ha concesso il sapore dell´internazionalitá ed il prestigio di due delle figure piú preminenti del panorama gerontologico-geriatrico nel mondo. Nonostante tutto ció la partecipazione é stata sí entusiasta ma assolutamente modesta. Ció dispiace, ne faccio pubblica denuncia e mi chiedo perché, tanto da mettere questo fallimento all´ordine del giorno del prossimo Consiglio Direttivo allargato!
Visto che i geriatri italiani non hanno partecipato, sfrutto (con l´aiuto di Giovanni Gambassi) questo editoriale per raccontare cosa vi siete persi…
Nelle due giornate del Convegno si sono affrontati i temi contemporanei in 4 aree maggiori: gli stili di vita, la gerontologia e la ricerca translazionale, la valutazione geriatrica, e le aree incerte della pratica clinica.
Nella prima sessione si sono succedute le presentazioni di Antonio Golini il quale ha sfruttato i freschi dati dell´ISTAT per confermarci una volta di piú che l´onda lunga dello tsunami geriatrico - i baby boomers che ″crescono″ - é giá una realtá, e che i nostri amministratori devono poter garantire una programmazione che tenga conto di ció prima che l´onda si abbatta sulla nostra societá. Giorgio Valenti ha quindi toccato l´argomento ogni giorno di piú all´onore delle cronache, l´invecchiamento ormonale, con spunti di riflessione scientifici ma anche antropologici ed etici. La prima sessione si é chiusa con l´intervento di Antonio Sgadari che ha tracciato il percorso storico che ha condotto al riconoscimento dell´attivitá fisica come uno tra i piú potenti meccanismi ″anti-aging″. Richard Besdine ha commentato da par suo offrendo la visione da una parte ottimistica del progresso compiuto, dall´altra sottolineando come questo progresso non sia andato di pari passo con l´adozione di stili di vita e comportamento, né con l´organizzazione di servizi capaci di consolidare ed amplificare questo progresso.
La seconda sessione é stata tra quelle che ha riscosso maggior successo, fors´anche per l´appassionata ed emozionata moderazione del Prof. Pierugo Carbonin. Stefano Volpato ha  affrontato il tema sempre piú attraente, ricco ancorché controverso del ruolo dell´infiammazione nell´invecchiamento e dell´utilitá della misurazione dei markers. Giuseppe Novelli, genetista dell´Universitá di Tor Vergata, con una brillantezza semplice e a tratti disarmante ci ha condotto nel campo delle sindromi progeroidi lasciando capire quale incredibile ricchezza fenotipica puó essere ricondotta alla mutazione del medesimo gene. In particolare, il Prof. Novelli ha ulteriormente arricchito il novero delle sindromi progeroidi da difetto del gene della lamina con la presentazione di alcuni dati originali del proprio laboratorio. Ugo Testa dell´Istituto Superiore di Sanitá ha tracciato con ombre e luci il futuro delle stem cells non mancando di polemizzare con un sistema della comunicazione scientifica e con alcuni ″opinion leaders″ rei di accendere attorno alle staminali, speranze ancora non provate. Pasquale Abete ha chiuso la prima giornata con la disamina dei dati piú recenti che associano la restrizione calorica alla longevitá, non solo in modelli animali, ma anche nell´uomo.
La seconda giornata prevedeva Contempo nella Valutazione e nelle aree incerte. Dapprima hanno parlato Matteo Cesari rientrato dopo qualche anno negli USA, prima a Wake Forest, poi a University of Florida, poi Lazzaro Repetto ed infine Giovanni Gambassi. Il Dr. Cesari ha offerto, dopo la sua concreta esperienza nel settore, lo stato dell´arte sul ruolo predittivo della funzione fisica, in particolare la mobilitá degli arti inferiori, analizzando i vari tests di performance con cui valutarla e graduarla. Il Dr. Repetto dell´INRCA di Roma, ha ricordato a tutti la criticitá della collimazione epidemiologica tra invecchiamento e cancro, quando, invece, la ricerca scientifica fa fatica a considerare i nostri pazienti, soggetti di cure attive e candidati ai migliori studi clinici. Giovanni Gambassi ha idealmente continuato sulla medesima traccia spostandosi sui temi delle cure palliative. Giovanni ha potuto presentare i numerosissimi dati del gruppo statunitense che coordina ed offrire la visione a tutto tondo che gli deriva dalle collaborazioni con l´Organizzazione Mondiale della Sanitá. La prima sessione della seconda giornata é stata chiusa dal cammeo di Terrie Fox Wetle. Il presidente uscente della GSA, ha ascoltato attentamente le presentazioni che l´hanno preceduta ed ha preferito abbandonare la traccia preparata per affrontare a braccio il tema del continuum tra valutazione di performance fisica, diagnosi e terapia clinica, e cure palliative. Ha inoltre messo in guardia dal ritenerle mutuamente esclusive e suggerito strategie perché cosí non vengano percepite - spesso solo per criteri econometrici di comodo - dai nostri amministratori.
La sessione di chiusura é stata coordinata dal Prof. Niccoló Marchionni con la verve e l´insight che lo contraddistinguono. Sono stati affrontati alcuni scottanti temi della pratica clinica piú controversa. Maria Caterina Silveri della Cattolica ha rimpiazzato il Prof. Trabucchi nel ruolo scomodo di proporci le ultime evidenze su MCI e la sua evoluzione verso forme di demenza conclamata. Alfredo Pontecorvi sulla questione dei distiroidismi subclinici, e Pierfrancesco Bassi sul ruolo della chirurgia nel cancro della prostata hanno offerto due  esempi di come la ricerca scientifica sposti - o debba spostare - la pratica clinica, anche la piú consolidata. L´ipotiroidismo subclinico é una condizione che doverosamente accertata e diagnosticata merita un trattamento anche nel paziente anziano. Allo stesso modo, il cancro della prostata non é piú da considerarsi un compagno di vita degli ultimi anni, ma sempre piú va affidato alle cure dei migliori chirurghi perché aspettativa e qualitá di vita sono nettamente migliori. Sorprendenti i dati, poi, secondo cui anche incontinenza ed impotenza sono problemi molto meno comuni e molto meno severi dopo la chirurgia che non dopo ormono- e radioterapia. Infine, Giuseppe Zuccalá ha chiuso l´evento accompagnandoci in un campo che a tratti pare antitetico con la geriatria, ovvero la prevenzione. L´impressione é che ci abbia convinti, se ancora ce ne fosse bisogno, che il ruolo del geriatra inizia molto prima che gli individui attraversino la soglia cronologica con cui identifichiamo la vecchiaia.
Un report trasparente di CONTEMPO non puó non evidenziare, ripeto, accanto ai molti aspetti positivi, elementi di riflessione critica e spunti per eventuali cambiamenti. La partecipazione deve poter divenire sempre piú numerosa, qualificata e attivamente coinvolta. In questo senso la Societá si adopererá per rendere piú efficienti i tempi e le modalitá di preparazione di questi eventi, curando in particolar modo la diffusione dell´iniziativa. Una riflessione attenta merita anche il format. A differenza delle scorse edizioni, quest´anno si é optato per una serie di presentazioni formali cui far seguire una discussione dapprima puntuale e poi piú allargata. C´é bisogno di una messa a punto. Se sia piú giusto recuperare il format degli anni precedenti o, invece, disegnare un evento in modo innovativo, é una decisione che il Consiglio Direttivo della Societá valuterá attentamente.
Nel rinnovarVi la mia personale gratitudine a quanti, tanti, hanno contributo a vario titolo al successo dell´iniziativa, vi ricordo i prossimi appuntamenti con la Summer School, sia quella a Nord che a Sud, i cui dettagli troverete nel Bollettino. 

Roberto Bernabei 
R. Bernabei

Team Interdisciplinare per la cura dell´anziano

Nell´ultimo numero del Journal of American Geriatrics Society, rivista ufficiale della Societá Americana di Geriatria, é stato pubblicato un articolo speciale (*) che tratta di cura interdisciplinare per il paziente anziano con bisogni complessi, ″position statement″ della Societá su un argomento di largo interesse per i geriatri, frutto del lavoro di un gruppo di esperti i quali, attraverso un ″consensus process″, hanno elaborato un documento sullo stato dell´arte dell´interdisciplinarietá.  Molti dei temi trattati nel documento sono ampiamente noti ai geriatri, l´articolo é tuttavia di largo interesse perché, partendo dal razionale dell´approccio multidisciplinare basato sulla complessitá dei bisogni di cura per l´anziano, indica tutte le condizioni in cui l´utilizzo di un team di cura multidisciplinare ha dimostrato un miglioramento degli outcomes nella maggior parte delle sindromi geriatriche. Vengono citati come esempi di dimostrata efficacia la prevenzione della disabilitá, delle reazione avverse da farmaci, della depressione, il miglioramento dei risultati nel trattamento dello stroke, dell´infarto del miocardio e dello scompenso cardiaco e, sul fronte dell´ospedalizzazione, la durata inferiore della degenza e minori costi di cura. A supporto della validitá dell´utilizzo dell´approccio multidisciplinare vengono citati in particolare due esempi come il delirium e le cadute, sindromi ad alta morbilitá e mortalitá tra gli anziani. In entrambi i casi, viene ricordato nell´articolo, vi sono numerose segnalazioni in letteratura che indicano che l´approccio interdisciplinare produce una diminuzione delle complicanze ed un miglioramento della sopravvivenza, nel delirium favorendo l´idratazione, l´orientamento, la corretta gestione dei farmaci, nelle cadute utilizzando strategie mediche, riabilitative e di comportamento appropriate. Viene infine citato nell´articolo l´importanza della formazione e dell´aggiornamento del team multidisciplinare alla luce delle continue evidenze in letteratura. Di ogni aspetto trattato vengono riportati i riferimenti bibliografici internazionali. E´ un articolo di piacevole ed interessante lettura per gli addetti ai lavori, non solo per chi opera in ambito ospedaliero, ma anche per il geriatra ambulatoriale e per chi si occupa di organizzazione dei servizi per il paziente anziano. La SIGG é da tempo costantemente impegnata sulla multidisciplinarietá sia dal punto di vista culturale che formativo. Il Contempo in geriatria, da poco concluso, ha confermato la validitá come aggiornamento multidisciplinare geriatrico. Hanno partecipato come Docenti non solo geriatri esperti ben noti a tutti, ma anche figure illustri di altre discipline strettamente collegate alla geriatria. Abbiamo ricevuto da alcuni di loro una sintesi della relazione presentata che pubblichiamo nelle pagine successive.                
I prossimi eventi SIGG, a giugno ed a luglio, saranno le Summer Schools. Pubblichiamo i nomi dei giovani selezionati per la partecipazione sia alla II edizione di S. Giovanni Rotondo che alla III edizione di Folgaria. Auspichiamo una ricaduta positiva dal punto di vista formativo per i giovani partecipanti come per le precedenti edizioni.
E´ stato pubblicato in questi giorni il volume ″Note pratiche di diagnosi e terapia per l´anziano″ dei Proff. Carlo Vergani e Tiziano Lucchi, un testo completo ed allo stesso tempo sintetico sulle patologie dell´anziano presentate sotto forma di tabelle, schemi e figure, di facile consultazione, soprattutto per chi desidera un´informazione immediata ed aggiornata su una malattia, sul dosaggio o  controindicazione di un farmaco, sulle precauzioni da tener presente nell´approccio al paziente anziano. E´ un testo utilissimo non solo per i geriatri e gli specializzandi in Geriatria, ma anche per i non medici che si occupano dell´assistenza al paziente anziano.

Vincenzo Canonico

(*) Interdisciplinary Care for Older Adults with Complex Needs: American Geriatrics Society Position Statement. Geriatrics Interdisciplinary Advisory Group. JAGS 54: 849-852, 2006.
V. Canonico

SINTESI RELAZIONI AL ″CONTEMPO IN GERIATRIA E GERONTOLOGIA″

Mild Cognitive Impairment

Invio volentieri il riassunto della mia relazione al Contempo per una serie di motivi che sono anche extrascientifici. Il primo é la gioia di vedere ancora vitale e importante questo strumento di comunicazione davvero utile tra i componenti della nostra Societá. Il secondo é contribuire alla crescita di Contempo, un idea che avevamo avuto alcuni anni fa, per offrire agli studiosi della geriatria un luogo dove poter ″rileggere″ attraverso l´ascolto di lezioni ad hoc le novitá piú recenti in ambito clinico-scientifico su alcuni argomenti significativi. Terzo motivo: farmi perdonare dagli organizzatori perché una fastidiosa indisposizione mi aveva impedito di presentare personalmente la relazione.
Il titolo stesso della relazione é esplicativo: ″Contempo delle incertezze: MCI″! Al di lá delle ben note classificazioni, che cosa significa sul piano biologico e clinico il Mild Cognitive Impairment? E´ una definizione che racchiude al suo interno diverse tipologie di persone, ciascuna caratterizzata da diversi profili neuropatologici e quindi con diversa evoluzione rispetto alla comparsa di demenza. Il rapporto tra alterazione dei meccanismi neuronali, cognitivitá, perdita della funzione si esplica in molti modi diversi nel corso della vita di un individuo, perché modulato da fattori  genetici, legati allo stile di vita, alla presenza di patologie concomitanti. Si potrebbe quindi affermare che MCI é una condizione di equilibrio precario, sulla quale agiscono molti fattori che possono accelerare o ritardare la comparsa di demenza. In quest´ottica nella relazione (le diapositive possono essere richieste a direzione@grg-bs.it) vengono discusse una serie di situazioni cliniche studiate come fattori di rischio o protettivi (dalle dimensioni dell´atrofia ippocampale, all´APO E, alla depressione, all´ipertensione, alla presenza di sintomatologia extrapiramidale, fino alla caratterizzazione di alcuni parametri neuropsicologici). A questo proposito é interessante analizzare l´importanza dell´alterazione delle  funzioni esecutivi rispetto alla perdita di memoria: é un ambito innovativo di grandi ricadute pratiche.
Tra i  molti interrogativi che pone il MCI vi é anche quello terapeutico: si deve trattare o meno con i farmaci per la demenza? Sono utili altri interventi non farmacologici?
MCI é un esempio tipico di malattia geriatrica: patogenesi mutifattoriale, evoluzione non definibile a priori, possibilitá di ampia compromissione della funzione, difficoltá nelle scelte terapeutiche, coinvolgimento emotivo del paziente e della sua famiglia, difficoltá nella comunicazione della diagnosi…Ogni passo avanti delle conoscenze nel campo é un significativo progresso nella qualitá dell´assistenza, nel solco di una geriatria che si avvantaggia e colloca in un quadro generale i progressi ottenuti in molti specifici ambiti.
Qualcuno sostiene che negli ultimi tempi la ricerca sulle demenze, e quindi anche sulle cause e sui fattori di rischio, ha subito un ridimensionamento; non si intravedono nuove concrete possibilitá di terapie innovative e cosí si esaurirebbe la spinta verso l´identificazione di cose nuove. Non so se il trend sia in atto; é peró certo che la geriatria non é una scienza influenzata dalle mode o dalla ricchezza delle disponibilitá economiche. Non abbandonerá mai questi studi che appartengono alla sua storia e alla sua cultura!

Marco Trabucchi



Restrizione calorica e longevitá

La restrizione calorica rappresenta il piú potente intervento anti-aging: in particolare, la restrizione calorica allunga la vita dei roditori, ritarda la severitá di alcune malattie etá-correlate ed antagonizza le modificazioni fisiologiche etá-dipendenti di diversi organi, compreso il cuore. A livello cardiaco, infatti, la restrizione calorica riduce la desensibilizzazione beta-adrenergica e previene la riduzione etá-correlata della funzione diastolica. Gli animali sottoposti a restrizione calorica sono caratterizzati da bassi livelli sierici di insulina ed il topo transgenico con assenza del recettore insulinico sul tessuto adiposo (FIRKO mouse) mostra un significativo incremento della longevitá. Il meccanismo attraverso il quale la restrizione calorica esplica la sua azione anti-aging sembra essere correlata alla induzione del processo macro-autofagico, che, com´é noto, si riduce progressivamente con l´invecchiamento.
Un cenno particolare merita l´effetto della restrizione calorica nell´antagonizzare la riduzione etá-correlata del precondizionamento ischemico, il piú potente meccanismo di protezione endogena contro l´ischemia miocardica.

Pasquale Abete



Sessualitá in andropausa: Viagra per tutti?

La funzione erettile nel maschio é un evento emodinamico che rimanda a meccanismi di controllo sia centrali che periferici.
a) Il momento centrale si identifica nella componente ideoaffettiva della sessualitá modulata dai neurotrasmettitori cerebrali con le vie dopaminergiche e noradrenergiche protagoniste di stimolazioni rispettivamente attivatorie e inibitorie. Tra le regioni cerebrali la amigdala svolge un ruolo fondamentale mentre a livello ipotalamico l´area medio-preottica e il nucleo paraventricolare rappresentano punti cruciali di integrazione di questi meccanismi neurochimici di controllo.
b) A livello periferico nei corpi cavernosi il flusso vascolare é regolato dal controllo autonomico di tipo inibitorio (affidato alle vie simpatiche) e attivatorio (affidato alle vie parasimpatiche).  La attivazione delle vie colinergiche che sottendono l´incremento del flusso a livello dei corpi cavernosi é regolata dai centri spinali localizzati a livello toracico e lombosacrale oltre che dagli stimoli locali periferici sia viscerali che esterni. Piú nei dettagli a livello dei corpi cavernosi é il metabolismo dell´ossido nitrico (NO) a modulare i meccanismi di vasodilatazione capaci a loro volta di determinare e sostenere l´erezione. L´efficacia del  NO nel promuovere il rilascio delle fibrocellule muscolari con la mediazione del messaggero GMPciclico é regolata dalla presenza di un enzima PDE5 in grado di inattivare il GMPciclico. Gli inibitori di questo enzima come é noto rappresentano i capostipiti di una famiglia di farmaci ora disponibili per essere somministrati oralmente per controllare la disfunzione erettile.
Dopo queste premesse va ricordato che il tesosterone, la cui secrezione in modo etá-correlato diminuisce progressivamente e lentamente a partire dalla quarta decade, svolge un ruolo importante di controllo su ambedue queste componenti. Fino a qualche tempo fa si riteneva che il controllo esclusivo per questo steroide fosse quello sul sistema nervoso centrale ove, dopo la bioconversione a estradiolo, é in grado di modulare i delicati meccanismi della neurotrasmissione centrale influenzando pesantemente la libido. Ora tuttavia si é dimostrato innanzitutto che recettori per il testosterone sono anche distribuiti nei centri del midollo spinale che controllano la innervazione autonomica e soprattutto sui corpi cavernosi. Successivamente nell´animale si é dimostrata la capacitá del testosterone di regolare nei corpi cavernosi la sintesi locale di NO, la stessa attivitá della PDE5 e la contrattilitá delle cellule muscolari. Ancora piú recentemente si sono aggiunte le osservazioni nell´uomo relative alla capacitá del testosterone di migliorare gli effetti degli inibitori della PDE5 in soggetti non responders.
Pur considerando che nella patogenesi della disfunzione erettile della persona anziana giocano molte altre componenti organiche vascolari e neurogene oltre che iatrogene, emerge tuttavia che il ruolo del testosterone appare determinante. Da qui la necessitá di verificare con cura la presenza di una condizione di ipoandrogenismo e quindi di disporre di una strategia semeiologica in qualche modo validata e standardizzata. Per ulteriori dettagli su questa ultima tematica si rimanda a due nostri documenti di riferimento:
- Consensus document on substitution therapy with testosterone in hypoandrogenic elderly men.     Valenti G et al. Aging 14:439-464,2002
- Harmonized italian version of the Aging Male´s Symptoms scale. Valenti et al. The Aging Male 8:180-183,2005
Le problematiche relative all´invecchiamento maschile stanno da qualche tempo ricevendo sempre maggiore attenzione sia in termini di promozione culturale che di iniziative farmacologiche di supporto. Puó essere utile ricordare che una nuova Societá Scientifica Internazionale che cura gli aspetti dell´Aging Male é sorta da circa dieci anni e che una sezione Italiana é stata recentemente fondata e ufficialmente affiliata a quella internazionale. Per ulteriori informazioni si consiglia di visitare il sito www.issamitalia.it  A passo veloce l´uomo sta recuperando la…paritá nei confronti dell´altro sesso ove i problemi del climaterio hanno ricevuto un´attenzione complessiva di vecchia data e prolungata nel tempo.

Giorgio Valenti



Quando operare una neoplasia della prostata

Con il termine di prostatectomia radicale si identifica l´intervento chirurgico che prevede l´asportazione in blocco di prostata e vescicole seminali e la successiva anastomosi vescico-uretrale.
Puó essere preceduta da una linfadenectomia pelvica i cui limiti di dissezione sono dati dal margine mediale dell´arteria iliaca esterna lateralmente, dalla parete vescicale medialmente, dalla biforcazione dell´arteria iliaca comune cranialmente e dalla fossa dell´otturatorio inferiormente.

1.Complicanze e sequele
La prostatectomia radicale é considerata un intervento di chirurgia maggiore e come tale non scevro da complicanze. Il tasso di mortalitá perioperatoria é intorno all´1% mentre la mortalitá operatoria é inferiore allo 0,2%.
Le complicanze dell´intervento di prostatectomia radicale si possono suddividere in tre gruppi:
- Intraoperatorie
- Postoperatorie precoci (fino a 30 giorni dopo l´intervento chirurgico)
- Postoperatorie tardive (dopo 30 giorni dall´intervento chirurgico).
Globalmente la frequenza di tali complicanze varia dal 7,5% al 18,5%.
L´emorragia intraoperatoria si verifica in meno del 10% dei casi e la quantitá di sangue perso non supera in media i 500-800 ml. La perforazione della parete rettale viene riportata nello 0,1-0,2% dei casi, mentre le lesioni ureterali hanno un´incidenza variabile dallo 0,1 all´1%. Tra le complicanze postoperatorie precoci vanno segnalate quelle tromboemboliche (0,7-2,6%), quelle cardiovascolari (0,4-1,4%), le infezioni della ferita (0,9-1,3%), la linforrea e/o linfocele (0,6-2%). La stenosi dell´anastomosi vescico-uretrale viene riportata in una percentuale variabile tra lo 0,6 e il 10% dei casi. L´incidenza storica dell´incontinenza urinaria dopo prostatectomia radicale varia dal 2,5 al 47% dei casi in relazione alla definizione di incontinenza utilizzata. Alcuni Autori infatti parlano di incontinenza anche in caso di minima incontinenza da stress; altri considerano solo l´incontinenza totale. Nelle casistiche recenti, l´incidenza dell´incontinenza totale varia dallo 0 al 12,5%.
Per ció che riguarda il problema dell´impotenza,  esiste in letteratura una notevole variabilitá dei dati riguardanti il recupero della potenza dopo intervento di prostatectomia radicale. Vengono riportate percentuali variabili dal 10 al 75% dopo chirurgia nerve-sparing mono o bilaterale.

2.Indicazioni
Le indicazioni alla prostatectomia radicale sono condizionate da considerazioni relative all´aspettativa di vita, che fanno riferimento a loro volta alle condizioni generali e all´etá del paziente e agli aspetti clinici e anatomo-patologici della neoplasia.
Peraltro l´efficacia della terapia chirurgica non é stata finora dimostrata se non attraverso studi di tipo osservazionale. In una recente survey del Registro SEER negli USA Lu-Yao e coll. hanno confrontato le curve di sopravvivenza dei pazienti trattati con chirurgia radicale o con radioterapia esterna, ovvero inizialmente sottoposti a watchful waiting´ e a trattamento differito a progressione di malattia. Questi Autori hanno dimostrato che sostanzialmente non esistevano differenze nelle percentuali di sopravvivenza cancro correlata nei pazienti con tumori ben differenziati. Nei pazienti con tumori mediamente differenziati e soprattutto in quelli con tumori scarsamente differenziati si evidenziava un vantaggio a favore di quelli sottoposti a trattamento immediato e in particolare di quelli sottoposti a chirurgia. Pur considerando i bias´ sistemici di questo tipo di confronti indiretti, lo studio di Lu-Yao sembrerebbe suggerire l´indicazione ai trattamenti locoregionali, in particolar modo al trattamento chirurgico, per i pazienti con tumori meno differenziati e con maggiore speranza di vita (Livello di evidenza III B).
Peraltro l´unico studio che ha confrontato in maniera prospettica la prostatectomia radicale con il watchful waiting´, non ha dimostrato un sicuro vantaggio in termini di sopravvivenza a favore dei pazienti trattati con chirurgia, anche se il rischio di morire per cancro della prostata in questi pazienti era significativamente inferiore che nei pazienti assegnati al watchful waiting´ (Livello di evidenza II A).
Questo studio soltanto in apparenza contraddice quanto emerso dagli studi osservazionali di Lu-Yao. Infatti l´effetto sulla mortalitá cancro specifica sembrerebbe comunque avvalorare la possibile efficacia della terapia chirurgica nei pazienti affetti da malattia piú evolutiva e in quelli piú giovani con una piú lunga spettanza di vita.

Etá - Aspettativa di vita
Non esistono limiti rigidi di etá per essere sottoposti a prostatectomia radicale. Infatti con la tendenza all´aumento dell´etá media della popolazione generale, il limite dei 75 anni é soggetto ad essere talora superato. Di certo, un´aspettativa di vita di 10 anni o piú viene comunemente considerata una condizione congrua e indispensabile per candidare un paziente a questo intervento.

Indicazioni in funzione dello stadio clinico
La finalitá della prostatectomia radicale é l´eradicazione del tumore ritenuto localmente confinato alla ghiandola prostatica. Questo trattamento viene infatti classicamente riservato a pazienti con neoplasie in stadio T1-T2; tuttavia sono necessarie alcune precisazioni sulle indicazioni all´intervento, in funzione dello stadio, del grado di differenziazione e dei livelli basali di PSA.

Stadio T1a-T1b
I tumori in stadio T1a non trattati progrediscono nel 5% dei casi a 5 anni e nel 50% circa dopo 10-13 anni; per tale motivo, nei pazienti con un´attesa di vita di almeno 15 anni il rischio di progressione é reale, specialmente nel caso di neoplasie ad alto grado.
I tumori in stadio T1b invece, mostrano progressione di malattia a 5 anni nella maggior parte dei casi.
La prostatectomia radicale viene quindi generalmente proposta per neoplasie in stadio T1b e in quelle T1a scarsamente differenziate, in pazienti con un´aspettativa di vita di almeno 10 anni (Livello di evidenza III B).

Stadio T1c
I tumori diagnosticati per il riscontro casuale di un PSA elevato (nell´84% dei casi associato alla presenza di tumore) risultano essere per lo piú patologicamente significativi: quelli non significativi non supererebbero infatti il 16% dei casi. Il trattamento chirurgico radicale appare l´opzione di scelta in questo stadio, anche se, in alcuni casi selezionati, un follow-up attento potrebbe essere un approccio ragionevole (Livello di evidenza III B).

Stadio T2
Il 35-55% dei tumori in stadio T2a e il 70% di quelli in stadio T2b non trattati progredisce a 5 anni. La prognosi dopo prostatectomia radicale é buona in questo stadio, anche per i tumori poco differenziati (Livello di evidenza III B).
N.B.1: Indipendentemente dallo stadio e dall´etá, la terapia chirurgica é indicata soprattutto nei pazienti con livelli basali di PSA ≤ 10 ng/ml. Livelli superiori implicano infatti un rischio consistente di penetrazione della capsula prostatica (=75%), infiltrazione delle vescicole seminali (=25%) e di margini positivi dopo chirurgia (=40%), indipendentemente dalla categoria T di partenza (fatta eccezione per i T1b diagnosticati in pazienti affetti da grossi adenomi). L´indicazione alla prostatectomia radicale in questi casi andrá valutata tenendo conto, caso per caso, del livello attuale di PSA, delle preferenze del paziente e della possibilitá di definire meglio lo stadio di malattia mediante l´uso di moderne metodiche di indagine come la RMN con bobina transrettale o phased array.
N.B.2: Un approccio di vigile attesa é stato proposto anche per i tumori T2a ben differenziati con bassi livelli di PSA (< 10 ng/ml).Va comunque tenuto conto che la valutazione preoperatoria del grading eseguito su biopsia é spesso poco affidabile.

Stadio T3
Il ruolo della prostatectomia radicale nel trattamento delle neoplasie in stadio clinico T3 é piú controverso per la maggiore possibilitá di morbiditá e di recidiva locale, dopo questo intervento.
Il suo utilizzo é sostanzialmente scoraggiato, sebbene manchino studi randomizzati che evidenzino una superioritá della radioterapia nei confronti della terapia chirurgica. Inoltre,bisogna considerare che una quota non trascurabile, circa il 15% delle neoplasie in stadio T3, risulta sovrastadiata e che anche pazienti con neoplasie in stadio pT3a possono giovarsi di un trattamento chirurgico radicale.
Il problema é quindi quello di selezionare preoperatoriamente i pazienti senza coinvolgimento linfonodale o delle vescicole seminali,che potrebbero giovarsi del trattamento chirurgico.Anche in questo caso potrebbero essere utili i nomogrammi basati,oltre che sullo stadio clinico,sul punteggio di Gleason e sul livello basale di PSA. Infatti, é stato riportato che pazienti con neoplasie in stadio T3 ma con PSA iniziale inferiore a 10 ng/ml hanno una sopravvivenza libera da malattia a 5 anni maggiore del 60% (Livello di evidenza II C).

Malattia linfonodale
Il tumore della prostata con coinvolgimento linfonodale non rappresenta usualmente un´indicazione alla prostatectomia radicale, anche se l´incidenza di progressione tumorale é piú bassa, in caso di invasione microscopica di un numero ridotto di linfonodi (Livello di evidenza III B).

PierFrancesco Bassi



L´oncologia geriatrica: realtá e prospettive future

Attualmente in Italia si registrano circa 270.000 nuovi casi/anno di tumore, di cui 165.000 (61%) in soggetti di 65+ anni. In particolare 90.000 casi, il 33% del totale, in soggetti di etá compresa tra 65-74 anni e 75.000 (28%) in soggetti di etá 75+ (dati ISTAT).
Nell´anziano é necessario effettuare una valutazione della tolleranza al trattamento, e del beneficio atteso, specie, quando si tratta di terapie a scopo adiuvante, prima di intraprendere un trattamento oncologico. L´uso della Valutazione Geriatrica Multidimensionale (VGM) o Comprehensive Geriatric Assessment (CGA), in oncologia trova la sua piú efficace indicazione nel riconoscimento e nella gestione del soggetto con problematiche correlate all´etá o ″fragile″. Il paziente fragile rappresenta il 15-30% della popolazione oncologica  di 65-84 anni. L´anziano fragile é ad alto rischio di disabilitá ed é quindi il candidato ideale per interventi preventivi; necessita di un trattamento intensivo in caso di condizioni mediche acute; é ad elevato rischio di sviluppare tossicitá, complicanze ed effetti collaterali e pertanto richiede particolari attenzioni quando trattamenti farmacologici o chirurgici aggressivi devono essere somministrati.
L´informazione sulla farmacologia antitumorale é molto limitata dopo l´etá di 75 anni e praticamente inesistente dopo gli 80 anni. La scelta dei farmaci chemioterapici e delle dosi nel paziente anziano oncologico deve oggi essere fatta sulla base di criteri farmacologici.
Commento: sarebbe utile l´inserimento nel programma di casi clinici da discutere collegialmente.

Lazzaro Repetto



La misurazione dei markers infiammatori: quando, cosa e che farcene

Negli ultimi 15 anni la ricerca gerontologica e geriatrica ha focalizzato con crescente interesse la sua attenzione sul significato dei meccanismi infiammatori nella patogenesi dei processi d´invecchiamento e delle malattie ad esso correlate. I dati piú recenti e significativi della letteratura suggeriscono che le principali citochine pro-infiammatorie, tra le quali TNF, IL-6 e IL-1, sono associate e, in alcuni casi, predicono lo sviluppo, di molte sindromi geriatriche. La relazione presentata a Contempo ha discusso il ruolo dell´infiammazione su argomenti di grande attualitá gerontologico-geriatrica:lo sviluppo della disabilitá e del declino funzionale, la patogenesi dell´anemia da malattie croniche e infiammatorie e la sindrome da fragilitá. Sono state sottolineate le piú recenti teorie sulla integrazione e relazione funzionale tra il sistema infiammatorio ed altri sistemi biologici coinvolti nella regolazione e nel mantenimento dell´equilibrio omeostatico (es. sistemi ormonali, sistema antiossidante). Sono stati illustrati i principali studi epidemiologici e clinici che hanno recentemente dimostrato l´esistenza di una relazione indipendente tra citochine infiammatorie e marcatori d´infiammazione e sviluppo di disabilitá fisica (BADL e  disabilitá di movimento) e declino funzionale misurato con i test di performance fisica. A questo proposito sono stati illustrati alcuni esempi di interazione funzionale tra citochine infiammatorie (IL-6) e ormoni anabolizzanti (IGF-1). Per quanto riguarda il ruolo dell´infiammazione nella patogenesi dell´anemia da malattie croniche sono stati commentati alcuni recenti risultati dello studio InChianti che hanno dimostrato come l´anemia associata all´infiammazione sembrerebbe evolvere da uno stato pre-anemico, caratterizzato da elevati livelli di markers infiammatori associati a un incremento compensatorio dei livelli plasmatici di eritropoietina, ad uno stato di anemia clinicamente manifesta in cui i livelli di eritropoietina non sono piú sufficienti a compensare l´effetto inibitorio delle citochine pro-infiammatorie. E´ stato poi discusso il ruolo di IL-6 come modulatore della sintesi di epcidina, una proteina di sintesi epatica implicata nella regolazione dell´assorbimento del ferro a livello intestinale e nell´accumulo di ferro a livello del sistema reticolo-endoteliale, che si osserva in corso di stati infiammatori sia acuti che cronici. Per quanto riguarda la sindrome da fragilitá é stato evidenziato come ad oggi pochi studi abbiano valutato in modo specifico il ruolo dell´infiammazione e che i dati finora pubblicati siano piuttosto controversi.
Da questo punto di vista, l´elucidazione del ruolo dell´infiammazione nella patogenesi della sindrome da fragilitá rappresenta una prioritá per ricerche future.
L´ultima parte della relazione é stata focalizzata sui determinanti dello stato pro-infiammatorio nel soggetto anziano. Sono stati presentati e discussi i risultati dello studio Inchianti sulla relazione tra etá ed elevazione dei marcatori d´infiammazione in cui é stato dimostrato come, nel soggetto anziano, buona parte della variabilitá dei marcatori d´infiammazione (ed in particolare IL-6, PCR,  IL-18, IL-1RA, fibrinogeno), sia attribuibile, almeno in parte, alla presenza di fattori di rischio cardiovascolare, malattia cardiovascolare subclinica e alla comorbilitá, e non esclusivamente all´etá di per sé. Infine stato descritto anche la relazione tra stato ormonale (testosterone),  attivitá fisica, stato antiossidante e dieta.
 
Per approfondire:
1. Morley JE et al. Cytokine-related aging process J Gerontol A Biol Sci Med Sci. 2004 Sep; 59 (9):M924-9.
2. Ferrucci L et al. The origins of age-related proinflammatory state. Blood. 2005 Mar 15; 105 (6): 2294-9

Stefano Volpato



SUMMER SCHOOL SIGG 2006 -

II edizione - ″GOOD PRACTICES IN GERIATRICS″
San Giovanni Rotondo, 25-29 giugno 2006
Casa Sollievo della Sofferenza

ELENCO PARTECIPANTI
1. Arru Alessandra Rita - Sassari    
2. Bologna Carolina - Caserta   
3. Boncinelli Marta - Firenze    
4. Brucato Virna - Palermo   
5. De Candia Dorotea - Molfetta (BA)   
6. De Colle Paolo - Trieste    
7. Di Pasquale Francesca - Casandrino (NA)
8. Filippi Alessandra - Sassari
9. Gagliardi Gaetano - Rutigliano (BA)  
10. Giorgi Raffaella - Ancona  
11. Giunta Anna - Castellana Sicula (PA)
12. Grilli Annalisa - Jesi 
13. Grimaldi William - Oggiono (LC) 
14. Mancioli Gustavo - Perugia 
15. Marchese Giovanni - Palermo
16. Morichi Valeria - Ancona
17. Mucci Luciano - Vasto (CH) 
18. Nicoletti Alberto - Bari      
19. Pulcina Mariangela - Ploaghe (SS)   
20. Riccio Daniela - Cagliari   
21. Salvi Fabio - Osimo (AN)      
22.  Torpilliesi Tiziana - Casalpusterlengo (LO) 

PROGRAMMA

Domenica 25 giugno 2006

17.00 Registrazione dei Corsisti
 
18.00 Saluto e introduzione al Corso
Lettura  L´impiego dei farmaci nell´anziano tra rischi e benefici 
 P.U. Carbonin (Roma)

Lunedí 26 giugno 2006

″I FARMACI  E L´ANZIANO: ISTRUZIONI PER L´USO″
Letture
09.00 Aspetti di farmacologia clinica nell´anziano
 M. Tonini (Pavia)
10.00 Aspetti di farmaco-epidemiologia nell´anziano
G. Onder (Roma)
11.00 Reazioni avverse ai farmaci nell´anziano: le strategie di prevenzione
A. Pilotto (San Giovanni Rotondo)
12.00 Discussione
12.30 Pausa

I farmaci nell´anziano: il problema delle interazioni farmacologiche
14.30 Discussione casi clinici a piccoli gruppi
16.30 Discussione plenaria
17.30 Conclusioni

Martedí 27 giugno 2006

″I PROBLEMI GASTROINTESTINALI DELL´ANZIANO″
Letture
09.00 Il trattamento delle emorragie digestive nell´anziano
 A. Andriulli (San Giovanni Rotondo) 
10.00 Inquadramento diagnostico-terapeutico delle diarree nell´anziano
 V. Annese (San Giovanni Rotondo)
11.00 Il trattamento della stipsi e incontinenza nell´anziano
 G. Spinzi (Como)
12.00 Discussione
12.30 Pausa

L´uso razionale degli strumenti diagnostici nell´anziano
14.30 Esercitazioni pratiche a piccoli gruppi con tutors
16.30 Discussione plenaria
17.30 Conclusioni

Mercoledí 28 giugno 2006

″LA RIABILITAZIONE NEL PAZIENTE ANZIANO″
Letture
09.00 I fattori determinanti la riabilitazione del paziente geriatrico
D. Intiso (San Giovanni Rotondo)
10.00 Comorbilitá e outcome riabilitativo nel paziente geriatrico
G. Bellelli (Cremona)
11.00 Protocolli riabilitativi e trattamento personalizzato nel paziente geriatrico
B. Bernardini (Genova)
12.00 Discussione
12.30 Pausa

La valutazione multidimensionale e le disabilitá dell´anziano
14.30 Esercitazioni pratiche a piccoli gruppi con tutors
16.30 Discussione plenaria
17.30 Conclusioni

Giovedí 29 giugno 2006

″IL TRATTAMENTO DELLA DEPRESSIONE NELL´ANZIANO″
Letture
09.00 Inquadramento diagnostico della depressione nell´anziano
A. Bianchetti (Brescia)
10.00  Comorbilitá e depressione nell´anziano
N. Marchionni (Firenze)
11.00  Il trattamento farmacologico della depressione dell´anziano
P. Scapicchio (Roma)
12.00 Discussione
13.00 Conclusioni

TUTORS
Leandro Cascavilla - Francesco Paris
Piero D´Ambrosio - Gino Pazienza
Marilisa Franceschi - Giovanni Pepe
Alessandra Mangia - Giuliana Placentino
Valeria Niro - Carlo Scarcelli
Giuseppe Orsitto - Massimo Villella



III edizione - ″I FONDAMENTI DELLA GERIATRIA″
Folgaria (Tn), 2 - 6 luglio 2006

ELENCO PARTECIPANTI
1. Angelini Annapina - Bologna   
2. Arma Paola - Macerata    
3. Badini Ilaria - Modena   
4. Barbato Barbara - Padova  
5. Bedetta Samuele - Civitanova Marche (MC) 
6. Bellavia Massimo - Palermo
7. Bianchini Cinzia - Narni (Tr)   
8. Caddeo Giuseppina - Cagliari
9. Catananti Chiara - Roma   
10. Cavalieri Margherita - Ferrara   
11. Costa Gabriella - Montebelluna (TV)  
12. Dozio Maresa Rossella - Pavia
13. Giovannini Silvia - Fabriano (An)   
14. Maltese Giuseppe - Messina 
15. Mammarella Federica - Roma 
16. Marinozzi Maria Laura - Senigallia (AN)  
17. Morandi Alessandro - Brescia 
18. Naldi Tamara Alma - Torino 
19. Orini Stefania - Travagliato (BS)
20. Palmas Manuela - Pirri (CA)   
21. Pastore Agostino - Pellezzano (SA)  
22. Pozzi Claudia - Firenze    
23. Quaranta Emma - Bacoli (NA)    
24. Santini Silvia - Ancona   
25. Sioulis Fotini - Ferrara    
26. Tedde Patrizia - Sassari   
27. Tosoni Paolo - Verona  
28. Tulliani Alessandro - Trieste
29. Zaru Cristina - Cagliari 

PROGRAMMA

Domenica 2 luglio 2006

ore 18,00    R. Bernabei:
″Introduzione al Corso″

Lunedí 3 luglio 2006

EPIDEMIOLOGIA GERIATRICA
Ore 9,00     S. Volpato (Ferrara):
″Principi di epidemiologia geriatrica: la specificitá    nell´analisi e nella interpretazione dei dati″

Ore 14,00   M. Di Bari (Firenze):
″Farmaco-epidemiologia geriatrica: trial clinici e studi osservazionali″

Martedí 4 luglio 2006

BPCO NELL´ANZIANO
Ore 9,00    R. Antonelli Incalzi (Roma)
″Fase 1: terapia della BPCO in fase di stabilitá 
Fase 2: terapia della BPCO in fase di riacutizzazione″

Ore 14,00   M. Calabró (Montebelluna - Treviso):
″Affaticamento muscolare e BPCO ″

Mercoledí 5 luglio 2006

IL DIABETE NELL´ANZIANO
Ore 9,00     E. Mannucci (Firenze):
″Meccanismi fisiopatologici peculiari e determinanti prognostici″

Ore 14,00    G. Paolisso (Napoli):
″Principi di trattamento, alla luce delle linee-guida europee sul diabete nell´anziano″

Giovedí 6 luglio 2006

MODELLI ASSISTENZIALI INTEGRATI
Ore 9,00     A. Cester (Dolo - Venezia):
″Il Dipartimento di Geriatria″

Ore 14,00   G. Zuccalá (Roma):
″L´anziano fratturato: quale approccio chirurgico?″
C. Barillaro (Roma):
″L´unitá ortogeriatrica″

Ore 17,00
Chiusura del Corso


51° Congresso Nazionale SIGG - 2° Corso per Psicologi

PROGRAMMA PROVVISORIO

INVECCHIARE NEL TERZO MILLENNIO: VISSUTI E PSICOPATOLOGIA
Firenze, Palazzo degli Affari, 1-2 dicembre 2006

1 dicembre 2006
ore 15.00-18.30
LA RICERCA DELL´ETERNA GIOVINEZZA TRA FARMACI E NUOVE TECNOLOGIE

Estetica-cosmetica in vecchiaia: storie di narcisismo patologico alle soglie del terzo millennio
Paola Beffa Negrini (Milano) - Dalia Colombo (Milano)

I farmaci e la rivoluzione sessuale nella terza etá
Alberto Caputo (Milano)

L´anziano e le nuove tecnologie (televisione interattiva, internet): realtá  virtuale e interazione con il mondo reale
(in via di definizione)

2 dicembre 2006
ore 9.00-12.30
LE ″RIVOLUZIONI″ NELLA TERZA ETÁ

Il divenire e il riformarsi delle relazioni nell´ultima fase della vita: vecchie e nuove convivenze, compagni e badanti
(in via di definizione)
Religiositá e conversioni nella terza etá
Arrigo Bigi (Firenze)

Psicopatologia dell´invecchiamento: l´esordio tardivo di comportamenti criminali
Stefano Berrettini (Montelupo) - Silvia Cecchi (Firenze)

Ore 15.00-18.30
INVECCHIAMENTO E DISAGIO PSICOLOGICO

Il vissuto psicologico nel decadimento cognitivo: gruppi di conversazione con pazienti dementi
Pietro Vigorelli (Milano)
   
La richiesta di colloqui psicologici e di psicoanalisi nella terza etá
Guido Gori (Firenze)

Il divenire dei legami fraterni nell´invecchiamento
Laura Mori (Firenze)


Notizie dai Soci

Il Prof. Gianfranco Salvioli ci ha inviato il documento seguente

Regolamento del Dipartimento Salute Anziani - DSA A.S.L. 3 - TORINO

ART. 1 - Strutture aggregate nel Dipartimento
Il Dipartimento Salute Anziani - DSA dell´ASL 3 é una struttura organizzativa aziendale che aggrega Unitá Operative per il miglioramento dell´attivitá dal punto di vista dell´efficacia, dell´efficienza e della qualitá.
Il Dipartimento Salute Anziani - DSA  é costituito dall´aggregazione funzionale transmurale tra:
- U.O.a. Geriatria
- U.O.a. Assistenza Sanitaria Territoriale
Le U.O.a. concorrono principalmente nella attivitá connessa alla Continuitá di Cura ed alla Integrazione Socio-Sanitaria riguardanti la popolazione anziana e le malattie croniche.

ART. 2 - Attivitá del Dipartimento
Il Dipartimento é costituito da strutture funzionalmente integrate per perseguire la comune finalitá di coordinare ed uniformare gli interventi in ambito geriatrico e di cronicitá dell´azienda con i seguenti obiettivi.
- Informazione (interna ed esterna)
- Piani di formazione, aggiornamento, ricerca e didattica.
- Impostazione e coordinamento degli interventi di prevenzione primaria e secondaria
- Coordinamento ed organizzazione delle attivitá di assistenza ambulatoriale, domiciliare, ospedaliera e presso altre strutture di degenza, anche coinvolgendo gli altri Dipartimenti, i Distretti, i medici di Medicina Generale e le Circoscrizioni Comunali.
- Razionalizzazione e sviluppo dei percorsi diagnostici e terapeutici e di quelli volti  a garantire la continuitá assistenziale ospedale - territorio
- Gestione del piano annuale di attivitá e dell´utilizzazione delle risorse assegnate
- Raccolta ed elaborazione dei dati epidemiologici
- Coordinamento,  organizzazione e gestione delle attivitá di assistenza ed amministrative connesse alle risorse economiche assegnate
- Valutazione e verifica della qualitá delle attivitá, dell´assistenza e del servizio fornito
- Utilizzazione ottimale dei posti letto, degli spazi assistenziali e ambulatoriali, del personale e delle apparecchiature
- Studio, applicazione, verifica di protocolli, per omogeneizzare le procedure organizzative, assistenziali e di utilizzo delle apparecchiature
- Studio e applicazione di sistemi integrati di gestione.

ART. 3 -  Il Direttore di Dipartimento
L´incarico di Direttore del Dipartimento ha durata quinquennale, é soggetto a verifica ed é rinnovabile.
Il Direttore del Dipartimento é responsabile del raggiungimento degli obiettivi definiti dalla programmazione aziendale. Nell´ambito degli indirizzi del Comitato di Dipartimento, egli rappresenta la coesione clinica e organizzativa dei programmi concordati con i direttori delle strutture afferenti al dipartimento. Ha funzioni di negoziazione e di rappresentanza per tutte le esigenze organizzative e gestionali del dipartimento. Predispone annualmente il piano delle attivitá.
Il Direttore di Dipartimento coordina e/o gestisce aspetti specifici in base agli obiettivi assegnati per l´adeguamento dell´offerta al bisogno reale e alle risorse disponibili.
Il Direttore  di Dipartimento é responsabile del raggiungimento degli obiettivi individuati e discussi con la Direzione Generale.
In particolare compete al Direttore di Dipartimento:
- Predisporre la proposta di piano di attivitá annuale dipartimentale
- Discutere con la Direzione generale il budget
- Assicurare il funzionamento organizzativo del dipartimento
- Promuovere le verifiche periodiche sulla qualitá, sui piani di ricerca, di studio e di didattica
- Rappresentare il Dipartimento nei rapporti esterni al Dipartimento stesso.

ART. 4 - Il Comitato di dipartimento
Il Comitato  di Dipartimento é composto da:
a) Il  Direttore di Dipartimento
b) I Direttori delle U.O.a. che afferiscono al Dipartimento
c) i Responsabili delle strutture semplici a valenza dipartimentale
d) Il Responsabile Infermieristico di Dipartimento (RID)

Partecipano alle sedute:
- 2 Medici di Medicina Generale (uno per Distretto)
- 1 Medico Specialista Ambulatoriale in Geriatria
l´individuazione dei componenti di cui ai due punti precedenti é effettuata dai competenti Uffici di Coordinamento  delle attivitá distrettuali
- i Responsabili di strutture semplici delle U.O.a. afferenti al Dipartimento
- i Responsabili di strutture semplici o complesse, non appartenenti al Dipartimento, individuati dal Comitato stesso
- il Coordinatore Infermieristico dell´U.O.a. Geriatria
- i Coordinatori Infermieristici dei Distretti
- i Responsabili di Progetto, i Rappresentanti di Enti, Associazioni, categorie professionali che interagiscono con il Dipartimento, individuati dal Comitato stesso.

Il Comitato di dipartimento elabora proposte in ordine a:
a) modelli organizzativi del dipartimento
b) programmazione annuale delle attivitá dipartimentali con l´elaborazione degli obiettivi da realizzare nel corso dell´anno
c) promozione del razionale utilizzo del personale assegnato al dipartimento nell´ottica della integrazione dipartimentale
d) programmazione della gestione delle risorse sia umane che economiche assegnate al dipartimento
e) valutazione dei fabbisogni di risorse di personale e strumentali, con definizione delle prioritá
f) gestione del budget assegnato al dipartimento
g) definizione dei modelli per la verifica e la valutazione della qualitá del servizio
h) piani di aggiornamento e riqualificazione del personale, programmazione e coordinamento delle attivitá didattiche

il Comitato di dipartimento inoltre:
i) esprime il parere sulla proposta di istituzione di strutture semplici
j) valuta e propone al Direttore generale, tramite il Direttore di dipartimento l´eventuale inserimento di altre strutture nel dipartimento
k) propone al direttore generale una rosa di nominativi per la nomina a Direttore di Dipartimento, che di norma coincide con i Direttori delle Strutture complesse afferenti al Dipartimento
l) valuta ogni altro argomento sottopostogli dal Direttore di Dipartimento o dai Dirigenti delle strutture che lo costituiscono in relazione a problemi od eventi  di particolare importanza.

Il Comitato di Dipartimento si riunisce su convocazione del Direttore di Dipartimento.


Recensione Libri

Carlo Vergani, Tiziano Lucchi
Note pratiche di diagnosi e terapia per l´anziano
Pagine 216,  illustrazioni: 70
Masson 2006

Questo volume, aggiornato ai piú recenti dati della letteratura internazionale, ha una valenza estremamente pratica ed é organizzato per patologie/problemi clinici (circa 30). Per ognuno di essi sono trattati, in modo schematico e sintetico, tutti gli elementi utili per la prevenzione, la diagnosi e il trattamento appropriato e indicate le peculiaritá dell´anziano (presentazione della patologia, problemi di multipatologia, interazioni farmacologiche). I testi sono strutturati in gran parte in forma di schema o tabella, andando direttamente al ″nocciolo″ delle questioni trattate e dando per acquisite le nozioni di base che non hanno una connotazione pratica.


CONGRESSI/CONVEGNI

UNIVERSITÁ DEGLI STUDI DI  MODENA E REGGIO EMILIA
U.O.C.  CURE GERIATRICHE TERRITORIALI
I PROGRESSI NELLA LUNGASSISTENZA AGLI ANZIANI
Modena 10 Giugno 2006
Segreteria Organizzativa: Centro di Valutazione e Ricerca Gerontologica
Tel. 059 436067- Fax  059 242908 - e-mail belloi.luciano@unimore.it


GRUPPO GERIATRICO GENOVESE
LESIONI DA PRESSIONE: L´INTERVENTO MULTIDISCIPLINARE
Genova 30 maggio-6 giugno 2006
Segreteria Organizzativa: GGG   Genova
Tel 010255107; cell.3477255197 o cell.3477569654 - e-mail: claiva@libero.it - ivan.santoro@fastwebnet.it


AFFECTIVE, BEHAVIORAL AND COGNITIVE DISORDERS IN THE ELDERLY ABCDE
Bologna 15-17 giugno 2006
Segreteria Scientifica: ABCDE Tel: 339 6316166 Fax: 051 63 62262
 Segreteria Organizzativa: G&G International Congress  Roma
Tel: 06 519511 - Fax: 06 5033071
e-mail: congressi@gegcongressi.com - www.gegcongressi.com


ASL NA2 DISTRETTO 58 UNITÁ OPERATIVA ASSISTENZA ANZIANI
INCONTRO CON I FAMILIARI, I CAREGIVERS E BADANTI DEI PAZIENTI AFFETTI DA DEMENZA
Giugliano (Napoli) 17 giugno 2006
Segreteria Organizzativa: Dott.ssa Patrizia Bruno, Rita Gragnaniello
tel: 081/3340126  fax:081/3340114 - e-mail: bruno.patrizia@virgilio.it


SOCIETA´ ITALIANA DI URODINAMICA
CORSO MONOTEMATICO: DISFUNZIONI DEL PAVIMENTO  PELVICO IN ETA´ GERIATRICA
Trieste 7-8 luglio 2006
Segreteria Organizzativa: The Office Trieste
Tel. 040 368343 Fax 040 368808 - e-mail: urologia@theoffice.it - www.theoffice.it/siud2006


4TH CONGRESS OF THE EUROPEAN UNION GERIATRIC MEDICINE SOCIETY
Ginevra 23-26 Agosto 2006
MCI Suisse SA Ginevra
Phone +41(0)22 33 99 586 Fax +41(0)22 33 99 631
www.eugms2006.org - e-mail eugms2006@mci-group.com


BRITISH SOCIETY OF GERONTOLOGY 35TH ANNUAL SCIENTIFIC MEETING
THE AGEING JIGSAW: INTERDISCIPLINARY APPROACHES TO OLD AGE
University of Wales, Bangor 7th-9th September 2006
http://www.bangor.ac.uk/csprd/bsg2006.html


ASSOCIAZIONE ITALIANA PSICOGERIATRIA
FOURTH ANNUAL MEETING ON BRAIN AGING AND DEMENTIA.
FROM SUCCESSFUL AGING TO SEVERE DEMENTIA
Perugia 14-16 settembre 2006
Segreteria Scientifica: Patrizia Mecocci
Segreteria Organizzativa: G&G Congressi Roma
Tel. 06 519511 - Fax 065033071 -
congressi@gegcongressi.com - www.gegcongressi.com


5TH EUROPEAN CONGRESS OF BIOGERONTOLOGY
Istanbul 16-20 Settembre 2006
President: Serif Akman Tel: +90 312 304 3306 Fax: +90 312 304 3300
email: sakman@gata.edu.tr - www.biogerontology2006.org


UNIVERSITA´ DEGLI STUDI ID MILANO
CONGRESSO ″IL FUTURO DEGLI ANZIANI″
Milano 27-28 ottobre 2006
Segreteria scientifica: Prof. Carlo Vergani
Tel. 02 50320709 - Fax 02 50320712
e-mail: carlo.vergani@unimi.it
Segreteria organizzativa
EFFETTI Tel. 02 3343281 - Fax 02 38006761
e-mail: futuroanziani2006@effetti.it
http://www.makevent.it


SOCIETÁ ITALIANA DI GERONTOLOGIA E GERIATRIA
51° CONGRESSO NAZIONALE SIGG
Firenze 29 novembre-3 dicembre  2006
7° CORSO MULTIPROFESSIONALE DI NURSING
Firenze 30 novembre-2  dicembre  2006
5° CORSO DI RIABILITAZIONE COGNITIVA
Firenze 30 novembre-1 dicembre  2006
2° CORSO PER PSICOLOGI
Firenze 1-2 dicembre  2006
1° CORSO PER ASSISTENTI SOCIALI
Firenze 30 novembre-1 dicembre  2006
Segreteria Scientifica: SIGG -Via G.C. Vanini 5 - 50129 Firenze
Tel.055 474330 - Fax 055 461217 - e-mail: sigg@sigg.it - www.sigg.it
Segreteria Organizzativa: Zeroseicongressi - Roma
Tel. 06 8416681 - Fax 06 85352882  e-mail: info@zeroseicongressi.it


 
GRUPPO ITALIANO MULTIDISCIPLINARE PER LO STUDIO DELLA SINCOPE
3° CONGRESSO MULTIDISCIPLINARE SULLA SINCOPE
Firenze 22-24 Marzo 2007
Segreteria Organizzativa: Adria Congrex Bologna
Tel. 051 7457070 Fax 051 7457071
e-mail info.sincope2007@adriacongrex.it - www.adriacongrex.it


THE IAHSA 7TH INTERNATIONAL CONFERENCE
THE GLOBAL AGEING NETWORK: LEADING CHANGE, SHARING INNOVATION, ENHANCING LIFE
St. Julian´s, Malta 18 -20 June 2007 
iahsa@aahsa.org - http://www.iahsa.net/ 


VIth EUROPEAN CONGRESS of GERONTOLOGY
Saint Petersburg, Russia July 5 - 8, 2007
Organizing Secretariat
St. Petersburg Institute of Bioregulation and Gerontology
3, Dynamo Prospect, 197110 St. Petersburg, Russia
e-mail: congress2007@gerontology.ruwww.gerontology.ru/congress2007