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Attivitá SIGG

Bollettino SIGG: Numero 9, Settembre 2006


Direttore Responsabile
Nicola Ferrara

A cura di
Vincenzo Canonico
Tel. e fax 081 7464297
e-mail: vcanonic@unina.it

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Editoriale del Presidente

Italia, il Paese piú vecchio del mondo é ancora sprovvisto di un modello assistenziale per l´anziano fragile

Il Ssn nasce nel 1978 con la legge 833 fortemente dipendente dall´impianto del primo Ssn del mondo, quello inglese nato nel 1947. Gli inglesi giá allora avevano previsto una specifica organizzazione con servizi dedicati all´anziano. Il centro di questa organizzazione era l´ospedale di distretto dotato di un dipartimento di geriatria in stretta sinergia con la riabilitazione. La sinergia era tale che una palestra per le terapie riabilitative era prevista adiacente al reparto. Il dipartimento di geriatria era poi voluto in collegamento col territorio e cioé con una serie di figure professionali (″general practitioner″ e diverse strutture residenziali). Il ″primario″ ospedaliero di geriatria partecipava (e partecipa) al lavoro del territorio e alle riunioni dove medici, infermieri, terapisti della riabilitazione e assistenti sociali discutevano i casi assistiti. Tutto ció non é stato inserito nella 833 e da lí si deve partire per descrivere il mestiere di geriatra oggi in Italia, il Paese piú vecchio del mondo. Non aver identificato uno schema assistenziale che prevedesse strutture e un´organizzazione per gli over 65 é stato un errore nato dal ritenere che il duopolio ospedale-medico di medicina generale, su cui si fonda il nostro Ssn, avesse le capacitá di gestire tutta l´assistenza. E´ invece nato o addirittura esploso un nuovo malato su cui il duopolio va in affanno: il cosiddetto anziano fragile, paziente caratterizzato da etá molto avanzata (sopra i 75 anni) con comorbilitá in polifarmacoterapia, e con diversi problemi (compromissione funzione fisica e/o cognitiva, incontinenza, anemia, osteoporosi, rischio di cadute, umore depresso, problematiche socio-economiche ecc.). Sono alcuni milioni e sono appunto ingestibili dal solo duopolio ospedale-Mmg.
Negli anni si é cercato di aggiustare il tiro con Progetti obiettivo dei Piani sanitari nazionali che, a partire dalla fine degli anni ´80, hanno indicato la necessitá di costituire una rete di servizi per l´anziano centrati nel territorio. Territorio che si sarebbe dovuto dotare dell´assistenza domiciliare integrata (Adi) e delle nuove strutture residenziali, le Rsa, per sostituire ospizi, case di riposo e quant´altro era nato per i non autosufficienti. Nella Finanziaria 1988 erano addirittura previsti i fondi, 20mila miliardi al tempo per costruire 140mila posti letto di Rsa. Non se ne sono costruite piú di 20- 30mila e sono istituzionalizzati in Rsa o simili intorno al 2% degli over 65. Nessun Paese Ue (tranne Spagna e Grecia) si permette di essere sotto il 6%. E questo puó essere anche considerato un bene che certifica la presenza vigile della famiglia (definito da qualcuno la piú grande Asl italiana per l´assistenza agli anziani). Ma se si verificano i numeri dell´Adi il quadro si fa, invece, drammatico. In Italia sono degni di Adi solo l´1-2% degli over 65 contro il 7% della R. Ceca, l´8% della Francia, l´imbarazzante 20% di Regno Unito, Danimarca, Svezia e Norvegia. Qualcosa quindi non va soprattutto se poi si confrontano i dati nelle Regioni: non c´é nessuna correlazione tra numero di anziani e servizi dedicati nelle Regioni e nessun rapporto tra posti letto in ospedale per acuti e servizi territoriali (Rsa e Adi). Tutto a caso, tutti a inventare la propria ruota o il proprio sistema di assistenza, addirittura Asl per Asl.
Quello che preoccupa infine, é la scomparsa dall´ultimo Psn del Progetto obiettivo anziani che dava un´indicazione alle Regioni sulla necessitá di avere una rete di servizi a fronte dei numeri bassi e ″random″ dei servizi per gli anziani, si va verso un federalismo sanitario degno di incostituzionalitá per possibili disparitá di trattamento a seconda della Regione! E questo ritardo si evince definitivamente dai numeri di posti nella scuola di specializzazione in geriatria: 132 quelli del 2006 contro i 205 della pediatria. Nel Paese piú vecchio del mondo col record della piú bassa fertilitá, quindi dove non ci sono bambini.
In tutto ció il geriatra sta vivendo un momento di riconoscimento da parte dei cittadini e dei colleghi medici. Si é capito che ha maturato le capacitá culturali e gestionali per affrontare le caratteristiche del nuovo malato, il fragile. Cosa che le altre specialitá non hanno potuto fare perché concentrate sulla singola problematica e non sulla complessitá della fragilitá come tocca al geriatra. E´, ad esempio, significativo che diagnosi e trattamento nel tempo dell´Alzheimer siano sempre piú affidati al geriatra rispetto a qualche anno fa quando solo i neurologi si occupavano di demenza. I geriatri non fanno in tempo a uscire dalla scuola di specializzazione che vengono inseriti nel mondo del lavoro perché le strutture hanno bisogno di loro visto l´aumento esponenziale della fragilitá degli anziani. La valutazione multidimensionale geriatrica (Vmd) é ″tecnologia″ riconosciuta per affrontare le problematiche poste dalla complessitá della fragilitá e della comorbilitá che l´accompagna. I geriatri sono educati a questa metodologia di lavoro e preparati a questa sfida, il Paese deve ripensarsi nella sua organizzazione sanitaria e non solo sanitaria se vuole tramutare l´invecchiamento in risorsa e non in decadenza.
Roberto Bernabei
R. Bernabei

La geriatria ed i mass media

In quest´ultimo mese abbiamo assistito nei mass media ad una frequente presenza di argomenti legati alla geriatria, all´assistenza agli anziani e piú in generale ai problemi legati all´invecchiamento. Ritengo sempre utile per una branca come la nostra, che si parli di tali argomenti non solo negli ambienti scientifici e tra gli addetti ai lavori ma anche attraverso la stampa o in rubriche di larga diffusione o in trasmissioni televisive. In questo numero riportiamo alcuni articoli pubblicati recentemente che affrontano diverse tematiche. Il Prof. Bernabei ha scritto l´editoriale sul ″modello assistenziale per l´anziano fragile″ nell´ambito di un´indagine condotta sulle problematiche delle specializzazioni in medicina con i responsabili delle piú rappresentative societá scientifiche. Ogni Presidente nell´inchiesta ha sottolineato i pro ed i contro della propria specializzazione, la difficoltá per il SSN di adeguarsi al progresso scientifico e tecnologico, le proposte per un maggiore sviluppo ed adeguamento alle esigenze assistenziali e sociali. Il nostro Presidente ha sinteticamente illustrato i problemi piú rilevanti della nostra branca, con una serie di numeri e di dati di confronto con realtá di maggiore o minore sviluppo rispetto a quella italiana, mettendo in luce tutti gli aspetti significativi della diffusione della cultura geriatrica. Chiunque voglia intervenire sui temi dell´editoriale puó farlo liberamente, presenteremo eventuali commenti nei numeri successivi. Sempre sul tema invecchiamento il Prof. Diczfalusy, del Karolinska Institute di Stoccolma ha tenuto una lettura all´Universitá Cattolica a Roma, trascritta e pubblicata nei giorni scorsi sul Sole 24 Ore Sanitá. Il testo é ricco di dati, da molti geriatri conosciuti e di cui si é parlato in tante occasioni, ma i numeri di confronto sulla rivoluzione demografica in corso nei diversi continenti, le problematiche di salute e previdenza da riformare, il messaggio ai medici ed ai ricercatori insieme a tante altre notizie e richiami di etica, rendono il testo di piacevole lettura con numerosi spunti di riflessione. Gli articoli successivi pubblicati su La Repubblica ed il Mattino trattano di etá pensionabile e di necessitá di rivedere la legge sul pensionamento per le note esigenze demografiche e previdenziali. E´ un argomento attualissimo per gli aspetti demografici, economici e sociali, piú volte affrontato dai diversi governi in questi anni, di difficile soluzione a causa delle diversitá di vedute tra partiti, sindacati e forse troppi ″addetti ai lavori″. Come recente nota di ″attualitá giornalistica″ segnaliamo la notizia, riportata dai maggiori quotidiani nazionali, del video appello al Capo dello Stato del paziente affetto da distrofia muscolare in fase terminale, che desidererebbe un´eutanasia programmata rispetto ad una condizione di allettamento con respiratore automatico, alimentazione artificiale e perdita delle funzioni elementari. La risposta del Presidente Napolitano é stata immediata, ha sollecitato il parlamento ad occuparsi del problema accanimento terapeutico, abbandono terapeutico, testamento biologico ed a discutere alcuni disegni di legge fermi da tempo in Commissione sanitá. I temi suddetti riguardano anche la geriatria ed i geriatri, ne abbiamo discusso nei numeri precedenti del Bollettino, su proposta del Prof. Trabucchi che ha aperto un forum specifico ed ha inviato una lettera al Presidente che riportiamo. Segnalo inoltre l´inserimento nel sito della SIGG dei documenti conclusivi del gruppo di lavoro se ″La cura nella fase terminale della vita″ che ha affrontato i tanti problemi di ordine etico, medico, psicologico e sociale dei pazienti in fase terminale. Tra tanti argomenti importanti e delicati fa sorridere la notizia segnalata da Antonio Guaita del geriatra che accompagna in concerto cantanti non piú giovani, lo erano negli anni sessanta, ma che continuano a suonare con notevole successo. Ce ne sono tanti in giro, molti anche in Italia. Si aprono nuovi scenari per i geriatri, soprattutto per gli appassionati di musica?

Vincenzo Canonico

V. Canonico

Il futuro del pianeta: troppi nonni per pochi nipoti

Il Conte Axel Oxenstierna (1583-1654) scrisse che: ″A cinquant´anni cominci a stancarti del mondo e a sessanta il mondo comincia a stancarsi di te″, se cosí é che mai avverrá a 75 anni? Beh, avviene che tu scopra, come Trotsky, che la vecchiaia é la piú inattesa di tutte le cose che possano capitare a un uomo. Allora ti rendi conto perfettamente di ció che Sofocle scrisse e cioé che ″nessuno ama la vita come colui che invecchia″.
Bene e allora cosa succede a 85 anni? Secondo una visione pessimistica, ″quando un uomo é giovane scrive canzoni, crescendo si esprime per proverbi e invecchiando predica pessimismo″ (Proverbio orientale).
Lasciatemi dire con enfasi che io non sono né pessimista né ottimista: sono semplicemente confuso. Perché confuso? Il motivo é che ogni giorno affronti una realtá a tre differenti livelli, scientifico, economico e politico. Se questi coincidessero allora il progresso potrebbe essere incredibilmente rapido. Se ció non avviene allora prevale la realtá politica anche se é totalmente irrazionale. Aristotele dice che ″l´uomo é … un animale politico″. E´ per questo che io sono confuso. Tuttavia al giorno d´oggi é di moda essere confusi e da qualche parte ho letto che ″se la realtá dei tempi moderni non ti ha confuso le idee vuol dire che sei male informato″. Cosí nella mia tarda maturitá ho compreso meglio ció che il poeta Joseph Brodsky scrisse nel 1993 ″At certain periods of history it is only poetry that is capable, of dealing with reality″. In determinati periodi storici, solo la poesia é in grado di confrontarsi con la realtá.
Le nuove realtá. Il vero problema che noi abbiamo quando cerchiamo di affrontare le realtá odierne é che i cambiamenti nel mondo che ci circonda aumentano in magnitudine e in velocitá, ma la nostra percezione di questi cambiamenti non sempre riesce a mantenere il passo. Pertanto in ultima analisi tutti noi siamo prigionieri delle nostre percezioni, mentre guardiamo le ombre delle nuove realtá sulle mura della caverna di Platone (Platone /alias Aristotele; 428-348 BC/: Dialoghi; Parmenides, Theaitetos, Politea-etc./). Lo scienziato indonesiano Prof. Soedjatmako, primo presidente dell´Universitá delle Nazioni Unite di Tokio ha identificato magistralmente la sfida fondamentale delle nuove realtá: ″Come possiamo affrontare dei problemi per la cui soluzione non troviamo analogie nei vecchi modelli spesso pietrificati dalla saggezza?″
Io credo che l´umanitá si trova di fronte ad una sfida fondamentale: in un mondo nel quale si presume che la conoscenza tecnica e scientifica raddoppi ogni sette anni, il classico sistema di valori della nostra societá basato sulla tradizione storica, sull´identitá della comunitá e sui dogmi religiosi non riesce ad assimilare alcune nuove realtá odierne. Cosí la storia contemporanea mi dá l´impressione di un mare in tempesta dove il fragile battello della razionalitá é continuamente insidiato dai marosi della passione, delle emozioni e del fanatismo religioso (fondamentalismo)
Tempora mutantur. Quest´anno la popolazione del globo ha raggiunto i 6 miliardi e mezzo.
Nel 1950 era solo di 2 miliardi e mezzo e le proiezioni delle Nazioni Unite ci dicono che nel 2050 supererá i 9 miliardi. Nel 1950 gli abitanti dell´Europa erano oltre il doppio di quelli dell´Africa. Oggi ci sono molti piú abitanti in Africa che in Europa e si prevede che nell´anno 2050, la popolazione dell´Africa raggiungerá un numero tre volte superiore a quello dell´Europa, dove la popolazione - esattamente come succede in Italia - continua a declinare significativamente. I cultori della ″Geopolitica″ possono forse trarre conclusioni interessanti da queste cifre.
La rivoluzione demografica degli anziani. Le proiezioni delle Nazioni Unite rivelano anche che da oggi all´anno 2050, complessivamente la fascia degli ultrasessantenni si triplicherá e in Africa addirittura si quintuplicherá. Dato che ″l´umanitá non riesce a sopportare una dose troppo forte di realtá″ (T.S. Eliot: Burnt Norton, 1935), la gente preferisce ignorare queste proiezioni e prova a dubitare della loro validitá, trincerandosi dietro frasi del tipo: Come possono prevedere ció che accadrá nel 2050 quando non sappiamo ció che avverrá domani? E´ ragionevole pensare che ogni proiezione sia dubbia, ma alcune di esse sono meno dubbie di altre. In realtá peró, la proiezione di due miliardi di persone anziane di oltre 60 anni nel 2050 é giá una realtá oggi. E´ tra noi: sono gli adolescenti e i giovani di oggi. Durante il secolo trascorso l´etá pensionabile in numerosi paesi é rimasta ferma a 65 anni. I Paesi che oggi anno la piú alta percentuale di ultra-sessantacinquenni sono l´Italia, il Giappone e la Spagna: nel 2050 in questi Paesi la percentuale arriverá a superare un terzo della popolazione totale. Tuttavia la fascia di popolazione di gran lunga in maggior aumento é quella degli ottantenni e oltre. Tra le diverse aree geografiche oggi la loro proporzione é piú alta in Europa (3,5%); in Italia poi é la piú alta del mondo (5.1%). Le proiezioni delle Nazioni Unite per il 2050 ci dicono che gli ottuageniari supereranno il 4% della popolazione mondiale, che saranno piú del 9% in Europa e in Italia addirittura piú del 15%. Cosí oggi la maggior proporzione di super-anziani (80 anni e oltre) si trova in Italia, seguita dal Giappone e Francia: si prevede che nel 2050 la piú alta sará in Giappone e in Italia, seguita da Spagna e Germania.
Il rapporto tra i due sessi nella popolazione anziana assume importanza nel programmare i servizi assistenziali; nella fascia dei sessantenni ci sono 68 uomini per 100 donne in Europa e in Italia 74 per 100. Tra gli ottantenni e oltre ci sono un po´ meno di 50 uomini per 100 donne, sia in Europa che in Italia, mentre in tutto il mondo vi sono 53 uomini per 100 donne.
Negli ultimi 50 anni l´aspettativa di vita ha avuto un incremento spettacolare e drammatico che non accenna a fermarsi. Nel 2050 si prevede che crescerá nel mondo fino a circa 73 anni per gli uomini e piú di 77 per le donne. In Europa l´attesa di vita raggiungerá piú di 77 anni per gli uomini e piú di 83 per le donne, mentre le proiezioni riferite all´Italia sono sempre intorno all´anno 2050, di oltre 82 anni per gli uomini e piú di 88 per le donne. A questo proposito un convegno di Leaders Africani concludeva giá vent´anni fa che ″La longevitá é stata il nostro sogno per millenni; e ora che l´abbiamo raggiunta, potremo permettercela?″ (Tulanian 57: No 1, 1986).
Le conseguenze dell´invecchiamento della popolazione. Il genere umano cresce e invecchia rapidamente, come é indicato fra l´altro dall´etá mediana. Di che si tratta? La ″mediana″ é una linea immaginaria che divide la popolazione in due parti esattamente uguali; quelli piú giovani e quelli piú anziani dell´etá mediana. Nel 1950 questa linea mediana passava nel mondo al di sotto di 24 anni e al di sotto di 30 in Europa compresa l´Italia. Oggi é di 28 anni nel mondo, 39 in Europa e 42 in Italia e la proiezione delle Nazioni Unite riferita al 2050 si attesta intorno ai 38 anni nel mondo, a piú di 47 in Europa e piú di 52 in Italia.
In previsione di questi cambiamenti é facile dire che si rendono necessarie riforme istituzionali dato che la maggior parte delle nostre istituzioni si occupa di una struttura demografica che non é piú attuale. Esempi di tali istituzioni sono: la previdenza sociale, il Servizio sanitario pubblico, il sistema degli alloggi, quello dell´educazione, e persino il concetto di Stato nazionale che é diventato troppo piccolo per affrontare grandi questioni ma anche troppo grande per quelle piccole. Nel suo rapporto intitolato ″Our Common Future″ (1987) la Commissione mondiale su ambiente e sviluppo sottolineava che ″le forme tradizionali di sovranitá nazionale sono sottoposte a sfide continue a causa dell´interdipendenza tra realtá ecologiche e interdipendenza economica″.
Un´altra conseguenza dei cambiamenti nella struttura della popolazione é la modifica del cosiddetto ″rapporto di sostegno potenziale″ e cioé il numero di persone in etá lavorativa (tra i 15 e 64 anni) paragonato a quello delle persone in pensione (65 anni e oltre). Oggi al mondo ci sono 9 persone in etá lavorativa per ogni pensionato. In Europa e in Italia questo rapporto é di 4. Si prevede che nel 2050 il rapporto nel mondo scenderá a 4, in Europa a 2 e in Italia soltanto ad 1, quindi nell´Italia del futuro per ogni persona in etá lavorativa ci sará una persona pensionata, che verosimilmente avrá bisogno di qualche tipo di assistenza. Come si potrá sostenere questa situazione? Chi vivrá, vedrá.
Troppo pochi nipoti: quo vadimus? Tuttavia la situazione piú critica che le generazioni future dovranno affrontare é quella relativa ai bambini di domani. Nel 1950 un terzo della popolazione era formata da bambini di etá compresa tra 0 e 14 anni. Queste percentuali in Europa e in Italia erano del 26%. Oggi nel mondo questo rapporto é del 28%, ma in Europa é meno del 16% e in Italia solo del 14%. Le proiezioni al 2050 dicono che nel mondo i bambini rappresenteranno solo il 20%, in Europa il 15% ed in Italia solo il 13%. Ció vuol dire che in Italia ci saranno piú ottuagenari che bambini. Troppi nonni per troppo pochi nipoti…..
Dietro queste cifre c´é lo straordinario e rapido declino del tasso di fertilitá. Perché il livello di una popolazione si mantenga costante (il cosidetto replacement level) é necessario che ogni donna abbia 2,1 bambini come avveniva nel 1965 anche in Europa. Tuttavia soltanto 10 anni dopo nel 1975, la fertilitá in Europa e in Italia era scesa al di sotto di questo limite, fino a raggiungere nel 1995 valori rispettivamente di 1,4 e 1,2.
Mai prima d´ora nella storia dell´umanitá i tassi di mortalitá erano scesi a livelli cosí bassi, cosí rapidamente e in maniera cosí sostenuta in tutto il mondo. Le implicazioni -nel bene e nel male- non ci sono ancora chiare. Peró certo, che se questo trend di bassa fertilitá si dovesse mantenere a lungo, ne risulterebbe un sostanzioso declino della popolazione del pianeta.
Frequentemente mi accorgo che, ossessionata dall´imperativo della mente umana per le analogie e le generalizzazioni, l´umanitá é alla febbrile ricerca di soluzioni sempre piú semplici per problemi sempre piú complessi. Questo semplicistico punto di vista ci indurrebbe a pensare che la contraccezione sia responsabile di questo improvviso declino della fertilitá. In realtá, la contraccezione é il mezzo, ma non la causa. Molteplici fattori sono responsabili per questa fertilitá eccezionalmente bassa e cioé: l´aumento di autonomia femminile, l´incremento dell´educazione femminile, la partecipazione delle donne alla forza lavoro, le modalitá di formazione delle coppie, l´aumento dell´instabilitá delle unioni e i cambiamenti ideologici sul nuovo ruolo delle donne nella societá e nella famiglia.
Ci sono poi altri ingredienti tipici di questa rivoluzione demografica come l´aumento dell´attesa di vita, l´uso della contraccezione, l´urbanizzazione e l´aumento di densitá di popolazione in molte aree, l´eliminazione dell´analfabetismo e alcuni fondamentali cambiamenti strutturali della societá. Ancora altri ingredienti sono l´atomizzazione sociale e il femminismo, i benefici pensionistici collettivi il nomadismo globalizzato le perdite della maggioranza da parte dei giovani e la sindrome da ″fine lavoro″ che comprende la disoccupazione a vita.
L´ampiezza delle modificazioni sociali che si sono verificate in Italia é perfettamente illustrata nei dati pubblicati dal professor Antonio Golini dell´Universitá ″La Sapienza″ di Roma. Tra le coorti di donne italiane nate nel 1946 e 1966 rispettivamente, la percentuale di quelle che hanno scelto di non creare una coppia aumenta dal 30 al 60% e per gli uomini da 24 al 44% (Golini A: Popol Bull 1999:40/41; 247-265). Immaginate che tipo di vita avranno queste persone quando diventeranno molto anziane.
L´eguaglianza dei sessi e il futuro della famiglia. Siamo tutti convinti che l´eguaglianza dei sessi rappresenti la piú grande rivoluzione della nostra epoca, ed io sono convinto che sia un fatto definitivo e stabile: il processo é irreversibile e permea ogni aspetto della vita moderna; quello che non sappiamo ancora se ci sará da pagare un prezzo in termini di ridotta qualitá di vita per la famiglia. C´é un rimedio a tutto ció? Credo di sí: bisogna re-inventare la famiglia. Mentre non é eticamente possibile diminuire il numero degli anziani (sebbene io sospetti che qualche ″simpatica″ persona possa prendere in considerazione una moderna versione di Toigetos per i super-anziani), é ancora possibile creare e sostenere una societá ″amica dei bambini″ e pro-natalista. I bambini del 2050 non sono ancora nati. Il loro numero grande o piccolo potrá dipendere da come l´attuale generazione considera la famiglia.
Il nostro comune futuro e la scienza. Nel considerare il nostro comune futuro vorrei condividere con voi alcune riflessioni sulla scienza. Usiamola come uno strumento ″ancillare″. A suo tempo nelle dispute teologiche lo strumento utilizzato era definito ″ancilla theologiae″ in aggiunta al suo classico uso nello sviluppo di armi sempre piú letali ″ancilla belli″. Oggi si usa prevalentemente la ″ancilla pecuniae″, uno strumento che produce denaro, ″a money making instrument″, ma l´ancilla da usare dovrebbe essere e, spero, sará la ″ancilla humanitatis″ uno strumento finalizzato a migliorare la condizione umana.
Quali sono i problemi legati alla nostra scienza? Ne vedo almeno tre. Uno é stato formulato circa 500 anni fa da Franois Rabelais (Gargantua, Pére de Pantagruel, 1534): ″La scienza senza coscienza puó divenire la rovina dello spirito dell´umanitá″ e nel secolo scorso gli esempi del cattivo uso e dell´abuso della scienza sono stati numerosi (ahimé, fin troppi) e ancora oggi non sembrano destinati a finire. Il secondo problema é dovuto alla discrepanza crescente tra progresso scientifico ed etica. Come disse Martin Luther King ″I mezzi che ci servono per vivere hanno superato di gran lunga le ragioni per cui viviamo. La potenza della nostra scienza ha distanziato la nostra forza spirituale. Abbiamo missili tele-guidati e uomini male guidati″ (Streength to Love, Ch. 7. 1963).
Il terzo problema e forse il piú grande, quello che impegnerá le generazioni dei futuri ricercatori, quello che ho chiamato ″la sfida piú grande di tutte″. C´é una sfida sovrumana all´orizzonte delle future generazioni di ricercatori: convincere piú di 5 miliardi di donne e uomini che la fede fanatica, il fondamentalismo, e l´oscurantismo non miglioreranno la qualitá della loro vita né quella dei loro figli e nipoti. Solo la scienza ha dato prova di poter ottenere questo risultato. Pensate che sia una sfida impossibile? No, assolutamente no; ma potrebbe rivelarsi una sfida altrettanto titanica della ricerca, un ″brave new world″, nello spazio cosmico. Viene da domandarsi, ma quale é il problema fondamentale? Forse il fatto che la mente umana é come un paracadute: funziona solo quando é aperto…
Al tempo stesso, io sono convinto che in fin dei conti la ″natura umana″ non é un destino: puó essere modificata con il tempo e con le circostanze. E allora cosa dovrebbero fare le nuove generazioni di ricercatori? Seguire il consiglio di uno dei migliori economisti del XX secolo, John Maynard Keynes (1883-1946): ″Mettete in moto le forze capaci di cambiare le opinioni, l´istruzione e l´immaginazione″. I mezzi per ottenere questo sono il trionfo della veritá. Lo smascheramento delle illusioni, l´eliminazione dell´odio, l´ampliamento dell´istruzione e l´apertura dei cuori″.
La dignitá umana, la scienza e la caritá. Il piú grande compositore ungherese, Bela Bartók disse una volta: ″E se mai volessi farmi il segno della croce, direi: nel nome della Natura, della Scienza e dell´Arte″. Se mi é permesso di parafrasare Bartók, il messaggio per i miei giovani colleghi potrebbe essere nel nome della Dignitá Umana, della Scienza e della Caritá. Voi siete i piú importanti custodi della dignitá dei vostri pazienti e questa dignitá é sempre piú minacciata dal materialismo senza limite e dal capitalismo senza pietá dei nostri giorni ″moderni″.
Io non ho la competenza per valutare la correttezza delle correnti di pensiero oggi prevalenti nella filosofia economica contemporanea e dubito molto che vi siano molti in grado di farlo. Al tempo stesso potrebbe essere utile riflettere su due considerazioni fatte da Keynes, uno dei giganti delle teorie economiche moderne. All´inizio degli anni trenta, 75 anni fa, scrisse nel suo Essays in Persuasion (1931) ″Quando l´accumulo delle ricchezze non avrá piú un grande valore sociale, vi saranno enormi cambiamenti nel codice morale. Allora dovremo avere la forza di scrollarci di dosso i tanti principi pseudo-morali che ci hanno appesantito per duecento anni e attraverso i quali abbiamo finito con l´esaltare alcune delle peggiori qualitá umane trasformandole in posizioni di grandi ″virtú″. Due anni dopo, nel 1933, egli ebbe a dire, secondo quanto riferito 40 anni dopo dal New York Times (April 27, 1975): ″Il Capitalismo…non é intelligente, non é bello, non é giusto, non é virtuoso e non é in grado di ottenere veri risultati″.
Queste affermazioni di Keynes sottolineano e rafforzano l´importanza della vostra missione che é rivolta a proteggere la dignitá umana e a elargire ″charitas″ (e cioé amore) a tutti i vostri pazienti. Cari colleghi nessun altro settore della societá puó farlo altrettanto bene. L´organizzazione mondiale della Sanitá ha ripetutamente sottolineato che ″lo scopo ultimo di ogni sviluppo sono la dignitá e il benessere degli uomini, di cui la salute é un ingrediente essenziale″ (Who 1994).
Un nuovo Rinascimento. Io peró, cari amici, credo che voi dobbiate andare oltre ed effettuare un vero ″quantum leap″ nel tentativo di migliorare la condizione umana. Dopo la caduta della Dinastia T´ang gli artisti cinesi si ritirarono sui monti per scoprire nella natura quell´ordine morale che mancava nel mondo degli uomini. E noi dove dovremmo ritirarci? In questo mondo globalizzato e turbato non esiste alcun posto dove ritirarsi, il vostro posto é qui ora; é qui e adesso che tante persone sofferenti hanno bisogno estremo del vostro conforto. Cos´é allora che dovete fare?… Iniziare un nuovo Rinascimento!
In una lettera J.E. Switzer (1962) Albert Einstein scrisse che ″lo sviluppo della scienza occidentale é basato su due grandi conquiste: l´invenzione di un sistema logico formale (la geometria euclidea) da parte dei filosofi greci e la scoperta della possibilitá di trovare un rapporto causale attraverso la ripetizione degli esperimenti (il Rinascimento)″. In veritá, la medicina sperimentale é stata inventata qui, nell´Italia del Rinascimento, proprio come la prima scuola di medicina fu realizzata qui in Italia nel XII secolo a Salerno. E io credo che sia venuto il momento di iniziare-si, qui in Italia- un Nuovo Rinascimento nel campo dei valori umani fondamentali!
La saggezza dell´umiltá e della speranza. Il mio poeta preferito T.S. Eliot scrisse nel 1940: ″L´unica saggezza che speriamo di acquisire é quella dell´umiltá; l´umiltá é infinita″ (East Coker- Four quartez). Mentre non mi sento in disaccordo con lui, ritengo tuttavia che ci sia un altro elemento che possiamo aggiungere: ″La saggezza infinita della speranza″. Cari amici, non abbandonate mai la speranza; vi prego di cogliere ogni occasione per infondere sempre piú speranza nelle giovani generazioni: ne hanno tanto bisogno! I giovani hanno bisogno di ogni tipo di speranza! Come disse Epitteto (50-133 A.D., vide The Encheiridion, Ca 110°.D.): ″Una nave non puó essere tenuta da una sola ancora, né la vita da una sola speranza″. Cari amici vi auguro, sors bona e ogni bene; vi auguro che possiate star bene e in buona salute; vi auguro soprattutto: ″Fate il bene e fatelo bene!″
Prof. Egon Diczfalusy
Professore emerito al Karolinska Institute Stoccolma
Il Sole 24 Ore Sanitá n. 34 settembre 2006





Vecchi sempre in gamba o poveri pensionati?

Sui quotidiani di questi giorni si legge che nei tira e molla riservati sulla Finanziaria i sindacati sarebbero riusciti a strappare al governo la rinuncia a qualsiasi accenno sull'aumento dell'etá pensionabile. Se cosí fosse una volta ancora l'irrazionalitá piú smaccata avrebbe avuto la meglio. Del resto lasciavano presagire il peggio i distinguo, le prese di posizione e addirittura le invettive che avevano accolto le limpide affermazioni di Piero Fassino quando il segretario ds si era permesso di ricordare come ormai il tempo di vita si sia allungato in misura tale che non é piú pensabile non commisurare a questa evoluzione l'etá pensionabile. Argomento ineccepibile per ogni persona sensata ma che ha lasciato del tutto indifferenti i tre ineffabili segretari delle confederazioni sindacali, i quali quotidianamente in ogni telegiornale ci propinano i loro vade retro contro ogni tentazione della Dea Ragione. Non mi illudo, quindi, di scalfirne le certezze offrendo ai lettori alcuni ragionamenti che dovrebbero, peraltro, essere alla base di qualsivoglia politica pensionistica. Chi me li ha forniti non é un economista o un sindacalista ma uno dei piú noti studiosi delle patologie dell'invecchiamento, il prof. Roberto Bernabei, Presidente della Societá Italiana di Gerontologia e Geriatria, nonché Direttore del Dipartimento in materia all'Universitá Cattolica del Sacro Cuore di Roma.
Nel dibattito sulle pensioni, mi ha ribadito - é sorprendentemente assente la considerazione sullo stato di salute degli italiani, fatto che dovrebbe giocare un ruolo dirimente nelle decisioni economico-politiche. La prima cosa da dire é che ormai arriva ai sessanta anni la quasi totalitá degli italiani, per la precisione il 90% degli uomini e il 95% delle donne, come sempre le piú longeve. Questi sessantenni hanno (Istat 2002) un´aspettativa di vita di 21 anni, se uomini, e di 25 anni, se donne. La domanda che ci si deve porre é, peró, quale sia lo stato di salute in questi anni che restano? Ebbene, le piú aggiornate ricerche (Studio Ilsa, Cnr) confortano circa il fatto che fino ai 70 anni la quasi totalitá arriva totalmente autonoma dal punto di vista della funzione fisica, con una percentuale di disabilitá pari a solo il 10%. Si puó, dunque, affermare che una gran parte dei settantenni gode sostanzialmente di una buona condizione di salute. E´ osservazione comune che le performances di un settantenne o di una settantenne siano sovrapponibili, senza profonde divaricazioni, a quelle di un cinquantenne di pochi decenni or sono. Non solo: se lo stato di salute dell'italiano medio é oggi soddisfacente fino a settant'anni, bisogna anche tener presente che le previsioni demografiche ed epidemiologiche dicono che nel nostro Paese continua ad accrescersi l'aspettativa di vita addirittura di tre mesi l'anno, mentre, contemporaneamente seguita a comprimersi la disabilitá. Quindi il trend é positivo e puó solo andare meglio.
Il limite dell'etá pensionabile a 57 anni appare, quindi, come un retaggio ormai ingiustificabile di una popolazione che in media si ammalava e moriva prima, faceva mestieri certamente piú faticosi, sovente in condizioni ambientali sfavorevoli. Oggi mandare in pensione un sessantenne vuol dire mettere a riposo una persona in grado di assolvere alle performances di un quarantenne, con di fronte a sé almeno altri dieci anni di attivitá fisica e mentale di alto livello. Alzare l'etá pensionabile ai 62-63, addirittura ai 65 anni, non trova, dunque, alcuna controindicazione dal punto di vista clinicoepidemiologico.
La difesa dei 57 anni appare quindi non motivata dalla demografia e dalle sue ricadute sanitarie. Naturalmente questo non impedirebbe di prendere in esame - ma in un quadro di eccezione - le cosiddette condizioni di lavoro particolarmente usuranti senza, peró, false rappresentazioni come se ancora oggi vi fossero minatori in fondo ai pozzi, carusi nelle zolfare, siderurgici alle prese con l´altoforno, tipografi intossicati dal piombo come mezzo secolo e piú fa.
Consideriamo, per contro, che l´innalzamento dell´etá pensionabile potrebbe procurare i fondi per l´altra faccia della medaglia, la non autosufficienza. Se, infatti, fino ai 75 anni la disabilitá rimane contenuta, dagli 80 anni in su meno del 30% degli italiani ne risulta immune. L´altro 70%, in un modo o nell´altro, é bisognoso di aiuto. E parliamo di milioni di persone perché siamo, assieme al Giappone, il paese piú ″anziano″ del mondo e tendiamo ad esserlo sempre di piú, con l´aumento dell´attesa di vita. Potremo abbandonare a se stessi, confidando sulle famiglie, milioni di non autosufficienti?
Mario Pirani
La Repubblica 18 settembre 2006

Ma a sessant´anni siamo giovani o vecchi?

Carissimo Lubrano, sono la moglie di un ex bancario e ho pensato di scrivere a lei per discutere di due questioni a cui secondo il mio modestissimo parere non si dá l'importanza che meriterebbero. Cerco di spiegarmi perché non ho la penna facile. Mio marito é andato in pensione a 58 anni con lo scivolo, dopo aver trascorso in banca ben 35 anni (piú che in regola con i contributi). Beh, da quel giorno e sono trascorsi ormai due anni, un uomo sano, di buon carattere, di bell'appetito come lui é diventato irriconoscibile: ombroso, irritabile, con addosso tutti i mali del mondo. In particolare soffre di stomaco e le cure che sta facendo lo hanno immalinconito: non puó mangiare questo, non puó mangiare quello e via dicendo. Sono convinta che sul suo cambiamento ha influito pesantemente l'uscita dal lavoro. So e vedo che anche i suoi colleghi coetanei, con i quali s'incontra di tanto in tanto, soffrono il non far niente. Oggi si discute tanto di etá pensionabile - lo sento continuamente alla televisione - ma nessuno si chiede se sia giusto tagliare fuori dalla vita attiva tanti sessantenni. Dice che oggi uomini e donne campano tutti piú a lungo ma a che serve se gli uomini vengono messi da parte cosí giovani? Per noi donne é diverso, abbiamo sempre cento cose da fare in casa. La seconda questione riguarda ancora la lunghezza della vita. Dopo una certa etá le assicurazioni non assicurano piú niente, succede come per la polizza salute, dopo la prima malattia o il primo intervento chirurgico ti dicono grazie e basta cosí. Anche per loro non conta che viviamo almeno vent'anni in piú?
Maria Grazia T. - Napoli

Lei, cara signora, si spiega benissimo, altroché. E pone problemi che coinvolgono l'intero Paese. Il primo infatti - a quale etá andare in pensione - mai come oggi appare al centro del dibattito politico. La riforma del sistema previdenziale é il nodo su cui maggioranza e opposizione si scontrano attualmente e all'interno della stessa maggioranza di governo le posizioni appaiono contrastanti. Non c'é ancora e forse non puó esserci una risposta precisa alla domanda che come lei, signora Maria Grazia, tutti ci poniamo: quando é che si diventa veramente anziani oggi, a 58, a 60, a 62, o a 70 anni? L'estendersi dei margini di vita la giustifica. E le statistiche parlano chiaro: la vita media dell'uomo é attualmente intorno ai 75 anni e quella della donna intorno agli 83. Nel 2030 arriveremo rispettivamente a 81 e 86. E quindi - sottinteso - il presunto vecchio da che momento dev'essere espulso dal mondo del lavoro? L'eventuale, ma non certa, modifica dell'etá pensionabile proprio in queste settimane sta provocando una sorta di fuga dall'ufficio di dipendenti pubblici e privati che hanno compiuto i 57 anni e che possono vantarne 35 di contributi. Una fuga secondo alcuni osservatori ingiustificata. Che si fa dai 57 anni in avanti? Bisogna tener presente che finora il sistema pensionistico si basa sul contributo delle forze nuove - i giovani che trovano una occupazione - al fondo comune. É pur vero che la curva demografica ha fatto registrare negli ultimi tempi qualche miglioramento ma i giovani sono numericamente ancora pochi. É stato calcolato che fra 4 anni, nel 2010 gli individui fra i 15 e i 34 anni saranno cinque milioni in meno mentre le persone con piú di 65 anni rappresentano ora il 20 per cento della popolazione e fra un paio di decenni arriveranno al 27% (sia detto per inciso: non credo di essere tanto lontano dal vero quando dico e ripeto qui che gli anziani costituiscono il vero e unico partito di maggioranza in Italia). Se non ci sono giovani che subentrano con i loro versamenti, fra poco gli enti previdenziali non avranno piú la capacitá economica sufficiente per soddisfare tutte le richieste. La lettrice ha ragione poi, quando sostiene che le assicurazioni, come del resto le banche per i mutui, ignorano l'allungamento della vita media, questi vent'anni in piú - come lei dice - che ci ritroviamo. Cosí come dovrá pure essere affrontato prima o poi il discorso relativo alla "utilizzazione" degli ultrasessantenni espulsi da ogni attivitá lavorativa. Il professore Roberto Bernabei, presidente della Societá Italiana di Geriatria e Gerontologia, che ho avuto spesso come ospite nelle trasmissioni televisive, ha piú volte ribadito che entrare nel mondo dei pensionati é per molti rischioso, il sentirsi inutili puó ingenerare delle malattie. É un problema psicologico, sociale e politico allo stesso tempo. Qua e lá in Italia si ha notizia di "corsi di formazione alla vecchiaia" ma basta la buona volontá di alcuni privati, immaginando che siano tutti qualificati ad aprirli? E sarebbero l'unico toccasana? Come vede, signora, alle sue domande aggiungo le mie.
Antonio Lubrano
Il Mattino 20 settembre 2006

Lettera sul tema ″Eutanasia″

Caro Roberto,
perdonami se insisto ancora su argomenti giá trattati in precedenti missive sul nostro bollettino. Come avrai visto, la tematica direttive anticipate-eutanasia (anche se non sono la stessa cosa!) é esplosa e siamo spettatori di una fiera mediatica urlata e angosciante senza essere ascoltati. Ma abbiamo qualche cosa da dire? Purtroppo sono il primo a sentirmi in difficoltá su questi argomenti, anche perché mi pare sempre piú debole la risposta di chi ritiene che l´abbandono dell´accanimento ed una certa capacitá di vicinanza empatica al sofferente possano allontanare la richiesta di eutanasia. Il signor Welby infatti non é né solo né maltrattato né curato con mezzi eccezionali che si configurino come accanimento; eppure ha chiesto di morire. Non credo che sul piano deontologico e civile valgano le motivazioni religiose, che io e Te condividiamo e che pure personalmente costituiscono indirizzi precisi; il punto centrale é che noi per primi dobbiamo essere convinti del senso della vita -qui e ora- di persone in condizioni spesso precarie, molto precarie. Solo allora saremo capaci di fondare su basi solide il nostro intervento medico per permettere la continuazione della loro esistenza. Quale senso clinico hanno gli interventi in queste circostanze? Abbiamo scelto che l´atto di cura si limiti a migliorare la qualitá della vita, cioé sia palliativo; dobbiamo peró con determinazione evitare che questo obiettivo si dissolva e l´atto di cura diventi la ripetizione automatica di interventi dei quali abbiamo perso il significato, perché non sappiamo dire dove ci portano.
Molti altri ancora sono, caro presidente, i motivi di meditazione su questi temi. Vorrei quindi invitare -assieme a Te- tutti i soci a non rinunciare ad esprimere le nostre preoccupazioni e le nostre idee su quello che facciamo ogni giorno. Senza protervia, ma con la serena certezza di conoscere da vicino la sofferenza umana, molto meglio di quanto non la conoscono coloro che urlano nelle piazze o cercano di convincerci con fatuitá attraverso la televisione.
Marco Trabucchi

Caro Marco, sollecito i soci a rispondere al tuo saggio invito. Per il momento comunico a tutti che il Presidente della Commissione Sanitá del Senato, Ignazio Marino, mi ha incluso nella trentina di persone (solo 5 medici) che verranno ascoltati dalla Commissione stessa sul testamento biologico. Mi impegno a tenere tutti aggiornati su quello che diró io e sentiró dalla Commissione
Roberto Bernabei

M. Trabucchi

Permessi per chi assiste i disabili


Alla Regione Liguria
Roma, 28 agosto 2006

Oggetto: art. 9, D.Lgs. n. 124/2004 - risposta istanza di interpello avanzata dalla Regione Liguria - corretta interpretazione del combinato disposto dall´art. 33, comma 3, L. n. 104/1992 e art. 20 L. n. 53/2000 - permessi nel caso di piú persone disabili da assistere.
La Regione Liguria ha avanzato richiesta di interpello per conoscere la corretta interpretazione del combinato disposto dell´art. 33, comma 3, della L. n. 104/1992 e dell´art. 20, L. n. 53/2000, in merito alla possibilitá di riconoscere al lavoratore che debba assistere due o piú persone disabili, una pluralitá di permessi mensili di tre giorni per ciascuno di tali soggetti. In particolare nell´interpello si chiede:
a) se, sussistendo i requisiti oggettivi e soggettivi stabiliti dall´art. 33, comma 3, della L. n. n. 104/1992, nel caso di lavoratore dipendente, il quale sia familiare entro il terzo grado di due persone disabili, tra loro conviventi, allo stesso possa essere riconosciuta la pluralitá dei permessi per entrambi i soggetti;
b) se la concessione di tale pluralitá di permessi sia condizionata alla effettiva verifica che la presenza del dipendente sia disgiuntamente necessaria per l´assistenza dei due soggetti;
c) se il requisito della necessitá di assistenza disgiunta debba intendersi quale necessitá che i due soggetti siano assistiti in tempi e secondo modalitá diverse;
d) se, in tali casi l´amministrazione possa o debba richiedere la certificazione delle circostanze che giustificano la necessitá dell´assistenza disgiunta dei soggetti.
In relazione a quanto sopra questa Direzione, acquisito il parere della Direzione generale della Tutela delle Condizioni di Lavoro, rappresenta quanto segue.
Per quanto riguarda il quesito sub a), esso trova risposta giá nella circolare della Funzione Pubblica 30 ottobre 1995 n. 20, nella circolare 31 ottobre 1996 n. 211 dell´INPS e nella circolare del Ministero del lavoro n. 59/1996, che fanno proprio il contenuto del parere n. 785/95 del Consiglio di Stato: "la commisurazione del beneficio da parte del legislatore all´esigenza di assistenza di una persona in tali condizioni comporta che quando le persone da assistere siano piú di una, debbano essere riconosciuti, pure allo stesso lavoratore, una pluralitá di permessi"; "il cumulo dei benefici non potrá essere riconosciuto quando altre persone possano fornire l´assistenza o quando lo stesso lavoratore possa, per la natura dell´handicap, sopperire congiuntamente alle necessitá assistenziali nel corso dello stesso periodo. Quando invece la presenza del lavoratore sia disgiuntamente necessaria per l´assistenza di piú persone con handicap, il cumulo dei permessi deve ritenersi garantito dalla citata norma [i.e. art. 33, comma 3, della L. n. 104/1992]".
Per quanto riguarda il quesito sub c), viste le considerazioni sopra riportate ed in virtú del combinato disposto degli artt. 33, comma 3, della L. n. 104/1992 e 20 della L. n. 53/2000, l´assistenza puó intendersi ″disgiunta″ quando la prestazione nei confronti di due o piú soggetti portatori di handicap puó assicurarsi solo con modalitá ed in tempi diversi, richiedendosi che l´assistenza sia contemporaneamente esclusiva e continua per ciascuno degli assistiti.
Al fine di chiarire il significato da attribuire alla continuitá ed esclusivitá dell´assistenza, si ritengono utili le osservazioni fornite dall´INPS, che con circolare n. 133/2000 ha specificato quando ricorrano tali requisiti: "la continuitá consiste nell´effettiva assistenza del soggetto handicappato, per le sue necessitá quotidiane, da parte del lavoratore, genitore o parente del soggetto stesso, per il quale vengono richiesti i giorni di permesso. Pertanto la continuitá di assistenza non é individuabile nei casi di oggettiva lontananza delle abitazioni, lontananza da considerare non necessariamente in senso spaziale, ma anche soltanto semplicemente temporale (...) La esclusivitá va intesa nel senso che il lavoratore richiedente i permessi deve essere l´unico soggetto che presta assistenza alla persona handicappata: la esclusivitá stessa non puó perció considerarsi realizzata quando il soggetto handicappato non convivente con il lavoratore richiedente, risulta convivere, a sua volta, in un nucleo familiare in cui sono presenti lavoratori che beneficiano dei permessi per questo stesso handicappato, ovvero soggetti non lavoratori in grado di assisterlo".
Alla luce di quanto sopra, quindi, si ha assistenza ″disgiunta″ quando ricorrono i seguenti requisiti essenziali: 1) la particolare natura dell´handicap tale da richiedere l´assistenza continua ed esclusiva; 2) l´assenza di altri soggetti che possano accudire il disabile; 3) la conseguente necessitá di assistere i disabili con modalitá ed in tempi diversi.
Pertanto, ed in risposta ai quesiti sub b) e d), per riconoscere il cumulo dei permessi si ritiene necessario procedere alla verifica delle richiamate condizioni che impongono l´assistenza disgiunta. In tal senso, appare opportuno prevedere l´onere, per il richiedente: 1) di presentare tante domande quanti sono i soggetti per i quali si chiedono i permessi; 2) di allegare alla domanda idonea certificazione relativa alla particolare natura dell´handicap, accompagnata da dichiarazione di responsabilitá circa la sussistenza delle suddette circostanze che giustificano la necessitá di assistenza disgiunta (dichiarazione da cui risulti che il richiedente non é in grado, per la natura dell´handicap, di fornire l´assistenza fruendo di soli 3 giorni di permesso; che nessun´altra persona puó prestare assistenza all´altro soggetto handicappato; che nessun altro fruisce a sua volta di permessi per l´assistenza all´altro soggetto; che i soggetti per i quali si richiede il permesso non svolgono attivitá lavorativa [e quindi non hanno diritto ad usufruire a loro volta di permesso in qualitá di lavoratori portatori di handicap]).
Il Direttore Generale
Mario Notaro

E´ la recente risposta del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale ad un quesito posto dalla Regione Liguria su problemi di permessi a chi assiste disabili. (La redazione)



Notizie dai Soci

Geriatra allo show dei Rolling Stones
IN NORVEGIA
L´etá avanza e il passare del tempo comincia a fare brutti scherzi a star come i Rolling Stones. Tanto che su richiesta degli organizzatori, saranno accompagnati da un geriatra nel loro concerto in programma domani in Norvegia. Il fortunato medico é Paul Naals, direttore del dipartimento di Geriatria dell´ospedale di Bergen.
Corriere della sera 31 agosto 2006
Antonio Guaita

Aggiornamenti sul sito SIGG
Nella nuova sezione del sito www.sigg.it dedicata al Gruppo di Studio su ″La cura nella fase terminale della vita″ http://www.sigg.it/gruppi_dettaglio.asp?id=1 é inserita la documentazione definitiva dell´attivitá del gruppo.
Sono indicati i componenti del gruppo di studio e riportati i seguenti documenti:
1) Documento esplicativo della posizione culturale del gruppo;
2) Questionario sugli atteggiamenti degli operatori nell´assistenza alla persona anziana nella fase terminale;
3) Bioetica e diritti degli anziani.
Nicola Buonaiuto

Appunti dal 4° Congresso EUGMS

A Ginevra, cittá internazionale per eccellenza, all´ombra delle monumentali sedi delle maggiori istituzioni sopranazionali che si preoccupano di assicurare la pace e la salute nel mondo, si é tenuto dal 23 al 26 agosto, il 4° Congresso della European Union Geriatric Medicine Society, dal titolo ″Geriatrics: towards a common European approach″
Il congresso, co-presieduto dall´elvetico J. P. Michel e dall´italiano A. Cherubini, ha accolto oltre 300 contributi scientifici dall´Europa e da altri continenti.
L´Italia ha contribuito con ben 50 abstract, seguita dal Regno Unito (40), dai padroni di casa della Confederazione Elvetica (37), da Irlanda (21), Francia (19) e Spagna (15). Il continente europeo ha fornito l´86% degli abstract, mentre i restanti contributi extraeuropei provenivano soprattutto da Stati Uniti e Giappone.
I paesi membri dell´Unione Europea hanno fornito il 68% dei contributi scientifici; meno del 9% lo hanno portato gli stati neo-membri UE, mentre ben 15 abstract (5% sul totale) provenivano da paesi che hanno in corso le pratiche d´ammissione.
Il 45% dei lavori inviati era stato elaborato in un paese del G8; ma al Congresso erano presenti anche contributi da Israele, India, Cina, Corea, Brasile, Argentina, Iran e Oman; nulla invece dal continente africano.
Qualche commento ed alcune impressioni. Se facciamo riferimento ai paesi ricchi, l´auspicato approccio comune é, in buona sostanza, raggiunto; ma se parliamo dei paesi neo-membri UE o candidati all´ingresso in essa, la situazione é ben diversa. Le conversazioni, che ho avuto l´occasione di intrattenere mentre presidiavo il nostro poster e durante le visite agli altri, mi hanno offerto opportunitá di verificare questa impressione. Non ho trovato sostanziali differenze d´approccio clinico e metodologico tra le diverse nazionalitá. Ho piuttosto riscontrato che in alcuni paesi meno fortunati del nostro l´auspicato ″common approach″ non é attualmente praticabile per la presenza di gravi carenze strutturali e normative. Una collega estone, moderatrice di una sessione sul trattamento del dolore, ha pacatamente esposto le difficoltá che nei paesi ex-sovietici ancora s´incontrano nella prescrizione degli oppiacei forti per il trattamento del dolore severo non oncologico. Un poster bulgaro suggerisce ai propri governanti le politiche sanitarie da adottare per soddisfare i bisogni della popolazione anziana; un poster rumeno evidenzia le attuali carenze del sistema sanitario e suggerisce gli opportuni correttivi, mentre dalla Repubblica Ceca e dalla Polonia si lamentano carenze della formazione geriatrica dei medici, a fronte di una mutata demografia anche di questi paesi, e si evidenzia la necessitá di adottare urgenti misure. Quando ad un Congresso europeo emergono simili problemi nazionali, é ragionevole ritenere che ampie porzioni di disagio restino sommerse e che le soluzioni siano da ricercarsi anche a livello sopranazionale.
I paesi dell´est europeo, oltretutto, devono affrontare contemporaneamente una serie di problemi le cui soluzioni talora appaiono contrastanti. In essi si assiste a mutamenti demografici, sociali ed economici, compaiono nuovi vecchi, nuovi poveri e nuovi ricchi, nuovi malati e nuove disuguaglianze nell´accesso alle cure, si deve gestire ad un tempo il cambiamento strutturale, normativo e formativo. Sorge, in essi, la necessitá di mettere in atto nuovi approcci caratterizzati da bassa tecnologia, elevato contatto umano ed alta integrazione socio sanitaria (come gli interventi di prevenzione, riabilitazione e sollievo a favore dei soggetti vulnerabili), in contesti dove le piú moderne tecnologie non sono ancora presenti in adeguata misura.
Ma un congresso europeo é anche un luogo accogliente d´incontro tra colleghi, di confronto d´esperienze e catalizzatore di progetti per il futuro. E per me cosí é stato. Dopo un´interessante sessione congressuale sulla valutazione ed il controllo del dolore nell´anziano, un piccolo gruppo di persone di varia provenienza (Svizzera, Germania, Belgio e Italia) che, come il sottoscritto, appartiene alla sottospecie dei Geriatri-Palliativisti, si é confrontato sui comuni problemi ed ambiti d´interesse, giungendo infine unanimemente alla proposta di formare, in seno alla European Union Geriatric Medicine Society, un Interest Group dedicato alla Geriatria Palliativa. Per Geriatria Palliativa o Medicina Geriatrica Palliativa ovvero Cure Palliative in ambito geriatrico intendiamo un approccio dedicato alle problematiche di fine vita nell´anziano, di natura clinica, organizzativa ed etica. Per qualsiasi patologia progressiva ad esito letale, tumorale e no, che esiti in una fase terminale con sintomi disturbanti o che sollevi problematiche di natura etica in merito alle scelte del paziente ed alle possibili opzioni terapeutiche, é applicabile l´approccio palliativo. Riteniamo che la geriatria sia un ambito d´intervento nel quale i bisogni di cure palliative dei pazienti sono significativamente presenti e necessitano di una continuitá e appropriatezza terapeutica che puó essere ben assicurata da personale con formazione geriatrica. Numerose, e non di rado eccellenti, sono infatti in Europa, specie nelle aree francofone, le realtá di cure palliative nate e sviluppate in seno alla geriatria.
Ci siamo quindi congedati da questo primissimo incontro con un´agenda che prevede da parte di ognuno noi l´impegno a reclutare nella propria nazione i colleghi interessati a quest´iniziativa, a chiedere l´avallo e il sostegno da parte degli organi direttivi della propria societá scientifica nazionale e a partecipare attivamente alla prima riunione del costituendo gruppo, che si terrá a Ginevra la primavera prossima.
Concludo pertanto questi appunti, invitando chi fosse interessato all´iniziativa, sia per discuterla che per parteciparvi, a mettersi in contatto con me.

Vito Curiale
E.O. ″Ospedali Galliera″
Dipartimento di Gerontologia e Scienze Motorie
SC di Geriatria
Corso Mentana 10
16128 Genova
Telefono: 0105634915
e-mail: vito.curiale@galliera.it

Recensione libri

Giuseppe Guglielmi, Francesco Schiavon, Teresa Cammarota
Radiologia geriatrica
Pagine 532
Springer-Verlag Italia 2006

La "cultura geriatrica" - intesa come conoscenza e dominio dei processi di invecchiamento - non ha avuto ancora piena affermazione in campo medico-sanitario. Questo comporta che il piú delle volte non si sappia distinguere a pieno il limite tra il fisiologico e il patologico che distingue l´anziano sano con gli inevitabili "acciacchi" dovuti all´invecchiamento da quello abbisognevole di supporti sanitari e/o assistenziali. Finora si é spesso trattato l´anziano con la cultura dell´adulto, molto diversa da quella geriatrica, con il risultato di considerare malato anche chi ha solo il torto di dimostrare i propri anni. In sostanza, mentre le etá della crescita e della piena efficienza sono ben conosciute nei loro aspetti normali e patologici, non altrettanto avviene per l´etá della decadenza, per la quale ci si avvale impropriamente di un altro metro di valutazione. Il risultato inevitabile di tutto questo é che gli interventi di supporto per la terza etá possono essere scorretti, cosí come l´impiego delle risorse umane e finanziare ad essa destinate. I vincoli economici sempre piú stretti da un lato e il progressivo allargamento della popolazione anziana dall´altro rendono ormai ineludibile l´affermarsi di una vera e propria "cultura geriatrica" non solo in campo diagnostico radiologico ma anche in tutte le altre discipline specialistiche.
Nel volume vengono riportati i quadri radiologici e piú in generale di diagnostica per immagini dei piú importanti apparati che subiscono modificazioni sia per processi fisiologici di invecchiamento che a causa di patologie insorgenti o complicate in seguito all´invecchiamento. Vengono esaminati in particolare l´apparato cardiovascolare, il respiratorio, il muscolo-scheletrico, il gastrointestinale, l´urogenitale ed il cerebrale. Il testo rappresenta un ottimo punto di riferimento per i geriatri i radiologi gli internisti ed in genere per tutti quelli che si occupano di problematiche cliniche delle persone anziane.


CONGRESSI/CONVEGNI

UNIVERSITA´ DEGLI STUDI DI PAVIA - ISTITUZIONI ASSISTENZIALI RIUNITE DI PAVIA
CATTEDRA DI GERIATRIA
LA DEPRESSIONE NELLA SOCIETA´ ODIERNA
Pavia, 4 ottobre 2006
Segreteria scientifica: Prof. G. Ricevuti
Segreteria organizzativa: Dr.ssa Barbara Magnani
Tel. 0382 381360.376 - Fax 0382 381395
e- mail: info@asppavia.it

ASSOCIAZIONE ITALIANA PSICOGERIATRIA
FOURTH ANNUAL MEETING ON BRAIN AGING AND DEMENTIA.
FROM SUCCESSFUL AGING TO SEVERE DEMENTIA
Perugia 5-7 ottobre 2006
Segreteria Scientifica: Patrizia Mecocci
Segreteria Organizzativa: G&G Congressi Roma
Tel. 06 519511 - Fax 06 5033071
congressi@gegcongressi.com - www.gegcongressi.com

FESTA DEI NONNI 2006: SEMINARIO DI STUDIO
I SERVIZI PER GLI ANZIANI:
IL MODELLO DI CRESCITA TRA LOW COST E SVILUPPO SENZA LIMITI

Brescia 6 ottobre 2006
Universitá Cattolica del Sacro Cuore
Servizio Formazione Permanente Brescia
tel. 030 2406501-504 fax 030 2406505
e-mail: form.permanente-bs@unicatt.it - www.bs.unicatt.it

SOCIETÁ ITALIANA DI GERONTOLOGIA E GERIATRIA
SEZIONE REGIONALE MARCHE
GERIATRIA ″MARCHE 2006″: REALTÁ E PROSPETTIVE
Ancona 13-14 ottobre 2006
Segreteria Scientifica: Fabio Salvi
tel. 071 5963241; e-mail: fbislv@libero.it
Fiorella Marcellini
tel. 071 8004788; e-mail: f.marcellini@inrca.it
Segreteria Organizzativa: Top Congress Ancona
tel. 071 36370 - fax 071 3589110
e-mail: info@topcongress.com

UNIVERSITA´ DEGLI STUDI DI PAVIA - ISTITUZIONI ASSISTENZIALI RIUNITE DI PAVIA
CATTEDRA DI GERIATRIA
EVIDENCE-BASED NEL PAZIENTE EPATOPATICO ANZIANO
Pavia 14 ottobre 2006
Segreteria scientifica: Prof. G. Ricevuti
Segreteria Organizzativa: Studio Congressi Pavia.
Tel: 0382 21424 - Fax 0382 303082
e-mail: info@studio-congressi.com - www.studio-congressi.com

ISTITUTO ONCOLOGICO VENETO IRCCS
SCUOLA DI SPECIALIZZAZIONE IN ONCOLOGIA - SCUOLA DI SPECIALIZZAZIONE IN GERIATRIA
UNIVERSITÁ DI PADOVA
CORSO DI PERFEZIONAMENTO IN ONCOLOGIA GERIATRICA
Padova, 16-20 ottobre e 6-10 novembre 2006
Segreteria organizzativa: The Office Trieste
tel. 040 368343 +1 int.19
e-mail: oncologia@theoffice.it - www.theoffice.it/oncologia

UNIVERSITÁ DEGLI STUDI DI VERONA
CATTEDRA E SCUOLA DI SPECIALIZZAZIONE IN GERIATRIA
INCONTRI VERONESI DI AGGIORNAMENTO GERIATRICO
Verona 18 ottobre 2006
Segreteria Scientifica Organizzativa: Cattedra di Geriatria Verona
Tel. 045 807 2537 - Fax 045 807 2043
e-mail: graziana.brunetta@azosp.vr.it

UNIVERSITA´ DEGLI STUDI DI MILANO
CONGRESSO ″IL FUTURO DEGLI ANZIANI″
Milano 27-28 ottobre 2006
Segreteria scientifica: Prof. Carlo Vergani
Tel. 02 50320709 - Fax 02 50320712
e-mail: carlo.vergani@unimi.it
Segreteria organizzativa: EFFETTI
Tel. 02 3343281 - Fax 02 38006761
e-mail: futuroanziani2006@effetti.it - www.makevent.it

AZIENDA USL DI MODENA DISTRETTO DI MIRANDOLA
L´ASSISTENZA ALL´ANZIANO IN FASE TERMINALE DI MALATTIA
Mirandola (MO) 27 ottobre -24 novembre 2006
Segreteria scientifica: Andrea Fabbo
Tel.0535 29697 fax 0535 29691 mail: a.fabbo@ausl.mo.it
Daniela Mazzali Tel.0535 29690 fax 0535 29691
mail: daniela.mazzali@comune.mirandola.mo.it
Segreteria Organizzativa: sig.ra Arta Guicciardi
Tel.0535 29692 fax 0535 29691
e-mail: arta.guicciardi@comune.mirandola.mo.it

ASSOCIAZIONE ITALIANA PSICOGERIATRIA - SEZIONE REGIONALE CAMPANA
CORSO DI FORMAZIONE ECM
″CUORE E CERVELLO NEL PAZIENTE ANZIANO″ II Edizione
Vietri sul Mare (Salerno) 10-11 Novembre 2006
Segreteria Scientifica: Vincenzo Canonico e Aniello Ambrosio
Tel. e fax 081 7464297 Tel 0828 674517 fax 0828 674515
e-mail: vcanonic@unina.it - a.ambrosio11@tiscali.it
Segreteria Organizzativa: G&G Congressi Roma
Tel. 06 519511 - fax 06 5033071 - e-mail: congressi@gegcongressi.com

SOCIETÁ ITALIANA DI GERONTOLOGIA E GERIATRIA
51° CONGRESSO NAZIONALE SIGG
Firenze 29 novembre-3 dicembre 2006
7° CORSO MULTIPROFESSIONALE DI NURSING
Firenze 30 novembre-2 dicembre 2006
5° CORSO DI RIABILITAZIONE COGNITIVA
Firenze 30 novembre-1 dicembre 2006
2° CORSO PER PSICOLOGI
Firenze 1-2 dicembre 2006
1° CORSO PER ASSISTENTI SOCIALI
Firenze 30 novembre-1 dicembre 2006
Segreteria Scientifica: SIGG -Via G.C. Vanini 5 - 50129 Firenze
Tel. 055 474330 - Fax 055 461217 - e-mail: sigg@sigg.it - www.sigg.it
Segreteria Organizzativa: Zeroseicongressi - Roma
Tel. 06 8416681 - Fax 06 85352882 e-mail: sigg2006@zeroseicongressi.it

UNIVERSITA´ DEGLI STUDI DI BRESCIA - GRUPPO DI RICERCA GERIATRICA
ASSOCIAZIONE ITALIANA PSICOGERIATRIA
LA DEPRESSIONE DELL´ANZIANO: IL CONFINE LABILE TRA DISAGIO E MALATTIA
Brescia 14-16 dicembre 2006
Segreteria Scientifica: Sandra Martini - Brescia
Tel 030 3757538 - fax 030 48508
e-mail: smartini@grg-bs.it
Segreteria Organizzativa: G&G Congressi - Roma
Tel 06 519511 Fax 06 5033071
e-mail congressi@gegcongressi.com - www.gruppogeg.com

SOCIETÁ ITALIANA DI NEUROGERIATRIA - XVI CONVEGNO NAZIONALE
NUOVE FRONTIERE IN NEUROGERIATRIA
Milano 14-16 Dicembre 2006
Segreteria Scientifica: P. Barbanti, G. Fabbrini
e-mail giovanni.fabbrini@uniroma1.it
Segreteria Organizzativa: ARISTEA ROMA
Tel. 06 845431 - Fax 06 84543700
e-mail roma@aristea.com - www.aristea.com

ISTITUTI MILANESI MARTINITT E STELLINE E PIO ALBERGO TRIVULZIO
L´APPROCCIO MULTIDISCIPLINARE AL PAZIENTE AFFETTO DA DEMENZA:
presa in carico globale, dalla diagnosi al piano terapeutico - assistenziale individuale
Milano 16 Dicembre 2006
Segreteria Scientifica: Massimo Monti, Ivana Santi
Tel. 02 4029572-527 - fax 02 4029592
e-mail: monti.massimo@tin.it
Segreteria Organizzativa: Sig.ra Antonietta Porro
Tel.: 02 4029652 - Fax 02 4029592
e-mail: servizio.2@pioalbergotrivulzio.it

GRUPPO ITALIANO MULTIDISCIPLINARE PER LO STUDIO DELLA SINCOPE
3° CONGRESSO MULTIDISCIPLINARE SULLA SINCOPE
Firenze 22-24 Marzo 2007
Segreteria Organizzativa: Adria Congrex Bologna
Tel. 051 7457070 - Fax 051 7457071
e-mail info.sincope2007@adriacongrex.it - www.adriacongrex.it

THE IAHSA 7TH INTERNATIONAL CONFERENCE
THE GLOBAL AGEING NETWORK: LEADING CHANGE, SHARING INNOVATION,
ENHANCING LIFE
St. Julian´s, Malta 18 -20 June 2007
iahsa@aahsa.org - www.iahsa.net/

VIth EUROPEAN CONGRESS INTERNATIONAL
ASSOCIATION OF GERONTOLOGY AND GERIATRICS
HEALTHY AND ACTIVE AGEING FOR ALL EUROPEANS
Saint Petersburg, Russia July 5 - 8, 2007
Organizing Secretariat
St. Petersburg Institute of Bioregulation and Gerontology
3, Dynamo Prospect, 197110 St. Petersburg, Russia
e-mail: congress2007@gerontology.ru - www.gerontology.ru/congress2007

FIFTH INTERNATIONAL CONGRESS ON VASCULAR DEMENTIA
Budapest 8-11 Novembre 2007
Segreteria Organizzativa: Vascular Dementia 2007
Kenes International CH-1211 Geneva 1, Switzerland
Tel: +41 22 908 0488, Fax +41 22 732 2850
e-mail: vascular@kenes.com