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Attivitá SIGG

Bollettino SIGG: Numero 1, Gennaio 2008


Direttore Responsabile
Nicola Ferrara

A cura di
Vincenzo Canonico
Tel. e fax 081 7464297
e-mail: vcanonic@unina.it

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Ricordi del Prof. Antonini




Il 22 Gennaio 2008 é mancato improvvisamente il Prof. Francesco M. Antonini, Presidente Onorario della SIGG e insigne Maestro nella nostra disciplina, alla cui fondazione ha dato fondamentale ed originale impulso.
Il Presidente ed il Consiglio Direttivo della SIGG, con l´intenzione di onorare la memoria di un personaggio che tanta parte ha avuto nella Geriatria italiana, hanno deciso di modificare la struttura di questo numero del Bollettino della SIGG, la cui parte iniziale é dedicata per intero ad una raccolta di

Ricordi del Prof. Antonini

Ho incontrato per la prima volta il Prof. Antonini nel 1973, quando ero al 3° anno del corso di Laurea in Medicina, insieme ad Andrea Vannucci, un compagno di corso con il quale condividevo in quel periodo la ricerca di un posto in cui, insieme al sapere, si imparasse il saper fare. E ″l´istituto di Antonini″, nel quale il Prof. Antonino D´Alessandro fu il nostro primo contatto, che ci invió al ″Direttore″, aveva giá quella fama. Fama di luogo di libertá e di incoraggiamento al fare che, tuttavia, attraeva (per nostra fortuna) pochi, essendo i molti diretti verso mete piú convenzionali e, probabilmente, meno problematiche: la medicina interna, la cardiologia, l´endocrinologia, …. Il Direttore si offrí ad un colloquio di oltre due ore - disponibilitá per noi studenti del tutto insolita, nel panorama di Facoltá -, illustrandoci con passione le sue idee sulla medicina e, ancor piú, sulla geriatria.
Giá allora ci parló di anziano fragile, fragile per ridotte capacitá omeostatiche da limitazioni funzionali ed associazioni comorbose, un anziano per le cui ″cure in tempo″ aveva voluto la tecnologia della Unitá di Cura Intensiva; ci parló dell´importanza del rispetto e dell´attenzione ai contenuti umani del processo di cura, testimoniati dal suo ospedale ″aperto″ ai familiari ed agli amici, dotato di spazi di socializzazione; ed ancora, ci parló dell´importanza della riabilitazione, essendo allora l´unico, in Italia, a formare giá fisioterapisti nella scuola diretta a fini speciali da lui fortemente voluta.
Avemmo immediatamente la percezione del fascino, dell´originalitá, dell´innovativitá, ed anche la sensazione che da lí sarebbe iniziata un´avventura forse un po´ folle, ma meravigliosa ed unica. La conferma della unicitá, con qualche elemento di gloriosa - ed orgogliosa - follia, venne accresciuta dalla conoscenza del resto del gruppo: c´erano gli Aiuti, Carlo Fumagalli e Giovanni Bertini che - caso unico - stavano in clinica tutto il giorno (e spesso anche tutta la notte) a lavorare con noi, guidandoci nei primi incerti passi della clinica e della ricerca; e c´era Riccardo Pini che - altro caso unico - era studente come noi due ma era ″entrato in Istituto″ nel corso del liceo scientifico perché, sorta di ″genio matematico″, stava lavorando alla utilizzazione di un computer (1973!! eravamo gli unici ad avere un computer in tutto l´ospedale: un altro elemento di unicitá) per il monitoraggio cardiologico e l´analisi dei parametri fisiologici in tempo reale.
Da allora, Marchionni-Pini-Vannucci sono stati ″la squadra″, con rapida assunzione di responsabilitá impensabili per i nostri coetanei, in linea con il principio di libertá che era una delle parole d´ordine del nostro antico Maestro. Libertá a volte, forse, anche eccessiva, a fronte di energie ed entusiasmi giovanili che, probabilmente, avrebbero avuto bisogno di qualche freno; ma anche libertá che ci ha fatto crescere in fretta e, soprattutto, ci ha permesso di lavorare con una sensazione di ″entusiasmante divertimento″, dono unico ed occasione rara. Nel corso di oltre 30 anni noi, insieme a Giulio Masotti, che ha efficacemente imbrigliato ed incanalato, ma mai represso, quelle originali energie, abbiamo avuto il solo merito di tentare, con successi alterni, la messa in pratica e la dimostrazione con approccio scientifico delle antiche intuizioni del nostro Maestro: sue le idee, suo l´entusiasmo, nostro solo il metodo e la lunga fatica dalla quale, come sempre accade nella vita, abbiamo raccolto il dolce e l´amaro.
L´ultima amarezza: la sua perdita, con il rimorso di non essere riuscito a convincerlo a ricoverarsi, per un rifiuto che, lo capisco oggi, é stata l´ennesima, testarda ed orgogliosa scelta di libertá, di fronte ad una anche solo ipotetica limitazione funzionale; l´ultima dolcezza: un abbraccio reciproco di qualche giorno fa, che ha rinnovato il fascino di tutta questa storia ed il calore, oltre che il valore, delle sue idee.
Niccoló Marchionni

La recente scomparsa del Prof. Antonini é una notizia triste per tutti i geriatri, particolarmente per chi gli é stato vicino negli anni accademici, ma anche per i tantissimi che hanno avuto la possibilitá di sentirlo parlare ai Congressi, di studiare sui testi prodotti o leggere le sue pubblicazioni. Dedichiamo alla Sua figura alcune pagine di questo Bollettino, abbiamo raccolto alcune testimonianze ″a caldo″ di allievi, colleghi, amici, contattati dal nostro Presidente eletto, i quali, con il racconto di esperienze personali vissute con il Maestro, danno l´idea della Sua personalitá autorevole e rigorosa ma anche semplice e spontanea.
Anch´io desidero raccontare l´esperienza in cui ho avuto la possibilitá di incontrarlo e stargli vicino per un po´. A novembre del 1999 il 44° Congresso Nazionale della SIGG, sotto la presidenza del Prof. Rengo, si tenne a Napoli. Era un Congresso per tutti noi particolarmente impegnativo per una serie di motivi tra cui l´ampia partecipazione di Soci prevista, la presentazione della Fondazione Italiana per la Ricerca sull´Invecchiamento, il primo Corso di Nursing Geriatrico, il conferimento del Premio Greppi alla Prof.ssa Rita Levi-Montalcini, il primo Congresso sotto la diretta responsabilitá di Gianna, ed infine l´organizzazione della Cena Sociale in un ristorante tipico nei dintorni con una ″Dinner Conference″ tenuta dal Prof. Antonini su ″le due anime della gerontologia″, presieduta dal Prof. Rengo.
Nei giorni precedenti la Cena Sociale, con Gianna effettuammo una serie di sopralluoghi al ristorante per valutare la migliore disposizione dei tavoli e la posizione del piccolo podio dal quale il Prof. Antonini avrebbe parlato, volevamo dare a tutti la possibilitá di vederlo ed ascoltarlo. Il giorno prima della cena cercai il Prof. Antonini per illustrargli il programma della serata, come pensavamo di organizzare la conferenza ed avere la Sua approvazione. Lo incontrai nella hall dell´Albergo e mi disse ″tu che sei di Napoli portami a bere un buon caffé″. Andammo in un bar vicino conosciuto per la qualitá del caffé, volle sedersi con calma e si fece raccontare di Napoli, di come era riuscita a migliorare in pochi anni (all´epoca.....). Avemmo una conversazione molto piacevole, parló della necessitá di avere gli uomini giusti nei posti chiave e di come, anche imprese difficili possono risultare facili se ben affidate. Alla fine cercai di comunicargli qualcosa sulla conferenza del giorno dopo, ma mi liquidó dicendo in un piacevole accento fiorentino ″va tutto bene sono certo che tutto andrá bene″.
La ″Dinner Conference″ fu un vero trionfo, molti la ricorderanno; con un linguaggio comprensibile anche dai tanti accompagnatori non medici presenti il Prof. Antonini parló di invecchiamento visto non come fenomeno negativo, ma come fase importante di maturazione individuale affrontata dal singolo con tutto il suo bagaglio di esperienza di vita vissuta, di affetti ricevuti ed elargiti, di emozioni provate. Nel corso della conversazione affrontó il tema dell´invecchiamento attualmente definito ″di successo″, sottolineando che anche in etá senile si é in grado di vivere come se si fosse giovani ed elargí una serie di consigli su come mantenersi in piena efficienza, senza tuttavia inseguire il modello futile della ″giovinezza a tutti i costi″. Non mancarono riferimenti alle geriatria moderna, alla necessitá di fornire all´anziano le cure necessarie e tecnologicamente avanzate, senza eccedere quando non ci sono i presupposti, non dimenticando che spesso le condizioni del paziente dipendono dall´impegno del geriatra. Questi, e tanti altri, i temi trattati in una conversazione che fu salutata dai presenti con un lungo e caloroso applauso che emozionó ed un po´ commosse il Prof. Antonini. Alla fine mi salutó con una lunga stretta di mano e lessi nei suoi occhi la soddisfazione per una serata che lo aveva visto protagonista tra tanti colleghi amici, allievi e gente comune che furono colpiti dal linguaggio spontaneo e dalla passione con la quale trattó argomenti tanto delicati.
Vincenzo Canonico

Quando ho conosciuto Antonini questi era giá il grande professore. Erano i tempi del GTG, il Gruppo di Terapia Geriatrica che riuniva alcuni di noi che portavano avanti un´idea autonoma ed orgogliosa della professione. Ricordo che l´anima politica del Gruppo (Fabrizio Fabris) e l´anima romantica (Bobo Vecchi) ascoltavano il professore con assoluto rispetto, perché sulle basi della sua scienza e sulla sua visione prospettica costruivano poi le scelte del GTG. L´uno con lucide prospettive strategiche, l´altro con un carico di visioni romantiche della vita della persona anziana. Antonini sembrava guardare a queste posizioni senza apprezzarle completamente, perché lui non era né un politico, né un romantico, ma un lucido costruttore di linee scientifiche (anche se talvolta un po´ coraggiose!) e di approcci clinici. Peró in quegli anni ci fu compagno di strada attento e creativo! Antonini era curiosissimo; oggi la geriatria progredisce meno velocemente di 20 anni fa, un tempo entusiasmante; ricordo, ad esempio, con quanta attenzione ed interesse seguiva le prime battute degli studi sull´assessment, una modalitá per comprendere l´anziano ammalato che a lui sembró fin da subito la formalizzazione piú scientifica delle sue idee e quindi un passo avanti. Non era mai, infatti, un conservatore, o un geloso custode di primogeniture, ma sempre aperto a tutto quello che gli sembrasse un progresso.
Antonini amava l´arte e la vita. Al di lá dei bellissimi studi sull´espressione artistica dei tempi ultimi (quanto ci affascinavano le sue lezioni!), l´insegnamento forte per noi é stato capire che si puó essere grandi medici e studiosi senza essere chiusi in una sola dimensione. L´amore per l´arte, per la campagna, per la bellezza umana sono state per il Maestro costanti significative: un insegnamento di libertá e originalitá difficile da rispettare, ma di grandissimo peso.
Antonini é stato un maestro per le mille ragioni che tutti conosciamo. Ma vorrei qui ricordarne in particolare una, cioé la capacitá di plasmare gli allievi. Ho incontrato centinaia di geriatri che si sono formati alla sua scuola di specializzazione, alcuni bravi, altri mediocri. Tutti peró con un timbro di originalitá, che permetteva loro di guardare alla professione con un occhio diverso da quello degli altri. Non ho mai sentito un allievo di Antonini usare concetti banali parlando di un anziano da assistere e da curare!
Adesso siamo piú soli nel compito difficile di dare un senso ed un futuro alla medicina dei vecchi. Sono peró sicuro che la geriatria italiana -attorno ai suoi allievi e alle sue idee- saprá continuare ad essere fonte di nuove proposte e di una pratica clinica originale, traendo dal suo insegnamento la forza per non avere paura dei problemi -talvolta davvero drammatici- che tutti i giorni dobbiamo affrontare.
Marco Trabucchi

Ho letto su una e-mail della morte del Professor Antonini. A Lui questa cosa sarebbe piaciuta. Al posto del solito, tragico grido di dolore dei greci, un messaggio che corre veloce su un filo metallico e raggiunge nello stesso momento centinaia di persone. Il messaggio era breve, secco, e non ho avuto il tempo di preparare una difesa, mi ha colpito in modo cosí violento da togliere il respiro. La morte di un Maestro é qualcosa di molto personale.
La prima difesa é stata la negazione. Non é possibile. Non é vero. La prossima volta che andró a Firenze lo incontreró per strada e mi parlerá con la naturalezza di chi si frequenta ogni giorno, e questo incubo sará finito. E´ giá successo una volta, a Londra, l´ho trovato alla National Gallery che osservava un quadro di Turner, nel periodo in cui si era appassionato ai pittori vecchi. Quando si é girato e mi ha visto, si é comportato come se fosse naturale incontrarsi lá, e non uno di quegli eventi talmente rari che la reale probabilitá che accadano é assolutamente trascurabile.
Mi spremo le meningi, ma non riesco a ricordare quando ci siamo incontrati la prima volta.
Certamente nel periodo dell´Universitá, quando ero studente frequentatore ai Fraticini. Agli inizi gli incontri erano rari come avvenimenti, ed altrettanto intensi e significativi. Accettavo quei brevi insegnamenti in maniera acritica, come postulati indiscutibili. Il periodo della scuola della specializzazione é stato piú burrascoso. La Geriatria come studio dell´antropologia, della sociologia e della storia, alla ricerca di qualcosa di piú profondo della semplice narrazione delle malattie, della fisiopatologia, dei sintomi e delle terapie. Inutile dire che non ero d´accordo. Mi mancavano i dati, i numeri, i test statistici ed i meccanismi biologici. Che stupido, avevo di fronte a me qualcuno che mi insegnava ció che non avrei mai trovato su nessun libro.
Altri ricordi si affacciano alla mia memoria. Di lui ricordo l´attitudine critica ed il tono sempre vagamente sarcastico di fronte alle mirabolanti meraviglie della scienza e della tecnologia. Di quando mi ha detto con voce sorniona che la scienza é una trappola scintillante e seduttiva, che si dovrebbe guardare solo con gli occhiali da sole. Di quella volta che Niccoló ed io passammo a prenderlo per andare con lui al Congresso della SIGG a Castel dell´Ovo a Napoli, e partimmo in ritardo perché il suo nuovo vino bianco stava straripando dal tino. Di quanto ho protestato, anche se solo dentro di me, quando senza il minimo preavviso mi spedí in Inghilterra a studiare l´epidemiologia dell´invecchiamento, tracciando cosí il percorso che avrebbe segnato il resto della mia vita. Del suo discorso a Perugia, che ci ha fatto sentire l´orgoglio di essere suoi allievi.
Il professor Antonini mi ha insegnato che studiare e curare l´uomo che invecchia é una avventura straordinaria mascherata da impresa impossibile, che la risposta al pessimismo deve essere l´impegno, e che l´unica difesa dal fluttuare degli umori e della politica é la fiducia intramontabile nel trionfo della veritá. Questo dono mi accompagnerá sempre.
Grazie, Maestro.
Luigi Ferrucci

Il mio ultimo incontro con il Professor Antonini risale al settembre scorso: una bella mattinata domenicale in cui, nominato Direttore della Scuola di Specializzazione in Geriatria da lui fondata, andai a trovarlo nella sua casa sulle colline intorno a Firenze. Mi accompagnava nella visita mia moglie, che prima di me, da studente della Scuola per Terapisti della Riabilitazione (altra grande invenzione del Professore), lo aveva conosciuto, rimanendone affascinata. E a lui mi aveva indirizzato quando, deluso per il poco o nulla che la Facoltá offriva ad uno studente al quarto anno del corso di laurea, cominciavo a chiedermi dove fosse quella Medicina dell´Uomo che avevo sperato di imparare a praticare.
Ci accolse nel giardino della casa di Ponte a Ema con la consueta cortesia ed affabilitá, stavolta quasi con dolcezza, anche - cosí mi sembró - con la gratitudine che i vecchi mostrano per una visita che non si aspettano e un po´ li lusinga. Ultimamente - mi disse - non vedeva quasi piú nessuno, passava gran parte del tempo dentro casa, a leggere. Ma sembrava sereno, non cupo o depresso come altre volte, giá molti anni prima, lo avevo visto. Ripercorse con me alcune delle tappe della sua storia di gerontologo (qualifica che ancora una volta preferiva di gran lunga per sé, rispetto a quella di geriatra), ben oltre le poche delle quali sono stato testimone, nei miei anni trascorsi nella sua Scuola. Mi disse dei suoi successi, ancor piú delle sue sconfitte, degli entusiasmi e delle delusioni, dei compromessi. Mi invitó ad aprire il corso di lezioni alla Scuola di Specializzazione parlando della morte. Lo invitai a tenere lui delle lezioni, si schermí. Ci lasciammo con una promessa di altri incontri, promessa che non potremo piú mantenere.
Ho ripensato spesso, in questi mesi, a quel colloquio, alla sua figura. Ora piú che mai, mi tornano in mente le sue parole d´ordine, prima fra tutte quella di ″vecchiaia come vittoria″, vero e proprio manifesto programmatico, pietra fondante della nostra disciplina, non certo superficiale negazione dei problemi ma caparbia affermazione di volenteroso ottimismo. Ricordo come ci sorprese ed entusiasmó tutti quando, a sostegno di questa affermazione rivoluzionaria, sveló ai nostri occhi le meraviglie di creativitá inesausta nei pittori longevi. E poi la ″Medicina intensiva-progressivariabilitativa″, che assieme ai suoi primi allievi era riuscito a realizzare nei suoi ospedali, creando un modello di assistenza in cui la continuitá é di per sé valore e la tecnologia si sposa con la sensibilitá del caring a tutto tondo. Molti - non certo i geriatri - osteggiano oggi apertamente questo modello, aggredendolo con le armi del tecnicismo esasperato e del primato dell´economia. Il loro disegno é, tuttavia, di corto respiro, non puó dare risposta alle domande che la Medicina del terzo millennio deve affrontare: cosa determina la longevitá dell´individuo e l´invecchiamento delle popolazioni? come soddisfare l´aspirazione a vivere pienamente gli anni guadagnati? come vincere la sfida imposta dal binomio complessitá-cronicitá? come garantire la libertá di scelta della persona ammalata, del vecchio, di fronte all´asimmetria nell´informazione medica? quando e come si puó - si deve - cessare di combattere la morte e piuttosto imparare a lasciare ben morire?
Fu forse perché vedeva il suo modello vacillare che, nel nostro incontro, il Professore mi disse che la Geriatria era morta; frase che, lí per lí, mi era sembrata piú che altro una provocazione, una delle sue uscite ad effetto a cui ci aveva abituati, parte del protagonismo che lo contraddistingueva e che, comunque, chi lo ha conosciuto gli ha sempre perdonato volentieri. Siamo convinti che la Geriatria sia viva e vitale, né ancora si profila ai nostri occhi un´interpretazione del mondo attuale, e del nostro modo di essere medici, che della Geriatria possa fare realmente a meno. Con la lungimiranza un po´ visionaria dei pionieri, il Professor Antonini ha nella sua vita aperto una strada, lungo la quale molti, da subito, si sono incamminati con passione e determinazione. Grazie anche all´opera dei suoi allievi e continuatori, oggi, a cosí tanti anni di distanza, molti sono i giovani che al valore della Geriatria credono fermamente e alla Scuola da lui istituita hanno scelto di accedere. Il mio affettuoso tributo al Maestro é, al tempo stesso, impegno rinnovato a proseguirne e svilupparne l´opera nel campo della formazione e della cultura geriatrica e gerontologica.
Mauro Di Bari

Credo che parlare adesso del Professor Francesco M. Antonini sia semplice e molto difficile nel contempo per ogni geriatra.
Non sono stato un suo allievo diretto, ma quasi tutto quello che il professore ha fatto e scritto é stato per me una delle maggiori fonti dei miei primi anni di formazione geriatrica. In questi tristi momenti é facile peró cadere nella retorica del mito …, voglio invece ricordare il professore oltre che per le sue grandi doti di scienziato, per le altrettante doti umane. Mi serviró per questo proprio di un fatto umano che racconteró brevemente.
Dopo aver scritto un piccolo pezzo sulla valutazione del paziente geriatrico oltre 20 anni fa, mi recai non senza timore, da lui durante una sessione di un nostro congresso. Mi ricevette con la solita cortesia si sedette piú vicino a me, ed io con tutta la passione che possedevo e l´orgoglio di un giovane specialista gli spiegai quali erano state le nostre fonti culturali e come avevamo impostato quella piccola pubblicazione.
Mi ascoltó guardandomi negli occhi e poi mi disse < … lo leggeró senz´altro! …>. Tempo dopo ci rivedemmo e mi disse < … é un buon punto di partenza, ci lavori sopra …>. Quell´iniezione di orgoglio e di fiducia, data da un uomo della sua fama e competenza, mi ha accompagnato fino ad oggi. Saper ascoltare un piccolo uomo come me con la stessa attenzione che si dedica ai propri grandi interessi culturali, questo é un modo di essere dei grandi, che ascoltano prima di parlare; Dio solo sa quanto bisogno avremmo oggi di persone come lui che sanno anche ascoltare … Molti altri sono stati per me i momenti in cui ho avuto occasione di ascoltare e frequentare il Professor Antonini, ma questo ricordo é tra i piú vividi che stringo tra i miei ricordi piú cari. Semplici ed importanti, come sono spesso le cose che ci necessitano nella vita.
Alberto Cester

Ora che ci penso davvero, con lui di fatto ho solo seguito il corso di specializzazione, alla fine degli anni 70 del secolo scorso, ma non posso non considerarmi un ″suo″ allievo. Il nostro é stato uno scambio piú di idee che di iniziative, eppure ho sempre avuto la percezione di essere un suo collaboratore stretto, anche se non so dire perché; forse lui mi trattava cosí per vicinanza e generositá umana e intellettuale, perché poi insieme non abbiamo fatto molto.
Mi ha sempre sostenuto e incoraggiato in tutte le iniziative per la promozione della geriatria ″sommersa″ anche quelle che ad altri sembravano un po´ folli; come non sentirmi amico riconoscente, ora che mi tocca trasformare tanti fatti, tante idee, tante discussioni in ricordi?
C´é una specie di pudore che impedisce di dire tutto il valore degli incontri con uomo come lui, come il Prof. Antonini.
In nessun momento, mai, neppure quando pareva che dicesse delle assurditá, c´é stato un solo discorso banale, un solo incontro non significativo non fosse altro perché ti metteva di fronte ad un pensiero divergente, al fatto che era possibile (anche se non necessariamente giusto) assumere un altro punto di vista. Nulla per lui ed accanto a lui era insignificante, ed in mezzo a questa ricchezza per un momento recuperavi la gerontologia come una vera avventura, che valeva la pena di vivere. L´ultimo incontro a casa sua in estate e poi ci siamo sentiti, come sempre per S. Francesco; voleva a tutti i costi incoraggiarmi e darmi conferme, anche se gli scappó detto che capiva il valore della vecchiaia, ma che la decrepitezza, era un´altra cosa e lui tale, decrepito, stava sentendosi. Non se ne lamentava: lo constatava, forse anche con un certo stupore, come se la vecchiaia, quella vera, in fondo lo sorprendesse, lui, che aveva passato tutto la vita a studiarla. Per noi, per me non é diverso, la sua vita ci e mi sorprende; la sua morte mi ha sorpreso, confesso, impreparato, come ancora a metá di una storia.
Antonio Guaita

1961: quarto anno di Medicina. In pochi andavamo a sentire il giovane Professore. Stupiva: perché contrariamente allo schema comune, ci portava casi in cui l´autopsia dimostrava che aveva sbagliato la diagnosi clinica. Seduti nei primi banchi, avemmo la prima lezione di gerontologia: ″l´invecchiamento della popolazione é cominciato con l´invenzione della bicicletta, che ha permesso di andare a cercar moglie nei paesi vicini, rimescolando il patrimonio genetico...″ Non era un dato scientifico, ma ci aveva fatto capire, capire che ″il grande vecchio é come l´ultimo dei bicchieri di un prezioso servizio della nonna andato in frantumi, del quale uno solo sopravvive e diviene oggetto di antiquariato″. Cosí, senza retorica, ci ha insegnato il valore della vecchiaia, nella battaglia fra geni e ambiente. Decidemmo in due di andare a trovarlo per frequentare e parlare di tesi. Lo incontrammo nel sottosuolo della Clinica Medica del Prof. Greppi, su uno scaleo: con spaghi colorati copriva i tubi che correvano lungo il soffitto di cantine appena sgombrate dai detriti del tempo, il Suo primo Istituto di Gerontologia.
La laurea, il suo invito a fare pochi giorni dopo un viaggio con lui in Inghilterra, per vedere la geriatria realizzata. Durante la visita a Oxford, alla Sua proposta di Gerontologia scientifica fatta di colesterolo, infiammazione ed aterosclerosi, il Dott. Cosin aveva risposto: ″l´utopia del Continente. Ma mentre aspettate di scoprire la cura, cosa fate per quelli che la trombosi l´hanno giá avuta?″; capí subito e mi chiese di occuparmi di riabilitazione. Finito il servizio militare Lo rincontrai nel suo studio al piano terreno, in un Istituto che ormai era raddoppiato, con nuovi assistenti e nuovi strumenti. Mi spedí in Inghilterra, dicendomi: ″Io sono professore di Geriatria, ma non la so fare e non te la posso insegnare″. Il suo Istituto e la Sua notorietá crescevano, ma era sempre Lui, con le Sue intuizioni e la Sua onestá intellettuale, cui era impossibile trovare emozionalmente e razionalmente ragioni contrarie. Al mio ritorno nel 1968 l´Istituto di Gerontologia contava su circa 200 letti (113 dei Fraticini), la Geriatria era entrata a Firenze, nel Suo impegno per la libertá e per la crescita continua dell´uomo, contro ogni tentativo di strumentalizzazione e gestione della vecchiaia.
Da qui in tanti potranno raccontare le tappe, dalla Scuola di Specializzazione, alla Scuola per Terapisti della Riabilitazione, all´Universitá dell´Etá libera, all´Unitá di Cure intensive, intermedie, riabilitative, alla prima ambulanza coronarica.
Quante cose, oggi patrimonio culturale comune, sono state intuite e rintracciabili nei suoi discorsi. Non amava scrivere, perché sapeva che la veritá é effimera, non esiste come valore assoluto ed occorre avvicinarsi a lei senza mai stancarsi di ricercarla. Mi restano cosí nella memoria le lunghe serate, le passeggiate fino a notte fonda, spesso in giro per l´Europa, in cui tutto veniva elaborato, costruito e rimesso in discussione (″quando credi che una cosa sia giusta, devi provare a pensare il contrario...″).
Era un vulcano di idee, chiedeva molto ma era felice per le poche cose che riuscivamo a realizzare. Era felice per la mia ultima fatica, di aver portato la riabilitazione in una RSA, dando un volto nuovo, ambito e di prestigio, ad una vecchia istituzione fiorentina quale Montedomini: vi vedeva il successo di un modello che cresceva e si affermava anche se trapiantato in un terreno difficile. Era un uomo orgoglioso. L´abbiamo visto piangere poche volte, chinare la testa solo per amore della famiglia, mai per sé stesso, per le tante aggressioni subite. Come tutte le persone di valore, sapeva dare guida e conoscenza ma anche tanto affetto.
I suoi allievi li ha amati tutti, uno per uno, anche quando la vita portava inevitabilmente ad allungare le distanze; non ha mai rifiutato nessuno, sempre aspettando, come un padre affettuoso attende il riavvicinamento del figliol prodigo, ognuno di noi.
E fino all´ultimo giorno, in tanti abbiamo salito la Sua collina, per avere conforto e illuminazione.
Alberto Baroni

Fra le numerose qualitá di Francesco Antonini, che la lunga convivenza mi ha permesso di rilevare, mi ha particolarmente colpito la sua innata capacitá di individuare la scelta giusta e di sicuro successo in svariati campi. A tal proposito voglio ricordare un episodio che avvenne nel lontano 1962. Mi trovavo nel dipartimento di biochimica dell´universitá di Oxford come borsista del CNR e con piacevolissima sorpresa Antonini, di ritorno da San Francisco, dove aveva partecipato al congresso internazionale di Gerontologia, venne a trovarmi. Dopo un caloroso abbraccio mi chiese se era possibile parlare con addetti ai lavori perché aveva delle novitá portate dagli Stati Uniti. Nacque un interessante discussione e spiegó a tutti noi le prospettive dell´applicazione della cromatografia su strato sottile, di recente scoperta da Stahl, nella separazione degli steroidi. Tali prospettive furono ampiamente realizzate in futuro dimostrando la felicitá del suo intuito in un campo non di sua stretta competenza pofessionale. Tale sua capacitá ha avuto ampie conferme nella sua attivitá professionale: l´unitá coronarica geriatrica (quando in tutto il mondo era inibito l´ingresso in UTIC agli ultrasessantenni), l´anziano come malato acuto che necessita di interventi immediati se si vuole evitare il cronicismo, il recupero delle capacitá residue e la minore importanza della guarigione. Questi, ed altri concetti, sono il fondamento dell´originalitá e del successo della geriatria di Antonini. Sinceramente, mi auguro che i suoi validi allievi continuino sulla falsariga del loro Maestro. A me non rimane che il ricordo di un amico e di un Maestro con qualitá veramente uniche.
Antonino D´Alessandro

Ho incontrato il Professor Francesco Antonini nel 1985, in una fase della sua vita in cui, dopo aver gettato le basi culturali della geriatria italiana, e dopo avere creato a Firenze due ospedali geriatrici assolutamente all´avanguardia, sia da un punto di vista tecnologico che assistenziale, era meno interessato alle realizzazioni pratiche, e si era dedicato alla ricerca del significato profondo, esistenziale, della vecchiaia e dei fenomeni che l´accompagnano. Questa ricerca non era in contrapposizione con i suoi interessi precedenti, ma ne rappresentava piuttosto un completamento; era un tentativo di allargare i propri orizzonti verso un mondo che non comprendesse soltanto le malattie, ma anche l´intera esperienza dell´uomo che invecchia e che si trova a dover cambiare radicalmente i propri comportamenti e le proprie abitudini.
Chi ha assistito, come me, agli ultimi anni del suo insegnamento, si é trovato ad ascoltare un medico che, col tempo, tendeva sempre piú ad affrontare la dimensione filosofica ed artistica della vita. Ci sono medici che passano alla storia per la scoperta di una nuova patologia o di un particolare trattamento terapeutico, altri che vengono ricordati per l´introduzione di una speciale metodologia diagnostica o di ricerca. Per me il Professor Antonini é stato soprattutto una persona che ha cercato di attribuire un valore alla vecchiaia, senza negare le perdite e le limitazioni presenti in questa fase della vita, ma intravedendo anche le opportunitá e le nuove scoperte che si possono fare fino al momento della morte.
Questa ricerca di valore e di significato non é fine a sé stessa, ma ha ricadute importantissime sia sulla vita degli anziani che sull´assistenza geriatrica. Se infatti ancora oggi la geriatria stenta ad imporsi come disciplina essenziale nel panorama assistenziale italiano, ció é dovuto al fatto che la vecchiaia e gli anziani vengono visti essenzialmente come un peso per la collettivitá, su cui non é giustificato investire risorse per assicurare un´assistenza specialistica adeguata. Dimostrare che si puó invecchiare in modo creativo, come la vita di tanti artisti ci insegna, significa invece negare l´ineluttabilitá della regola secondo cui il trascorrere degli anni comporta sempre una perdita di interessi e competenze. La ricerca di modelli di ″successful aging″ come i centenari e gli artisti, é stata per Antonini il completamento di un percorso iniziato molti anni prima con la scoperta di un modello assistenziale che garantiva agli anziani sia prestazioni intensive, garantendo in tempo reale tutti gli interventi necessari a ripristinare l´omeostasi, che riabilitative, favorendo cosí il recupero delle abilitá funzionali necessarie per mantenere l´autosufficienza. Se era possibile vivere a lungo e in modo creativo, allora solo questa era per Antonini una vecchiaia ″normale″, mentre tutti gli altri tipi di invecchiamento rappresentavano semplicemente un´alterazione patologica di questa lunga e produttiva fase della vita. Lo studio degli individui che erano riusciti a convivere in modo ottimale con l´avanzare degli anni poteva allora fornire a tutti gli altri indicazioni utili ad evitare l´invecchiamento patologico o quantomeno ad evitarne le conseguenze peggiori.
Anche se in molti casi la vecchiaia puó sembrare una sconfitta dell´individuo, Antonini parlava di ″vecchiaia come vittoria″, sottindendendo con questo termine la capacitá di certi anziani di superare tutte le traversie della vita, giungendo ad un´etá avanzata in buone condizioni psicofisiche e con una capacitá inalterata di mantenere interessi, competenze e attivitá. Una visione utopica? Forse, ma non per questo priva di fondamento e impraticabile. Per raggiungere questo obiettivo, Antonini sosteneva la necessitá di un´educazione all´invecchiamento, o ″geragogia″, affinché questa fase dell´esistenza non venisse rimossa, ma preparata con cura sia con una dieta che con un attivitá motoria adeguata, ma soprattutto con una continua ricerca di stimoli intellettuali, artistici e spirituali, in modo tale da considerare gli ultimi anni un prolungamento di questa ricerca, e non una sterile attesa della morte.
Anche nei confronti delle malattie, l´atteggiamento di Antonini era profondamente innovativo e diverso da quello di tutti i medici che avevo conosciuto fino ad allora. Anzitutto, per lui non esistevano malattie incurabili: la mancanza di una terapia specifica (la ″cura″) non doveva costituire un alibi per non dedicare al malato tutte quelle attenzioni (le ″cure″) che potevano in qualche modo contribuire a mitigare i sintomi ed a migliorare la qualitá della vita. Ad esempio, nella malattia di Alzheimer attribuiva un´importanza fondamentale alle tecniche di comunicazione, sia verbale che non verbale, in grado di ridurre i disturbi del comportamento e il disagio esistenziale di pazienti che non riescono piú a trovare alcun punto di riferimento nell´ambiente che li circonda. Oggi, questo tipo di intervento é ormai entrato a far parte della pratica quotidiana di tutti gli operatori che si occupano della malattia, ma piú di 20 anni fa rappresentava soltanto un´intuizione pioneristica di Antonini e di pochi altri. Un altro suo approccio innovativo nei confronti delle malattie invalidanti consisteva nel dedicare attenzione non soltanto alle limitazioni che queste avevano determinato nella vita dei pazienti, ma anche ai compensi che essi avevano adottato, e alle possibili conseguenze positive sulla loro attivitá. Ad esempio, mi riveló che pittori importanti come Monet, Renoir e Matisse erano riusciti a rinnovare radicalmente il proprio linguaggio espressivo proprio in seguito alle gravi malattie che li avevano colpiti nella vecchiaia.
Inoltre, Antonini attribuiva un´importanza fondamentale a chi si prende cura di un anziano malato, sia che si tratti di un familiare che di un operatore addetto all´assistenza. Anche in quest´aspetto puó essere ritenuto un precursore di uno stile assistenziale che si sarebbe affermato su vasta scala soltanto a distanza di qualche decennio dalle sue intuizioni: oggi tutti hanno raggiunto una piena consapevolezza del ruolo essenziale di chi assiste l´anziano (il cosiddetto caregiver), e numerose ricerche vengono condotte per monitorizzare proprio lo stress assistenziale del caregiver. Antonini parlava in modo piú poetico di ″angelo custode″, e gli attribuiva una vera e propria funzione salvifica, quasi taumaturgica. Non a caso, in un´epoca in cui la presenza dei familiari nelle corsie ospedaliere era poco tollerata e rigidamente regolata, teneva sempre aperti i reparti dei suoi ospedali alle visite dei parenti, considerando la loro presenza una componente essenziale delle cure, fondamentale ai fini della guarigione e del ritorno a domicilio.
Nei confronti dell´istituzionalizzazione, era molto critico e diffidente: ha sempre considerato per un anziano l´ingresso in una RSA una vera e propria deportazione, e ha sempre sostenuto l´importanza delle cure a domicilio. Anche se molti geriatri hanno considerato un errore il suo rifiuto di occuparsi della gestione degli anziani nelle RSA, tuttavia il suo monito nei confronti dei danni prodotti dall´istituzionalizzazione resta sempre valido. In realtá, la battaglia di Antonini contro le strutture di lungodegenza puó essere meglio compresa se la collochiamo in un´epoca (gli anni 60 e 70) in cui la medicina e la societá si trovavano a fare i conti con le ″istituzioni totali″ da chiudere e abolire (basti pensare alla lotta sostenuta in quegli anni da Franco Basaglia contro i manicomi).
Purtroppo, molte delle sue intuizioni sono rimaste a livello teorico e non hanno trovato uno sviluppo adeguato nella pratica quotidiana. Soprattutto nell´ultima fase del suo insegnamento, preferiva mostrare agli altri la strada da percorrere piuttosto che impegnarsi concretamente nella realizzazione delle sue idee. Il lavoro lento e sistematico di verifica delle ipotesi gli era meno congeniale della intuizione subitanea, istintiva, frutto di una eccezionale capacitá associativa e di una sensibilitá profonda. In un´epoca caratterizzata dalla ″medicina fondata sulle prove″, la sua ereditá culturale, espressione di una ″medicina fondata sull´intuito″, rischia di essere dispersa. Non gli interessava tanto l´indagine statistica sui grandi numeri quanto lo studio di singoli casi, in ognuno dei quali trovava una tale varietá di manifestazioni da offrirgli un´infinitá di spunti di riflessione. Quando un paziente veniva a trovarlo a casa, non si limitava a visitarlo, ma trascorreva anche un intero pomeriggio a parlare con lui, dal momento che non era interessato soltanto alle sue malattie, ma anche a tutta la storia della sua vita e al modo in cui affrontava la vecchiaia.
Un aspetto che colpiva chiunque avesse la fortuna di conoscerlo in modo non superficiale era la frequente oscillazione del suo umore da fasi di espansivitá, caratterizzate da un´incessante produzione di idee e di associazioni verbali, a fasi depressive, in cui preferiva isolarsi in silenzio a meditare. Ad un Antonini ″solare″ che riusciva ad incantare le aule e le platee con l´energia di un fiume in piena e con la novitá delle sue concezioni e delle sue metafore, si alternava un Antonini ″lunare″, che ricercava la solitudine, metteva in dubbio tutte le sue certezze, e preferiva la pace della sua casa all´esposizione mediatica. Sia nella fase espansiva che in quella depressiva, riusciva peró a cogliere sempre una veritá profonda e a vedere la realtá sotto un´angolazione inconsueta, e non si limitava mai ad un´analisi superficiale delle cose. La convivenza di questi due aspetti contraddittori della sua personalitá aumentava la sua capacitá di entrare in sintonia con il mondo e conferiva fascino e originalitá alle sue idee.
Questo carattere oscillante, ciclotimico, si rifletteva nel suo pensiero, che aveva una tale ricchezza di sfumature da sfuggire a qualsiasi tipo di rigida classificazione: se un giorno rivendicava il diritto dell´anziano ad una sessualitá libera e gioiosa, svincolata da rigidi obblighi morali, un altro riusciva a cogliere il lato ascetico e spirituale della vecchiaia, e un non credente come lui suscitava l´interesse e l´ammirazione del mondo cattolico; politicamente si sentiva un liberalconservatore, ma riusciva ad affascinare i giovani medici di sinistra, che vedevano in lui l´interprete piú genuino dell´ideologia libertaria del 68 applicata agli anziani. In realtá, rimaneva sempre coerente con sé stesso, e con queste idee in apparente contraddizione riusciva a cogliere tutta la complessitá di un fenomeno come l´invecchiamento, in cui convivono nello stesso tempo piú anime e diverse esigenze vitali, rivolgendo un messaggio ″ecumenico″ che colpiva ogni tipo di coscienza, sia laica che credente. Apparentemente, poteva sembrare una persona molto concentrata su sé stessa, intenta ad analizzare i propri pensieri e le proprie sensazioni, in un egocentrismo che concedeva agli altri pochi spazi per comunicare con lui. In realtá, alternava queste fasi a momenti di grande apertura e curiositá verso il mondo esterno, in cui riusciva a comprendere a fondo le ragioni e i sentimenti degli altri. Pochi giorni prima di morire, mi ha chiamato per salutarmi e per manifestarmi per l´ultima volta la sua amicizia e il suo affetto. Consapevole del fatto di essere in una fase estrema della vita, ha preferito rimanere in casa tra le persone e gli oggetti piú cari piuttosto che affrontare un´ospedalizzazione che poteva soltanto rimandare per un breve periodo il suo appuntamento con la morte. Nella vita ha sempre privilegiato la libertá di pensiero e di azione, e non ha mai avuto paura di dire ció che pensava, anche se la sua veritá poteva risultare scomoda o inopportuna. É morto liberamente, cosí come aveva vissuto. Ma il suo insegnamento continua a vivere dentro di noi.
Stefano Magnolfi

E´ stato l´unica persona che ho chiamato capo nella mia vita.
Era un medico umanista, laico e liberale, un non frequente esempio di quella cultura borghese europea di cui questo paese, per molti motivi, non dispone a sufficienza.
Un pioniere, visionario e profetico: indicava strade, raramente sbagliandole; talvolta le apriva, sempre lasciava a chi aveva intorno il compito di consolidarle e renderle percorribili.
Non concepiva gli stereotipi, insegnava a diffidarne perché allontanavano dalla comprensione delle cose.
Grande affabulatore, poteva non sembrarlo, ma era rigoroso ed insegnava ad esserlo: osservazione, metodo sperimentale, sistematicitá.
Era molto piacevole ascoltarlo. Non scriveva bene, non gli piaceva, ma era un parlatore eccellente. Sensibilissimo verso l´interlocutore, era capace di comunicare con le persone nelle situazioni piú disparate. Si raccontava di quando parló, fu ascoltato ed applaudito, sbagliando sede, in un convegno diverso da quello dove era stato invitato.
Vedeva la vecchiaia come l´etá del ″tempo liberato″ da dedicare alla ricerca dell´essenziale, citava come riferimenti le ultime ninfee dipinte da Monet oppure l´epilogo della Tempesta quando Prospero, in procinto di lasciar l´isola, parla al pubblico.
Lo conobbi nel 1973, avevo ventuno anni, lui ne aveva meno di me adesso. Era dicembre ed insieme a Niccoló Marchionni, con cui condividevo studio e svaghi, ci tenne tre ore ad ascoltarlo. Fu da quel giorno che cominciai ad abituarmi a non avere piú orari rigidi.
Ci disse che le vacanze di Natale, ormai prossime, sarebbero state un´ottima occasione per due giovani studenti per vedere dove l´esperienza di medici deve iniziare: la terapia intensiva.
Aveva aperto pochi anni prima, di ritorno da un viaggio in Inghilterra, un´unitá intensiva coronarica, la seconda in Italia dopo l´ospedale di Niguarda a Milano. Nell´atrio di ingresso c´era un manifesto con un vecchio su una sedia a rotelle, una giovane infermiera ed una cicogna che stava arrivando con neonato attaccato al suo becco. ″Expect the unexpectable″ era intitolato in alto. Era la sintesi della sua sfida.
Lá dentro incontrammo Riccardo Pini, un coetaneo che viveva lí ormai da tre anni in simbiosi con un computer di sei metri per due (potenza credo ormai superata dal portatile che sto usando in questo momento), ma qualcosa di unico, innovativo ed eccitante nel panorama di allora. Giovanni Bertini, un entusiasta sornione che ci stupiva con rianimazioni che avevano successo e pacing cardiaci di emergenza al letto dei pazienti.
Carlo Fumagalli, amatissimo, rigoroso maestro di medicina, letture, teatro, arte, ragionamenti, vita insomma.
Avere incontrato Antonini fu determinante, per me ed i miei compagni inseparabili di quel tempo, sul modo con cui diventammo adulti.
Ci fu insegnata la medicina, quella vera come diceva lui, con l´uomo al centro, la geriatria: pragmatica, attenta alla valorizzazione delle performance residue, umile, ma anche tecnologica ed innovativa. Perché i vecchi, diceva, quando si ammalano vanno monitorati cosí come alla NASA si controllano i viaggi spaziali.
Da molti anni non curo piú le persone, ma mi prendo cura delle organizzazioni che devono farlo. Pochi mesi fa, pubblicando un lavoro di valutazione organizzativa strategica di una RSA e di riprogettazione di un Centro Alzheimer, ci scrissi ″Dedicato a Francesco Maria Antonini, per tutte le cose che ci ha insegnato e per quando mi rimproverava perché non mi occupavo della geriatria″. Quando ci sentimmo, avevamo come consuetudine da molti anni una telefonata la mattina di Natale, ne ridemmo insieme. Poi parlammo a lungo, come sempre capitava con lui. Non sapevo che sarebbe stata l´ultima volta, ma, d´altronde, quando mai lo sappiamo?
Andrea Vannucci

Nel ricordare la figura del Professor Antonini viene subito alla mente il contributo che egli ha dato alla nostra disciplina, alla nostra personalitá, alle nostre certezze. Molto di quello in cui crediamo lo ha costruito lui, con le sue intuizioni, con la sua immaginazione, con la forza del suo pensiero. Ha introdotto il concetto di spostamento dinamico dell´inizio della vecchiaia, anticipando le modificazioni demografiche di almeno due decenni e ne ha indicato le convincenti motivazioni. Ci ha insegnato a curare l´anziano senza discriminarlo, dedicando alla sua sofferenza la stessa attenzione, dignitá e rispetto con le quali curiamo i piú giovani. Ci ha convinto a trattare la disabilitá con speranza.
Credo, peró, che per ricordarlo appropriatamente, sarebbe necessario anche capire se, nell´ultima parte della sua vita, ha voluto trasmetterci un altro messaggio. Con un linguaggio diverso, piú sommesso rispetto a quando ci affascinava con la sua comunicativa scoppiettante e profonda. Dobbiamo cercare di capire, credo, le ragioni del suo recente estraniarsi dalla nostra disciplina, dalla geriatria operativa. Forse ci ha voluto comunicare che per essere un buon medico degli anziani, talora, non basta quanto giá facciamo. Non basta il prendersi cura, mediante il corretto approccio multidisciplinare, delle patologie in atto e dei fattori sociali. Non basta raccomandare l´attivitá fisica o la socializzazione. Nella vecchiaia avanzata spesso l´anziano non vuole questo, o non vuole solo questo. E non lo fa per sfiducia nelle capacitá della geriatria, ma perché il solo approccio geriatrico non é piú sufficiente. Ha bisogno anche di un altro linguaggio, che si rivolga piú al suo animo che alle sue sofferenze somatiche. Questo probabilmente non fa parte della Geriatria ma, piú propriamente, della Gerontologia. E infatti, da tempo, il Professor Antonini lamentava la dolorosa mutilazione proprio della denominazione ″Gerontologia″ nell´indicare la nostra disciplina universitaria, nel titolo della scuola di specializzazione, nel nostro appellativo professionale. Forse anche nel nostro agire quotidiano.
Il suo ultimo messaggio potrebbe essere proprio quello che nel processo di cure alla vecchiaia piú avanzata, oltre ad avvalerci delle capacitá tecnico cliniche proprie della geriatria, dobbiamo sviluppare la nostra disponibilitá a guardare piú profondamente nell´animo dell´anziano. Dobbiamo cercare di capire perché, talora, il grande anziano ha bisogno del silenzio e guarda anche ad orizzonti piú ampi del suo mero benessere fisico. Se non é piú possibile dare nuovamente alla nostra disciplina la denominazione classica e piú appropriata di Gerontologia e Geriatria, dobbiamo peró, con coerenza, far aderire la nostra attivitá a questo modello ideale. Questo potrebbe essere un modo adeguato per rendere un duraturo omaggio al Professore Antonini.
Giulio Masotti

Il mio primo incontro con il Prof. Antonini fu piú di trenta anni fa. Mi fece subito una grande impressione per la sua intelligenza, vivacitá e capacitá di comunicare. Ma non mi trovai d´accordo con lui sul modo di intendere la medicina che avevo, allora, assai diverso dal suo. Era il periodo in cui cominciavo ad affacciarmi alla Geriatria e non avevo ben chiaro quanto questa disciplina avesse di specifico rispetto alle altre specialitá mediche. Il Prof. Antonini, invece, la Geriatria l´aveva creata in Italia con l´idea precisa di un tipo di medicina nuova, ben lontana da quella tradizionale che noi tutti avevamo, prima, imparato nelle aule dell´Universitá e, poi, stavamo praticando. La Geriatria di Antonini era quella vera, una Medicina, infatti, che aveva come obiettivo fondamentale non piú la guarigione di una singola malattia, ma la qualitá della vita per una persona, l´anziano fragile, con la sua comorbilitá e la sua non autosufficienza. Mi ci volle del tempo per capire la straordinaria differenza che c´era tra la Geriatria del Prof. Antonini e la Geriatria come la intendevano molti dei geriatri di allora e gli internisti.
Lentamente cominciai a capire ed anche ad entusiasmarmi di gran parte delle sue idee. Ricordo ancora la sua lettura ad un Congresso Nazionale della SIGG quando, nell´andare fuori ruolo, presentó la sua splendida opera ″L´etá dei capolavori″, che tanto mi é servita per spiegare agli studenti il proteiforme concetto di vecchiaia. Proprio questa mattina una terapista occupazionale mi ricordava una lezione imperniata su due delle ultime opere di Goya, ″Aun aprendo″ [ancora imparo] e ″La lattaia di Bordeaux″, che avevo preso, appunto, da ″L´etá dei capolavori″. Meglio di qualsiasi altra spiegazione sulla vecchiaia, mi diceva questa studentessa, era stato l´esempio fatto nell´accostare ″Aun aprendo″ - l´autoritratto dominato dall´immagine della fragilitá senile e, in contrapposizione, dallo sguardo di un´intelligenza ancora straordinariamente viva - alla ″Lattaia di Bordeaux″, quadro di eccezionale bellezza dipinto da Goya a 83 anni, opera impressionista che anticipó di cento anni la reale nascita dell´impressionismo. La mia studentessa aveva imparato da me quello che io avevo imparato da Antonini.
Ci fu, peró, un´idea di Antonini, di cui riuscii a convincermi solo molto piú tardi: che, cioé, per l´anziano dovesse essere necessaria una strategia assistenziale specifica anche per patologie che sono sempre state caratterizzate da una gestione prettamente specialistica. Da ″antico″ cardiologo quale ero, mi riusciva difficile capire l´utilitá di un´unitá di cura intensiva coronarica nell´ambito di un dipartimento di Geriatria, come era riuscito a fare Antonini a Firenze fin dagli anni 70. Ora, i risultati ottenuti dai suoi Allievi hanno dimostrato che l´approccio geriatrico migliora nettamente non solo la qualitá della vita ma anche la sopravvivenza degli anziani ricoverati in reparti di cura intensiva. Questi risultati provano la straordinaria lungimiranza che ebbe allora il Prof. Antonini e la distanza intellettuale tra Lui e noi; distanza che solo ora lentamente si sta riducendo. Credo non possa esservi testimonianza migliore di questa per ricordarlo come Lui avrebbe voluto.
Pier Ugo Carbonin

Conobbi il Prof. Antonini a metá degli anni ´70 in occasione di alcune riunioni scientifiche cardiologiche, quando per me ancora non si proponeva alcuna prospettiva accademica in campo gerontologico-geriatrico. Ero allora giovane professore stabilizzato di patologia medica e fui staordinariamente sorpreso dalla ecletticitá di un personaggio, da me conosciuto come la massima Autoritá della geriatria italiana, che riusciva ad inserirsi puntualmente nella discussione di temi anche altamente specialistici e di settore ed a sollevare problematiche di elevato interesse scientifico con quei tratti di grande originalitá che lo hanno sempre caratterizzato.
Mi convinsi allora che Francesco Maria Antonini, in qualsiasi campo della Medicina si fosse dedicato, non avrebbe potuto recitare se non la parte del protagonista innovatore. Questa convinzione si radicó ulteriormente in me in occasione dei successivi incontri, che divennero sempre piú frequenti quando, alla fine degli anni ´70, il mio percorso accademico si caratterizzó in campo geriatrico.
Anche in queste occasioni il Prof. Antonini non smise di meravigliarmi. Come quando fui da Lui invitato a tenere una lezione nella Sua Scuola di Specializzazione. Arrivai a Firenze in anticipo ed ebbi l´opportunitá di seguire la fine della Sua lezione sulla ″creativitá dell´anziano″, nella quale, facendo ascoltare brani di musica classica di grandi autori, commentava, con la perizia del musicologo e con intriganti risvolti di natura psicologica, il raggiungimento di gradi sempre piú elevati di maturitá dell´artista con l´avanzare dell´etá, tema successivamente approfondito nella Sua monografia ″L´etá dei capolavori. Creativitá e vecchiaia nelle arti figurative″.
Non nascondo, dopo averlo ascoltato, il mio disagio ad iniziare l´argomento prescelto, che mi apparí cosí limitato e tecnicistico, di fronte alla profonditá ed al grande respiro della Sua lezione magistrale.
Allora compresi che Francesco Maria Antonini non era soltanto un clinico con salde basi biologiche ma che enorme era il patrimonio culturale storico-umanistico della Sua personalitá. In Lui convivevano armoniosamente il biologo, il clinico e l´umanista.
L´originalitá delle Sue intuizioni e l´innovazione delle Sue numerose ed eclettiche realizzazioni hanno caratterizzato la vita del Prof. Antonini, conferendoGli a pieno diritto il riconoscimento nel nostro paese di fondatore della moderna geriatria, di Maestro per intere generazioni di geriatri e di Uomo libero nell´Universitá e nella Societá.
In questo modo l´ho conosciuto e cosí sempre lo ricorderó.
Franco Rengo

Ci conoscevamo giá, ma la vera amicizia inizió nell´ormai lontano 1963.
Fu allora che la Facoltá di Medicina e Chirurgia di Parma istituí la Scuola di Specializzazione in Gerontologia e Geriatria e ne affidó la direzione al mio Maestro Ugo Butturini. A me giovane Aiuto di Semeiotica Medica, senza alcuna esperienza geriatrica, venne affidato l´Incarico di insegnamento di ″Medicina Geriatrica″. Alla mia obiezione di non sapere nulla di Geriatria fu risposto che la cosa non aveva importanza: bastava insegnare ″qualcosa di Medicina Interna″. Ricordo che appena arrivato nel mio studio telefonai ad Antonini e gli chiesi di accogliermi come allievo nella sua Scuola di Specializzazione a Firenze. Francesco si meraviglió, ma aderí con vero piacere alla mia richiesta e anzi apprezzó moltissimo la mia volontá di prepararmi adeguatamente e seriamente ad un compito tanto importante. Cominció cosí la mia duplice attivitá di discente a Firenze e di docente a Parma, ed al tempo stesso ebbe inizio la mia amicizia con Antonini.
Frequentai con assiduitá le lezioni sue e dei suoi validissimi collaboratori, che erano allora impartite in locali di fortuna, dato che non c´era ancora un Istituto, ed ebbi modo di intraprendere la mia formazione geriatrica, che risentí fino dall´inizio proprio della competenza e dell´entusiasmo di Antonini. Da allora ho sempre guardato a lui come una guida e ho tenuto in considerazione le sue direttive ed i suoi principi, sia pur, a volte, con qualche divergenza.
Quando poi nel 1968 mi fu affidato l´incarico ufficiale di insegnamento di Gerontologia e Geriatria nella Facoltá di Parma e fu aperto in cittá un nuovo Ospedale Specializzato Geriatrico, del quale fui nominato primario, mi rivolsi di nuovo ad Antonini per avere consigli ed indirizzi. Ritenni anzi opportuno, o meglio, necessario accompagnare a Firenze i dirigenti del nuovo ospedale perché sentissero direttamente da lui quali dovevano essere le giuste caratteristiche strutturali e di gestione di una struttura del genere.
L´incontro, cordialissimo, con Antonini e la visita all´Istituto ed al reparto (che allora erano giá in funzione) fu estremamente utile per l´Ospedale Stuard e dette forza alle idee ed ai principi che io propugnavo, idee e principi di gestione del tutto nuovi a Parma. Fu una vera dimostrazione di quanto si poteva fare e di come si doveva fare. Ricordo ad esempio la discussione che avvenne tra il Direttore Amministrativo e Antonini circa l´opportunitá di creare un mini-reparto di terapia intensiva, ritenuto dagli amministratori piuttosto costoso, eccessivo e non facile da gestire. Antonini non solo appoggió la mia richiesta di istituire tale struttura, ma dichiaró senza mezzi termini l´assoluta necessitá che un ospedale geriatrico ne disponesse e ci portó a vedere come era stato organizzato quello del suo Istituto. In definitiva fu per me veramente un grande appoggio per iniziare in modo corretto l´attivitá di quell´Ospedale, che poi negli anni ha avuto un grande successo, si é dimostrato importante e utile ed é stato molto apprezzato in cittá.
Non solo Parma, ma anche Reggio Emilia si avvalse in quegli anni dei consigli di Antonini per la creazione dell´Ospedale Geriatrico Giovanni XXIII di Albinea. Fui io, interpellato come docente di Geriatria a Parma, che consigliai gli amministratori di rivolgersi alla competenza di quello che era il piú accreditato Maestro nella materia. Francesco prese a cuore il compito e dette una serie di consigli preziosi per quell´Ospedale.
I nostri rapporti sono stati sempre cordiali e caratterizzati da amicizia, affetto e stima reciproca, anche quando (per ragioni di scuola) ho dovuto passare dalla Gerontologia alla Medicina Interna; io l´ho considerato un punto di riferimento, lui ha sempre mostrato di apprezzare la mia attivitá, in particolare quando divenni Presidente della Regione Europea della ″International Society of Gerontology″.
Tante volte sono stato invitato da Antonini a tenere lezioni alla Scuola di Specializzazione di Firenze, tante volte l´ho invitato a Parma quando dirigevo la nostra Scuola di Specializzazione; ha accettato anche di tenere conferenze all´″Universitá degli Anziani″, che dirigo da venti anni. La sua prorompente personalitá, il suo entusiasmo, le sue idee originali ed all´avanguarda, hanno sempre profondamente impressionato e convinto chi lo ha ascoltato e sono state un sostegno ed un fondamento per lo sviluppo della Geriatria e per farne apprezzare l´importanza e l´attualitá.
Egli é stato non solo il primo, ma il piú originale, moderno, intelligente, appassionato Maestro di Gerontologia e Geriatria in Italia. Non solo io, ma tutti i Geriatri italiani debbono molto a Francesco M. Antonini.
Mario Passeri

Messaggi inviati dai Soci per il Professor Antonini

Al Presidente SIGG
avendo appreso della morte del Prof. Francesco M. Antonini, voglia ricevere e farsi latore presso la Famiglia del sentimento profondo che il Direttore ed i Dirigenti Medici del Coordinamento Attivitá Geriatriche della AUSL n. 5 di Messina e della UOC di Geriatria e Lungodegenza del PO di Patti esprimono per la morte dell´Illustre Maestro della Geriatria Italiana.
Con stima
Ferdinando D´Amico

Chi ha avuto l´Onore di conoscerLo, Lo rimpiangerá sempre.
Francesco Corica

Profondamente addolorato, Vi prego di estendere alla famiglia le mie piú sincere condoglianze.
Giovanni Cristianini, Gorizia

Mi associo, insieme ai colleghi di Trieste, al cordoglio di tutti i Geriatri del mondo per la perdita di questo nostro Campione. Lo ricorderó sempre con amore, con rispetto, con ammirazione, con affetto.
Gabriele Toigo

Ricevuto messaggio, esprimo cordoglio per la scomparsa del nostro Maestro anche a nome dei colleghi del reparto di Geriatria di Schio.
Enzo Di Renzo

E´ morto il nostro Maestro a noi onorarlo coi fatti sperando di rivederlo un giorno (piú lontano possibile). Un caro saluto agli attuali Maestri, rimango in stand-by per il funerale. Grazie della mail.
Raffaele Carrega Bertolini

Oggi cari amici ed amiche credo che sia un giorno triste per noi tutti anche se qui splende il sole ... un sole terso, quasi primaverile ...sembra essere una sorta di omaggio al nostro "GRANDE" amico e per molti di noi Maestro irripetibile ...Maestro: termine abusato, talora utilizzato con la compiacenza che si deve ai momenti di lutto, per persone spesso mediocri ... non é cosí per Francesco M. Antonini un uomo vero, grande Maestro, incommensurabile attore della nostra scienza come pochi sono stati, archetipo dell´entusiasmo di essere Geriatri.
Se ne é andato un uomo speciale e la vita continua, ma sará tutto diverso ed un po´ piú triste senza di lui!
Alberto Cester

Carissimo Niccoló,
grazie di cuore per l´informazione ed esprimo a te, come persona intimamente vicina al Maestro, il mio personale dolore assieme al dolore di tutti i miei collaboratori per la perdita del piú grande Maestro Italiano di Vita e di Geriatria. Auspico che il suo ricordo ci accompagni nella Nostra attivitá di medici e che il suo "stile didattico" ci sia da esempio costante nella formazione del personale che incontriamo quotidianamente. Siamo vicini col cuore e con la mente,
Antonino Frustaglia e collaboratori

Grazie caro Niccoló. Mi accomuna a te una profonda tristezza.
Ettore Bergamini

Il mondo della geriatria ha perso il piú autorevole tra i suoi rappresentati Il ricordo della sua prorompente simpatia resterá vivo nella mia memoria ed in quella di tutti noi.
Associata sezione nursing, ASL 5 Montalbano Jonico Basilicata
Rosa Falcone

Partecipo al dolore della SIGG e di coloro che lo conoscevano alla scomparsa del nostro grande Maestro Prof. Francesco M. Antonini.
Luciano Fiaschi, Geriatra - Volterra

Provo un grande dolore in questo momento, grazie Niccoló.
Fabio Trecate

Caro Niccoló, cari presidenti, carissimi tutti,
apprendo la ferale notizia con commozione e profondo dispiacere. Ho molti ricordi del Professor Antonini. Il piú caro é legato ad una lezione che mi chiamó a fare a Firenze alla Scuola di Specializzazione quando ero assistente a Siena, incaricato della materia, sulle arteriopatie obliteranti dell´anziano. In discussione, dopo una amichevole schermaglia su senesi e fiorentini, mi disse che la lezione gli era tanto piaciuta che potevo considerarmi un suo allievo! La sua magistrale presenza mancherá a tutti noi.
Un abbraccio,
Sandro Forconi

Sentite condoglianze alla famiglia ed alla S.I.G.G.
Paolo Mombelloni

E´ per me un grande dolore sapere che il Prof. Antonini é morto perché per me é stato un grande professore e amico quando sono stata lá a fare la specializzazione in gerontologia e geriatria; desidero per il vostro mezzo dare un grande abbraccio alla signora Antonini perché é stata molto cara quando sono venuta in Italia a trovarli nel 99, mi dispiace molto, davvero...
María Sols, San Jose Costa Rica.

Ciao mio Professore, ciao mio amico. Piango la tua scomparsa.
Ferruccio Puccinelli

Caro Niccoló,
é inutile dirti quanto mi rattrista il decesso del mio fraterno amico, oltre che Maestro, Francesco Maria Antonini. Non mi stupisce la modalitá da lui indicata per quanto riguarda il suo funerale. Ti prego di farmi sapere quando ci saranno manifestazioni particolari in suo onore, in quanto sento la necessitá di partecipare. Affettuosamente,
Tuo Luciano Motta

La SIGOs Regionale Piemonte e Valle d´Aosta partecipa commossa al dolore per la perdita dell´Insigne Maestro di Geriatria Prof. Francesco Maria Antonini
Il Presidente della sezione regionale Piemonte e Valle d´Aosta
Aldo Biolcati

Un pensiero affettuoso al tenace Pioniere, al grandissimo Maestro ed all´impareggiabile Anziano che il prof. Antonini ha saputo essere.
Candida Andreati

Associandomi al grave lutto che ha colpito la famiglia e la SIGG per la perdita del caro Prof. Antonini, porgo le mie piú sentite condoglianze.
Distinti saluti,
Giuseppe Orsitto

Desidero esprimere, anche a nome del Prof. Forconi giá Direttore della Scuola, i sentimenti di sincero cordoglio per la scomparsa del Prof. Francesco Antonini, illustre medico e scienziato, Maestro e fondatore della Geriatria Italiana. Sinceramente,
Ranuccio Nuti

Caro Niccoló,
Ti sarei grato se potessi far pervenire alla Famiglia del Prof. Antonini le piú sentite condoglianze per la perdita del grande Maestro da parte di Mario Molaschi e di tutta la Scuola Geriatrica Torinese. Grazie ancora,
Mario Molaschi

Ho saputo della scomparsa del prof. Antonini e desidero aggiungere anche il mio personale cordoglio alla famiglia e alla societá.
Il riconoscimento e il ringraziamento per il maestro di tutti.
Giancarlo Savorani

Caro Marchionni, Ti prego di trasmettere ai familiari del Professor Antonini e a tutti i colleghi di Firenze che hanno avuto la fortuna di essere stati suoi allievi la nostra commossa partecipazione al loro lutto per la perdita del Maestro.
Siamo disponibili a partecipare a qualsiasi iniziativa Tu o la Societá riteneste di promuovere per onorare come merita la sua memoria.
Un abbraccio,
Gianbattista Guerrini (con i colleghi Anna Maria Scotuzzi, Ferdinando Sozzi)

Il Prof. Antonini on-line
Ritengo utile segnalare che dalla pagina http://www.sigg.it/video_dettaglio.asp?id=42 o con un link diretto mms://81.208.13.24/gol/sigg50/Antonini.wmv é disponibile sul sito una lunga video intervista realizzata con il Prof. Antonini
Nicola Buonaiuto

Rassegna stampa per il Professor Antonini

 

















Contempo 2008

Il paziente geriatrico é caratterizzato dalla presenza di ″ fragilitá″ che trova il suo fondamento nella presenza di comorbiditá e polifarmacoterapia. Quest´ultime sono anche i principali fattori che si associano alla disabilitá. Affrontare e conoscere le cause della fragilitá permette di ridurre la disabilitá e pertanto di abbattere i costi che il SSN deve sopportare per la cura ed il follow-up del paziente fragile e disabile. Per gestire al meglio il paziente anziano fragile é perció opportuno che il paziente stesso sia sempre inquadrato con strumenti specifici della geriatria quale la Valutazione Multidimensionale ed il suo strumento applicativo piú moderno che é il VAOR che sono in grado di fornire una fotografia a 360 gradi di quelle che sono le problematiche e le necessitá del paziente anziano. Contempo 2008 promosso dalla SIGG ed organizzato il 14 e 15 Febbraio a Napoli da Accademia Nazionale di Medicina, rivolgendosi agli Specialisti ed agli Specializzandi di Geriatria, ha come scopo quello di fare un update, quanto piú preciso e puntuale possibile, delle principale patologie e dei relativi progressi terapeutici che hanno impatto sulla condizione di fragilitá del paziente anziano. Alla luce di queste premesse nel corso dell´edizione di Contempo 2008 saranno affrontate in modo attuale e moderno tematiche epidemiologiche (la prevenzione primaria del rischio cardiovascolare nell´anziano), problematiche fisiopatologiche e cliniche (broncopatia cronica ostruttiva, diabete mellito, insufficienza renale cronica, anemia, obesitá sarcopenica, sindrome metabolica, scompenso cardiaco congestizio) che sono alla base dello sviluppo delle piú comuni sindrome geriatriche nonché i nuovi modelli applicativi della Valutazione Multidimensionale. Allo stesso modo appare quanto mai opportuno affrontare e sviluppare tematiche di carattere terapeutico rivolte alla comprensione di come nuovi farmaci accettati dalla farmacopea ufficiale trovino indicazione nel paziente anziano (i nuovi farmaci incretino-simili ed incretino mimetici per la terapia del diabete mellito di tipo 2, la terapia sostitutiva androgenica). Contempo 2008 rappresenterá perció non solo una utile occasione per implementare le nostre conoscenze in campo geriatrico ma anche un ulteriore momento (dopo la Summer School e gli Incontri Angelini del 2007) di conoscenza e di approfondimento di cultura geriatria per in nostri specializzandi.
Giuseppe Paolisso

Corso sulla riabilitazione motoria nei pazienti affetti da decadimento cognitivo

In data 18 e 19 gennaio 2008, con il patrocinio della SIGG Lombardia, si é svolto presso la Casa di Cura ″Ancelle della Caritá″ di Cremona un corso dal titolo ″La riabilitazione motoria nella persona affetta da decadimento cognitivo″ rivolto a 50 medici specialisti geriatri, fisiatri, neurologi e psichiatri, provenienti da tutta Italia. Il corso é stato aperto la sera del 18 gennaio dal Prof. Trabucchi che ha tenuto una relazione dal titolo ″Il significato della riabilitazione nei pazienti affetti da decadimento cognitivo″. Nel corso del suo intervento il Prof. Trabucchi ha illustrato lo scenario attuale della riabilitazione motoria dei pazienti affetti da decadimento cognitivo e ne ha delineato le prospettive future. In particolare ha ripercorso gli sforzi che vengono compiuti a livello regionale e nazionale per trovare un punto di contatto tra i geriatri impegnati in ambito riabilitativo e della cronicitá ed i dirigenti della Societá Italiana di Medicina Fisica e Riabilitazione (SIMFER), sottolineando l´importanza di avviare una collaborazione transdisciplinare. Infine ha ricordato la necessitá di individuare misure di outcomes solide per orientare le scelte terapeutiche ed assistenziali ed avviare studi clinici in questo ambito. L´indomani mattina i lavori sono stati aperti dalla lettura magistrale del Dott. Guaita, intitolata ″La medicina delle persone fragili″. Guaita ha sottolineato la specificitá dell´approccio del geriatra nei confronti delle grandi sindromi (delirium, incontinenza, cadute, malnutrizione) ed ha ribadito l´importanza di addivenire alle decisioni terapeutiche attraverso modelli interpretativi che tengano in conto l´interazione tra piú fattori di rischio nella persona fragile. L´intervento di Guaita é stato molto apprezzato. Successivamente il Prof. Alessandro Padovani, neurologo titolare della cattedra di Neurologia all´Universitá degli studi di Brescia, ha relazionato sul rapporto tra attivitá fisica e decadimento cognitivo lieve, offrendo un´ampia panoramica degli studi in proposito e proponendo alcune soluzioni operative per differenziare l´intervento riabilitativo a seconda della gravitá del deterioramento cognitivo. Bellelli ha poi tenuto una relazione dal titolo ″Potenzialitá e limiti della riabilitazione motoria nella persona affetta da demenza″; nel corso della relazione si é evidenziato lo stretto rapporto tra le performances funzionali ed il decadimento cognitivo con alcuni accenni al delirium ed alla gestione pratica (da parte del fisioterapista) dei pazienti affetti da demenza severa. Il Prof. Giovanni Buccino, stretto collaboratore del Prof. Rizzolatti all´Universitá di Parma e noto per una serie di pubblicazioni scientifiche, ha delineato le potenzialitá in ambito riabilitativo che potrebbero derivare dalla stimolazione, durante le sessioni riabilitative, dei ″neuroni mirror″. Allo stato attuale -ha sostenuto Buccino- gli studi forniscono evidenze di efficacia per i pazienti colpiti da stroke (cronico), ma le potenzialitá derivanti dalla capacitá di coinvolgere il sistema neuroni mirror in ambito riabilitativo potrebbero essere molteplici. Nella seconda parte della mattinata e nella prima parte del pomeriggio si sono succeduti in tavola rotonda gli interventi di specialisti geriatri e fisiatri che operano a contatto con persone affette da decadimento cognitivo ed i colleghi Fabio Guerini, Salvatore Speciale e Renato Turco hanno presentato 3 casi clinici che hanno suscitato un vivace dibattito tra i colleghi partecipanti. Il corso é stato molto apprezzato ed é per tale motivo che gli organizzatori hanno previsto, nel prossimo futuro, nuove iniziative in tal senso. La riabilitazione motoria ha nel complesso diverse prospettive, ma quando é operata su persone anziane con gravi pluripatologie deve essere affidata prevalentemente al geriatra, perché l'unico in grado di cogliere il senso clinico del rapporto patologia disabilitá e capace di graduare gli interventi rispetto alle condizioni del singolo paziente.
Giuseppe Bellelli, Marco Trabucchi

Notizie dalla Segreteria SIGG

Nuovi importi delle quote sociali per il 2008:
Soci Ordinari 100.00
Giovani Soci 50,00
Soci Sez. Nursing 50,00
Enti Sostenitori 200,00

Il versamento potrá avvenire mediante:
- Bonifico Bancario intestato alla Soc. It. Gerontologia e Geriatria su Cassa di Risparmio di Firenze - Ag. 1- Viale Matteotti, 20/R - Firenze
c/c 000003600C00 - ABI 06160 - CAB 02801 - CIN C
CODICE IBAN: IT03C0616002801000003600C00
- Conto corrente postale n° 19029503 intestato alla Soc. It. di Gerontologia e Geriatria
CODICE IBAN IT71D0760102800000019029503
- Assegno non trasferibile intestato alla Soc. It. di Gerontologia e Geriatria

Notizie dalle Sezioni Regionali

Sezione Lombardia
Il giorno 14 dicembre a Milano, in occasione del convegno SIGG regionale (tema: ″Riabilitazione geriatrica: un anno dopo″, che si é svolto nell´auditorium dell´Istituto Geriatrico ″P. Redaelli″ di Milano) si sono svolte le elezioni del nuovo direttivo regionale:
Votanti : 56 che potevano esprimere fino a 5 preferenze
Risultati :
  Guaita Antonio 47 Bellelli Giuseppe 47
  Castaldo Anna 41
  Frustaglia Antonino 30
  Locatelli Sergio 23
  Che risultano eletti

Ricevuti Giovanni con 22 voti e Solerte Bruno con 18 risultano non eletti.

Il presidente uscente Giorgio Annoni, verifica e approva i risultati e convoca il nuovo direttivo per il giorno 9 gennaio alle 17.00.
Il giorno 9 gennaio dalle 17.00 alle 18.30 si é riunito il direttivo con il presidente Annoni, che mette all´ordine del giorno la elezione del presidente, dopo aver espresso compiacimento per l´elezione nel direttivo di una rappresentante infermiera (nonché unica donna), Anna Castaldo. Viene eletto all´unanimitá Guaita.

Verbale del direttivo, parte ″operativa″.
Annoni interviene per sottolineare il significato della composizione del direttivo e i compiti della sezione regionale; i presenti ribadiscono l´importanza dell´attivitá del Prof Annoni e del precedente direttivo per la rinascita della sezione lombarda della SIGG, assicurando di operare in continuitá con quanto giá fatto.
Castaldo sottolinea l´interesse delle professioni per i temi geriatrici, riferendo dell´attivitá della commissione geriatria dell´IPASVI lombarda di cui lei stessa é componente, nonché il recente convegno (Novembre 2007) sui temi dell´assistenza geriatrica che ha visto la partecipazione di 350 persone.
Segue discussione con interventi dei presenti sul ruolo centrale delle RSA in Lombardia, nonché delle recenti proposte per modelli alternativi di residenzialitá. Si discute della capacitá che le équipe geriatriche delle RSA possono avere per sostenere anche un ruolo di promozione culturale e scientifica, stante le diversitá di livello e l´impreparazione a ragionare in termini piú generali sulla propria esperienza.
Locatelli ribadisce l´importanza di farsi portavoce di riflessioni metodologiche, evitando di identificare la scientificitá delle comunicazioni con elenchi di numeri e tabelle che hanno poi scarso significato per i colleghi.
Bellelli interviene per sostenere la necessitá di avere come tema centrale da cui partire il modello delle ″Sindromi Geriatriche″, su cui costruire non solo il convegno ma un iter di preparazione con seminari a inviti, dedicati al tema. Comunica anche il lavoro in corso con alcuni fisiatri e la regione di analisi delle SDO riabilitative e di costruzione di un manuale comune, fisiatri e geriatri, di uso e applicazione della scala CIRS per la comorbositá, nel quadro di uno sviluppo collaborativo fra SIGG e SIMFER.

Si termina poi toccando alcuni temi:
Annoni: parla dell´organizzazione di un ″master″ infermieristico geriatrico, cosa che comporta parecchio lavoro sia di contenuti che di tipo amministrativo.
Castaldo: parla della necessitá di considerare il tema continuitá ospedale - residenza - territorio, nonché di porsi un obiettivo, anche modesto, di ricerca multicentrica lombarda nelle RSA. Ribadisce l´importanza della ″cartella infermieristica geriatrica″ elaborata, che va peró presentata in modo guidato e con spiegazioni adeguate.
Bellelli: concorda anche per la cartella riabilitativa geriatrica, per cui non bisogna perdere il lavoro giá fatto e ripresentarlo alla regione. Inoltre suggerisce che un master geriatrico potrebbe essere utile per i medici che lavorano nei servizi, ma che non hanno la specializzazione.
Si chiude alle 18.30, con programma di contatti e mail e di incontri indicativamente ogni 2 mesi del direttivo.
Antonio Guaita

Nuova RSA ad Andria

E´ attiva da circa un mese ad Andria, in via Sofia, la Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA) ″Madonna della Pace″ gestita dalla Societá AURA s.r.l.
La struttura privata accreditata si estende su una superficie di 4mila metri quadrati per un totale di 60 posti letto e ospita soggetti non autosufficienti che richiedono assistenza socio-sanitaria continuativa.
Particolare attenzione viene posta alla gestione dei soggetti affetti da malattia di Alzheimer ai quali é dedicato un nucleo residenziale da 20 posti letto e un centro diurno attivo dal lunedí al sabato dalle ore 9,00 alle 17,00.
La RSA eroga prestazioni socio-sanitarie specialistiche coordinate da un geriatra, assistenza infermieristica e tutelare 24 ore su 24 e dispone di un servizio notturno di guardia medica interno alla struttura.
Un´équipe multidisciplinare (medico specialista, psicologo, assistente sociale, infermieri, fisioterapisti, assistenti geriatrici, educatori professionali) garantisce al meglio la gestione del paziente complesso supportato in tutte le attivitá della vita quotidiana tramite il potenziamento delle abilitá residue e la rieducazione funzionale.
La completezza del setting assistenziale, RSA, nucleo Alzheimer, centro diurno e ambulatori rende la struttura flessibile alle diverse esigenze dei pazienti e delle loro famiglie in un contesto di assistenza extraospedaliera sempre piú necessario per soddisfare i bisogni, ridurre al minimo il ricorso all´ospedale per acuti e migliorare la qualitá della vita. La gestione del paziente anziano con pluripatologia in ambienti dedicati riduce sia il ricorso a cure inappropriate che i costi che gravano sul sistema sanitario regionale.
Per informazioni sulle modalitá di ricovero é attivo un servizio di relazioni con pubblico (tel. 0883.593027 - e-mail: rsaaura2007@libero.it) attivo dal lunedí al sabato dalle ore 8,00 alle 20,00.
Franco Mastroianni

CONGRESSI E CONVEGNI

2ND INTERNATIONAL CONGRESS ON GAIT AND MENTAL FUNCTION
Amsterdam 1-3 febbraio 2008
Tel: +972 3 972 75 90 Fax: +972 3 972 75 55
Email: gait@kenes.com - www.kenes.com/gait

CONTEMPO 2008: UN ANNO DI GERIATRIA
Napoli 14-15 febbraio 2008
Accademia Nazionale di Medicina - Genova
per informazioni:
Tel. 01083794241 - traverso@forumservice.net - www.accmed.org

SEMINARI MULTIPROFESSIONALI ANCHISE
IDENTITÁ, DISIDENTITÁ E IDENTITÁ MOLTEPLICI NELLA CURA DEL MALATO ALZHEIMER
Milano Febbraio-Novembre 2008
(Destinati a Medici, Psicologi, Operatori professionali)
Responsabile didattico: Pietro Vigorelli
info@gruppoanchise.it ; www.gruppoanchise.it

GERIATRICS SOCIETY, TURKEY
GERIATRICS 2008
Antalya (Turchia) 5-8 Aprile 2008
www.geriatri2008.org www.geriatrics2008.org
Per informazioni:
geriatri2008@flaptour.com.tr geriatrics2008@flaptour.com.tr

THE 6TH INTERNATIONAL CONFERENCE OF THE
INTERNATIONAL SOCIETY FOR GERONTECHNOLOGY
Pisa 4-7 Giugno 2008
Local Organizing Committee Chair: Giuseppe Anerdi - Pontedera (Pisa)
Tel. 050 883420 Fax. 050 883497
E-mail: g.anerdi@sssup.it, ezlab@arts.sssup.it

5th CONGRESS OF THE EUROPEAN UNION GERIATRIC MEDICIN SOCIETY
GERIATRIC MEDICINE IN A TIME OF GENERATIONAL SHIFT
Copenhagen 3-6 Settembre 2008
e-mail: info@eugms2008.org - www.eugms2008.org

SOCIETÁ ITALIANA DI GERONTOLOGIA E GERIATRIA
53° CONGRESSO NAZIONALE SIGG
Firenze, 26-29 novembre 2008
Segreteria Scientifica: SIGG -Via G.C. Vanini 5 - 50129 Firenze
Tel.055 474330 - Fax 055 461217 e-mail: sigg@sigg.it - www.sigg.it
Segreteria Organizzativa: Zeroseicongressi - Roma
Tel. 06 8416681 - Fax 06 85352882 e-mail: sigg2008@zeroseicongressi.it