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Attivitá SIGG

Bollettino SIGG: Numero 8, Agosto - Settembre 2010


Direttore Responsabile
Nicola Ferrara

A cura di
Vincenzo Canonico
Tel. e fax 081 7464297
e-mail: vcanonic@unina.it

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Cari bambini, vivrete cent´anni e vi spiego perché sarete piú liberi*
di EDOARDO BONCINELLI

Tu, che ti sei affacciato alla vita in questi giorni, hai una probabilitá su due di vivere oltre cent´anni. E non posso non augurarti che si tratti di una esistenza serena e felice.
Certo diversa, e probabilmente molto diversa, da quella dei tuoi genitori o dei tuoi nonni. Io ti posso raccontare ció che ti succederá sul piano della salute, stará a te dare dei contenuti al tempo che ti verrá assegnato, ma se fosse troppo breve e vissuto in condizioni precarie anche la tua libertá ne risulterebbe limitata.
Qualcuno ti dirá che le cose non stanno cosí; che sono molto piú complicate e le prospettive molto meno rosee. Non credergli. É una strana epoca, la nostra. Mai come oggi siamo in buona salute, almeno noi dei Paesi piú industrializzati; eppure, forse mai come oggi ci lamentiamo delle nostre condizioni, della nostra precarietá e dell´inadeguatezza della medicina. La contraddizione é evidente, ma non é che una delle tante che caratterizzano questi anni di sovrabbondanzamateriale e di profonda inquietudine interiore.
É un fatto che oggi viviamo tutti piú a lungo. Molto di piú in Occidente, meno, naturalmente, nei Paesi cosiddetti sottosviluppatima il fenomeno ha interessato e sta interessando tutto il pianeta. In Italia nell´ultimo secolo la lunghezza della vita é raddoppiata. Negli ultimi quarant´anni si é allungata di dieci anni e negli ultimi dieci di due anni e mezzo, con il risultato che ogni anno che passa ci porta almeno un trimestre in piú. In questo momento l´aspettativa di vita é di quasi ottantacinque anni per le donne e di quasi ottanta per gli uomini, con una media di ottantatré anni, e nulla fa pensare che il fenomeno si debba arrestare: se si osserva la curva, si puó notare come essa sia in ascesa uniforme e per lo meno per altri trenta o quarant´anni continuerá a esserlo. Parallelamente cresce, anche se in modo piú lento, l´etá massima osservabile, che guadagna un anno ogni dieci. Sono dati statistici, certo, e valgono per l´individuo medio, ma sono comunque dati impressionanti sui quali occorre riflettere, sia per i loro aspetti positivi, sia per quelli negativi. Molti dei problemi attuali, in Italia e nel mondo, sono infatti direttamente o indirettamente legati al fatto che siamo troppi e che viviamo a lungo come mai prima. Si possono quindi fare previsioni e prefigurare prospettive. Per esempio, tu hai il 50 per cento di probabilitá di raggiungere i cento anni.
Non c´é dubbio che un tale scenario cambi radicalmente il rapporto degli esseri umani con la propria vita. Innanzitutto, l´uomo si é sempre lamentato di vivere poco, ma in realtá non é cosí vero: anche in epoche passate, la Terra girava attorno al Sole diverse decine di volte, e le stagioni si alternavano altrettante volte durante la sua esistenza. Non c´é un metro assoluto del tempo, ma certo, se comparata agli eventi atmosferici o alla vita degli altri esseri viventi che ci circondano, piante e animali, quella dell´uomo non é breve. Lo é solo rispetto alle nostre aspettative e a tutto il tempo che ci ha richiesto arrivare all´etá adulta, tempo che non ha l´uguale in nessun´altra specie vivente.
In secondo luogo, invecchiamo meglio e piú lentamente, dal momento che sono cambiate le condizioni di vita dall´alimentazione all´igiene, dalla riduzione della fatica fisica alle misure per prevenire gli incidenti di ogni tipoe perché la medicina, in tutte le sue branche, ha fatto enormi progressi. Non siamo ancora arrivati invece al punto di estendere la durata della vita agendo sui geni che la controllano. Ma domani, chissá... In terzo luogo, viviamo mediamente meglio, fin dalla prima infanzia. La medicina moderna e le scienze che contribuiscono a dotarla di strumenti sempre piú efficienti hanno celebrato i maggiori trionfi nella diagnosi e nella prevenzione delle malattie genetiche. Nel corso degli ultimi quarant´anni, durante i quali mi sono occupato di genetica e di biologia molecolare, abbiamo assistito a enormi cambiamenti: un numero considerevole di sogni impossibili si sono avverati e taluni sono addirittura finiti nel dimenticatoio.
Grazie a questo progresso e all´eccezionale miglioramento nel trattamento delle malattie infettive, si é ridotta drasticamente la mortalitá infantile, che ha funestato da sempre il nostro mondo, condizionandone pesantemente la struttura e l´organizzazione. Da quando nacque, nel 1798, Giacomo Leopardi bambino, e poi ragazzo, vide la madre quasi sempre incinta: in diciassette anni, infatti, Adelaide dei marchesi Antici ebbe dodici gravidanze conducendo peró alla maggior etá soltanto tre figli. Come sarebbe stato possibile in circostanze del genere pensare a una vera emancipazione femminile? (...).
D´altra parte, se aumentano le opportunitá, la scelta si fa piú ardua. Fino a quando le opzioni verso il nuovo si sono confrontate con un passato di sofferenze e di stenti, non é stato molto difficile prendere decisioni, anche se la storia riferisce che non é stato sempre cosí.
L´introduzione della pratica della vaccinazione, per fare un esempio,ma anche del caffé come bevanda, scatenarono all´epoca furiose polemiche. Molto piú difficile é scegliere oggi, poiché ci si confronta con un passato immediato e con un presente che, come abbiamo visto, sono tutt´altro che disastrosi, nonostante i continui alti lai dei guru della lamentazione.
Si parla spesso di contrasti, se non di conflitti, tra scienza ed etica e chi lo fa lascia intendere nemmeno troppo velatamente che la scienza di oggi va sempre piú spesso contro l´etica. Niente di piú sbagliato. La scienza e l´etica non possono entrare in contrasto tra di loro, perché troppo distanti sono i loro obiettivi e i loro metodi. I contrasti riguardano posizioni etiche diverse, cioé convinzioni differenti su alcune applicazioni della scienza stessa. Se esistesse nel mondo un´unica posizione posizione etica non ci sarebbe alcun problema: la scienza, sia come ricerca pura sia nelle sue applicazioni pratiche, non potrebbe che adeguarsi e subordinarsi ai suoi precetti. Quando ci sono invece contrasti tra posizioni etiche diverse, la scienza non puó che stare a guardare, colpevole solo di mettere sul tappeto sempre nuove conoscenze e opportunitá di cura o di trattamento. Quello che si osserva, casomai, é che a ogni nuova opportunitá messa in campo dalla scienza, il ventaglio giá ampio delle diverse posizioni etiche si allarga e si affina sempre di piú.
Contro il nuovo militano due ordini di considerazioni correnti: la natura é buona e ne sa piú di noi; il passato é piú affidabile perché popolato di cose collaudate.
La natura di per sé non é né buona né cattiva: si fa i fatti suoi. Si prodiga per noi, ma anche per le zanzare e le cavallette. E per i batteri e i virus. Si prende cura delle formiche come dei formichieri, della rosa canina come delle mucillagini, delle piante carnivore come degli insetti che incautamente le frequentano. I nostri interventi spesso sono stati - e sono - volti a contrastare la sua imparzialitá ed equanimitá. A nostro vantaggio.
Chiamarli contro-natura é perció perlomeno ambiguo. É contro-natura l´uso degli occhiali, degli antibiotici e dell´insulina per i diabetici. É contro-natura fasciare una ferita e ingessare un arto. E che cosa c´é di piú contro- natura del conficcare nella carne un ago metallico forato che permette di iniettare nel corpo una sostanza estranea, per giunta spesso sintetica?
Ma una cosa lo studio della natura ce l´ha insegnata, al di lá di ogni altra considerazione: gli esseri viventi, per esistere, devono continuamente cambiare. Non sappiamo perché, ma é cosí. Il cambiamento, che noi spesso chiamiamo evoluzione, é la condizione necessaria per l´esistenza della vita, in tutte le sue forme. Come essere vivente, quindi, l´uomo é forzato a cambiare. Forse non é sorprendente che come essere culturale faccia altrettanto. Anche se il passato ci sembra piú sicuro, non puó tuttavia sostituirsi al futuro. Il fatto é che il futuro verrá comunque, per gli entusiasti come per i nostalgici, per i pavidi come per gli avventati. E sará il futuro che oggi ci scegliamo. L´alternativa a tutto questo é lasciare le cose come stanno e accettare le decisioni del caso. Ma almeno nel campo della salute io non ho dubbi: meglio sani per scelta che malati per caso.
 
* Dal "Corriere della sera" del 31 agosto 2010
Edoardo Boncinelli

Editoriale del Presidente

Come perseguire la longevitá estrema: falsa aspettativa da una ″falsa″ scienza?

Sul ″Corriere della Sera″ del 31 Agosto, é comparso un estratto della introduzione al nuovo libro di Edoardo Boncinelli ″Lettera a un bambino che vivrá 100 anni. Come la scienza ci renderá (quasi) immortali″, che ho deciso di inserire in questo numero del Bollettino, puó indurre nel lettore ″laico″ - nonostante l´accennata prudenza di quel ″quasi″ - improbabili aspettative sul futuro della longevitá. E´ vero, come dice Boncinelli, che l´aspettativa di vita media é continuamente cresciuta (da oltre un secolo; ma, in veritá, a velocitá molto maggiore nella seconda metá del 900 che nei primi 10 anni del nuovo secolo). Meno vero é che, parallelamente, ″cresca l´etá massima osservabile″, per il genere umano (da sempre?) poco sopra i 120 anni. Un limite sinora raggiunto e superato da un solo individuo (mentre quelli oltre i 110 sono in tutto il mondo poco piú di 100!).
Ricorda, Boncinelli, che l´aumento dell´aspettativa media di vita é essenzialmente conseguenza di migliori condizioni generali di vita e degli straordinari successi conseguiti, nei paesi sviluppati, dalla medicina (e dall´ordinamento politico-sociale) nella prevenzione e cura dei grandi killer di massa: malnutrizione; malattie infettive; malattie cardiovascolari; tumori... Migliori condizioni igienico-sanitarie estese al maggior numero di individui, dunque, hanno rappresentato le misure con il maggiore impatto positivo sull´aspettativa di vita media. Ma crediamo che molto ancora si possa fare; ad esempio, attraverso una migliore (e piú equa) utilizzazione di risorse scientifiche, diciamo cosí, ″convenzionali″, per distinguerle da quelle ″di frontiera″ delle cellule staminali e della ingegneria genetica, anche - ma forse, addirittura, soprattutto - in favore dei piú anziani e fragili.
Quelli che, ancora oggi, muoiono come mosche, nella maggior parte dei casi, negli ospedali e nelle strutture residenziali; troppo spesso iniquamente ″scartati″ e non trattati dalla medicina convenzionale (quella che Boncinelli, per sua fortuna, non ha mai visto all´opera). La quale, crediamo, non sa neppur bene come curarli: basti pensare che la maggior parte delle evidenze di cura é abitualmente ottenuta in sofisticate (e costosissime) ricerche condotte su soggetti di mezza etá con una sola malattia, mentre la popolazione reale dei pazienti ″veri″ é poi costituita da molti anziani con almeno tre-quattro malattie concomitanti. Pur rifuggendo, da ricercatori consapevoli, dalle battaglie di retroguardia, siamo convinti che un aumentato impegno della comunitá scientifica, dell´industria farmaceutica e dell´intera societá civile in questa direzione possa garantire ai piú di raggiungere in migliori condizioni un´etá quanto piú possibile vicina a quella massima attesa, in misura largamente maggiore di quanto potremo ottenere agendo sui geni che ″controllano la durata della vita″. Sono due obiettivi diversi: il primo, crediamo realistico e fondato su robuste evidenze; il secondo, non molto realistico (almeno per ora) e, forse, anche vagamente inquietante.

Niccoló Marchionni
N. Marchionni

La XVII Giornata Mondiale Alzheimer

Nei giorni scorsi si é celebrata in Italia e nella maggior parte dei paesi industrializzati la XVII Giornata Mondiale Alzheimer, un evento sempre piú sentito, verso il quale é altissimo l'interesse ed il coinvolgimento di Associazioni di familiari, Societá Scientifiche, Istituzioni di diversa natura per sensibilizzare gli organi competenti e l'opinione pubblica su un tema (la malattia di Alzheimer) talvolta drammatico per chi deve assistere i pazienti che ne sono affetti. Il grande interesse per questa malattia é stato riportato dalla stampa nazionale in numerosi articoli, citiamo la ″Repubblica salute″ del 21 settembre scorso, dove sono presenti interviste ed articoli di autorevoli esponenti della SIGG, il Prof. Trabucchi e il dott. Guaita, sullo stato dell'arte della malattia e sulle possibilitá di cura nei pazienti con gravitá diversa. Attualmente non ci sono sostanziali novitá sulle possibilitá di cura farmacologica delle demenze, da dieci anni usiamo gli anticolinesterasici, con qualche recente innovazione nella modalitá di somministrazione per qualche molecola, e piú recentemente la memantina per i casi piú avanzati. C'é stata molta enfasi in questi anni per qualche molecola o il vaccino, tante volte esaltati dalla stampa o televisione, inducendo false aspettative nei familiari, purtroppo ad oggi, al di lá dei farmaci citati, non esiste altro. E' vero che in questi dieci anni di esperienza di utilizzo di questi farmaci, ricordo che il 2010 é il decimo anniversario delle istituzioni delle Unitá di Valutazione Alzheimer su tutto il territorio nazionale, é stato possibile in molti casi rallentare l'evoluzione della malattia e stabilizzare i sintomi, tuttavia, come invece é avvenuto in altre branche della medicina, fino ad oggi non c'é stato alcun progresso nella cura farmacologica. Un miglioramento significativo invece é stato realizzato in altri campi che hanno valutato aspetti, biologici, fisiopatologici e clinici della demenza e soprattutto é stato sempre di piú valorizzato in questi anni il ruolo della famiglia e del caregiver nella presa in carico del paziente e nell'alleanza terapeutica con il medico di famiglia, lo specialista dell'UVA, le altre figure professionali che si prendono cura del paziente. Abbiamo imparato che l'educazione e la formazione del caregiver danno risultati significativi nel controllo dei disturbi comportamentali, che la correzione di errori comunemente commessi dalla famiglia consente una migliore ″gestione″ del paziente a domicilio. Si é cercata troppo negli ultimi anni una risposta ″farmacologica″ alla malattia di Alzheimer ed eventualmente una soluzione definitiva, che non verrá sicuramente per i prossimi anni, mentre, aspetto tutt'altro che secondario, sono stati raggiunti ottimi risultati in pochi o in molti pazienti quando si é valorizzato il ruolo della famiglia e, da parte dei medici, soprattutto, é stato dedicato tempo, a volte prezioso, al supporto del caregiver. Numerose sono le evidenze in letteratura sui risultati raggiunti in questo campo, come non mancano segnalazioni di esperienze nel mondo reale, di piccole associazioni poco conosciute, tutte con risultati significativi. La competenza raggiunta dai geriatri in questi anni in una disciplina cosí complessa come la cura delle demenze dal punto di vista farmacologico e di sostegno alla famiglia ha oggi un valore altissimo per la nostra categoria, abbiamo dimostrato di avere la preparazione e la sensibilitá giusta per dare il supporto al paziente ed alla famiglia al di lá del farmaco.

Vincenzo Canonico
V. Canonico

55° Congresso Nazionale SIGG

″INVECCHIAMENTO E LONGEVITA´:
PIÚ GENI O PIÚ AMBIENTE?"
Firenze, Palazzo dei Congressi 30 novembre-4 dicembre 2010
 
PROGRAMMA
 
MARTEDI´ 30 NOVEMBRE 2010
Sessioni pre-congressuali
 
SALA ONICE
14.00-15.30 - SIMPOSIO
ODONTOIATRIA GERIATRICA: DALLA MULTIDIMENSIONALITÁ ALLA MULTIPROFESSIONALITÁ
Presentazione del gruppo di lavoro odontoiatria geriatrica costituitosi tra SIGG/Sez. Nursing, SIOG, SIOH
Fernando Anzivino (Ferrara)
Moderatori: Maria Lia Lunardelli (Bologna), Silvia Pizzi (Parma)
Relazione tra parodontopatie e patologie internistiche
Luca Francetti, SIDP (Milano)
Ruolo dell´infermiere nell´approccio odontoiatrico alla persona con disturbi cognitivi
Claudio Baldini (Empoli)
La cura del cavo orale nell´anziano multiproblematico e fragile
Mara Simoncini (Torino)
15.30 -16.00
TAVOLA ROTONDA
LA DEFINIZIONE DI RACCOMANDAZIONI PER LA CURA DEL CAVO ORALE NELL´ANZIANO : I CONTRIBUTI
MULTISPECIALISTICI E MULTI PROFESSIONALI
Partecipano SIDP, SIGG, SIOG, SIOH
(Oliviero Gorrieri, Emilio Martini, Caterina Perra, Laura Strohmenger, Ermellina Zanetti, igienista)
 
SALA VERDE
14.00-15.30 SIMPOSIO
Simposio Congiunto SIGG-AitAAL
LA TECNOLOGIA AL SERVIZIO DELL´ANZIANO
Moderatori: Alberto Pilotto (San Giovanni Rotondo), Pietro Siciliano (Lecce)
L´abitazione: soluzioni tecnologiche innovative
Assunta D´Innocenzo (Roma)
Tecnologia e servizi
Luciano Malfer (Trento)
Domotica e robotica: l´esperienza del progetto HOPE
Daniele Sancarlo (San Giovanni Rotondo)
Sensoristica e monitoraggio
Alessandro Leone (Lecce)
Discussione
 
AUDITORIUM
14.00-15.30 SIMPOSIO SIGG - AGE
LA GERIATRIA FUORI DALL´OSPEDALE: UNO STRUMENTO FORTE PER AFFRONTARE LA CRONICITÁ
Moderatori: Niccoló Marchionni (Firenze) - Salvatore Putignano (Napoli)
Geriatria e cure primarie
Maria Cristina Bollini (Padova)
Continuitá assistenziale
Andrea Fabbo (Mirandola)
Discussant: Alberto Cester (Dolo)
Gestione domiciliare in emergenza dei disturbi cognitivi e
comportamentali
Pietro Gareri (Catanzaro)
Il geriatra in RSA
Saverio Marino (Castellammare di Stabia)
Discussant: Marco Trabucchi (Brescia)
Discussione
 
INAUGURAZIONE
AUDITORIUM 16.00 - 18.00
Saluto del Prof. Ferruccio Fazio Ministro della Salute
16.30 LETTURA
CODICE ARGENTO - ANGELI CUSTODI
Niccoló Marchionni (Firenze) - Roberto Bernabei (Roma)
Discute: Massimo Fini (Roma)
Saluto delle Autoritá e dei Presidenti delle Societá Scientifiche
Gian Franco Gensini
Preside della Facoltá Medica di Firenze
Claudio Cricelli
Societá Italiana di Medicina Generale
Renato Fellin
Societá Italiana per lo Studio dell´Arteriosclerosi
David Fletzer
Societá Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa
Luigi Di Cioccio
Societá Italiana Geriatri Ospedalieri
Francesco Violi
Societá Italiana di Medicina Interna
Saverio Marino
Associazione Geriatri Extraospedalieri
Carlo Nozzoli
Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti
Franco Rengo
Fondazione Italiana per la Ricerca sull´Invecchiamento
Annalisa Silvestro
Presidente Federazione Nazionale Collegio IPASVI
Mario Stella
Federazione Italiana Medici di Medicina Generale
Marco Trabucchi
Associazione Italiana di Psicogeriatria
Bruno Vellas
President International Association of Gerontology and Geriatrics
17.30 LETTURA
CARDIOLOGIA GERIATRICA: IERI, OGGI, DOMANI
Franco Rengo (Napoli)
Presiede: Pier Ugo Carbonin (Roma)
 
 
MERCOLEDÍ 1° DICEMBRE 2010
 
AUDITORIUM
8.15-9.45 SIMPOSIO
NUOVI PAZIENTI, VECCHI METODI? LE SFIDE TERAPEUTICHE DELLA TRANSIZIONE EPIDEMIOLOGICA
Moderatori: Roberto Bernabei (Roma), Niccoló Marchionni (Firenze)
La transizione epidemiologica e il paziente ″moderno″
Antonio Golini (Roma)
L´anziano complesso: valori e limiti dei grandi trial
Mauro Di Bari (Firenze)
L´anziano complesso: esiste un nuovo paradigma per la farmacoterapia evidence-based?
Graziano Onder (Roma)
Discussione
 
AUDITORIUM
9.45-12.00 SESSIONE DI BIOGERONTOLOGIA
INVECCHIAMENTO E LONGEVITA´: PIÚ GENI O PIÚ AMBIENTE?
9.45-10.15 LETTURA
NON TUTTO E´ SCRITTO NEI GENI: L´EPIGENETICA DELL´INVECCHIAMENTO
Emiliano Giardina (Roma)
Presiede: Patrizio Odetti (Genova)
10.15-12.00 SIMPOSIO
Moderatori: Ettore Bergamini (Pisa) - Gian Paolo Ceda (Parma)
Analisi del metiloma negli ultralongevi e nei loro figli
Daniela Mari (Milano), Giovanni Vitale (Milano)
Il dilemma dell´IGF-1
Marcello Maggio (Parma)
Stress ossidativo e invecchiamento cellulare
Gianluigi Vendemiale (Foggia)
Magnesio e invecchiamento
Mario Barbagallo (Palermo)
Cardioprotezione e invecchiamento
Pasquale Abete (Napoli)
Discussione
10.30-11.30
Coffee station
 
AUDITORIUM
12.00-13.15 SIMPOSIO
LA GOTTA: UNA MALATTIA MISCONOSCIUTA NELL´ANZIANO?
Moderatori: Paolo Olivo (Udine), Umberto Senin (Perugia)
La gotta: il punto di vista del geriatra
Antonio Cherubini (Perugia)
Acido urico e danno renale
Francesca Chiara Viazzi (Genova)
Stato dell´arte della gestione della gotta
Marco Cimmino (Genova)
Discussione
 
AUDITORIUM
14.00-15.45 SIMPOSIO
INSUFFICIENZA RENALE CRONICA E NEFROPROTEZIONE NELL´ANZIANO:
DALLA PREVENZIONE AL TRATTAMENTO
Moderatori: Rosanna Coppo (Torino), Giulio Masotti (Firenze)
Rene e invecchiamento
Sergio Castellani (Firenze)
Nefroprotezione nell´ipertensione arteriosa
Nicola Ferrara (Campobasso)
Nefroprotezione nel diabete mellito tipo 2
Paola Fioretto (Padova)
La dialisi nel paziente geriatrico
Claudio Ronco (Vicenza)
Insufficienza renale cronica: le nuove frontiere di trattamento
Paola Romagnani (Firenze)
Discussione
 
LIMONAIA 14.00-15.00
Poster con discussione
SALA VERDE 14.30-16.00
SIMPOSIO (Fondo Dott. Mario Gasparini Casari)
RICONOSCERE E MISURARE LA FRAGILITÁ DELL´ANZIANO
Moderatori: Marco Bertolotti (Modena), Luigi Ferrucci (Baltimore/USA)
La traduzione in clinica del concetto di fragilitá
Luigi Ferrucci (Baltimore/USA) 20´
Riconoscimento e misura nelle cure primarie
Angelo Di Iorio (Chieti) 15´
Riconoscimento e misura in ospedale
Chiara Mussi (Modena) 15´
Discussant: Franco Rengo (Napoli), Gianfranco Salvioli (Modena) 15´
 
AUDITORIUM
15.45-16.15 LETTURA
BPCO: RISULTATI DEL PROGRAMMA LINK (Linking Innovation with Knowledge)
Niccoló Marchionni (Firenze)
Presiede: Vincenzo Bellia (Palermo)
 
AUDITORIUM
16.15-16.45 LETTURA
NUOVI APPROCCI TERAPEUTICI ALLA DEPRESSIONE MINORE DELL´ANZIANO
Enrico Smeraldi (Milano)
Presiede: Pier Luigi Canonico (Novara )
16.00-17.00
Coffee station
 
AUDITORIUM
16.45-18.15 SIMPOSIO
NUTRIZIONE CLINICA NELL´ANZIANO
CLINICAL NUTRITION AT OLDEST AGE
Moderatori: Ottavio Bosello (Verona), Stefania Maggi (Padova)
Malnutrizione e fragilitá: due facce della stessa medaglia?
Malnutrition and frailty: two faces of the same coin?
Gabriele Toigo (Trieste)
Assessment nutrizionale dell´anziano fragile
Nutritional assessment in frail elderly
Bruno Vellas (Toulose/Francia)
Supplementazione nutrizionale e fratture di femore: evidenze cliniche?
Nutritional supplementation and hip fractures: any clinical evidence?
Bruno Solerte (Pavia)
Alimentazione nel paziente disfagico: un approccio multidisciplinare
Dysphagia in the elderly: need for a multidisciplinary approach
Mauro Zamboni (Verona)
Discussione
 
SALE VARIE 17.00-18.00/18.30
Comunicazioni Orali e Simposi Monotematici
 
AUDITORIUM
18.15-18.45 LETTURA
LE MALATTIE ACIDO-CORRELATE NELL´ANZIANO FRAGILE
Alberto Pilotto (San Giovanni Rotondo)
Presiede: Giovanni Gambassi (Roma)
GIOVEDÍ 2 DICEMBRE 2010
 
AUDITORIUM
8.30-9.00 LETTURA SIGG-AIP
RIABILITAZIONE MOTORIA NELL´ANZIANO DEPRESSO
Giuseppe Bellelli (Cremona)
Presiede: Bruno Bernardini (Milano)
 
AUDITORIUM
9.00-11.00 SIMPOSIO
NUOVE TECNOLOGIE IN CARDIOLOGIA GERIATRICA
Moderatori: Pasquale Abete (Napoli), Luigi Padeletti (Firenze)
L´uso del monitoraggio cardiaco impiantabile
Andrea Ungar (Firenze)
Trattamento percutaneo della stenosi valvolare aortica
Gennaro Santoro (Firenze)
Trattamento percutaneo della insufficienza mitralica
Dario Leosco (Napoli)
Terapia di resincronizzazione nello scompenso cardiaco
Stefano Fumagalli (Firenze)
Occlusione dell´auricola sinistra nel fibrillante anziano ad alto rischio emorragico
Antonio Bartorelli (Milano)
Stratificazione del rischio nello scompenso cardiaco: quale apporto dell´imaging molecolare?
Stelvio Sestini (Prato)
Discussione
10.30-11.30
Coffee station
 
AUDITORIUM
11.00-11.30 LETTURA
AGOMELATINA: INNOVAZIONE CLINICA E FARMACOLOGICA NELLA DEPRESSIONE MAGGIORE
Claudio Vampini (Verona)
Presiede: Giuliano Enzi (Padova)
 
AUDITORIUM
11.30-13.00 SIMPOSIO
MALATTIA DI ALZHEIMER: BARRIERE, BISOGNI E OPPORTUNITA´ IN UN´ITALIA CHE INVECCHIA
Moderatori: Patrizia Mecocci (Perugia), Enrico Mossello (Firenze)
L´importanza della diagnosi e del trattamento precoce: la collaborazione MMG-specialista
Giancarlo Logroscino (Bari)
Il trattamento a lungo termine del paziente con demenza: quali evidenze per quali aspettative?
Orazio Zanetti (Brescia)
Qualitá di vita del paziente con demenza e del caregiver
Angelo Bianchetti (Brescia)
Opportunitá terapeutiche a confronto
Gianfranco Spalletta (Roma)
Discussione
 
LIMONAIA 14.00-15.00
Poster con discussione
 
SALA VERDE 14.00-18.30 (ACCREDITAMENTO SEPARATO DAL CONGRESSO)
L´EVOLUZIONE DEL VAOR DA STRUMENTO DI GESTIONE CLINICA A STRUMENTO DI RICERCA E DI GOVERNO CLINICO DELLA RETE DEI SERVIZI DI ASSISTENZA CONTINUATIVA ALL´ANZIANO NON AUTOSUFFICIENTE:
IL MODELLO DELLA REGIONE UMBRIA NEL CONTESTO DELLE ESPERIENZE ITALIANE ED INTERNAZIONALI
Moderatori: Roberto Bernabei (Roma), Marcello Catanelli (Perugia)
14.00-17.00
Introduzione
Roberto Bernabei (Roma), Marcello Catanelli (Perugia)
Il VAOR come strumento per la valutazione e la gestione dell´anziano non autosufficiente: il progetto della Regione Umbria
Paola Casucci (Perugia)
L´esperienza italiana di impiego del VAOR nei servizi per anziani:
- la residenzialitá - Francesco Landi (Roma)
- l´ADI - Giovanni Bochicchio (Venosa/Potenza)
Il VAOR come strumento per la determinazione del fabbisogno assistenziale: dal RUG all´HUG
Fabrizia Lattanzio (Roma)
Il VAOR come strumento per la valutazione della epidemiologia della prescrizione farmacologica
Rossella Liperoti (Roma)
L´esperienza italiana di impiego del VAOR nella ricerca clinica
Carmelinda Ruggiero (Perugia)
Il Progetto SHELTER
Graziano Onder (Roma)
L´insegnamento della metodologia della valutazione multidimensionale mediante VAOR
Giuseppe Menculini (Perugia)
Gli strumenti informativi e informatici per la Suite interRAI
Fabio Vidotto (Treviso)
Esperienze e ricerca nelle metodologie di valutazione della performance delle residenze per anziani
Paolo Eusebi (Perugia)
17.00-17.30 LETTURA
THE INTER- RAI SUITE AS TOOL FOR THE MANAGEMENT OF HEALTH CARE SERVICES FOR OLDER
SUBJECTS: STATE OF THE ART AND FUTURE PERSPECTIVES
John P. Hirdes (Waterloo, Canada)
17.30-17-50
Conclusioni
Antonio Cherubini (Perugia)
18.00-18.30
ECM - Verifica dell´apprendimento
 
AUDITORIUM
14.00 - 15.30 SIMPOSIO
UNA NUOVA PROSPETTIVA SULL´IMPIEGO DELLE TERAPIE PER L´OSTEOPOROSI
Moderatori: Gaetano Crepaldi (Padova), Domenico Maugeri (Catania)
Introduzione
Gaetano Crepaldi (Padova)
Nuove acquisizioni nell´epidemiologia dell´osteoporosi in Italia
Stefania Maggi (Padova)
Discussione
Osteoformazione: obiettivo della terapia per l´osteoporosi
Paolo Falaschi (Roma)
Discussione
Conclusioni
Giancarlo Isaia (Torino)
 
AUDITORIUM
15.30-16.00 LETTURA
INIBITORI DIRETTI DELLA TROMBINA: UNA RIVOLUZIONE TERAPEUTICA?
Pier Mannuccio Mannucci (Milano)
Presiede: Franco Rengo (Napoli)
 
AUDITORIUM
16.00-16.30 LETTURA
STAMINALI E PATOLOGIE NEURODEGENERATIVE
Angelo Vescovi (San Giovanni Rotondo)
Presiede: Giorgio Annoni (Monza)
16.00-17.00
Coffee station
 
AUDITORIUM
16.30-17.00 LETTURA
BPCO: FOCUS SUL PAZIENTE ANZIANO
Raffaele Antonelli Incalzi (Roma)
Presiede: Massimo Calabró (Treviso)
 
AUDITORIUM
17.00-18.30 SIMPOSIO SIGG-SIIA
IPERTENSIONE ARTERIOSA: GLI ASPETTI PECULIARI NELL´ANZIANO
Moderatori: Niccoló Marchionni (Firenze), Alberto Morganti (Milano)
L´anziano: un iperteso particolare?
Andrea Ungar (Firenze)
Approccio terapeutico all´anziano iperteso: quanto e come trattare?
Giovambattista Desideri (L´Aquila)
Ipertensione e decadimento cognitivo
Francesco Cacciatore (Napoli)
Discussione
 
SALE VARIE 17.00-18.00/18.30
Comunicazioni Orali e Simposi Monotematici
 
AUDITORIUM
18.30-18.45 Luigi Ferrucci presenta il volume
PAZIENTE ANZIANO - PAZIENTE GERIATRICO di Umberto Senin - EdiSES - III edizione
Presiede: Niccoló Marchionni
18.45-19.30 ASSEMBLEA DEI SOCI
VENERDÍ 3 DICEMBRE 2010
 
AUDITORIUM
8.15-10.00 SIMPOSIO SIGG-SIOT-SIR
IL DOLORE CRONICO OSTEO-ARTICOLARE NELL´ANZIANO
Moderatori: Luigi Di Cioccio (Cassino), Marco Zoli (Bologna)
La legge n. 38 del 15 marzo 2010 e la reale applicabilitá: punti chiave e relativa programmazione
Guido Fanelli (Parma)
La formazione pre-laurea sulla gestione del dolore
Giulio Masotti (Firenze)
Il dolore cronico osteo-articolare: approccio farmacologico
Stefano Bombardieri (Pisa)
Il dolore cronico osteoarticolare: le opzioni chirurgiche
Umberto Tarantino (Roma)
Il dolore nelle residenze per anziani
Simone Franzoni (Brescia)
Discussione
 
AUDITORIUM
10.00-11.30 SIMPOSIO
AGGIORNAMENTI CARDIO-METABOLICI
Moderatori: Renato Fellin (Ferrara), Giuseppe Paolisso (Napoli)
I sartani sono tutti uguali?
Claudio Borghi (Bologna)
Controllo lipidico ottimale nell´anziano: i benefici della doppia inibizione
Enzo Manzato (Padova)
Innovazione terapeutica nel diabete tipo 2: l´inibizione della DPP-4
Edoardo Mannucci (Firenze)
Discussione
10.30-11.30
Coffee station
 
AUDITORIUM
11.30-12.00 LETTURA
LA DIAGNOSI DI DEMENZA: CHI, QUANDO, COME
Marco Trabucchi (Brescia)
Presiede: Vincenzo Canonico (Napoli)
 
AUDITORIUM
12.00-12.30 LETTURA
ANZIANI E CANCRO: CHE E COME FARE
Roberto Bernabei (Roma)
Presiede: Giovanni Ricevuti (Pavia)
 
AUDITORIUM
12.30-13.00 LETTURA
IPOGLICEMIE E RISCHIO CARDIOVASCOLARE NEL DIABETICO ANZIANO: I FARMACI INNOVATIVI
Giuseppe Paolisso (Napoli)
Presiede: Gaetano Crepaldi (Padova)
 
LIMONAIA 14.00-15.00
Poster con discussione
 
AUDITORIUM
14.00-15.30 SIMPOSIO
QUALI NOVITA´ TERAPEUTICHE PER IL PAZIENTE CON CARDIOPATIA ISCHEMICA CRONICA?
Moderatori: Giuseppe Romanelli (Brescia), Giuseppe Zuccalá (Roma)
Il trattamento ″appropriato″ della cardiopatia ischemica cronica: quando rivascolarizzazione quando terapia medica
Francesco Fattirolli (Firenze)
La corrente tardiva del Na come nuovo target di terapia antischemica: ruolo della ranolazina
Alessandro Mugelli (Firenze)
Innovazioni terapeutiche nella terapia medica della cardiopatia ischemica cronica: per quali pazienti?
Piera Angelica Merlini (Milano)
Discussione
 
AUDITORIUM
15.30-16.00 LETTURA
TERAPIA INSULINICA NEL PAZIENTE ANZIANO
Dario Giugliano (Napoli)
Presiede: Carlo Maria Rotella (Firenze)
 
AUDITORIUM
16.00-16.30 LETTURA (FONDAZIONE ALITTI)
PREDICT (Increasing the Participation of the Elderly in Clinical Trials): MIGLIORARE STATO DI SALUTE E QUALITÁ DI VITA DEGLI ANZIANI
Antonio Cherubini (Perugia)
Presiede: Gian Franco Gensini (Firenze)
16.00-17.00
Coffee station
 
AUDITORIUM
16.30-17.00 LETTURA
IL SISTEMA RANK/RANKL/OPG COME NUOVO BERSAGLIO TERAPEUTICO NELL´OSTEOPOROSI
Giancarlo Isaia (Torino)
Presiede: Giorgio Valenti (Parma)
 
AUDITORIUM
17.00-17.30 LETTURA
LE POLMONITI DEL PAZIENTE ANZIANO
Renzo Rozzini (Brescia)
Presiede: Stefano Volpato (Ferrara)
 
SALA VERDE 17.00-18.30 SESSIONE DI BIOGERONTOLOGIA
17.00-17.30 LETTURA
GENETICA IN GERIATRIA: DALLA DIAGNOSI PRECOCE ALLA TERAPIA
Davide Seripa (San Giovanni Rotondo)
Presiede: Andrea Corsonello (Cosenza)
17.30-18.30 COMUNICAZIONI ORALI
 
SALE VARIE 17.00-18.00/18.30
Comunicazioni Orali e Simposi Monotematici
 
AUDITORIUM
17.30-18.15 MINI SIMPOSIO
INTEGRAZIONE NUTRIZIONALE: VANTAGGI E LIMITI
Moderatori: Fabrizia Lattanzio (Ancona), Giuseppe Sergi (Padova)
Il problema dell´anoressia nell´anziano
Vincenzo Di Francesco (Verona)
Compliance e importanza dei fattori sensoriali
Francesco Landi (Roma)
Principi di integrazione nutrizionale orale
Paolo Orlandoni (Ancona)
Discussione
 
AUDITORIUM
18.15-19.15 COMUNICAZIONI ORALI PREMIATE
 
 
SABATO 4 DICEMBRE 2010
 
AUDITORIUM
8.30-10.00 SIMPOSIO aperto a medici e infermieri
TRANSIZIONE TERRITORIO-OSPEDALE E OSPEDALE-TERRITORIO
Moderatori: Roberto Bernabei ( Roma), Ermellina Zanetti (Brescia)
Il ruolo del geriatra extra-ospedaliero
Salvatore Putignano (Napoli)
La formazione del case manager (progetto ″Angeli Custodi″)
Monica Marini (Pistoia)
Implementazione strumento interRAl-Home Care
Francesco Landi (Roma)
La sperimentazione Codice Argento
Mauro Di Bari (Firenze)
Discussione
 
AUDITORIUM
10.00-11.15 SIMPOSIO aperto a medici e infermieri
DISTURBI DEPRESSIVI NELL´ANZIANO: SPECIFICITA´ CLINICA E DI CONTESTO
Moderatori: Walter De Alfieri (Grosseto), Gianbattista Guerrini (Brescia)
Depressione e patologia somatica
Massimo Calabró (Treviso)
Depressione e demenza nell´anziano: legami neurobiologici e nuovi scenari terapeutici
Patrizia Mecocci (Perugia)
Disturbi depressivi nel paziente istituzionalizzato
Antonio Guaita (Abbiategrasso)
Discussione
10.30-11.30
Coffee station
 
AUDITORIUM
11.15-13.15 SIMPOSIO aperto a medici e infermieri
Gruppo di Studio SIGG ″La cura nella fase terminale della vita″
LE CURE PALLIATIVE IN GERIATRIA: LA SEDAZIONE TERMINALE?
Moderatori : Alberto Cester (Dolo), Damasco Donati (Firenze)
Il dolore tra quadro esistenziale e fisico
Itala Orlando (Borgonovo Val Tidone)
La sedazione terminale nella letteratura
Flavia Caretta (Roma)
La sedazione terminale nello scompenso cardiaco
Lorenzo Boncinelli (Firenze)
La sedazione terminale nelle malattie neurodegenerative
Evelina Bianchi (Vicenza)
Morire a casa: realtá e prospettive
Alberto Marsilio (Mira, Venezia)
La sedazione terminale: il ruolo del nursing
Maria Cristina Canavese (Firenze)
La dimensione etica
Renzo Pegoraro (Padova)
Conclusioni
Massimo Petrini (Roma)
13.30 - CHIUSURA DEI LAVORI


11° Corso Infermieri

″QUALITÁ, CONTINUITÁ E COMPLESSITÁ NELL´ASSISTENZA ALL´ANZIANO″
Firenze, Palazzo degli Affari 2-4 dicembre 2010
 
PROGRAMMA
 
GIOVEDÍ 2 DICEMBRE 2010
14.00-14.30
Saluto del Presidente della SIGG e del Coordinatore della Sezione Nursing
14.30-15.00 LETTURA
Qualitá, continuitá e complessitá nell´assistenza all´anziano
Ermellina Zanetti (Brescia)
15.00-17.45
QUALITÁ DELL´ASSISTENZA E DELLA VITA NEI SERVIZI RESIDENZIALI
Moderatori: Damasco Donati (Firenze), Ermellina Zanetti (Brescia)
Sperimentazione di un set condiviso di indicatori per la valutazione di diverse dimensioni della
qualitá nelle residenze per anziani
Cristiano Pelati (Ferrara)
Sperimentazione di indicatori di qualitá dell´assistenza nelle RSA Lombarde
Maria Stella Bellino (Milano)
Discussione
Pausa
Indicatori di processo e di esito in un centro diurno Alzheimer
Anna Abbaldo (Torino)
Migliorare la qualitá della vita: la sfida del recupero funzionale
Marcella Pevere (Vicenza)
Discussione
18.00-19.00
Riunione degli iscritti alla Sezione Nursing
 
VENERDÍ 3 DICEMBRE 2010
9.00-10.45
ANZIANI E OSPEDALE: OBIETTIVO QUALITÁ
Moderatori: Margherita Andrigo (Padova), Carla Papparotto (Udine)
Qualitá delle cure e dell´assistenza nelle geriatrie per acuti: quali indicatori? La prospettiva medica
Walter De Alfieri (Firenze)
Qualitá delle cure e dell´assistenza nelle geriatrie per acuti: quali indicatori? La prospettiva infermieristica
Alessandra Corazza (Verona)
Gli anziani al pronto soccorso: attitudini e bisogni del personale infermieristica
Monica Marini (Pistoia)
Discussione
Pausa
11.00-12.45
CONTINUITA´ ASSISTENZIALE: IL VALORE AGGIUNTO
Moderatori: Anna Castaldo (Milano) e Mosé Cirino Ossino (Catania)
Continuitá della cura e dell´assistenza: prospettiva generale
Paola Gobbi (Milano)
Infermiere di comunitá per la continuitá assistenziale al paziente cardiopatico anziano
Antonella Leto (Roma), Nicoletta Oliva (Roma)
Continuitá assistenziale e stabilitá dell´équipe. L´esperienza dell´AOU Santa Maria della Misericordia di Udine
Daniele Salmaso (Udine)
Discussione
12.45-13.45
Sessione poster con discussione
Moderatore: Pietro Fabris (Padova)
14.30-16.30
VALUTARE LA COMPLESSITÁ: QUALI INDICATORI?
Moderatori: Pietro Fabris (Padova), Ermellina Zanetti (Brescia)
Ospedale, anziani, complessitá: il punto di vista degli infermieri
Federica Rosa (Verona)
Deficit cognitivo e complessitá negli anziani ricoverati per evento acuto
Mara Zampa (Udine), Sara Volpato (Rovereto)
Indicatori di complessitá negli anziani assistiti dai servizi sociali
Irene Gili Fivela (Torino), Cristiana Pregno (Torino)
Discussione
Pausa
16.45-18.00
Comunicazioni orali
Moderatori: Paola Gobbi (Milano), Monica Marini (Pistoia)
 
SABATO 4 DICEMBRE 2010
Palazzo dei Congressi
AUDITORIUM
8.30-10.00 SIMPOSIO aperto a medici e infermieri
TRANSIZIONE TERRITORIO-OSPEDALE E OSPEDALE-TERRITORIO
Moderatori: Roberto Bernabei ( Roma), Ermellina Zanetti (Brescia)
Il ruolo del geriatra extra-ospedaliero
Salvatore Putignano (Napoli)
La formazione del case manager (progetto ″Angeli Custodi″)
Monica Marini (Pistoia)
Implementazione strumento interRAl-Home Care
Francesco Landi (Roma)
La sperimentazione Codice Argento
Mauro Di Bari (Firenze)
Discussione
AUDITORIUM
10.00-11.15 SIMPOSIO aperto a medici e infermieri
DISTURBI DEPRESSIVI NELL´ANZIANO: SPECIFICITA´ CLINICA E DI CONTESTO
Moderatori: Walter De Alfieri (Grosseto), Gianbattista Guerrini (Brescia)
Depressione e patologia somatica
Massimo Calabró (Treviso)
Depressione e demenza nell'anziano: legami neurobiologici e nuovi scenari terapeutici
Patrizia Mecocci (Perugia)
Disturbi depressivi nel paziente istituzionalizzato
Antonio Guaita (Abbiategrasso)
Discussione
11.00-11.15
Coffee Break
AUDITORIUM
11.15-13.15 SIMPOSIO aperto a medici e infermieri
Gruppo di Studio SIGG ″La cura nella fase terminale della vita″
LE CURE PALLIATIVE IN GERIATRIA: LA SEDAZIONE TERMINALE?
Moderatori : Alberto Cester (Dolo), Damasco Donati (Firenze)
Il dolore tra quadro esistenziale e fisico
Itala Orlando (Borgonovo Val Tidone)
La sedazione terminale nella letteratura
Flavia Caretta (Roma)
La sedazione terminale nello scompenso cardiaco
Lorenzo Boncinelli (Firenze)
La sedazione terminale nelle malattie neurodegenerative
Evelina Bianchi (Vicenza)
Morire a casa: realtá e prospettive
Alberto Marsilio ( Venezia)
La sedazione terminale: il ruolo del nursing
Maria Cristina Canavese (Firenze)
La dimensione etica
Renzo Pegoraro (Padova)
Conclusioni
Massimo Petrini (Roma)
13.15 - 13.45
Verifica dell´apprendimento

6° Corso per Psicologi

″PSICOLOGIA DELL´INVECCHIAMENTO:
DALLA VALUTAZIONE ALL´INTERVENTO″
Firenze, Palazzo degli Affari, 2-3 dicembre 2010

Organizzato in Collaborazione con l´Ordine degli Psicologi della Toscana
 
PROGRAMMA
 
GIOVEDÍ 2 DICEMBRE 2010
09.00-09.30
Saluti della Presidente dell´Ordine degli Psicologi e del Presidente SIGG
09.30-11.00 Prima Sessione
PREVENZIONE E QUALITA´ DI VITA DELL´ANZIANO
Moderatori: Alberto Cester (Padova) Tania Fiorini (Empoli)
″La forza del carattere″: che cosa preserva il carattere, che cosa lo aiuta a durare?
Emanuela Bavazzano (Firenze)
L´arte di vivere una vita longeva
Barbara Bertocci (Firenze)
Non aver paura dell´etá che avanza
Rita Farneti (Siena)
Discussione
11.00-12.30 Seconda Sessione
L´HABITAT E IL SUO RUOLO PSICOLOGICO
Moderatori: Emanuela Bavazzano (Firenze), Antonio Guaita (Abbiategrasso)
Il geriatra in RSA: un ruolo possibile nella realizzazione del profilo di benessere dell´anziano
Elena Razzi (Firenze)
Lesioni del corpo e ferite dell´anima: la funzione terapeutica dell´ambiente di vita
Mabel Gotti (Firenze)
″Home, sweet rest home″: Habitat e clima all´interno delle RSA
Stefania Biondo (Firenze)
Discussione
12.30-13.00
Sessione Poster
Moderatori: Barbara Bertocci (Firenze)
14.30-16.00 Terza Sessione
VISSUTI NEI DISTURBI PSICOPATOLOGICI DELL´ANZIANO
Moderatori: Guido Gori (Firenze), Alessandra Tognetti (Roma)
La psicoterapia dell´anziano e il piacere della cura
Leo Nahon (Milano)
Vecchiaia e psicopatologia di vecchia data: sommatoria negativa o acquisizione di nuove
possibilitá elaborative?
Paola Beffa Negrini (Milano)
Luci ed ombre dell´autunno
Claudio De Vescovi (Pistoia), Camilla Albini Bravo (Roma)
Discussione
16.00-18.00 Quarta Sessione
TAVOLA ROTONDA
TERAPIA FARMACOLOGICA E NON: INCONTRI O SCONTRI?
Moderatori: David Simoni (Firenze), Enrico Mossello (Firenze)
Carlo Faravelli (Firenze) - Guido Gori (Firenze)
Emanuela Bavazzano (Firenze) - Alessandra Tognetti (Roma)
 
VENERDÍ 3 DICEMBRE 2010
09.00-10.30
Quinta Sessione
CARICO ASSISTENZIALE E STRATEGIE DI INTERVENTO
ModeratorI: Chiara Cavallini (Firenze), Maurizio Mattei (Firenze)
La proposta e la scelta dell´intervento psicologico per i familiari
Rabih Chattat (Bologna)
″Mia madre, la mia bambina″: la perdita d´identitá nei familiari delle persone con diagnosi di
demenza
Lucia Picchi (Lucca)
Annodare fili di speranza, di libertá e di bellezza
Stefano Lera (Firenze)
Discussione
11.00-12.30
Sesta Sessione
TRA CLINICA E RICERCA
Moderatori: Rossana De Beni (Padova), Marco Trabucchi (Brescia)
Neuropsicologia e tutela dell´anziano cognitivamente fragile
Angelo Bianchi (Arezzo)
Invecchiamento e autoinganni: quando le illusioni percettive generano falsi ricordi
Manila Vannucci (Firenze)
Mente e cuore. Disturbi cognitivi e malattie cardiovascolari: dalla ricerca alla clinica
David Simoni (Firenze)
Discussione
12.30-13.00
Verifica dell´apprendimento e chiusura del Corso

9° Corso di Riabilitazione

″LA RIABILITAZIONE NELLE STRUTTURE RESIDENZIALI″
Firenze, Palazzo degli Affari, 2-3 dicembre 2010
 
PROGRAMMA
 
GIOVEDI 2 DICEMBRE 2010
Presiede Bruno Bernardini (Milano)
14.00
Saluto ed introduzione
Niccolo Marchionni (Firenze)
Presidente SIGG
SESSIONE 1
14.20-15.20
L´epidemiologia della disabilitá nelle strutture residenziali
Antonio Guaita (Milano)
15.20-15.50
Il Progetto di Struttura: ruolo e funzione della RSA nella rete dei servizi per l´anziano
Francesco Landi (Roma)
15.50
Coffee break
16.10-16.40
La valutazione degli esiti nella long-term care
Enrica Vanoli (Varese)
16.40-17.40
Il progetto riabilitativo individuale ed il ruolo delle differenti figure professionali
Gugliemo Spassini (Brescia)
17.40
Discussione e conclusione
Mauro Colombo (Pavia)
 
VENERDÍ 3 DICEMBRE 2010
SESSIONE 2
Presiede
Angela Venturino (Savona)
09.00-09.30
Ruolo ed obiettivi della riabilitazione ″motoria″
Anita Birignani (Firenze)
09.30-10.00
Parkinson e sindromi ipocinetiche
Marco Baccini (Firenze)
10.00-10.30
La riabilitazione ″motoria″ nel demente
Giuseppe Bellelli (Brescia)
10.30
Coffee break
11.00-11.30
I disturbi comportamentali ed il loro trattamento
Enrico Mossello (Firenze)
11.30-12.00
Strategie di comunicazione nella demenza
Marcella Pevere (Vicenza)
12.00-12.30
Le terapie riabilitative ″complementari″: arte terapia e musico-terapia
Giovanni Gelmini (Reggio Emilia)
12:30
Discusisone e conclusioni
Simona Gentile (Cremona)
SESSIONE 3
Presiede
Mauro Di Bari (Firenze)
14.00-14.30
Il paziente oncologico: quale riabilitazione?
Bruno Bernardini (Milano)
14.30-14.50
Problematiche specifiche in riabilitazione oncologica
Patrizia Brugnoli (Firenze)
14.50-15.20
Il trattamento fisioterapico nell´ictus tardivo
Francesco Ferrarello (Prato)
15.20-15.50
Valutazione e criteri per la prescrizione degli ausili
Lorenzo Panella (Vercelli)
15.50
Coffee break
16.00-16.20
La rianimazione cardio-polmonare e il fisioterapista non vedente. I risultati dell´esperienza di un Centro
di formazione dell´Italian Resuscitation Council
Claudio Morellato (Firenze), Massimo Chiti (Firenze)
16.20-18.20
Presentazione e discussione di casi clinici
Christian Pozzi (Cremona), Francesca Tenore(Milano)
18.30
Verifica dell´apprendimento

5° Corso per Assistenti Sociali

″RISORSE E POTENZIALITÁ DEL SERVIZIO SOCIALE PER VALORIZZARE CAPACITÁ E RESPONSABILITÁ NEL PRENDERSI CURA″
Firenze, Palazzo degli Affari, 2-3 dicembre 2010

Organizzato in Collaborazione con la Fondazione Zancan e Ordine Assistenti Sociali
 
PROGRAMMA
 
GIOVEDÍ 2 DICEMBRE 2010
9.00-13.00
Saluti e introduzione
Marco Trabucchi - Tiziano Vecchiato - Silvana Tonon Giraldo
Prima sessione
AZIONI DI VALORIZZAZIONE E PROMOZIONE DELL´ADULTO E DELL´ANZIANO COME RISORSA SOCIALE
Contributi preordinati
Discussione
14.00-18.30
Seconda sessione
INTERVENTI TEMPESTIVI PER CONTRASTARE IL RISCHIO E LA FRAGILITÁ
Contributi preordinati
Discussione
 
VENERDÍ 3 DICEMBRE 2010
9.00-13.00
Terza sessione
AZIONI FINALIZZATE A PRENDERSI CURA, VALORIZZANDO E PROMUOVENDO LE CAPACITÁ DELL´ANZIANO NON AUTOSUFFICIENTE NEL SUO SPAZIO DI VITA
Contributi Preordinati
Discussione
14.00-18.30
Quarta sessione
Tavola Rotonda
VALUTAZIONE DEGLI APPRENDIMENTI, NELLA PROSPETTIVA DEL RICONOSCIMENTO DEI CREDITI FORMATIVI
Conclusioni e proposte per il 2011

BOLLETTINO NURSING

Qualitá, continuitá e complessitá nell´assistenza all´anziano
Ermellina Zanetti
Coordinatore sezione nursing SIGG
Gruppo di Ricerca Geriatrica Brescia

Qualitá, continuitá e complessitá sono i temi dell´11° Corso per Infermieri che si svolgerá dal 2 al 4 dicembre prossimi nell´ambito del Congresso Nazionale della Societá. Saranno di seguito affrontati separatamente, anche se esiste tra loro un rapporto strettissimo: con il termine qualitá (declinata in indicatori di processo e di esito) si intende la continua ricerca di interventi che garantiscano alla persona il massimo possibile in termini di salute e qualitá della vita, la continuitá é uno strumento che garantisce la qualitá nel post acuzie e nei percorsi delle malattie croniche, la complessitá degli assistiti influenza la definizione degli outcome e degli interventi.
 
Qualitá
L´adozione di sistemi sempre piú accurati di valutazione della qualitá dei processi (dalle Iso alla Joint Commission) ha rappresentato un importante elemento di riflessione, anche se solo la rilevazione dei risultati (outcome) permette di dare un giudizio definitivo su un determinato intervento o servizio. E´ quindi necessario sviluppare strumenti di lavoro che incorporino al loro interno un link tra il processo da misurare e i piú rilevanti outcome clinici e assistenziali. Nell´area dell´anziano lo sforzo é particolarmente complesso, perché la definizione dei risultati é resa difficile dalla complessitá dei quadri clinici e funzionali.
Obiettivo di primaria importanza per realizzare interventi di qualitá, e non solo nell´ambito della cura e assistenza all´anziano, é considerare l´atto di cura nelle sue duplici, e non scindibili, componenti: l´intervento tecnico e la relazione. La pratica clinica ci insegna -prima ancora delle elaborazioni metodologiche- che l´assistenza tecnica a chi soffre non puó essere disgiunta dalla relazione con l´oggetto dell´intervento, cioé la persona ammalata, come premessa per impostare una cura efficace. Ció si realizza ovviamente in modi diversi secondo la gravitá della patologia, della complessitá e della durata dell´intervento. Nell´ambito della cura e dell´assistenza agli anziani affetti da patologie croniche, a maggior ragione se accolti in contesti residenziali, l´attenzione alla relazione da parte dell´équipe di cura é la determinante piú importante per la qualitá percepita dall´utente e dalla sua famiglia. E´ necessario peró chiarire il significato di ″relazione″ all´interno del rapporto professionista/operatore della salute e utente: non si tratta di fornire amicizia, affetto o compagnia, ma di conoscere e comprendere chi ci sta di fronte e manifesta un sintomo, una malattia, una condizione di sofferenza o di disautonomia che ci appaiono del tutto simili a quelle rilevate o lamentate da altri pazienti, ma che sono sempre profondamente diverse nell´impatto sulla storia e sulla vita di ciascuno. Nell´ambito delle cure continuative la gran parte degli atti di cura ha come obiettivo persone largamente compromesse dalla malattia, che é un evento pervasivo della vita dal punto di vista biologico, psicologico e sociale. Se il processo diagnostico e gli strumenti di valutazione dell´assessment multidisciplinare sono mezzi privilegiati per conoscere la storia clinica, le condizioni cognitive e affettive, la capacitá di autocura, l´esistenza o meno di una rete di supporto familiare, la relazione, e in particolare, l´ascolto attento e profondo rilevano il peso attuale del dolore, la paura di lunghi giorni segnati dalla sofferenza, la speranza o la disperazione generate dalla malattia e aiutano a comprende quali interventi e quale percorso di cura sono piú appropriati. In questo modo si risponde a un bisogno immediato della persona, quello di essere compreso, accompagnato, consolato, ma soprattutto si giunge al profondo della realtá umana, quella di una malattia che non é solo un fatto intercorrente -dominato da logiche proprie- ma un modo diverso di vivere la vita, perché diviene l´evento dominante e quello con il quale si parametrano tutti i tempi della vita stessa.
La qualitá della care in ambito geriatrico si fonda sull´assunzione di decisioni e scelte assistenziali rispettose di tre elementi ugualmente importanti: le conoscenze oggi disponibili, la valutazione clinica del singolo paziente e le sue preferenze e/o quelle della sua famiglia. L´espressione prendersi cura, in inglese ″to care″, ben riassume l´inscindibilitá di tecnica e relazione dell´atto di cura e indica un modo piú globale e centrato sull´individuo di curare la sofferenza.
 
Continuitá
La necessitá di garantire una presa in carico modulata sui bisogni delle persone anziane dopo un evento acuto o nei percorsi della cronicitá, trova nella continuitá una possibile risposta. Per quanto riguarda l´area della post acuzie il problema é organizzare una risposta a questo indubbio bisogno che sia clinicamente funzionale, umanamente rispettosa delle difficoltá, organizzativamente ed economicamente compatibile con l´attuale condizione dei pubblici bilanci.
E´ un´impresa possibile? Non lo sappiamo, anche perché si sono persi molti anni senza fare sperimentazioni serie e controllate. I risultati di cui disponiamo oggi sono sostanzialmente aneddotici. In particolare rimangono tutt´oggi ancora aperti i seguenti quesiti:
1. Quale livello di complessitá puó essere accettato in queste strutture? Infatti, sembra chiaro che il bisogno non é di carattere sociale (l´incapacitá di vivere nel proprio domicilio per problemi di solitudine), ma clinico e assistenziale; é quindi necessario identificare risposte adeguate, a cominciare dalla professionalitá e quantitá degli operatori.
2. Come mettere in rete i servizi in modo da disporre di un centro decisionale, non burocratico, rapido nelle decisioni, in grado di costruire un programma di cura e assistenza adeguato alle specifiche condizioni cliniche, che peró non limita la capacitá dei diversi servizi di definire gli itinerari di cura? La guida del sistema dovrebbe essere lasciata all´ospedale?
3. Come dovrebbe riorganizzarsi l´assistenza nello stesso ospedale per acuti al fine di entrare in una rete di continuitá con il periodo post-acuzie (si pensi, tra i molti esempi che possono essere fatti, alla frattura di femore e quindi all´ortogeriatria, ai pazienti scompensati di cuore, alle persone affette da demenza, ai diabetici, ecc.)?
Queste e molte altre potrebbero essere le domande da porsi per ipotizzare un servizio che abbia lo scopo finale di far riconquistare all´anziano un buon livello di salute, adeguato al ritorno a casa, evitando il ricovero permanente in una struttura per anziani. E´ peraltro tutto da dimostrare che in questo modo si riduce il ricorso alla casa di riposo, dove normalmente non vanno le persone da ″sistemare″ sul piano clinico, ma anziani molto compromessi, caratterizzati dal susseguirsi di riacutizzazioni di malattie croniche, la cui gestione deve essere stabilmente affidata a un´equipe (medici, infermieri, fisioterapisti), in grado di curare le crisi e di prevenirle.
 
Complessitá
″Complesso" discende dal verbo latino complector, che vuol dire cingere, tenere avvinto strettamente, e, in senso metaforico, abbracciare, comprendere, unire tutto in sé, riunire sotto un solo pensiero e una sola denominazione. Altri significati che appaiono nei classici latini sono quelli di legame, nesso, concatenazione (Magrassi P.,2009).
Dal XVII secolo in poi, una situazione, un problema, un sistema é "complesso" se consta di molte parti interrelate, che influiscono una sull´altra. Un problema complicato (da complico, piegare, arrotolare, avvolgere), invece, é uno che si fatica a risolvere perché contiene un gran numero di parti nascoste, che vanno scoperte una a una. L´etimologia del termine aiuta a comprendere il senso ultimo dell´"atteggiamento complesso", che ammonisce circa l´insufficienza del solo approccio analitico e invoca l´integrazione di questo con un approccio olistico e globale. Un sistema complesso non puó essere compreso mediante il solo esame delle sue componenti e, per analogia, le "cause ultime" di un problema complesso non sono banalmente quelle delle sue parti essenziali, perché esso non puó essere risolto mediante semplice scomposizione, ma richiede l´interazione tra questa e una visione d´insieme (Bocchi G., Ceruti M., 2007; Morin E, 1993; Stangers I., 2007). Nell´ambito delle discipline biomediche e della gestione dei sistemi sanitari é divenuto sempre piú frequente il riferimento al concetto di complessitá. A questa interpretazione della realtá e della conoscenza é riconducibile il crescente ricorso all´approccio multidisciplinare che trova origine nell´epocale mutamento del paradigma riferito alla malattia che ha pervaso la nostra societá industrializzata, quello della cronicitá della malattia. I pazienti che oggi assistiamo negli ospedali e nelle strutture assistenziali sono persone prevalentemente affette da piú problemi, fra loro embricati, e necessitano di interventi qualificati da parte di piú professionisti che spesso sono chiamati a lavorare in equipe, integrando saperi e competenze con un sapiente utilizzo di relazione e tecnologia (Plsek,2001)
In ambito assistenziale l´utilizzo del termine complessitá assume, come negli esempi, diversi significati e non raramente é utilizzato quale sinonimo di intensitá, difficoltá o per indicare situazioni complicate, che richiedono tempo, pazienza, abilitá. La definizione di una corretta e condivisa interpretazione del significato del termine complessitá richiede di chiarire alcuni aspetti di fondo di non secondario rilievo.
 
1. Complessitá dell´assistito o complessitá dell´assistenza?
Non si tratta di un gioco di parole, ma di definire qual é il punto di partenza. Innanzitutto possiamo parlare di complessitá dell´assistenza o é forse piú corretto parlare di complessitá dell´assistito che richiede un approccio complesso?
In letteratura il concetto di complessitá assistenziale é spesso confuso e fuorviante. In studi recenti emerge una considerazione importante sulla capacitá di identificare l´approccio complesso come una competenza che diversifica l´infermiere nel saper cogliere e gestire le necessitá assistenziali del paziente, in relazione al suo livello di competenza e di expertise (Rauahala, 2004). Dall´altra parte, anche il paziente si diversifica nella sua capacitá di esprimere necessitá, bisogni e quindi di richiedere una risposta assistenziale conseguente. In tal senso sono significativi studi come quello condotto nelle ICU dell´United Kindom (U.K.) (Adomat, 2004) nel quale si mettono a confronto valutazioni sull´impegno assistenziale richiesto da pazienti affetti da patologie neurologiche centrali anche molto gravi. In relazione al livello di compromissione dello stato di coscienza il paziente é in grado o meno di esprimere disagio, dolore, stress, ansia o dis-comfort e richiedere interventi infermieristici che incidono, anche in maniera significativa sull´impegno assistenziale. Se il punto di partenza é la complessitá dell´assistito, diviene determinate definire come valutare e misurare la complessitá e individuare le variabili che concorrono a definirla.
 
2. Come misurare la complessitá?
Se riprendiamo la definizione di approccio alla complessitá, ovvero l´"atteggiamento complesso che ammonisce circa l´insufficienza del solo approccio analitico e invoca l´integrazione di questo con un approccio olistico e globale″, é possibile una ricerca di indicatori specifici e sensibili che, seppur per approssimazione, possono essere utili per valutare e misurare la complessitá nei pazienti anziani senza tuttavia tralasciare tutte quelle informazioni che spiegano piú compiutamente il paziente.
Una variabile importante in ambito geriatrico, perché spiega l´impatto che la malattia acuta e cronica ha sulla salute dell´individuo, é la misurazione della disabilitá intesa come dipendenza o perdita di abilitá in una delle attivitá di base (lavarsi, vestirsi, spostarsi dal letto alla sedia, usare il bagno) o strumentali (fare la spesa, curare la casa, usare i mezzi di trasporto pubblici, cucinare, maneggiare il denaro, gestire i farmaci) della vita quotidiana. Gli studi condotti, prevalentemente in pazienti ricoverati negli ospedali per acuti, hanno dimostrato che il declino funzionale rappresenta un indice indipendente prognostico sfavorevole (McCusker, 2002) e si correla a un aumentato rischio di istituzionalizzazione (Fortinsky 1999). Rozzini (2005) ha valutato l´associazione tra lo stato funzionale premorboso (2 settimane prima del ricovero), lo stato funzionale all´ammissione e la mortalitá a 6 mesi in 950 soggetti anziani (etá media 78,3 + 8,5) ammessi in una divisione di geriatria per un evento medico acuto. I soggetti che all´ammissione avevano un notevole peggioramento dello stato funzionale (una perdita uguale o maggiore di 30 punti all´Indice di Barthel) avevano un rischio relativo di 2.8 (CI 95%) di mortalitá a sei mesi.
Un´altra variabile ampiamente studiata é la compromissione delle funzioni cognitive (memoria, attenzione, percezione, riconoscimento e comprensione delle informazioni del mondo esterno, capacitá di dare risposte adeguate e di farsi capire con le parole e le azioni, orientamento nello spazio e nel tempo). La maggioranza dei lavori dimostra una significativa relazione tra presenza di deficit cognitivo all´ammissione in ospedale per un evento acuto e maggior durata della degenza, aumento della mortalitá e del ricorso all´istituzionalizzazione (Dunstan, 1996; Findlay, 2000; Perlado, 1999; Di Iorio, 1999).
Anche la demenza rappresenta per il paziente ospedalizzato un predittore indipendente di aumentata durata della degenza, di maggiore perdita funzionale e di piú elevata frequenza di istituzionalizzazione (Holmes, 2000). I pazienti con demenza ricoverati in ospedale per acuti sono maggiormente suscettibili al rischio di contrarre infezioni, sepsi e danni iatrogeni (Torian, 1992). In uno studio condotto al Mount Sinai Hospital di New York é stato rilevato che la mortalitá a sei mesi di soggetti ultrasettantenni con demenza severa ricoverati per polmonite é del 53%, confrontata con il 13% dei soggetti non dementi, tra i soggetti ricoverati per frattura di femore la mortalitá é risultata rispettivamente del 55% nei dementi e del 12% nei non dementi (Morrison, 2000).
Tuttavia considerare solo la dipendenza funzionale e cognitiva del paziente anziano dá una valutazione incompleta della sua complessitá al fine della pianificazione ed erogazione dell´assistenza. In particolare non contempla altri fattori che hanno un impatto sulla richiesta di assistenza come per esempio la cura richiesta (terapie, medicazioni, rilevazione parametri, interventi di supporto alle funzioni vitali), la necessitá di sorveglianza, l´educazione del paziente e della famiglia, la disponibilitá di risorse per attivitá non correlate al paziente che devono essere messe in campo ad esempio per garantire la continuitá assistenziale, la compliance ai trattamenti.
Diventa pertanto determinante sia la ricerca di variabili utilizzate dai professionisti nei diversi setting (ospedale, residenze, domicilio) per descrivere la complessitá, sia la sperimentazione di piú strumenti per misurare la complessitá che possano essere utilizzati ai diversi livelli dell´organizzazione con l´obiettivo di:
1. Individuare i pazienti complessi: sarebbe auspicabile definire pochi indicatori, sensibili e specifici, di immediata misurazione e interpretazione che possano aiutare il singolo professionista a individuare tra gli assistiti coloro che sono complessi;
2. Stimare l´assistenza e la competenza necessaria: attraverso uno strumento piú complesso che ricomprenda la valutazione della complessitá degli assistiti e i fattori che hanno un impatto sulla richiesta di assistenza in una singola e specifica unitá operativa per stabilire il tempo necessario e la quantitá di professionisti e operatori di supporto;
3. Stimare la quantitá di risorse necessarie: attraverso la periodica rilevazione dei carichi di lavoro operata dalla direzione infermieristica secondo la definizione di O´Brien (2002) ″…metodo complesso teso a produrre una serie di dati che consentiranno una decisione razionale nell´allocazione delle risorse per l´assistenza infermieristica per collegare i risultati ottenuti al mix di abilitá ritenute adeguate…″.
4. Definire gli outcome o risultati dell´assistenza: é certamente l´obiettivo piú ambizioso per tutta la comunitá professionale e per le organizzazioni. Rendere evidenti i risultati di una buona assistenza infermieristica nel singolo assistito e nei gruppi di assistiti omogenei per livelli di complessitá significa individuare anche tra coloro che sono piú complessi obiettivi realistici cui tendere: mantenere l´autonomia, prevenire le complicanze, assicurare la compliance, favorire la presa in carico da parte dei familiari o dei servizi di continuitá.
I servizi sanitari e socio sanitari chiedono alla nostra professione abilitá e strumenti per leggere i bisogni, progettualitá per tracciare percorsi di assistenza e presa in carico realizzabili e orientati verso obiettivi misurabili. Gli assistiti, in particolare quelli piú vulnerabili e fragili, e le loro famiglie chiedono agli infermieri, oggi come ieri, l´ascolto e il riconoscimento della loro sofferenza e la speranza che anche laddove é impossibile curare é sempre possibile assistere, restare accanto.
 
Bibliografia
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Migrazione e salute: prendersi cura degli anziani stranieri. Proposta di un´assistenza infermieristica culturalmente congruente
Antonella Pastore
Tratto dalla Tesi di Laurea Magistrale, Corso di Laurea in Infermieristica Universitá degli studi di Parma
 
L´assistenza ad anziani stranieri é un fenomeno destinato ad aumentare in futuro; a supporto di tale affermazione, i dati demografici relativi alla popolazione italiana pubblicati dall´ISTAT nel 2002- 2005 mostrano un sostanziale e costante aumento dell´immigrazione in Italia e una delle fasce di popolazione in crescita é quella dei migranti anziani ultrasessantacinquenni.
L´invecchiamento naturale della popolazione immigrata unito all´effetto della legge sui ricongiungimenti familiari, fará sí che l´Italia si troverá ad ospitare, entro il 2010, circa mezzo milione di anziani immigrati in piú; ció avrá importanti ripercussioni in ambito sociale e sanitario non certo trascurabile.
Siamo abituati ad un contesto sociale poco orientato alla cultura dell´alteritá e siamo abituati a trattare tutti i pazienti allo stesso modo, senza considerarne le diverse matrici culturali; l´impatto tra culture diverse provoca trasformazioni culturali significative, irrigidimenti e conflitti, che incidono sensibilmente sulle identitá culturali.
L´incontro tra infermiere e paziente é sempre l´incontro di due universi culturali distinti ed é doveroso, per esprimere al meglio la propria professionalitá, che l´infermiere capisca i valori, gli usi, le abitudini e la costruzione del sé dell´altro.
 
Chi é l´anziano oggi?
″Come approvo il giovane in cui ci sia qualcosa di senile, cosí il vecchio in cui ci sia qualcosa di giovanile; chi si attiene a tale norma potrá essere vecchio di corpo ma non lo sará mai di spirito″. Cicerone, De Senectute
Spesso davanti all´immagine del nostro futuro, che i vecchi ci propongono, noi restiamo increduli, dentro di noi pensiamo assurdamente che questo a noi non succederá, la vecchiaia é qualcosa che riguarda solo gli altri.
Considerando che l´invecchiamento é una condizione destinata a tutti e su cui tutti ci interroghiamo durante il corso della vita, spesso ci domandiamo: ″Quando si é anziani? A 60 anni o a 70 anni?″
Oggi l´Organizzazione Mondiale della Sanitá (OMS) classifica l´anzianitá nelle seguenti fasce d´etá:
- Dai 65 ai 74 anni = Anziani giovani;
- Dai 75 agli 84 anni = Anzianitá;
- Dopo gli 85 anni = inizio della grande anzianitá.
Questa classificazione non deve rappresentare una catalogazione da attribuire ad un gruppo piuttosto che ad un altro, ma aiutare a definire una complessitá per permettere di poter diversificare e distinguere all?interno di una moltitudine.
La demografia ci ha spiegato come la modernitá abbia profondamente modificato la struttura della popolazione nelle societá avanzate, destrutturando la caratteristica forma piramidale che ha caratterizzato per molti anni il rapporto tra le generazioni, cosí sono crollati e sono destinati a rimodellarsi stereotipi radicati nella coscienza collettiva; é crollato lo stereotipo della specifica ammirazione che meriterebbe la saggezza senile.
La vecchiaia appare oggi caratterizzata da particolari fragilitá e proprio per questo meritevole di doverose e specifiche attenzioni.
Per quanto si possano doverosamente rivendicare i diritti delle persone anziane, resiste il problema di fronteggiare l´ostacolo piú grande, quel diffuso sentimento di disprezzo nei loro confronti, che si ha raramente il coraggio di considerare fino in fondo.
A tal proposito, in Italia a tutela dell´anziano, dal 1995 esiste la ″Carta dei diritti degli anziani″, nata sotto l´Alto Patronato del Presidente della Repubblica.
 
La cura della persona anziana
La cura, il sostegno e la dipendenza sono fattori di primaria importanza per quanto riguarda l´anziano e la sua vita.
Curare é naturale e spontaneo, si impara in famiglia dalla madre; curare quindi sembra essere una dimensione insita in ciascuno di noi fin dalla nascita; tuttavia se curare é avere interesse, avere a cuore, essere disponibili, essere in relazione e fare qualcosa di molto concreto, come si distingue allora la cura in ambito infermieristico?
D. Gaut (1983) fornisce un´analisi della cura nel campo della salute e definisce le azioni necessarie e sufficienti nel contesto assistenziale.
Gaut cita sei condizioni:
1. chi cura deve essere attento sia direttamente che indirettamente ai bisogni della persona di cui si prende cura;
2. chi cura deve sapere quali cose devono essere fatte per migliorare la situazione;
3. chi cura deve avere intenzione di fare qualcosa per curare una certa persona;
4. chi cura deve scegliere un´azione che possa avere il significato di un cambiamento positivo per la persona di cui ci si prende cura e metterla in atto;
5. il cambiamento positivo nella persona curata puó essere raggiunto sulla base di ció che é buono per lui piuttosto che ció che é buono per il curante;
6. l´attenzione richiesta alla persona curante é nel senso di una consapevole attenzione per la persona curata, includendo il sé ma mantenendo una distinzione da sé: una sorta di ″identitá -in-differenza″.
La competenza di chi cura sta nell´identificare i bisogni della persona curata, nel sapere cosa fare rispettandola come portatrice di diritti, valori e in grado di scegliere.
La cura, o meglio l´assistenza infermieristica presenta sensibili analogie con quella materna, ma vi sono delle differenze sostanziali, quali:
- nella cura della persona l´infermiere deve attenersi a precise procedure ed é guidata da una competenza specifica esclusiva;
- la relazione tra infermiere /paziente avviene tra due persone estranee che s´incontrano per ragioni non dipendenti dalla loro volontá;
- nella relazione materna vi sono vincoli di affetto.
Il contesto socio-demografico di oggi e la fragilitá della persona anziana impongono alla societá un intervento immediato, che implica tutta una serie di attivitá e che mira a migliorare la qualitá di vita ed a ridurre il rischio di disabilitá.
Quale rapporto esiste tra la dipendenza di una persona anziana e l´assistenza infermieristica?
Nel caso della dipendenza della vecchiaia, essa appare una realtá complessa, perché l´anziano, che si avvale di cure, deve sottostare inevitabilmente a regole e restrizioni.
L´istituzionalizzazione, temporanea o permanente, crea nella persona anziana disagio e spaesamento e favorisce il passaggio da una condizione di normalitá di vita ad una situazione di vita assistita. L´anziano entra allora in una fase di maggiore fragilitá, di piú marcata dipendenza e presenta bisogni di cura, di sostegno e di assistenza specifici.
Capire la dipendenza significa analizzare due aspetti che determinano la nostra cultura contemporanea.
Il primo aspetto riguarda la nostra concezione del tempo. Nel contesto dei fattori biologico-naturali noi consideriamo la vita come un susseguirsi di tappe fondamentali quali l´infanzia, la gioventú, la maturitá e la vecchiaia.
Queste categorie appaiono tuttavia superate nel contesto culturale contemporaneo. In alternativa, si va sviluppando un altro orizzonte e altre categorie scandiscono lo svolgersi delle "fasi" della nostra vita; in questo senso si parla della fase della scolarizzazione, della preparazione professionale e della fase lucrativa dell´attivitá o dell´esercizio di una professione.
Quando questa fase, per motivi correlati alle diverse convenzioni sociali, si conclude, subentra la fase del pensionamento. In definitiva, all´interno di questo modello di riferimento la vita si definisce prima per quello che noi ci prepariamo ad avere, poi attraverso ció che noi abbiamo, e infine per ció che noi non abbiamo piú.
É evidente che il concetto di tempo, il concetto di "fase" é, in questa prospettiva, fortemente determinato dal fattore della produttivitá.
Un secondo aspetto, per comprendere la dipendenza, é rappresentato dal concetto di soggettivitá.
Analizzando la dipendenza, attraverso la scansione delle fasi della vita della persona umana, possiamo delineare una biografia della dipendenza.
Possono essere individuate tre fasi.
La prima fase é costituita dalla dipendenza come realtá di fatto in vista dell´autonomia, ossia la dipendenza nello stadio infantile.
La seconda fase, che potremmo individuare con l´espressione di dipendenza come crisi estemporanea, si viene a costituire con episodi determinanti, piú o meno lunghi di dipendenza, individuabile come momento critico dell´indipendenza (malattia, infortunio).
La terza fase puó essere considerata la categoria della dipendenza con terminalitá, come fase finale della storia della nostra autonomia, questa é appunto la tipologia della dipendenza nell´etá senile.
L´anziano sa che la sua dipendenza non é quella del bambino o del soggetto che si trova in una crisi, intuisce che la sua dipendenza é diversa perché manca di una visione prospettica.
In questo senso la dipendenza viene vissuta come una sorta di destino a cui l´anziano sente di essere ormai sottomesso, nella sua immagine si accorge di essere diventato o di diventare sempre piú dipendente.
I modelli di intervento, che riguardano in particolare l´assistenza fornita dagli infermieri e dagli operatori di supporto a soggetti anziani, partono dalla considerazione della vulnerabilitá e complessitá dell´anziano che richiede una specializzazione dell´assistenza. Oggi il nursing geriatrico si propone di sostituire l´aspetto ″custodialistico″ dell´assistenza con un´assistenza dinamica avente le seguenti finalitá:
- il mantenimento o il recupero dell´autosufficienza;
- l´apprendimento all´autogestione della salute o della disabilitá;
- l´educazione alla prevenzione del bisogno ed all´utilizzo corretto delle risorse;
- l´istruzione ai nuclei familiari.
Interessante é anche il ruolo di ″advocacy″ che molti autori attribuiscono all´infermiere, un ruolo di avvocato difensore della persona e della collettivitá nel campo della salute. Nel 1972 Kosik dichiaró: ″La professione infermieristica deve essere sempre piú coinvolta, non solamente nella relazione infermiere-paziente, ma anche nelle relazioni sociopolitiche per mettere in pratica al meglio la funzione di appoggio e difesa del paziente″, ruolo che gli infermieri italiani devono sviluppare maggiormente in quanto poco manifesto ed esercitato.
L´infermiere, quando assiste una persona, deve considerare anche la sua matrice culturale. Lo stesso codice deontologico dell´infermiere (Febbraio 2010) cita al Capo I art.4: ″L´infermiere presta assistenza secondo principi di equitá e giustizia, tenendo conto dei valori etici, religiosi e culturali, nonché del genere e delle condizioni sociali della persona″.
 
Multiculturale, interculturale o transculturale?
Le societá sono sistemi integrati di storia, religione, economia e ambiente. In questi termini, nessuna societá, per quanto ″primitiva″ e ″arcaica″ possa apparire, puó essere definita ″arretrata″ o ″semplice″; esistono molte civiltá sostenute da principi economici, sociali e culturali diversi da quelli che conosciamo e che siamo abituati a pensare.
A tal proposito, é interessante analizzare quella che, all´interno del processo interculturale, é considerata la ″Regola d´oro″ (Bennett, 2007).
Molte delle grandi religioni del mondo includono una massima simile a quella citata nel Vangelo: ″Fate dunque agli altri tutto quello che volete che gli altri facciano a voi…″ (Matteo 7:12).
Questa regola viene tipicamente usata come una specie di schema di comportamento; se io non so come trattarti, semplicemente mi immagino come vorrei essere trattato e quindi mi comporto di conseguenza.
L´assunto implicito che sostiene questa regola é: le altre persone vogliono essere trattate come vorrei esserlo io; inoltre sotto intende un´altra credenza, e cioé che tutte le persone in fondo sono le stesse e quindi dovrebbero volere lo stesso trattamento che vorrei io. Ma questa regola non funziona, perché le persone di fatto sono diverse le une dalle altre, non sono diverse solo individualmente, ma sono diverse in termini di cultura, gruppo etnico, status socioeconomico, etá, condizioni politiche e valori.
Che le persone siano differenti puó sembrare ovvio ma, di fatto, non si tratta di un concetto cosí diffuso.
Quando ci relazioniamo agli altri pensare che quest´ultimi siano come noi equivale a pensare che siano noi, mancando cosí di riconoscere nell´altro le differenze fondamentali alle quali la nostra comunicazione si deve adattare per capire ed essere capiti; i nostri sforzi sono vanificati da un atteggiamento di conformismo.
Alcuni concetti quali multiculturale, interculturale e transculturale sono stati oggetto di discussione in molti ambiti, tuttavia si sono dimostrate oggettive difficoltá nel definire il senso di questi concetti.
Generalmente, il multiculturale si arresta al riconoscimento di diverse culture; l´interculturale va oltre, poiché al riconoscimento associa la valorizzazione e il rispetto delle diverse culture.
L´interculturalismo, attraverso la relazione, lo scambio e il dialogo, oltrepassa il multiculturalismo e, allo stato di indifferenza e di tolleranza, prevale lo stato di rispetto, stima ed empatia.
Il transculturale, nato nell´area della ricerca psichiatrica, rivela che in tutti i processi psichici si presenta una sorta di filtro culturale che regola i rapporti tra le persone nel mondo. In sintesi potremmo concludere che il multiculturale testimonia la diversitá culturale, l´interculturale la stima e la valorizza, mentre il transculturale la attraversa e la percorre.
I teorici Purnell e Paulanka (2003), che hanno sviluppato il ″ modello olografico della complessitá″, sottolineano come la competenza culturale si sviluppa cronologicamente. Secondo tale modello l´operatore sanitario procede:
- dall´ incompetenza inconscia (mancanza di conoscenza delle altre culture);
- all´incompetenza conscia (consapevolezza che si hanno delle lacune relative alle altre culture);
- alla competenza conscia (apprendere la cultura dell´assistito evitando stereotipi e fornendo un´assistenza culturalmente congruente);
- e infine alla competenza inconscia (erogazione automatica di prestazioni culturalmente congruenti).
L´infermiere deve considerare che l´approccio alle cure sanitarie é influenzato dalla percezione della malattia, dalla loro causa e varia a seconda della cultura di appartenenza.
Ogni cultura possiede valori e convinzioni anche in relazione alla salute, alla malattia, a quale sia un comportamento accettabile nel fornire assistenza e da chi e come l´assistenza debba essere erogata.
Per esempio, la cultura anglo americana dá un elevato valore al diritto dell´individuo di attuare scelte in relazione alla propria vita che siano libere dall´interferenza altrui (compresi familiari e amici), mentre la cultura greca e italiana o quella di gruppi culturali tradizionali attribuiscono un valore molto alto alle decisioni prese in seno alla famiglia.
Interessante é anche la logica di suddividere il concetto di malattia in piú dimensioni, peculiaritá della corrente metodologica meglio conosciuta come Narrative Based Medicine (NBM), che distingue le dimensioni della malattia utilizzando tre termini: illness, disease e sickness.
Il termine disease contempla la dimensione biomedica della malattia, come una lesione organica, un evento comunque oggettivabile, mediante una serie di parametri organici di natura fisico-chimica (temperatura, frequenza cardiaca, pressione arteriosa). Con il termine illness s´intende l´esperienza soggettiva dello star male vissuta dalla persona sulla base della sua percezione soggettiva del malessere che é sempre culturalmente mediata. Infine con il termine sickness si riconosce la componente sociale della malattia.
Pertanto, cultura e societá giocano un ruolo essenziale nel vissuto della malattia, perché variando i modelli di percezione e risposta adottati dalla persona, variano i modelli esplicativi della malattia, il bisogno di ricorso alle cure sanitarie e la risposta ai problemi di natura psicologica e sociale.
 
Conclusioni
Nel contesto infermieristico la comunitá professionale ha espressamente dichiarato la necessitá di orientare lo sviluppo della professione in modo coerente rispetto al percorso intrapreso in ambito sociale; proprio per questo appare oggi fondamentale recuperare ″la centralitá dell´essere umano″ nella sua globalitá ed interezza fisico- psico- sociale considerandone anche le differenze culturali.
Si rende necessario sviluppare una nuova forma mentis. La transculturalitá non puó essere intesa né come convivenza nella separazione e neppure sintesi forzata della diversitá verso un´utopica comunitá di simili; piuttosto, essa presuppone la disponibilitá ad accogliere l´altro al di lá dell´apparenza, a rompere gli schemi, i condizionamenti, i pregiudizi e ad apprezzare la diversitá come un diverso modo di essere e di esistere.
In campo sanitario gli ostacoli da superare non sono pochi e non sono solo di ordine socioeconomico o politico amministrativo, ma diventa significativo il modo di comportarsi e di relazionarsi con le persone da assistere.
É importante che il professionista sanitario non riduca il malato ad un caso clinico o a un oggetto di cura, ma lo consideri come una persona con la quale strutturare un´autentica relazione di aiuto, competente e terapeutica.
Tale relazione costituisce l´essenza della professione infermieristica ed é una relazione di natura etica. I gesti, le cure, i suggerimenti e le parole che il professionista mette in atto, dovranno essere compiuti sempre nel rispetto della persona assistita, delle sue caratteristiche personali, delle sue credenze morali, religiose e dei suoi valori.
L´Italia si sta lentamente trasformando da antico paese di emigranti in paese di approdo per immigrati; pertanto, la professione infermieristica é chiamata a sviluppare maggiormente le tematiche relative alla diversitá culturale.
Si rende urgente un lavoro di formazione alla relazione con chi é diverso e fragile come la persona anziana. La visione transculturale deve trasversalmente pervadere le diverse discipline insegnate al corso di laurea in Infermieristica, diventando un filo di riferimento ed orientamento nei differenti ambiti operativi dell´infermieristica.
L´invito alle istituzioni é quello di ripensare ai luoghi di assistenza per anziani, affinché non considerino la vecchiaia come una malattia, ma come una condizione di fragilitá sociale, favorendo lo sviluppo di una visione dell´anziano come un saggio, depositario di un patrimonio etico e affettivo e dove il recupero funzionale e il mantenimento delle abilitá residue fisiche, mentali e relazionali possa avvenire attraverso modalitá di equilibrio, di prudenza e di dolcezza.
L´umanizzazione non si sviluppa con corsi di formazione; forse si dovrebbe affrontare il problema con un´ottica diversa, perché la vecchiaia non sia solo tutelata da considerazioni e spinte umanitarie, ma anche premiata nel suo vero significato evolutivo.
Il manuale ″Prendersi cura di ″tutti″ gli anziani del mondo″, redatto dalla sottoscritta dopo un´analisi bibliografica sulla dimensione culturale dell´assistenza, propone alcuni suggerimenti agli operatori sanitari che vogliono offrire soluzioni pratiche per affrontare problemi di vita e di assistenza ad un anziano straniero.
Come infermieri abbiamo bisogno di imparare a fare domande con sensibilitá e a mostrare rispetto per le diverse credenze culturali, dobbiamo ascoltare con attenzione e partecipazione gli anziani che assistiamo.
 
Bibliografia
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Rapporto sull´immigrazione IDOS - Centro Studi e Ricerche Redazione Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes
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Davis Company, Philadelphia (PA) 2003, p.8

Notizie dai Soci

Lo scorso 29.5.2010 é stata fondata a Bologna la Societá Italiana di Fisioterapia (S.I.F.), il cui primo presidente é il Prof. Paolo Pillastrini, Fisioterapista, Professore Associato presso l'ateneo bolognese. Il suo sito web é: http://www.sif-fisioterapia.it/it/home.
Molto significativamente, la S.I.F. ha deciso di dedicare il suo primo Congresso, che si terrá presso una sede della regione Veneto nei giorni 6 e 7 ottobre 2011, alla Fisioterapia in Geriatria, con il titolo "Geriatric Physiotherapy: Prevention and treatment of functional decline in older adults". Vi contribuiranno numerosi relatori italiani e stranieri, che presenteranno lo stato dell'arte della disciplina in questo delicato e importantissimo settore.
Sono sicuro di interpretare il pensiero di tutti i geriatri italiani nel formulare ai colleghi della S.I.F. i piú fervidi auguri per la neonata societá e, soprattutto, il compiacimento per la scelta del tema del Congresso inaugurale. Formulo il piú sincero auspicio di un pieno successo dell'iniziativa, alla quale la SIGG non fará mancare certamente il suo contributo culturale e scientifico.

Mauro Di Bari

Notizie dalle Sezioni Regionali

Sezione Umbria

ASSEMBLEA DEI SOCI PER IL RINNOVO DEL CONSIGLIO DIRETTIVO
In data 19 giugno 2010 alle ore 14.30 presso l'Hotel Gió a Perugia, Via R. D'Andreotto 19, si é riunita l'Assemblea dei Soci della Sezione Umbra della SIGG il rinnovo del consiglio direttivo. Svolge le funzioni di segretario la Dr.ssa Annalisa Longo. Addetti al seggio e scrutatori sono sta ti nominati: Dr.ssa Simonetta Cesarini e Dr.ssa Tamara Mariani.
Le candidature pervenute direttamente alla segreteria regionale risultavano le seguenti:
Prof. ANTONIO CHERUBINI
Dr.ssa MARINA MARINELLI
Prof.ssa PATRIZIA MECOCCI
Dr. GIUSEPPE MENCULINI
Dr.ssa ANNALAURA SPINELLI
Hanno votato 31 soci (28 presenti + 3 deleghe) con il seguente esito:
Prof.ssa PATRIZIA MECOCCI n. 31 voti
Prof. ANTONIO CHERUBINI n. 30 voti
Dr.ssa MARINA MARINELLI n. 27 voti
Dr. GIUSEPPE MENCULINI n. 27 voti
Dr.ssa ANNALAURA SPINELLI n. 22 voti
Risultano eletti nel consiglio direttivo: Prof.ssa Patrizia Mecocci, Prof. Antonio Cherubini, Dr.s sa Marina Marinelli, Dr. Giuseppe Menculini, Dr.ssa Annalaura Spinelli.
La riunione ha termine alle ore 16.30.

Il Segretario
Annalisa Longo

Growing Older in Africa and Asia

Riportiamo un annuncio inerente una speciale pubblicazione del Global Health Action Journal su ″Growing Older in Africa and Asia″ che riteniamo utile per i nostri soci. Questa pubblicazione é il risultato di una collaborazione tra WHO-SAGE e INDEPTH Network, con il supporto del NIA/NIH. I dati di questi studi sono accessibili visitando il sito GLOBAL HEALTH ACTION WEBSITE (Ndr).
 
Announcement: Growing Older in Africa and Asia - new research a significant advance on previously available information
 
27 Sept 2010, Stockholm and Accra: Co-Action Publishing and the Ume Centre for Global Health Research, Sweden join the INDEPTH Network, Ghana, World Health Organization, Geneva, and University of the Witwatersrand, South Africa, in announcing the publication of a collection of reports on ″Growing Older in Africa and Asia: Multicentre study on ageing, health and well-being″ in the peer reviewed journal Global Health Action.
For the first time, the self-reported health, health status, functioning and well-being of older adults on these two continents has been investigated and compared. In his Guest Editorial, Richard Suzman, director of the National Institute on Aging, NIH's Division of Behavioral and Social Research, points to the significance of the research saying, ″The results from the standardized data for the four African and four Asian country sites presented in this Supplement represent a significant advance on previously available information for charting the evolution of the demographic and epidemiological transitions in low-income countries.″
Growing Older in Africa and Asia is the result of collaboration between INDEPTH and the World Health Organization Study on Global AGEing and adult health (SAGE) that began in 2005. The publication presents data from eight INDEPTH Health and Demographic Surveillance Sites (HDSS) in eight countries, four in Africa and four in Asia: Agincourt, South Africa; Ifakara, Tanzania; Nairobi, Kenya; Navrongo, Ghana; Filabavi, Viet Nam; Matlab, Bangladesh; Purworejo, Indonesia; and Vadu, India. Data was collected using an abbreviated version of the WHO-SAGE instrument, and linked to longitudinal information available from INDEPTH HDSS databases. The pooled sample consisted of 46 000 individuals aged 50 and above. All data will be made publicly available through theGlobal Health Action website to enable further investigation and analysis by the wider scientific community. Funds are being sourced to support graduate students from developing countries to analyse the data for dissertations and publication.
On both continents older men self-report better health than older women yet face a shorter lifespan. Gaps in the health scores observed between men and women could not be explained by the same factors across the sites. While in South Africa and Kenya such factors as household socioeconomic level, age, education level, marital status and living arrangements explained 82 and 71% of these differences, respectively, yet these factors were not significant in Bangladesh. Indeed, the reports show wide variation in the role that contrasting socio-demographic and economic characteristics play in explaining the reported health status of older men and women at the sites studied. With the UN projecting that those aged 65 years and older will out-number those aged under five in just a few years, greater attention and research is being paid to this profound demographic shift.Growing Older in Africa and Asia can be viewed against the backdrop of nationallyrepresentative longitudinal studies such as the Health and Retirement Study USA (HRS), the English Longitudinal Study (ELSA), and the Survey of Health, Ageing and Retirement in Europe (SHARE). Under NIA leadership, comparable and coordinated national surveys in countries such as Mexico (MHAS), China (CHARLS), and India (LASI) are also being developed. The INDEPTHWHO SAGE study carried out in Africa and Asia addresses a critical information gap in developing countries and provides a much-needed baseline for future longitudinal studies in these countries. It also demonstrates the value and potential of the INDEPTH Network's health and demographic surveillance work in unveiling the under-studied issue of aging populations in the developing world.
The National Institutes of Health/National Institute on Aging in the United States provided key funding for the study. Core institutional support to INDEPTH was provided by the Wellcome Trust UK, Sida/GLOBFORSK Sweden, Rockefeller Foundation, Gates Foundation and Hewlett Foundation USA, as well as the Swedish Council for Social and Work Life Research (FAS), which provided funding to the Ume Centre for Global Health Research as well as the Indonesian and Vietnamese sites.
The supplement was edited by Senior Editor Richard Suzman, NIA/NIH, Stephen Tollman and Kathleen Kahn of the University of the Witwatersrand, South Africa, and Nawi Ng of the Ume Centre for Global Health Research, Sweden.
 
About the co-operative partners:
 
INDEPTH Network: The International Network for the Demographic Evaluation of Populations and Their Health in Developing Countries (INDEPTH) is a global network of 38 member-sites in 19 countries that conduct longitudinal health and demographic evaluation of populations in low- and middle-income countries (LMICs). INDEPTH aims to strengthen global capacity for Health and Demographic Surveillance Systems (HDSS), and to mount multi-site research to guide health priorities and policies in LMICs, based on up-to-date scientific evidence. Researchers associated with the INDEPTH HDSS collected the data presented and analyzed here. http://www.indepth-network.org
 
World Health Organization (WHO) Study on Global AGEing and Adult Health (SAGE). SAGE is a multi-country study that addresses health and health-related outcomes and their determinants in populations around the world with a focus on low- and middle-income countries. The emphasis is on common methodological approaches to ensure cross-population comparability. SAGE country studies aim for a longitudinal cohort design with the inclusion of populations 50 years and over along with a comparative cohort of persons aged 18-49 years. The first round has recently been completed in China, Ghana, India, Mexico, Russia and South Africa. http://www.who.int/healthinfo/systems/sage/en/index.html
 
School of Public Health, University of the Witwatersrand, Johannesburg - convenes the INDEPTH Adult Health and Aging Working Groups and serves as its satellite secretariat. The Agincourt HDSS is located within the School. More information on the various programs is available at: http://web.wits.ac.za/Academic/Health/PublicHealth/
 
Ume Centre for Global Health Research - The UMCGHR is a Centre of Excellence within Ume University, set up in 2007 through a grant from FAS, the Swedish Council for Working Life and Social Research (grant no. 2006-1512) and supported by co-funding from Ume University. Our mission is to engage with a global agenda on health research, addressing critical issues in global health and facilitating interaction and collaboration between Northern and Southern partners.
 
The UCGHR is home to the editorial team for Global Health Action. www.globalhealthresearch.net
 
National Institute on Aging - The NIA is a component of the National Institutes of Health, an agency of the U.S. Department of Health and Human Services. It leads the Federal effort supporting and conducting research on aging and the health and well-being of older people. For more information on research and aging, go to www.nia.nih.gov.

CONGRESSI E CONVEGNI

Societá Italiana di Gerontologia e Geriatria - Universitá Cattolica del Sacro Cuore
Centro Studi Achille Linda Lorenzon
CORSO DI EPIDEMIOLOGIA GERIATRICA
Treviso, 13-14 ottobre 2010
Segreteria scientifica: SIGG - tel 055 474330 - fax 055 461217
 
Associazione Italiana Geriatri Extraospedalieri
7° CONGRESSO NAZIONALE. LA GERIATRIA TRA CLINICA, CURA ED ASSISTENZA SOCIOSANITARIA: DAL ″TO CURE″ AL ″TO CARE″
Palermo 20-23 ottobre 2010
Segreteria Scientifica:
AGE: Napoli Dott.ssa Clelia Volpe te. 3396172515 e mail: info@associazionegeriatri.it
Segreteria Organizzativa:
Concerto srl tel 081 19569195, fax 081 2140448
e mail: info@concertosrl.net
 
Societá Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa
III Congresso Nazionale
RIABILITAZIONE IN ETÁ GERIATRICA NELL´ERA DELLA PANDEMIA DELLA MULTIMORBILITÁ
Brescia 28-29 ottobre 2010
Segreteria Organizzativa: Koiné eventi Brescia
tel. 030-2002844 - fax: 030-2096783
info@koineeventi.com
 
Universitá degli Studi di Torino, Azienda Ospedaliero-Universitaria San Giovanni Battista Torino, SIGG - Sezione Piemonte e Valle d'Aosta, GPG - Gruppo Piemontese di Geriatria
CRITICITÁ E PROBLEMATICHE TERAPEUTICHE CARDIOVASCOLARI NELL´ANZIANO: L´IPERTENSIONE ARTERIOSA
Torino, 5 Novembre 2010
Segreteria Organizzativa: Comunicare, Torino
tel. 0116604284 - eventiculturasalute@gmail.com
 
Centro di Riferimento Oncologico di Aviano
VI CONGRESSO DEL GRUPPO ITALIANO DI ONCOLOGIA GERIATRICA (GIOGer)
LA RIDUZIONE DELLE DISPARITA´ ALL´ACCESSO ALLE TERAPIE INNOVATIVE
Aviano, 26-27 novembre 2010
Segreteria Organizzativa: Delphi International srl
Tel/fax 0532 505011 - account@delphiinternational.it
Segreteria Scientifica: dott.ssa Lucia Fratino - Oncologia Medica A
Tel. 0434 65036 lfratino@cro.it
 
55° CONGRESSO NAZIONALE SIGG
INVECCHIAMENTO E LONGEVITÁ: PIÚ GENI O PIÚ AMBIENTE?
Firenze, 30 novembre - 4 dicembre 2010
11° Corso per Infermieri
″Qualitá, continuitá e complessitá nell´assistenza all´anziano″
Firenze 2-4 dicembre 2010
9° Corso di Riabilitazione
″La Riabilitazione nelle strutture residenziali″
Firenze 2-3 dicembre 2010
6° Corso per Psicologi
″Psicologia dell´invecchiamento: dalla valutazione all´intervento″
Firenze 2-3 dicembre 2010
5° Corso per Assistenti Sociali
″Risorse e potenzialitá del Servizio Sociale per valorizzare capacitá
e responsabilitá nel prendersi cura″
Firenze 2-3 dicembre 2010
Segreteria Scientifica: SIGG -Via G.C. Vanini 5 - 50129 Firenze
Tel.055474330 - Fax 055461217 e-mail: sigg@sigg.it - www.sigg.it
Segreteria Organizzativa: Pls group - www.plsgroup.it
Via della Mattonaia, 17 - 50121 Firenze
Tel: 0552462.428 Fax: 0552462.223
 
ASSOCIAZIONE ITALIANA PSICOGERIATRIA Sezione Regionale Campana
SUN Centro Interuniversitario per la Ricerca in Neuroscienze
II Corso di formazione ECM: ″La gestione multidimensionale del paziente anziano con demenza lieve: aspetti clinici e neuropsicologici″
Napoli 16 dicembre 2010
Segreteria Scientifica: Vincenzo Canonico, Dario Grossi
Tel. e fax 081/7464297vcanonic@unina.it
www.psicogeriatria.it
Segreteria Organizzativa: G&G Congressi srl Roma
Tel 06 519511- Fax 06 5033071
congressi@gruppogeg.com www.gruppogeg.com
 
IAGG - International Association of Gerontology and Geriatrics
VII European Congress
HEALTHY AND ACTIVE AGEING FOR ALL EUROPEANS ″II″
Bologna, 14 - 17 aprile 2011
Segreteria Organizzativa: Pls group
Via della Mattonaia, 17 - 50121 Firenze
Tel: +39 055 2462.428 Fax: + 39 055 2462.223
iagg@promoleader.com - www.iaggbologna2011.com