Societá

Attivitá SIGG

Bollettino SIGG: Numero 2, Febbraio-Marzo 2011


Direttore Responsabile
Nicola Ferrara

A cura di
Vincenzo Canonico
Tel. e fax 081 7464297
e-mail: vcanonic@unina.it

Scarica il bollettino:

Editoriale del Presidente

Il 7 Aprile 2011, nel corso della cerimonia inaugurale dell'11° Congresso Nazionale della Associazione Italiana di Psicogeriatria (AIP) svoltosi a Gardone Riviera (BS) con la Presidenza di Marco Trabucchi, ho presentato un caso clinico che ho - forse un poco enfaticamente - definito un "manifesto della Geriatria". Si é trattato di un paziente con recidiva di sindrome coronarica acuta (SCA: infarto miocardico senza sopraslivellamento del tratto ST, dopo un episodio di due anni precedente), complicato da shock cardiocircolatorio con anuria e grave insufficienza renale acuta in precedente insufficienza renale cronica (IRC) moderato-severa.
Il paziente, che oltre alla IRC ed alla pregressa SCA - con residuo scompenso cardiaco moderato - presentava in anamnesi ipertensione arteriosa ed una duplice patologia neoplastica ormai clinicamente guarita, prima del ricovero era autonomo nelle BADL, cognitivamente integro e con intensa vita sociale e familiare. E' stato trattato con successo dalla equipe della nostra unitá operativa di Cardiologia e Medicina Geriatrica di Firenze con angioplastica coronarica di salvataggio in grave aterosclerosi trivasale, ed ultrafiltrazione veno-venosa continua (per sole 24 ore: successivamente ha ripreso diuresi spontanea e la funzione renale é tornata ai livelli precedenti il ricovero); la funzione di pompa del ventricolo sinistro ha avuto un marcatissimo miglioramento (frazione di eiezione da 25% in basale a 45% a 5 giorni dalla angioplastica). E' stato dimesso dopo 8 giorni di degenza, in condizioni di perfetta indipendenza funzionale.
Un caso clinico apparentemente di routine trattato come raccomandato dalle linee-guida in quelle condizioni cliniche; che tuttavia, come vedrete dal sottostante PDF, ha avuto una certa eco nella stampa laica, perché sembra trattarsi del primo paziente ultracentenario (é nato il 18.2.1911: 100 anni e 40 giorni al momento del ricovero!) mai sottoposto ad angioplastica coronarica, oltre tutto in urgenza. In effetti, una ricerca su PubMed incrociando "coronary angioplasty" AND "centenarian(s)" non ha identificato alcuna voce. Si tratta, come dicevo, di una procedura sostanzialmente di routine, nella quale l'unico elemento che ha posto qualche peculiare difficoltá é stato quello del processo decisionale. Ovviamente, hanno spinto a decidere per l'intervento la attenta considerazione della autonomia nelle BADL e dell'ottimo profilo cognitivo.
Perché lo considero una possibile "manifesto della Geriatria" (o almeno di alcune sue componenti)? Perché credo che ben dimostri che:
- l'ageismo - anche quello ″compassionevole″ (... "lasciamolo in pace, ha vissuto la sua vita... ha oltre 100 anni...), - oltre a non avere basi etiche (vi, prego: lasciamo "l'accanimento terapeutico" agli eticisti, e che clinici pensino a fare bene il proprio mestiere; dove, nel "fare bene" é compresa anche l'appropriatezza - cinica - delle scelte) non é ha neppure di razionali cliniche. Lo abbiamo sempre saputo, ma dimostrazioni di rinforzo, anche da un semplice caso clinico, ci rafforzano in questa convinzione
- per battere l'ageismo é necessario sapere affrontare la complessitá con conoscenze specifiche e coraggio (non temerario): … la geriatria non é per i deboli di cuore …
- la Geriatria non puó essere confinata alla cura del cronico: i vecchi hanno malattie croniche, ma muoiono per fatti acuti
- la Geriatria deve farsi carico in proprio della cura di sistemi-chiave (cervello, cuore-polmoni, rene) spesso tutti ammalati (le specialitá di settore sono [ancora] impreparate alla complessitá). Forse ció non avverrá mai, ma i geriatri devono comunque avere la cultura e le capacitá necessarie ad assumere questa responsabilitá

Niccoló Marchionni
N. Marchionni

XI Congresso Nazionale dell´Associazione Italiana Psicogeriatria

Si é appena concluso a Gardone Riviera l'XI Congresso Nazionale dell'AIP il cui titolo é stato ″Paziente Psicogeriatrico e Medicina della Complessitá″. Come per il passato esprimo qualche opinione sul Congresso e su questa Societá Scientifica molto vicina alla SIGG, certamente la piú vicina, con la quale condividiamo, fin dalla sua fondazione, interessi ed obiettivi scientifici, formativi e culturali nell'ambito delle patologie psicogeriatriche. Questa stretta sintonia é merito di tanti, in particolare dei Presidenti SIGG degli ultimi undici anni che l'hanno sempre favorita e del Prof. Marco Trabucchi che dell'AIP é il fondatore oltre che infaticabile promotore di idee ed iniziative. E. una sintonia che ha dato in questi anni numerosi frutti tra cui, tanto per citarne qualcuno, l'elaborazione di documenti condivisi su temi di particolare interesse sia scientifico che clinico, l'organizzazione di eventi formativi su argomenti di competenza comune, l'ultimo la scuola estiva per giovani sia della SIGG che dell'AIP che quest.anno, si terrá insieme a Firenze a giugno, con un programma che presentiamo nelle prossime pagine. Il Congresso AIP ha avuto grande successo sia in termini di partecipazione, in costante aumento negli ultimi anni, che di qualitá delle relazioni, delle tavole rotonde, delle letture magistrali e dei numerosi poster presentati da tantissimi giovani sia medici che psicologi. A breve nel sito dell'AIP (www.psicogeriatria.it), saranno disponibili gli atti online con la possibilitá di ascoltare le relazioni presentate e visualizzarne le diapositive. E' stato un Congresso di alto livello culturale e scientifico per i temi classici di psicogeriatria (demenza e depressione) e per quelli ″attuali″, in particolare la medicina narrativa e difensiva nell'ambito della complessitá ed il dolore con i suoi risvolti etici e medico-legali. Una citazione merita l'attivitá del Gruppo di Riabilitazione dell'AIP, sempre piú vivo ed in crescita, che al Congresso ha tenuto un Simposio sulle problematiche psicogeriatriche in riabilitazione, dove Giuseppe Bellelli, coordinatore della Sezione, ha presentato i risultati preliminari di uno studio multicentrico, chiamato APIGRA 2, effettuato su pazienti anziani afferenti a strutture di riabilitazione. Nell'AIP i geriatri occupano un posto rilevante al pari di colleghi delle altre discipline (neurologia e psichiatria) e dimostrano competenza e capacitá organizzative ed assistenziali nelle strutture psicogeriatriche in cui operano. Al Congresso inoltre si é tenuta un.interessantissima tavola rotonda su ″I servizi psicogeriatrici in Italia: la prospettiva dell'AIP″ durante la quale i relatori, tutti geriatri responsabili di servizi, hanno confrontato le esperienze, le problematiche ed i modelli organizzativi dei servizi nelle singole regioni. E. emersa una grande variabilitá nell'organizzazione, nell'ubicazione, nel personale, nella disponibilitá economica e nelle prestazioni fornite tra le varie strutture in campo nazionale. l'AIP, per tentare di uniformare il piú possibile queste realtá diversificate, si fará carico, partendo da un.identificazione dei bisogni del paziente, di stilare un documento con un.indicazione delle esigenze organizzative di servizi psicogeritrici (siano essi servizi tipo UVA o strutture di organizzazione piú complessa si vedrá in corso d.opera), da sottoporre alla Conferenza Stato-Regioni. Seguiremo gli sviluppi.
Il nostro Presidente, Prof. Niccoló Marchionni, come ha riferito nell'editoriale, ha inaugurato la seduta presentando il caso clinico dell'angioplastica effettuata recentemente al paziente centenario. Si tratta di una notizia di altissimo valore scientifico, assistenziale e soprattutto umano, visto che il paziente sarebbe morto certamente nelle ore successive, dati i parametri clinici compromessi. L'uditorio gli ha dedicato, oltre ad un caloroso applauso, un unanime consenso.
Infine durante il Congresso é stato eletto il nuovo Consiglio Direttivo dell'AIP. E' stato confermato Presidente il Prof. Trabucchi e vice Presidenti i Proff. Caltagirone, Marchionni e Pirfo, Segretario Angelo Bianchetti, nel segno della continuitá di un lavoro che ha dato negli anni grande vitalitá e prestigio all'Associazione.

Vincenzo Canonico
V. Canonico

56°Congresso Nazionale SIGG

TEMATICHE DEL CONGRESSO
Biogerontologia e medicina traslazionale
Cardiologia geriatrica
Cure di fine vita in geriatria
Disturbi psico-affettivi nell'anziano
Disturbi urologici e incontinenza urinaria nell'anziano: dalla diagnosi al trattamento
Diabete tipo 2 e controllo glicometabolico nell'anziano
Dolore cronico
Esercizio fisico e invecchiamento
Infezioni nei diversi setting assistenziali geriatrici
Integratori nutrizionali nell'anziano
Ipertensione arteriosa nell'anziano
Nutrizione clinica nell'anziano
Oncologia geriatrica
Osteoporosi, fratture e ortogeriatria
Malattia di Parkinson e parkinsonismi
Riabilitazione geriatrica
Sarcopenia e invecchiamento
Sindrome metabolica nell'anziano
Trattamento della demenza
Ulcere da pressione e ferite cutanee complesse
Vaccinazioni in etá geriatrica


8° Seminario estivo SIGG-AIP

Sede del seminario: Hilton Metropole Hotel
Via del Cavallaccio 36 - Firenze
 
8° SEMINARIO ESTIVO SIGG PER GIOVANI MEDICI
″I fondamenti della Geriatria″
Firenze, 19-23 giugno 2011
 
Programma
Domenica 19 giugno 2011
Pomeriggio: arrivo dei partecipanti
Saluti Boehringer Ingelheim
Introduzione al Seminario: Niccoló Marchionni
Cena inaugurale
 
Lunedí 20 Giugno 2011
09.00-13.00
FIBRILLAZIONE ATRIALE E PREVENZIONE DEL RISCHIO CARDIOEMBOLICO
Coordinatore: Mauro Di Bari (Firenze)
Introduzione
Mauro Di Bari (Firenze)
Fibrillazione atriale, ictus e demenza
Pasquale Abete (Napoli)
Le controversie terapeutiche: rhythm o rate control? Farmaci o ablazione?
Stefano Fumagalli (Firenze)
Il trattamento anticoagulante: nuovi farmaci, nuove strategie
Aldo P. Maggioni (Firenze)
13.00-14.00 Pausa pranzo
14.00-18.00
LA BPCO: UNA MALATTIA COMPLESSA
Coordinatore: Raffaele Antonelli Incalzi (Roma)
Caso clinico integrato con brevi presentazioni tematiche su:
o Epidemiologia come fattore interpretativo della complessitá
o Variabilitá fenotipica: vera e apparente
o Comorbilitá: esempi diagnostici
o Complicanze: gli effetti dell'ipossiemia
o Qualitá della cura come codeterminante della complessitá
o La VMD come strumento di conoscenza della complessitá
o Le molte dimensioni della terapia
Discussant: Raffaele Antonelli Incalzi (Roma), Claudio Pedone (Roma), Vincenzo Bellia (Palermo),
Nicola Scichilone (Palermo)
 
Martedí 21 Giugno 2011
9.00-13.00
NUOVE STRATEGIE DI TRATTAMENTO NEL DIABETE TIPO 2
Coordinatore: Giuseppe Paolisso (Napoli)
Introduzione
Giuseppe Paolisso (Napoli)
Diabete e ipertensione
Mario Barbagallo (Palermo)
Diabete e microangiopatia
Gianluigi Vendemiale (Foggia)
Nefroprotezione nel paziente diabetico
Raffaele Marfella (Napoli)
13.00-14.00 Pausa pranzo
14.00-18.00
OSTEOPOROSI, FRATTURE E UNITÁ DI ORTOGERIATRIA
Coordinatore: Giancarlo Isaia (Torino)
Introduzione
Giancarlo Isaia (Torino)
Epidemiologia dell´osteoporosi senile
Stefania Maggi (Padova)
Fisiopatologia dell'Osteoporosi senile
Patrizia D'Amelio (Torino)
Effetti Scheletrici ed extrascheletrici dell´Ipovitaminosi D
Salvatore Minisola (Roma)
La terapia dell?osteoporsi senile
Ranuccio Nuti (Siena)
L´ortogeriatria
Maria Lia Lunardelli (Bologna)
 
8° SEMINARIO ESTIVO SIGG PER GIOVANI MEDICI
e
2° SEMINARIO ESTIVO AIP PER GIOVANI MEDICI
Firenze, 21-23 giugno 2011
 
Martedí 21 Giugno 2011
INIZIO SUMMER SCHOOL CONGIUNTA SIGG-AIP
18.00-18.30
Lezione di Marco Trabucchi
L´INNOVAZIONE IN PSICOGERIATRIA
 
Mercoledí 22 Giugno 2011
09.00-13.00
SIGG-AIP
LA DIAGNOSI PRECOCE DELLE DEMENZE
Coordinatore: Alessandro Padovani (Brescia)
Presentazione di un caso clinico
Alessandro Padovani (Brescia)
Discussant: Patrizia Mecocci (Perugia), Leo Nahon (Milano), Alberto Pupi (Firenze)
13.00-14.00 Pausa pranzo
14.00 - 18.00
LE SINDROMI PARKINSONIANE
Coordinatore: Carlo Caltagirone (Roma)
Presentazione di un caso clinico
Carlo Caltagirone (Roma)
Discussant: Giuseppe Bellelli (Cremona), Massimo Fini (Roma), Gianfranco Spalletta (Roma)
 
Giovedí 23 Giugno 2011
9.00 - 13.00
SIGG-AIP
LA DEPRESSIONE DELL´ANZIANO
Coordinatore: Elvezio Pirfo (Torino)
Presentazione di un caso clinico
Elvezio Pirfo (Torino)
Discussant: Angelo Bianchetti (Brescia), Enrico Mossello (Firenze), Carlo Serrati (Genova)
13.00-14.00 Pausa pranzo
14.00 - 16.00
ASPETTI MEDICO-LEGALI IN PSICOGERIATRIA
Coordinatore: Fabio Cembrani (Trento)
Introduzione
Fabio Cembrani (Trento)
Comunicazioni:
Massimo Musicco (Roma) ″Competenza e capacitá″
Luca Rozzini (Brescia) ″Guida dell'automobile″
16.00 Test ECM di verifica dell´apprendimento e chiusura del Corso





Mappatura attivitá geriatrica - versione definitiva

 

BOLLETTINO NURSING

Continuitá assistenziale e stabilitá dell´équipe
Ermellina Zanetti

La carenza di infermieri (in Italia il rapporto infermieri/cittadini é ben al di sotto dei parametri definiti dall'OCSE: 7 infermieri ogni 1000 abitanti anziché 9,5), é stata oggetto di studi recenti (si veda il lavoro di Needleman et al. Nurse Staffing and Inpatient Hospital Mortality N Engl J Med 2011;364:1037-1045) che documentano gli effetti negativi della carenza di infermieri negli ospedali che si traduce in un aumento delle complicanze, della durata della degenza e della mortalitá. In particolare il lavoro di Needleman, condotto su quasi 200.000 pazienti ricoverati, dimostra che un numero di infermieri inferiore allo standard si associa ad un aumento significativo della mortalitá.
Anche gli effetti del turnover del personale infermieristico sono stati indagati (Hayes et al. Nurse turnover: A literature review International Journal of Nursing Studies 2006;43:237-263) e sebbene gli studi realizzati richiedano ulteriori ricerche metodologicamente piú accurate é possibile affermare che ad un elevato turnover corrispondono outcome di salute peggiori. Trattenere infermieri é una strategia finalizzata a ridurre il turnover e a migliorare le cure. L'esperienza degli ospedali magnete negli U.S.A. ha contribuito alla comprensione delle strategie per fidelizzare il personale infermieristico:
1. decentralizzazione delle strutture organizzative
2. flessibilitá degli orari di lavoro e della modalitá di organizzazione
3. autonomia professionale
4. buone comunicazioni con i leader
5. procedure amministrative semplificate.
La conseguenza diretta della metodologia applicata negli ″ospedali magnete″ é stata la diminuzione del turnover degli infermieri e l'aumento della soddisfazione professionale se confrontati con altri ospedali ″non magnete″.
L'esperienza di seguito riportata é particolarmente interessante per il nursing geriatrico poiché la continuitá delle cure é certamente frutto di una buona organizzazione, dell'adozione della metodologia di valutazione e intervento multidimensionale, ma non puó essere disgiunta dalla stabilitá dell'équipe.

 
L´esperienza dell´AOU S. Maria della Misericordia di Udine
Salmaso D*, Borghi G**, Dal Forno M***, De Lucia P*****, Guardini I**, Sbaiz D**, Mini G**, Vesca R***, Noacco S****, Mesaglio M****.
*Dirigente, Direzione Professioni Sanitarie, ** Funzione Management Risorse Umane, Direzione Professioni Sanitarie,*** Funzione Sviluppo Organizzativo, Direzione Professioni Sanitarie, ****Funzione Sviluppo Professionale, Direzione Professioni Sanitarie, ***** Responsabile Piattaforma Blocchi Operatori,
Azienda Ospedaliero Universitaria S. Maria della Misericordia, Udine
 
1. INTRODUZIONE
Reclutare e trattenere le risorse infermieristiche é un problema determinato in larga parte dalla carenza sul mercato di risorse professionali che spinge le aziende sanitarie a competere per l'acquisizione di personale (Palese 2004).
La capacitá di attrarre e trattenere gli infermieri, é diversa nei diversi stati europei e le ripercussioni di una bassa capacitá di formare gli operatori e di mantenerli attivi nella loro professione, sono a scapito dei livelli di assistenza erogata nelle aziende sanitarie: lo standard minimo di infermieri atteso per un Paese evoluto é di 6,9/1000 abitanti. Nei paesi europei, l'Irlanda ha il rapporto piú elevato tra infermieri e abitanti (15,3 infermieri/1.000 abitanti), seguito dall'Olanda (12,8/1000) e dalla Germania (9,8/1000) (dati OSCE, 2009). L'Italia si colloca agli ultimi posti con un rapporto di 7,0/1000: nel nostro Paese la capacitá di attrarre i giovani nella professione é limitata; nei corsi di laurea in infermieristica risulta ricoperto solo l'84,4% dei posti disponibili (IPASVI); ció determina una impossibilitá del sistema di operare una selezione di candidati a monte e una successiva carenza di professionisti disponibili per il mondo del lavoro stimata a livello nazionale in circa 60.000 infermieri (Ministero della Salute 2007).
Diverse sono state le soluzioni adottate dalle istituzioni e dalle aziende che hanno facilitato il reclutamento degli infermieri: il passaggio della formazione dalle scuole regionali all'Universitá, la definizione di contratti di lavoro flessibili (part-time), la maggiore attenzione verso la salvaguardia dei diritti contrattuali (diritto allo studio, indennitá per particolari condizioni di lavoro) e l'introduzione di disposizioni giuridiche a tutela di particolari condizioni (maternitá). Se la messa in atto di questi meccanismi ha provocato nella prima fase applicativa un trattenimento delle risorse, nel medio-lungo periodo si é creato un depauperamento delle ore lavoro disponibili proprio a causa dell'utilizzo sistematico degli istituti contrattuali. Ad aggravare la situazione hanno contribuito le ore lavoro perse a causa del numero sempre maggiore di lavoratori cui viene riconosciuta una idoneitá fisica condizionata allo svolgimento delle mansioni previste dal profilo lavorativo. Le inidoneitá/idoneitá parziali sono prevalentemente legate all'invecchiamento della popolazione lavorativa causata dallo slittamento dell'anzianitá di servizio a fini pensionistici.
Di recente, anche a seguito dell'emanazione di linee di indirizzo e criteri per la garanzia e il miglioramento dell'ambiente di lavoro, l'attenzione si sta focalizzando sull'"ambiente di lavoro salubre" essenziale per la qualitá e la sicurezza dell'assistenza garantita agli assistiti (RNAO 2006). L'International Council of Nurses (2007) ha recentemente affermato che gli infermieri amano il loro lavoro ma non l'ambiente in cui esso si svolge.
Un ″buon posto di lavoro per gli infermieri″, é il luogo ideale per la pratica infermieristica dove é possibile massimizzare la salute e il benessere degli operatori, dove sono perseguiti i migliori outcomes clinici e le migliori performances organizzative (RNAO 2006). Per sviluppare un ambiente di lavoro salubre, le organizzazioni sanitarie a livello internazionale stanno utilizzando le logiche del programma Magnet Hospital. (Kramer M et al. parte 1 e parte 2, 2008). Il programma, che nasce negli USA nei primi anni ottanta, si sviluppa quando alcuni ricercatori (McClure & Hinshaw 2002), si sono interrogati sui fattori che caratterizzavano alcuni ospedali che si contraddistinguevano per la loro capacitá di attrarre e trattenere il personale malgrado la carenza di infermieri (Palese et al 2008).
Dati i risultati soddisfacenti dell'applicazione di questo modello, l'Azienda Ospedaliero- Universitaria Santa Maria della Misericordia di Udine ha intrapreso un percorso di trasferimento ed adattamento del modello organizzativo ″Magnet Hospital″ allo specifico contesto. Di seguito verranno descritti l'esperienza applicativa e i risultati raggiunti.
 
2. MATERIALI E METODI
2.1 Obiettivi
L' esperienza di trasferimento ed adattamento del modello ″Magnet Hospital″ definito ″Progetto per un buon posto di lavoro″, aveva lo scopo di creare un ambiente di benessere lavorativo in grado di assicurare agli infermieri maggiori opportunitá di soddisfazione lavorativa, autonomia, esercizio della leadership clinica, efficacia nella comunicazione, integrazione multidisciplinare, sviluppo professionale e implementazione delle competenze cliniche ed organizzative; a seguito di tali esiti, nell'organizzazione erano attesi una riduzione dei tassi di turnover, dell'intention to leave, ovvero della volontá dei professionisti ad abbandonare la professione/il lavoro, dell'assenteismo e della mobilitá degli infermieri verso altre aziende.
2.2 Metodologia
Il progetto é stato realizzato in diverse fasi.
Prima fase. Analisi ed adattamento al contesto delle 14 forze del magnetismo (Palese, DeLucia, Lavia, DeRoma 2008) identificando 5 aree (forze) riassuntive dei principali concetti che definiscono il modello nel suo costrutto originale; tale fase ha visto la costituzione di un team di progetto composto dalla Direzione delle Professioni Sanitarie e da un gruppo di professionisti rappresentativi dei diversi profili professionali dell'area sanitaria.
Seconda Fase. Elaborazione del ″Piano delle azioni- Per un buon luogo di lavoro - (Magnet Hospital)″, a valenza quadriennale ovvero di un documento che considerava ciascuna forza adattata al contesto e che comprendeva obiettivi, azioni, timing, responsabilitá e indicatori di valutazione dei processi e degli esiti.
a) Terza fase. Condivisione del progetto con la Direzione Strategica ed inserimento dello stesso nel piano di sviluppo triennale aziendale 2007-2009; a ció é seguita la diffusione e il coinvolgimento di tutti i coordinatori infermieri, tecnici e di area riabilitativa dell'azienda.
b) Quarta fase. Realizzazione di una serie di conferenze rivolte a tutto il personale del comparto (19 edizioni per un totale di almeno 2000 partecipanti) allo scopo di diffondere il progetto, spiegare le ragioni del suo sviluppo ed esplicitare i risultati attesi. Una sintesi del progetto é stata disponibile messa a disposizione del personale dell'azienda.
 
3 RISULTATI
3.1 Adattamento del modello
Il processo di adattamento ha portato ad una semplificazione del modello originale (14 forze del Programma Magnet Hospital), individuando in 5 forze quelle ritenute aree di intervento prioritario, pertinenti ed applicabili al contesto che riguardavano:
1. Il supporto organizzativo all'assistenza infermieristica,
2. L'autonomia professionale,
3. La comunicazione interprofessionale,
4. La qualitá del lavoro,
5. Lo sviluppo professionale.
3.2 Sviluppo progettuale
Per ciascuna delle 5 forze, sono stati sviluppati progetti specifici.
1) Supporto organizzativo all´assistenza infermieristica: la finalitá era di guidare e sostenere il cambiamento e di bilanciare i valori della professione con le prioritá assistenziali ed organizzative;
  a) rafforzare la Leadership per mettere in evidenza non solo gli aspetti di competenza manageriale quanto per far emergere la competenza clinica di base (infermieri clinici) e le competenze avanzate nell'assistenza (infermieri specialisti);
  b) definire le prioritá assistenziali considerando il rapporto tra evoluzione quali-quantitativa della domanda e risorse disponibili.
2) Sviluppo professionale: la finalitá era di creare una cultura a supporto dello sviluppo e della integrazione delle conoscenze;
  a) supportando e valutando il personale neo-assunto;
  b) identificando le competenze cliniche core per ogni setting assistenziale;
  c) sostenendo lo sviluppo della disciplina infermieristica e l'integrazione con gli altri professionisti.
3) Autonomia professionale: definendo gli esiti sensibili alle cure infermieristiche (nursing outcomes) ed i meccanismi che li determinano.
4) Comunicazione interprofessionale: la finalitá era di sviluppare alleanza clinica (sui progetti diagnostici, terapeutici, assistenziali dei pazienti) e con i clinici nei processi decisionali.
5) Aumentare la qualitá complessiva del lavoro.
 
4 DISCUSSIONE
4.1 Il percorso di adattamento
L'esperienza descritta e conclusa nel 2009 presso l'azienda Ospedaliero-Universitaria Santa Maria della Misericordia di Udine, documenta un processo di adattamento e trasferimento delle migliori evidenze disponibili per far diventare un ospedale un buon posto di lavoro per gli infermieri.. La contestualizzazione delle forze dal modello originale si é resa necessaria a causa della diversa struttura organizzativa, delle norme e delle logiche che derivano dagli orientamenti del Servizio Sanitario Nazionale rispetto a quelle statunitensi dove il modello é nato e si é diffuso. Le 14 forze originali sono state ricomprese in 5: tale operazione ha probabilmente dei limiti determinati da una conoscenza del modello Magnet Hospital mediata esclusivamente dalla letteratura (il team di progetto non é stato guidato da un operatore che ha applicato il modello originale come avviene per esempio per i processi di accreditamento), da una attenzione costante alle esigenze locali ed alle evidenze disponibili che, se da una parte costituiscono una buona modalitá di adattamento, dall'altra potrebbero aver stimolato l'individuazione esclusiva delle attivitá praticabili nello specifico ambiente di lavoro. Va tuttavia evidenziato che il progetto ha mantenuto una elevata coerenza perché l'aver coinvolto in maniera complessiva e sistematica i professionisti, corrisponde al perseguimento della filosofia di fondo del modello Magnet Hospital´ ispirato ad una partecipazione diffusa del personale ai processi decisionali. Sono state ridefinite dal gruppo di lavoro anche le denominazioni delle forze per renderle congruenti alla prospettiva professionale, al contesto ed ai rapporti con altri operatori. Inoltre, diversamente da quanto documentato nel modello originale, l'esperienza realizzata ha attivato il coinvolgimento di tutte le professioni dell'area sanitaria con la finalitá di realizzare un progetto di sistema.. Nell'esperienza statunitense, invece, il modello é progettato per valorizzare la componente infermieristica su cui gli effetti sono prioritariamente misurati.
Per verificare la validitá delle forze emerse, sarebbe interessante attivare processi di benckmarking con altre aziende che ritengono utile una applicazione del modello adattato al fine di valutare il livello di sviluppo operativo e gli esiti che possono essere conseguiti nel tempo.
3.3. Esiti e limiti
I risultati misurati riguardano prevalentemente indicatori di processo (allegato1).
Nell'arco del triennio 2007-2009, i professionisti sono stati impegnati nella produzione di strumenti di supporto alla attivitá clinica e gestionale (es.: politiche, protocolli, procedure), hanno collaborato alla attivazione di progetti di area clinica (es.: continuitá delle cure, piani per l'attivitá chirurgica, percorsi diagnostico terapeutici) e di area gestionale (es.: Middle Management meetings, piani di lavoro correlati agli obiettivi di budget). In totale per le 5 forze considerate sono state attivate e in parte concluse:
- 18 azioni/progetti per l'area supporto organizzativo all'assistenza;
- 8 azioni/progetti per l'area dell'autonomia professionale;
- 6 azioni/progetti per l'area della comunicazione/integrazione
- 4 azioni/progetti per l'area della qualitá
- 4 azioni/progetti per l'area dello sviluppo professionale.
La misurazione dei risultati che derivano dall'applicazione degli strumenti e dei processi, richiede lo sviluppo di ulteriori indicatori specifici e un monitoraggio a lungo termine per verificare gli esiti relativamente:
-alla capacitá di empowerment dei professionisti considerando gli elementi definenti le forze (leadership, autonomia professionale, comunicazione, qualitá e sviluppo professionale); -al miglioramento delle condizioni di salute (inteso come adattamento/recupero funzionale e cognitivo, mantenimento/recupero di autonomia, ecc.) negli assistiti nell'ambito dei processi clinici che li vedono coinvolti.
Sono in fase di monitoraggio indicatori di esito piú consistenti come ad esempio, il livello di affaticamento del personale e di efficienza gestionale (monte ore/giorni ferie anni precedenti non goduti, giorni di malattia procapite), o il livello di malessere (ad esempio numerositá delle richieste per mobilitá interna, esterna o di dimissioni volontarie). Sono monitorate anche le opportunitá di formazione e di perfezionamento professionale degli infermieri. Va tuttavia precisato nella valutazione finale degli esiti si dovranno considerare numerosi confondenti e l'impossibilitá di completo controllo delle variabili individuali, organizzative ed esterne che incidono nel determinare un buon ambiente di lavoro.
 
5 CONCLUSIONI E IMPLICAZIONI PER IL FUTURO
Il percorso innovativo realizzato, pur considerando i limiti descritti e i possibili confondenti, rappresenta un buon livello di adattamento al contesto organizzativo in studio delle migliori evidenze disponibili nella letteratura manageriale. Non sono documentate in Italia esperienze sovrapponibili di adattamento o di utilizzo integrale del modello Magnet Hospital´ che sembra assicurare esiti organizzativi, professionali e clinici migliori e la cui chiave di successo é l'insieme delle forze che mirano a far divenire l'ospedale ″un buon posto di lavoro″.
Misurare nel tempo gli effetti di tale modello in termini di capacitá dell'azienda di reclutare piú facilmente il personale infermieristico e di trattenerlo, costituirá un momento importante di validazione dell'adattamento operato sul modello e del suo trasferimento nel contesto italiano.
 
BIBLIOGRAFIA
-Kramer M, Schmalenberg C. Magnet Hospitals: Part.I. Institutions of excellence. Journal of Nursing Administration 1988a;18(1):13-24.
-Kramer M, Schmalenberg C. Magnet Hospitals: Part.II. Institutions of excellence. Journal of Nursing Administration 1988b;18(2):11-9.
-McClure ML, Hinshaw AS. Magnet Hospital Revisited: attraction and retention of Professional Nurses. Silver Spring: American Nurses Association, 2002.
-Ministero della Salute. I numeri dell'emergenza infermieristica [on line]. 14 febbraio 2008.
-Palese A, DeLucia P, Lavia B, Deroma L. Magnet Hospitals: accreditamento, basi razionali, diffusione ed esiti organizzativi. MECOSAN, 2008;67:105-114.
-Palese A. L'evoluzione della carenza di infermieri in dieci aziende sanitarie a due anni dalla prima rilevazione. MECOSAN 2004; 14(51): 93-100.
-RNAO 2006 Ambiente di lavoro salubre é essenziale per la qualitá e la sicurezza della cura del paziente.

Endocrinologia Geriatrica

a cura di Maurizio Gasperi e Nicola Ferrara

La Societá Editrice Universo é lieta di presentare la novitá editoriale "Endocrinologia Geriatrica" a cura di Maurizio Gasperi e Nicola Ferrara.
Il volume é suddiviso in 29 capitoli che si sviluppano secondo una linea che partendo dagli aspetti gerontologici, quelli legati al cosiddetto invecchiamento fisiologico dell'apparato endocrino e dei meccanismi metabolici, si allarga verso i temi dell'invecchiamento patologico e delle malattie etá-correlate.
I primi capitoli trattano le teorie dell'invecchiamento e gli aspetti tipici delle modificazioni anatomo funzionali legate all'invecchiamento delle ghiandole endocrine e del sistema neuroendocrino.
In successione una lunga coorte di capitoli é relativa alla trattazione delle malattie etá-correlate dell'ipofisi, della tiroide, delle paratiroidi, del surrene, delle gonadi maschili e femminili, della prostata e del sistema neuroendocrino e del sistema cardiovascolare con riferimento ai rapporti tra cuore e tiroide ed apparato cardiovascolare e sistema catecolaminergico ed asse renina-aldosterone.
L'opera, infine, é completata da capitoli di grande ed attuale interesse sia per gli endrocrinologi che per i geriatri e gli internisti.
Si tratta di sezioni del testo che trattano sinteticamente il diabete, il metabolismo lipidico ed i disturbi del comportamento alimentare sia in eccesso che in difetto.
Di sicuro interesse sono anche i riferimenti bibliografici presentati in ordine alfabetico capitolo per capitolo.


Contempo in Geriatria 2011

La patologia osteoarticolare nell'anziano
Si é svolto a Torino il 17 ed il 18 Marzo 2011 il Contempo in Geriatria, promosso dall'Accademia Nazionale di Medicina in collaborazione con la Societá Italiana di Geriatria, che quest'anno ha affrontato il tema della patologia osteoarticolare nell'anziano e che ha visto la partecipazione di 78 Medici, in prevalenza Geriatri, ma anche Reumatologi, Fisiatri ed Internisti, provenienti da molte Regioni italiane che, nonostante la festivitá nazionale celebrativa del 150° anniversario dell'unitá d.Italia, o forse proprio grazie ad essa, hanno seguito con intensa ed attenta partecipazione le relazioni, sono intervenuti nella discussione ed hanno espresso nell'apposito questionario di valutazione, un elevatissimo grado di soddisfazione.
A tutti é noto che il problema delle malattie degenerative dello scheletro, rappresentate soprattutto dall'osteoporosi e dall'osteoartrosi, é emerso nei paesi occidentali da alcuni decenni ed é prevalentemente correlato con il progressivo invecchiamento della popolazione e forse anche con le mutate condizioni di vita. Numerosi studi hanno puntualizzato la larga diffusione di queste patologie e di conseguenza si sono sviluppate in tutto il mondo moltissime ricerche cliniche e biologiche finalizzate alla chiarificazione dei meccanismi patogenetici che ne sono alla base, alla sperimentazione di nuovi farmaci, allo sviluppo di tecniche diagnostiche sempre piú moderne e sofisticate.
Considerando che in poche Universitá italiane vengono organicamente affrontati gli aspetti soprattutto metabolici delle patologie ossee e con l'obiettivo di mantenere la tradizione culturalmente elevata propria del Contempo in Geriatria, abbiamo invitato i Relatori ad esporre i piú recenti dati della Letteratura in ordine ai vari problemi che devono essere affrontati nella gestione di queste diffuse patologie: l'Ipovitaminosi D, i rapporti fra sistema immune ed osso, le difficoltá di gestione dei trattamenti specifici, la frequente insorgenza di complicanze, come le cadute e le disabilitá che generano frequenti compromissioni della qualitá di vita, alcuni approcci terapeutici innovativi come la vertebroplastica, l'ortogeriatria e la gestione del dolore non oncologico. Infine, con l'intervento di qualificati Reumatologi, si é discusso di alcune patologie reumatiche particolarmente frequenti negli anziani come la polimialgia reumatica, la gotta ed altre patologie infiammatorie croniche.
Ritengo che in generale sia stato efficacemente promosso il messaggio, tipicamente geriatrico, di inserire correttamente queste patologie in un contesto di intrinseca fragilitá e di polimorbilitá e con una mentalitá olistica, operando la prevenzione delle loro complicanze, che non di rado sono in grado di sovvertire il precario equilibrio biologico dell'anziano.
Consapevole che il Contempo sia stata una proficua ed importante occasione di aggiornamento su patologie estremamente diffuse nella popolazione anziana e che abbia efficacemente raggiunto gli obiettivi formativi che ci eravamo proposti, ringrazio vivamente la SIGG per averci voluto affidare questo importante evento formativo che si é svolto nel centro di una Cittá animata da un.atmosfera festosa e patriottica per l'esposizione di migliaia di bandiere tricolori, i Relatori intervenuti, tutti di ottimo livello scientifico e Marco Trabucchi per il suo efficace intervento. Sono personalmente molto soddisfatto anche perché con questa operazione la Geriatra di Torino credo possa essere considerata nuovamente, dopo molti anni, un tassello importante del network geriatrico italiano.
Giancarlo Isaia

Assistenza domiciliare da riscrivere

Articolo pubblicato su Il Denaro Sanitá del giorno 8 marzo 2011
 
(Dal Past-President dell´Associazione Geriatri Extraospedalieri riceviamo questo articolo che volentieri pubblichiamo. NdR)
 
Allegria, semplicitá e autocelebrazione nel documento ″cure domiciliari″ elaborato dalla Regione Campania senza l'indispensabile contributo dei Medici specialisti ambulatoriali e, particolarmente, senza avere avvertito la necessitá di sentire gli specialisti Geriatri.
risultato é che si usano termini e si individuano procedure senza preoccuparsi minimamente del fondamento scientifico su cui si basano e del riscontro che necessariamente richiedono e che caratterizzano le competenze e le professionalitá delle relative discipline specialistiche. Per dirla in soldoni si parlano lingue diverse e si usano codici differenti. Si usa con facilitá il termine ″integrata″ facendo riferimento a: ″…. modalitá di accesso al servizio, valutazione del bisogno, definizione del progetto individualizzato, valutazione degli esiti, sia in relazione agli aspetti metodologico-operativi per la gestione coordinata del servizio….″
Puó andare bene tutto ció solo per le modalitá di accesso intendendo che il servizio puó essere attivato, o meglio allertato, da piú fonti ma la valutazione, il PAI e la verifica richiedono competenze specifiche perché devono prevedere la caratterizzazione ″globale″ del Paziente, caratterizzazione che obbliga ad una metodologia che si avvale di strumenti tecnici di valutazione che, ormai, sono alla seconda generazione. Non si tiene conto che le metodologie operative sono Paziente-dipendenti, cioé risultano efficaci solo se applicate ad alcuni Soggetti (vedi Valutazione multidimensionale (VMD) e Paziente geriatrico) e proprio per questo individuano la relativa disciplina specialistica. Questo significa che quegli strumenti di valutazione efficaci solamente su alcuni Pazienti non possono essere esportati e applicati a tutti prescindendo dall'etá, dal contesto clinico, ambientale e sociale perché porterebbero ad errori di valutazione e conseguenti errori di programmazione di interventi di recupero e/o riabilitazione con spreco di risorse e, principalmente, a mala sanitá. E poi, proprio perché si tratta di procedure tecniche, é quantomeno fondamentale precisare le professionalitá impiegate, i tempi, le possibilitá e le capacitá operative nonché le sedi, i percorsi di ″salute″ e i codici di interfaccia per garantire ″il continuum assistenziale″.
Le linee guida prevedono tre livelli di intervento (Prestazionali, Integrate di primo e secondo livello, Integrate di terzo livello e Cure Domiciliari palliative per malati terminali) facendo usione e non identificando quelle specifiche condizioni patologiche (Demenze, Malattie cronico-degenerative…) che invece, proprio per le loro caratteristiche evolutive, necessitano di una puntuale descrizione per contrassegnare un.intensitá assistenziale diversa, distintiva e peculiare delle varie fasi della malattia stessa. l'arrogante non considerazione di Specialisti (in particolare Geriatri) non fa tenere conto, nel determinismo della criticitá degli interventi, della comorbilitá, della polifarmacoterapia e dell'etá del Paziente che invece rappresentano elementi chiave caratterizzando il Paziente stesso.
Ma é tutto un pasticcio. Difatti si continuano a chiamare in causa le Unitá Operative Distrettuali, ignorando gli Specialisti Ambulatoriali, senza considerare che esse delegano la funzione clinica proprio agli Specialisti Ambulatoriali. Peró poi si fa cenno ai Servizi di medicina specialistica! Ma cosa sono? Dove sono e da chi sono formati?
L'assistenza domiciliare integrata (ADI) e le cure domiciliari integrate (CDI) sono servizi che rispondono a domande di salute complesse e, senza volere fare una classifica di importanza e riconoscendo pienamente la pari dignitá delle aree (sociale e sanitaria), é necessario comprendere che il bisogno sociale potrá essere prevalente ma quello sanitario rivestirá carattere di prioritá per la immediata e diretta ripercussione sullo stato di salute. Insomma, in queste linee guida, traspare particolare attenzione al lato sociale ed evidente ″diminutio″ di quello sanitario. Difatti nemmeno la proposta di ammissione all' ADI/CDI prevede la presenza dello Specialista che invece é fondamentale nell'individuazione dei requisiti di accesso e che, esasperandone il ruolo, dovrebbe essere il coordinatore dell'intero processo in stretta collaborazione con il MMG.
L'ADI e le CDI sono rivolte a soggetti che si trovano in una situazione di fragilitá, soggetti che rappresentano la parte debole ma che dovranno soddisfare ad una serie di richieste documentali per accedere al servizio che sono inaccettabili. Pensiamo alle realtá deprivate: il vicino di casa che deve innescare il meccanismo di accettazione UVI! Ma si immagina cosa significa per un ultraottantacinquenne affetto da demenza severa, allettato e che é assistito magari da un familiare di etá poco piú giovane che deve allertare l'UVI? Sembra che si voglia scoraggiare anzicché invogliare. Bisogna semplificare e non burocratizzare. E forse anche qui, nella programmazione, gli Specialisti potrebbero fornire un contributo essendo conoscitori dei bisogni ed essendo portatori delle conoscenze per svelarli.
Diventa tutto paradossale, poi, quando si precisa che la valutazione multidimensionale é a cura delle UVI (Unitá di Valutazione Integrata). La valutazione multidimensionale (VMD) é metodologia geriatrica specifica ed é dimostratamente efficace solo nell'Anziano fragile. Occorre precisare quale VMD, su quale paziente e chi la deve fare o meglio chi deve, come Specialista, coordinare il processo di valutazione, di definizione del Piano e la verifica. Non significa nulla dire a cura della UVI!
Chiaramente nella UVI non é prevista la partecipazione dello Specialista ignorando che la stessa, essendo rivolta a Pazienti complessi, é per forza di cosa una Unitá di valutazione specialistica. I maggiori fruitori dell'ADI e delle CDI sono gli Anziani e come é vero che evidenze scientifiche dimostrano l'efficacia della VMD (strategia metodologica della Geriatria) nell'Anziano fragile (Paziente target della Geriatria) é altrettanto vero che non prevedere la presenza dello specialista Geriatra nell'UVI equivale a negare l'assistenza agli Anziani. Senza contare che lo Specialista, nella comune attivitá (dalla cosiddetta attivitá prestazionale a quella piú complessa), ricopre anche un ruolo di ordinatore di spesa.
La ″diminutio″ sanitaria emerge anche nell'individuazione del Case manager (…Il ruolo di Case manager é assunto da figure assistenziali diverse a seconda della tipologia e complessitá del bisogno del paziente: puó quindi essere una figura sanitaria o sociale, in base ai bisogni prevalenti del soggetto…). Cioé a dire che ci potremmo trovare a fare gestire un bisogno di salute sanitario (semplice o complesso che sia) da una figura non sanitaria quando fonti di provata attendibilitá nazionale ed internazionale hanno dimostrato che l'Infermiere é l'unica figura efficace nel ruolo di Case manager. Anche per le dimissioni gli Specialisti non sono menzionati, le fasi procedurali sono male descritte e la modulistica é completamente da rivedere. Per la formazione si fanno riferimenti a varie figure (Responsabile UVI…) non preoccupandosi della specializzazione che sembra diventata un optional.
L'ADI e le CDI devono garantire salute e lo devono fare garantendo qualitá e continuitá. Ma come possono rispondere a questi requisiti delle linee guida che ignorano che la Medicina Interna e la Geriatria sono due specializzazioni diverse perché hanno background formativi diversi, perché hanno metodologie operative diverse e perché si rivolgono a Pazienti diversi? Le linee guida, per essere tali, devono rispondere a requisiti di qualitá e di condivisione che possono essere assicurati solo dalla partecipazione di tutte le figure professionali coinvolte per le varie competenze, nel rispetto dei propri ruoli e senza nessuna forma di prevaricazione disciplinare concettuale.
Salvatore Putignano

Pubblicazioni dei Soci

Combination of intensive cognitive rehabilitation and donepezil therapy in Alzheimer's disease (AD)
 
Marcello Giordano a, Ligia J. Dominguez b, Teresa Vitrano a, Massimiliano Curatolo a, Anna Ferlisi b, Anna Di Prima b, Mario Belvedere b, Mario Barbagallo b,*
a Alzheimer Center, Division of Geriatrics, Ospedale Ingrassia, ASP di Palermo, Palermo, Via La Loggia 5, 90100 Palermo, Italy
b Geriatric Unit, Dipartimento di Medicina Clinica e Patologie Emergenti, University of Palermo, Viale F. Scaduto 6/c, 90144 Palermo, Italy
 
Archives of Gerontology and Geriatrics 51 (2010) 245-249.

CONGRESSI E CONVEGNI

AGE - SIGG - SIGOs
LA CURA DEL PAZIENTE CON DEMENZA COME MODELLO DI GESTIONE DELLA FRAGILITÁ
Bari 27 maggio 2011
Segreteria Organizzativa: Concerto srl Napoli tel. 081/19569195
www.concertosrl.net
 
Institut de l'Envelliment of the Universitat Autonoma de Barcelona, Spain
IAGG (International Association of Gerontology and Geriatrics)
INTENSIVE COURSE ON AGEING
Barcellona June 30th and July 1st, 2011
http://www.ic-ageing.com
Constance de Seynes (seynes@cict.fr )
Phone: + 33 (0) 5.61.14.56.39 - Fax: + 33 (0) 5.61.14.56.40
 
7th CONGRESS OF THE EUROPEAN UNION GERIATRIC MEDICINE SOCIETY
EUGMS
Malaga, Spain, 28th - 30th September 2011
For scientific and abstract enquiries: A.J. Cruz-Jentoft eugms2011@gmail.com
For general enquiries: Grupo Pacfico Phone: + 34 913 836 000 + 34 913 836 000
Fax: + 34 913 023 926 malaga@eugms-segg2011.org
http://www.eugms-segg2011.org
 
LA FISIOTERAPIA NELLA PREVENZIONE E NEL TRATTAMENTO DELLE DISFUNZIONI NELL´ANZIANO
Pacengo del Garda (VR) 6-7-ottobre 2011
Informazioni e programma:
www.sif-fisioterapia.it/it/congressi/congresso-2011
 
56° CONGRESSO NAZIONALE SIGG
PREPÁRATI A VIVERE 100 ANNI!
Firenze, 29 novembre - 3 dicembre 2011
Segreteria Scientifica: SIGG -Via G.C. Vanini 5 - 50129 Firenze
Tel.055474330 - Fax 055461217 e-mail: sigg@sigg.it - www.sigg.it
Segreteria Organizzativa: Pls group - www.plsgroup.it
Via della Mattonaia, 17 - 50121 Firenze
Tel: 0552462.428 Fax: 0552462.223