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4.1 La rete dei servizi e l'integrazione socio-sanitaria
4.1.1
Le evidenze sulla efficacia della VMD sono state ottenute in una rete di
servizi integrata ospedale-territorio, perseguendo l’obiettivo di una
assistenza continuativa.
4.1.2
La rete dei servizi di assistenza continuativa per le fasce deboli della
popolazione, articolata in diversi livelli di assistenza, è prevista nelle
normative vigenti (POSA 1992
inserito nei Piani Sanitari 1996-98,1998-2000, legge 229/99 e legge quadro per
la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali)
1-4
.Tuttavia, l’applicazione di queste normative è stata
parziale e disomogenea ed è tuttora in corso.
4.1.3
Tenendo conto delle normative vigenti in Italia e delle evidenze
scientifiche, il modello "minimo" di rete di assistenza continuativa
dovrebbe prevedere i servizi indicati nella Fig. 1. La presenza di questi
servizi è condizione essenziale per l’applicazione delle raccomandazioni
contenute in questo documento.

Figura
1. Modello “minimo” di rete dei servizi a livello di Distretto. I numeri
indicano i possibili percorsi da un nodo all’altro della rete dei servizi.
UVIG: Unità di Valutazione ed Intervento Geriatrico; RSA: Residenza Sanitaria
Assistenziale; ADI: Assistenza Domiciliare Integrata. I passaggi tra i vari
setting sono stati definiti come “transizioni”.
4.1.2
Va tuttavia sottolineato che di alcuni dei servizi indicati nella Fig. 1 o,
comunque, previsti dal SSN, non si trovano equivalenti nella letteratura
internazionale sulle prove di efficacia della VMD. E’ stato, quindi,
necessario riferirsi esclusivamente ai servizi previsti dal SSN italiano che
rivelano una soddisfacente analogia con quelli dei Paesi dove è stata condotta
la gran parte delle sperimentazioni sulla VMD. Facendo, ad esempio, riferimento
a Stuck e coll.
5
e Wieland e coll.
6
che riportano metanalisi
sulla efficacia della VMD, i risultati potrebbero, nell’ambito del nostro SSN,
essere applicabili con sufficiente approssimazione ai reparti ospedalieri per
acuti ed all’assistenza domiciliare integrata (ADI), ma in misura minore alle
Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA). Infatti, la tipologia organizzativa
delle RSA è incerta e variabile con differenze regionali e provinciali
rilevanti
7;8
.
Altri servizi previsti
dal SSN italiano – come, ad esempio, l’assistenza domiciliare programmata
– non hanno equivalenti nei sistemi inglese o statunitense: per essi, poche
sono le prove di efficacia svolte nell’ambito del SSN italiano
9;10
e saranno necessarie sperimentazioni ulteriori.
4.1.3
Fino ad oggi le strutture ospedaliere per anziani che gestiscono la fase
post-acuta e riabilitativa sono state realizzate con modalità molto diverse
nelle varie regioni italiane, spesso anche con formule di convenzione tra
pubblico e privato. La creazione all’interno delle strutture ospedaliere di
modelli assistenziali destinati alla gestione dei pazienti anziani che
necessitano di interventi nella fase post-acuta, soprattutto di tipo
riabilitativo, non supplisce alle carenze oggettive del sistema di cure
“long-term” e a bassa complessità
11
.
Le evidenze relative alla efficacia della VMD nelle strutture post-acuzie sono
riportate nella sezioni 7 e 8, ancorché sono specifiche dell’anziano fragile.
4.1.4
Analogamente, non è stata dedicata una sezione specifica al Day Hospital
perché questa funzione dell’ospedale è stata realizzata in maniera molto
disomogenea nelle varie realtà locali. Le evidenze di letteratura sulla
efficacia del Day Hospital si riferiscono in generale a modelli differenti da
quelli implementati in Italia e, comunque, riportano risultati contrastanti e
non definitivi
12-17
.
4.1.5
L’anziano “fragile” è l’utente target a cui queste LG si
riferiscono. Anche se il concetto di fragilità – contrapposto a quello di
buon equilibrio omeostatico – è accettato in letteratura, ne sono state
proposte diverse definizioni da utilizzare poi per procedure di screening. Nella
tabella seguente vengono riportati sinteticamente esempi dei diversi criteri
utilizzati per la definizione e lo screening della fragilità:
|
Definizioni di “anziano fragile” apparse in
letteratura negli ultimi anni. |
||
|
Autori |
|
Criteri |
|
Fisk AA. 1983
18
|
|
Problemi nell’ambito della funzione fisica, della
cognitività e dei supporti sociali di gravità tale da richiedere un
intervento multidisciplinare. |
|
Vaupel JW. 1988
19
|
|
Rischio di mortalità in eccesso rispetto al rischio
specifico per i soggetti della stessa età nella popolazione. |
|
Woodhouse WK, et al. 1988
20
|
|
Età > 65 anni, dipendenza nelle ADL |
|
Pannill
FC. 1991
21
|
|
Disabilità associata a più di 3 diagnosi mediche. |
|
Mayer-Oakes
SA, et al. 1991
22
|
|
Soggetti di età superiore a 75 anni con riduzione dello
stato funzionale. |
|
Winograd
CH, et al. 1991
23
|
|
Una delle seguenti condizioni: 1) Ictus cerebrale; 2)
Malattia cronica disabilitante; 3) Episodi confusionali; 4) Disabilità in
una o più ADL; 5) Cadute; 6) Ridotta mobilità; 7) Incontinenza; 8)
Malnutrizione; 9) Farmaci multipli; 10) Piaghe da decubito; 11)
Allettamento prolungato; 12) Uso di mezzi di contenzione; 13) Problemi
sensoriali; 14) Problemi socio-economici o familiari. |
|
Buchner
DM, et al. 1992
24
|
|
Riduzione della riserva fisiologica nei sistemi di
controllo neurologico, nella performance fisica e nel metabolismo
energetico. Tale condizione è associata ad un elevato rischio di
disabilità. |
|
Schulz R, et al. 1993
25
|
|
Discrepanza tra le richieste ambientali, i supporti
sociali, e la capacità fisica e cognitiva del soggetto. |
|
Bortz
WM. 1993
26
|
|
Disarmonia organismo-ambiente. Ciò causa una rottura
nel ciclo stimolo->reazione-crescita->incremento della competenza
funzionale ->miglioramento della risposta allo stimolo. |
|
Ory
MG, et al. 1993
27
|
|
Grave compromissione della forza, della mobilità,
dell’equilibrio e della resistenza. |
|
Creditor
MC. 1993
28
|
|
Riduzione della forza muscolare e della capacità
aerobica, instabilità vasomotoria, demineralizzazione ossea, riduzione
della ventilazione polmonare, alterazioni del sensorio, incontinenza,
appetito, riduzione della sete. |
|
Boaz RF. 1994
29
|
|
Disabilità secondaria ad un episodio acuto e mancato
recupero entro tre mesi. |
|
Rockwood
K, et al. 1994
30
|
|
Dipendenza nelle ADL, istituzionalizzazione. I
meccanismi che tendono a conservare la salute e quelli che tendono ad
alterarla sono in equilibrio reciproco precario. Conseguenze: rapido
deterioramento funzionale ed elevato rischio di morte. |
|
Mulrow
CD, et al. 1994
31
|
|
Residenti in « Nursing Home » e dipendenti
in almeno 2 ADL |
|
Evans
LK, et al. 1995
32
|
|
Età superiore a 65 anni con problemi medici complessi,
che vivono ancora al loro domicilio e necessitano di servizi multipli,
inclusa la riabilitazione. |
|
Brown
I, et al. 1995
33
|
|
Riduzione della capacità di svolgere le attività
pratiche e gestire i rapporti sociali nella vita quotidiana. |
|
Gloth
FM, et al. 1995
34
|
|
Età > 65 anni, istituzionalizzazione, comorbilità. |
|
Raphael
D, et al. 1995
35
|
|
Incapacità di svolgere importanti funzioni fisiche e
sociali in relazione alla domanda ambientale. |
|
Sager MA, et al. 1996
36
|
|
In pazienti ospedalizzati: Età avanzata, basso score al
MMSE, e disabilità nelle IADL prima della ammissione. |
|
Siu AL, et al. 1996
37
|
|
Età superiore a 65 anni, instabili da un punto di vista
medico, con limitazioni funzionali di insorgenza recente, o sindromi
geriatriche potenzialmente reversibili. |
|
Grunfeld
E, et al. 1997
38
|
|
Demenza o condizioni terminali. |
|
Maly
RC, et al. 1997
39
|
|
Depressione, incontinenza urinaria, cadute,
compromissione funzionale. |
|
Brody
KK, et al. 1997
40
|
|
Età avanzata, condizioni di salute che ostacolano il
normale svolgimento delle ADL, bisogno di aiuto nelle pulizie personali e
nella gestione dei farmaci. |
|
Carlson
M, et al. 1998
41
|
|
Riduzione della capacità funzionale nel corso di un
episodio di ospedalizzazione (FIM). |
|
Chandler
JM, et al. 1998
42
|
|
Fattori che ostacolano l’efficacia di interventi volti
a migliorare la forza muscolare. |
|
Payette
H, et al. 1999, 2000
43;44
|
|
Perdita di peso recente |
|
Gagnon
AJ, et al. 1999
45
|
|
Soggetti di età > 70 anni, dimessi da un
pronto soccorso, a rischio per reospedalizzazioni multiple. |
|
Chin
APM, et al. 1999
46
|
|
Ridotta mobilità associata ad una delle 3 seguenti
condizioni: 1) Ridotto introito energetico; 2) Riduzione del peso
corporeo; 3) Basso indice di massa corporea (IMC). |
|
Walston
J, et al. 1999
47
|
|
Disfunzioni
neuroendocrine, degli ormoni sessuali e del
GH, e del sistema immunitario che nel loro insieme determinano una
accelerazione del catabolismo muscolare. Questa condizione può essere
aggravata da una riduzione dell’apporto calorico. |
|
Pressley
JC, et al. 1999
48
|
|
Età avanzata, sesso femminile, razza non bianca,
livello di scolarità, comorbilità, riduzione della capacità fisica. |
|
Wieland
D, et al. 2000
49
|
|
Deterioramento cognitivo, incontinenza e disabilità
nelle ADL. |
|
Rockwood
K, et al. 2000
50
|
|
Rischio di outcome avversi dovuto ad instabilità della
omeostasi fisiologica. |
|
Roubenoff
R, et al. 2000
51
|
|
Riduzione della massa e della forza muscolare. |
Data
l’estrema eterogeneità delle definizioni, si è deciso di partire da premesse
sicuramente condivisibili e cioè:
-
fornire indicazioni
semplici, chiare ed utili soprattutto per gli operatori coinvolti nell’
assistenza territoriale;
-
sottolineare che la
fragilità dell’anziano è un fenomeno dinamico, con passaggio da condizioni
di semplice rischio ad altre rapidamente evolutive, che conducono a grave
disabilità e/o morte;
-
considerare come terzo
elemento l'età, visto che i fattori più frequentemente associati alla fragilità,
cioè la comorbilità, la ridotta capacità funzionale, la disabilità ed il
disagio socio-economico (isolamento, povertà), divengono molto più frequenti
al di sopra dei 75 anni
52-61
.
Sulla
base di queste premesse si è convenuto che negli interventi di VMD:
1)
per lo screening ai fini della prevenzione
siano da considerare eleggibili i soggetti con più di 75 anni che abbiano
conservato la capacità di muoversi autonomamente ma che possono presentare
segni di disabilità in fase pre-clinica
62
; questa scelta, limitando in modo
consistente il campo di azione, rende praticabile un intervento di prevenzione;
2)
per un programma di intervento complesso
sono da prendere in considerazione gli anziani che abbiano necessità di
assistenza continuativa, cioè anziani con già evidenti deficit funzionali e/o
condizioni socio-ambientali critiche ed in genere, ma non obbligatoriamente, età
superiore ai 75 anni.

Figura
2. Esempio di un algoritmo per la valutazione dell’anziano mediante la VMD.
Nota che a seconda dei risultati dello screening di I livello vengono indicati
procedure diagnostiche ed interventi che utilizzano le risorse assistenziali per
il perseguimento di obiettivi specifici.
E’
da sottolineare che questi suggerimenti, basati su criteri empirici, sono stati
condizionati dalla necessità di porre riferimenti precisi per assicurare
l’omogeneità delle procedure e, quindi, la futura realizzazione di
banche-dati
63;64
di
dimensioni sufficienti ad estrarre, su base scientifica, criteri più precisi
per una corretta definizione della “fragilità” dell’anziano.
4.1.6
Le indicazioni contenute in questo documento dovrebbero consentire la
realizzazione di un sistema informativo per il monitoraggio dei percorsi nella
rete dei servizi di assistenza continuativa all'anziano fragile. La creazione di
questo sistema informativo risponderebbe ad almeno tre obiettivi:
1)
raccogliere informazioni sulle condizioni di salute, i bisogni
assistenziali, ed il rischio di deterioramento fisico e cognitivo degli utenti
65;66
;
2)
creare un set minimo di dati da trasmettere da un servizio ad un altro
durante il percorso assistenziale
67
;
3)
conoscere il case-mix dei
servizi di assistenza continuativa: ciò permetterebbe di definire in modo
razionale criteri di riferimento per l’ammissione a tali servizi minimizzando,
così, il rischio di iniquità sociale e di spreco di risorse, ancora assai
probabile in questo settore dell’assistenza
68-70
.
4.1.7
Il gruppo di lavoro è convinto che, per ottenere il risultato massimo, la
realizzazione del sistema di LG dovrebbe essere "globale", cioè
estesa a tutta la rete dei servizi, e sostenuta da un robusto impianto
informatico. Ciò renderebbe più agevole introdurre dei correttivi e
monitorizzarne gli effetti quasi in tempo reale, agendo sul governo del sistema
fino ad ottenere i risultati voluti. Sarà, inoltre, possibile introdurre
sistemi paralleli di valutazione della qualità assistenziale, del consumo delle
risorse e del grado di soddisfazione degli utenti, informazioni utili per
ottimizzare il rapporto costo beneficio nella assistenza all’anziano fragile
nella rete dei servizi
64;71
. Ciò dovrebbe avvenire
attraverso una distribuzione più razionale ed equa delle risorse nei vari setting
mostrati in Fig. 1, ed integrando conseguentemente le competenze e le tecnologie
disponibili
72
.
4.1.8
La dimostrazione che i risultati della VMD permettono una stima della gravità
e complessità dei problemi del paziente anziano suggerisce che questa
metodologia, oltre ad essere utile per la redazione del piano di assistenza
individuale, potrebbe fornire informazione importanti sul consumo di risorse. In
questo senso, una classificazione dei pazienti anziani basata sulla VMD potrebbe
essere alla base di un nuovo sistema di tarriffazione delle prestazioni
sanitarie e non sanitarie che non penalizzi le strutture geriatriche come
avviene per il sistema a DRG
11
. E’ stato recentemente
dimostrato che mediante la VMD è possibile stimare fino al 60% della variabilità
del consumo di risorse in strutture residenziali o riabilitative per anziani
68
. Per confronto, dati
recenti hanno stimato che il sistema a DRG spiega appena il 10% della variabilità
nell’uso delle risorse. Tuttavia, una condizione necessaria affinché la VMD
si affermi in maniera capillare come metodologia di valutazione dell’anziano,
è necessario che la VMD stessa venga ufficialmente riconosciuta come una
prestazione sanitaria di grande utilità e quindi sia adeguatamente valorizzata.
Infatti, una VMD complessa richiede molto tempo (da 1 a 2 ore, a secondo dello
strumento utilizzato) e deve essere eseguita da un team multidisciplinare che
comprende medici specialisti, infermieri, fisioterapisti, assistenti sociali ed
altre figure professionali che abbiamo una specifica competenza in questo campo.
Poche strutture sono in grado di eseguire routinariamente questa prestazione se
non è adeguatamente compensata. Ne consegue, che una elevata percentuale di
anziani non può usufruire di un intervento mirato di cui è stata dimostrata
l’efficacia
73
.
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