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6.VMD E ASSISTENZA DOMICILIARE INTEGRATA (ADI)

6.3    Raccomandazioni per l'implementazione locale

6.3.1    L’ADI dovrebbe essere parte integrante di un sistema “a rete” di assistenza continuativa. Il protocollo operativo del servizio di ADI per l'anziano fragile dovrebbe essere concordato con tutti i soggetti interessati (amministratori comunali, dirigenti di Aziende Sanitarie e Distretti, operatori della UVIG, rappresentanti degli utenti e di associazioni di volontariato), nel rispetto dei principi di seguito elencati:

6.3.2    integrazione tra i comparti sociale e sanitario, che dovrebbe essere realizzata nella équipe multiprofessionale. A tal fine, si dovrebbe tenere conto delle disposizioni legislative vigenti nazionali 35 e regionali, ed anche della possibilità di perfezionare tale integrazione tra Aziende Sanitarie e Comuni del comprensorio tramite normative locali;

6.3.3    procedure per l’ingresso in ADI, che dovrebbero prevedere la richiesta al Distretto da parte del soggetto stesso o dei suoi familiari, del MMG o dei servizi sociali. Nel caso in cui l’ADI venga attivata alla dimissione da un ricovero ospedaliero, la richiesta dovrebbe essere fatta direttamente dal medico ospedaliero, previa consultazione con il MMG;

6.3.4    definizione dei compiti e delle sinergie, a questo proposito il gruppo di esperti raccomanda che, per assicurare la continuità della cura, si crei una totale sinergia tra le decisioni prese dall’UVIG ed il MMG, tenendo presente che la legislazione italiana affida a quest’ultimo la responsabilità del paziente non ospedalizzato. Inoltre, è indispensabile che l’organico della UVIG territoriale risponda ai requisiti indicati in 6.2.5 (e quindi comprenda almeno il geriatra, l’infermiere professionale, il fisioterapista e l’assistente sociale);

6.3.5    procedure che assicurino una soddisfacente formazione geriatrica di tutti gli operatori coinvolti nel servizio di ADI. L’affidabilità e la validità della tecniche di VMD sono infatti fortemente influenzate dalla competenza degli operatori. Per questo motivo, seminari, esercitazioni e momenti di verifica sull'uso delle tecniche di VMD dell’anziano fragile dovrebbero essere inserite anche nei corsi di formazione di MMG, Infermieri, Fisioterapisti, Assistenti Sociali e Sanitari, Operatori Tecnici alla Assistenza. La formazione dovrebbe essere affidata a docenti con provata cultura ed esperienza nel settore dell’assistenza geriatrica e della metodologia didattica, ed essere affiancata da una verifica della motivazione degli operatori coinvolti;

6.3.6    definizione del ruolo della UVIG territoriale nell’ambito del distretto sociosanitario. Dovrebbe essere chiarita la modalità di inserimento della UVIG territoriale nella rete dei servizi di assistenza continuativa. In base alla 229/99, infatti, uno dei compiti fondamentali del Distretto sociosanitario è quello di rispondere ai bisogni di tutte le fasce deboli della popolazione e non solo degli anziani fragili;

6.3.7    scelta dello strumento di VMD: la scelta dovrebbe basarsi da un lato sulla verifica della modalità di validazione dello strumento e, dall’altro, sulla sua capacità di permettere, oltre alla identificazione dei problemi, la stesura del piano individualizzato di assistenza, i controlli di qualità in itinere e la stima delle risorse occorrenti;

6.3.8    costituzione di una banca dati sull’ADI: a tale scopo si dovrebbero utilizzare procedure e strumenti omogenei che prevedono l'informatizzazione.