7.
VMD E SERVIZI RESIDENZIALI (RESIDENZE SANITARIE ASSISTENZIALI - RSA)
E SEMIRESIDENZIALI (CENTRI DIURNI)
7.3
Raccomandazioni per l’implementazione locale
7.3.1
L’assistenza e la gestione di una RSA dovrebbe avere come obiettivo costante
di riferimento la qualità della vita degli anziani fragili ricoverati nella
struttura. I responsabili dell’ASL e delle RSA dovrebbero elaborare un
protocollo operativo che persegua in maniera esplicita questo obiettivo. Tale
protocollo dovrebbe essere concordato con i MMG, gli operatori delle RSA ed i
rappresentanti delle famiglie e delle associazioni di volontariato. Inoltre il
Distretto dovrebbe verificare, mediante controlli a scadenza regolare, che il
programma di assistenza sia formulato sulla base dei risultati della VMD. Studi
condotti in Italia hanno dimostrato che l’applicazione di sistemi di
valutazione del casemix basati sulla VMD permettono di ottenere una stima molto
affidabile del consumo di risorse assistenziali. Questa metodologia dovrebbe
pertanto essere valutata come sistema per il calcolo della remunerazione in
tutte le strutture di lungodegenza.
7.3.2
Obiettivo
di riferimento dell’assistenza socio-sanitaria in una RSA è promuovere il
ritorno a domicilio, quando possibile. A tale scopo, è necessario: 1) favorire
il massimo recupero funzionale; 2) assicurare un ambiente sicuro e confortevole
per persone cronicamente ammalate e non autosufficienti; 3) stabilizzare e/o
ritardare la progressione delle malattie croniche; 4) prevenire, individuare e
gestire con il massimo di tempestività le fasi di acuzie nella cronicità. Un
piano individualizzato di assistenza orientato verso questi obiettivi e la sua
verifica sono realizzabili tramite l’applicazione di uno strumento globale di
VMD.
7.3.3
I
rapporti e le sinergie tra le figure professionali coinvolte nell’assistenza
all’anziano ricoverato in RSA - MMG, Geriatra, Infermiere, Assistente sociale,
Fisioterapista, Terapista occupazionale, ecc. - dovrebbero essere precisati nel
protocollo operativo della RSA deciso o concordato con il Distretto. Si ritiene
tuttavia che il coordinamento e supervisione dei programmi assistenziali siano
affidati ad uno specialista in Geriatria. Inoltre, dovrebbe essere assicurata
per tutti gli operatori della RSA una base culturale comune ottenuta mediante un
periodo di training, che preveda anche l’utilizzazione dello strumento di VMD
che poi verrà utilizzato. Infine, per la continuità della cura, il protocollo
operativo dovrebbe esplicitare le modalità di integrazione, eventualmente
tramite il Distretto sociosanitario, tra RSA e gli altri nodi della rete, in
modo particolare tra RSA e ADI e reparti ospedalieri per acuti.
7.3.4
La scelta dello strumento di VMD
dovrebbe essere fatta in base alla effettiva possibilità di realizzare
controlli di qualità “in itinere” sulla assistenza ed una banca dati capace
di consentire confronti con altre strutture similari.
I
controlli di qualità dovrebbero consentire una verifica riguardante soprattutto
i seguenti punti:
-
evoluzione
nel tempo delle condizioni di salute o di benessere psichico e di stato
funzionale;
-
prevenzione
dell’uso di mezzi di contenzione;
-
prevenzione
delle piaghe da decubito e della incontinenza;
-
prevenzione
delle cadute o di altri incidenti;
-
prevenzione
delle principali patologie infettive tipiche di residenti in una RSA;
-
appropriatezza
degli interventi terapeutici.
7.3.5 Nello
stabilire i parametri di struttura e le procedure di funzionamento di una RSA
dovrebbe essere considerata la possibilità di inserire tra le unità funzionali
un Centro Diurno ed una unità speciale per pazienti con Demenza di Alzheimer.
La RSA così come è indicata nella legislazione nazionale e regionale
italiana può essere considerata l’equivalente della nursing home presente
nei paesi anglosassoni e scandinavi, servizio di assistenza socio-sanitaria
di residenzialità per anziani disabili e con stato di salute instabile per
i quali non siano consigliabili altre forme di assistenza.