| [ Home ] [ Indice ] [ Il Progetto ] [ Autori ] [ Anziano Fragile ] [ Metodologia ] [ Introduzione ] [ La Rete ] [ Territorio ] [ ADI ] [ RSA ] [ Ospedale ] [ Conclusione ] [ Bibliografia ] |
Lo
sviluppo di linee guida per la valutazione multidimensionale dell'anziano
fragile nella rete dei servizi di assistenza continuativa
Luigi Ferrucci1, Niccolò
Marchionni2 e Giulio Corgatelli3 per il gruppo VMD.
1Laboratorio
di Epidemiologia Clinica. Dipartimento di Geriatria INRCA. – Firenze.
2Dipartimento
di Area Critica Medico-Chirurgica, Sezione di Gerontologia e Geriatria,
Università degli Studi di Firenze.
3Società
Italiana di Medicina Generale (SIMG).
La stesura delle linee guida per la valutazione
multidimensionale dell’anziano fragile nella rete dei servizi di assistenza
continuativa è un Progetto Finalizzato sponsorizzato dal Ministero della Sanità
che è frutto di una collaborazione tra il Laboratorio di Epidemiologia Clinica
dell’INRCA di Firenze, la Società Italiana di Gerontologia e Geriatria e la
Società Italiana di Medicina Generale. Il progetto si è sviluppato in più
fasi: 1) Definizione degli obiettivi; 2) Analisi e classificazione della
letteratura; 3) Stesura di una prima versione del documento; 4) Pubblicazione su
un sito WEB dedicato e raccolta di commenti mediante un questionario
strutturato; 5) Messa a punto di una versione definitiva sulla base dei
suggerimenti raccolti; 6) Pubblicazione delle linee guida. In questo articolo
queste fasi sono descritte e commentate in maniera sintetica. In particolare, ci
siamo soffermati sulle difficoltà incontrate in questo percorso e sulle modalità
con cui tali difficoltà sono state superate. Oltre a permettere la
realizzazione di un documento che ha una funzione importante per la promozione
della esperienza geriatrica nel SSN, questo progetto ha spinto professionisti
con formazione e competenze diverse a lavorare in gruppo ed a superare qualche
difficoltà nell’identificazione di una via comune. L’indagine mediante
questionario, inoltre, ci ha permesso di verificare l’interesse per la cultura
geriatrica nel mondo medico, con risultati inattesi e sorprendenti.
Establishing
standard guidelines for comprehensive geriatric assessment of frail older
persons was the object of a targeted project sponsored by the Italian Ministry
of Health. The project was coordinated by the Laboratory of Clinical
Epidemiology of the Italian National Institute on Aging, in partnership with the
Italian Gerontology and Geriatric Society and the Italian Society of General
Medicine. The project developed through several subsequent steps: 1) Definition
of the target population and of the general aims of the project; 2) Collection
and classification of the relevant literature; 3) First draft of the document;
4) Creation of the WEB site that allowed the collection of comments and
criticisms through a standardized questionnaire; 5) Correction of the document,
based on the comments and criticisms that were collected; 6) Publication of the
final document. In this article we focus on problems and barriers that we
encountered while conducting this project, and the strategies that we used to
overcome some of these problems. We believe that the final document may help
promoting the geriatric approach in the Italian Health Care System. In this
project, a number of different health professionals worked together toward a
common objective, sometime confronting points of view that were substantially
different. The analysis of the questionnaire administered through the WEB site
revealed unexpected and somewhat surprising findings on how different health
professional show interest on the topic of comprehensive geriatric assessment.
In questo
articolo cercheremo di illustrare la metodologia utilizzata per la messa a punto
delle Linee Guida (LG) per la Valutazione Multidimensionale (VMD) dell'anziano
fragile nella rete dei servizi di assistenza continuativa. Questo progetto è
frutto di una collaborazione tra un gruppo di ricercatori e clinici coordinati
dal Laboratorio di Epidemiologia Clinica della Sede INRCA di Firenze, la Società
Italiana di Gerontologia e Geriatria e la Società Italiana di Medicina
Generale. L'iniziativa è stata in parte finanziata nell'ambito dei progetti di
Ricerca Finalizzata del Ministero della Sanità.
Obiettivo
dichiarato del progetto era verificare in che misura i risultati conseguiti con
la applicazione della VMD apparsi nella letteratura degli ultimi anni, talvolta
nella forma di trial randomizzati e controllati, siano traducibili in una serie
di raccomandazioni esplicitabili in maniera semplice e concisa, ed in che misura
tali raccomandazioni siano applicabili alla realtà del SSN Italiano.
Il piano Sanitario Nazionale
1998-2000 indicava, tra le priorità per il cambiamento, una profonda revisione
organizzativa dei servizi sanitari e sociali, in modo da realizzare
un’effettiva integrazione a tre livelli:
istituzionale, gestionale e professionale
1
. Uno
dei campi dove è maggiormente sentita la necessità di tale integrazione è
quello riguardante l’assistenza continuativa all’anziano “fragile” (o al
“paziente geriatrico”), caratterizzato da un fabbisogno assistenziale
polisettoriale.
Nella
letteratura internazionale e nei rapporti dell’O.M.S. i termini “anziano
fragile” e “paziente geriatrico” sono utilizzati per indicare gli anziani
che sviluppano, nel corso dell’invecchiamento, patologie croniche multiple ed
un decadimento significativo dello stato fisico e cognitivo.
Lo studio longitudinale ILSA del Progetto Finalizzato Invecchiamento del
CNR ha dimostrato che, dopo i 75 anni, questa tipologia di soggetti aumenta in
maniera esponenziale con l’ulteriore aumento dell’età
2
. Sulla base di questa
definizione – e facendo anche riferimento ai dati demografici – in Italia
oltre un milione di persone anziane sono attualmente “fragili” e necessitano
di un intervento di assistenza continuativa. Tale cifra, in base alle previsioni
demografiche, è destinata a raddoppiare nei prossimi 20 anni.
Se si considera il problema dal punto di vista economico, è stato
recentemente dimostrato che agli ultrasettantacinquenni, pur rappresentando solo
il 6.5% dell’intera popolazione, è attribuibile il 28% della spesa sanitaria
(http://www.istat.it). Si è pure osservato – anche con studi prodotti da
ricercatori italiani – che un’effettiva integrazione socio-sanitaria, resa
possibile dall’utilizzo di team interdisciplinari (Unità Valutativa
Geriatrica o UVG) e di strumenti di VMD, permette significativi
vantaggi in termini di qualità di vita e, contemporaneamente, un abbattimento
dei costi per una riduzione dell’ospedalizzazione impropria degli
ultrasettantacinquenni
3-11
.
Tali studi confermano la validità del disegno del Progetto Obiettivo Salute
dell’Anziano (POSA), varato in sede parlamentare nel gennaio 1992 e divenuto
anche parte integrante sia del Piano Sanitario Nazionale 1994-1996 che
dell’ultimo 1998–2000
1;12;13
. Le linee guida ministeriali diffuse nell’agosto 1992 ai fini
dell’applicazione del POSA facevano riferimento, tra l’altro,
all’opportunità di uniformare le direttive regionali in modo da arrivare
gradualmente a livello nazionale ad adottare un unico strumento di VMD. Ciò,
soprattutto, allo scopo di migliorare la qualità della assistenza,
indipendentemente da tutte le valutazioni di costo-efficacia.
In realtà, da ricerche compiute dal Progetto Finalizzato Invecchiamento
nell’ambito del Sottoprogetto 5 “Invecchiamento
della popolazione, qualità della vita e autosufficienza”, è risultata
una disomogeneità interpretativa ed applicativa delle direttive del POSA
(http://www.aging.cnr.it/sp5.htm). Sono state infatti osservate marcate
differenze non solo tra le regioni, ma anche tra diverse Aziende Sanitarie di
una stessa regione, nella composizione della UVG, nei ruoli attribuiti alle
professioni sanitarie coinvolte e nell’utilizzo di strumenti di VMD. Le stesse
ricerche hanno anche messo in evidenza che non tutti gli strumenti di VMD
correntemente utilizzati erano stati precedentemente validati
14
. Conseguenza diretta di questi problemi è che non sono a tutt’oggi
disponibili dati attendibili sul livello qualitativo dell’assistenza al
paziente geriatrico nel nostro Paese e sugli eventuali vantaggi che avrebbero
potuto derivare dall’avvio del POSA. Le ragioni alla base della disomogeneità
rilevata sono diverse ma interconnesse. Alle carenze culturali, si associano
le difficoltà di coordinamento tra le diverse figure professionali – i medici
di medicina generale, i geriatri, gli infermieri professionali, gli assistenti
sociali, i terapisti della riabilitazione etc. – che dovrebbero far parte
della UVG.
La raccomandazione a pag. 96 del
PSN 1998-2000
1
, che
va anche vista come base razionale dell’attuale progetto, raccoglie e
definisce questa problematica: “l’integrazione
professionale è strettamente correlata all’adozione di profili aziendali e
linee guida finalizzate ad orientare il lavoro inter-professionale nella
produzione dei servizi sanitari: domiciliari, intermedi e residenziali.
Condizioni necessarie dell’integrazione professionale sono: la costituzione di
unità valutative integrate, la gestione unitaria della documentazione, la
valutazione dell’impatto economico delle decisioni, la definizione della
responsabilità nel lavoro integrato, la continuità terapeutica tra ospedale
e distretto, la collaborazione tra strutture residenziali e territoriali, la
predisposizione di percorsi assistenziali appropriati per tipologie di
intervento, l’utilizzo di indici di complessità delle prestazioni
integrate”.
La mancanza di regole precise per
le transizioni dei pazienti nella rete dei servizi è un problema non specifico
degli anziani e certamente non limitato all’Italia. Tuttavia, è proprio nella
gestione dei pazienti fragili, caratterizzati da problematiche complesse dove
questioni sociali e sanitarie coesistono e si complicano vicendevolmente (spesso
con necessità di percorsi terapeutici caratterizzati da transizioni multiple
tra un servizio e l’altro), che l’inadeguatezza di una gestione
“spontaneistica” mostra tutti i suoi limiti. La fragilità più importante
con cui si ha a che fare in questo senso è quella legata all’invecchiamento,
per la sua elevata prevalenza e per le prospettive di rapida crescita
nell’immediato futuro. Non è un caso che le sperimentazioni più
significative di regolamentazione dei flussi assistenziali nella rete dei
servizi sono state condotte in ambito geriatrico
15
.
E’ sulla base di queste considerazioni che il gruppo di lavoro ha iniziato e portato avanti questo progetto, nel convincimento che l’introduzione della VMD, la metodologia specifica della geriatria, sia uno strumento guida per la valutazione dell’anziano nella rete dei servizi di assistenza continuativa, in grado di migliorare i percorsi e guidare le strategie assistenziali. La VMD, tuttavia, non esaurisce il suo significato in un ambito gestionale ma è anche uno straordinario strumento per promuovere l’identificazione dei problemi specifici della fragilità nell’anziano. In accordo con le conclusioni del Consensus Statement del National Institute of Health (USA) e della Comprehensive Geriatric Assessment Position Statement dell’American Geriatrics Society (aggiornamenti disponibili on-line sul sito WEB www.americangeriatrics.org), la Valutazione Multidimensionale Geriatrica è una “valutazione multidisciplinare nella quale: 1. sono identificati, descritti e spiegati i molteplici problemi di un individuo anziano; 2. vengono definite le sue capacità funzionali; 3. viene stabilita la necessità di servizi assistenziali; 4. viene sviluppato un piano di trattamento e di cure, nel quale i differenti interventi siano commisurati ai bisogni ed ai problemi” 16-22
Nel corso
delle prime riunioni, il gruppo di lavoro ha dovuto stabilire alcuni principi a
cui fare riferimento nella stesura delle LG. Questi principi sono illustrati in
dettaglio nelle prime 4 sezioni delle LG. In breve:
1.
Si è tentato di trovare una definizione
operativa di anziano fragile che fosse semplice, pratica ed utilizzabile in
tutti i setting assistenziali che compongono la rete dei servizi. Si è deciso
di concettualizzare la “fragilità” come una condizione di rischio elevato
di outcome avversi che comportano un significativo deterioramento della qualità
della vita. Tale definizione assume connotati diversi a seconda del livello
funzionale del soggetto e del luogo (setting assistenziale) dove avviene la
valutazione;
2.
Sono stati delimitati gli aspetti della
VMD a cui fare riferimento. In particolare è stato stabilito di non considerare
il rapporto costo-efficacia se non in maniera episodica ed indiretta. Ciò perchè
la letteratura su questo argomento è molto scarsa e si riferisce a situazioni
assistenziali molto diverse da quelle del nostro SSN;
3.
E' stata delineata una rete di servizi
minima necessaria per l'implementazione delle LG. Dalla letteratura si riconosce
infatti chiaramente che la VMD è particolarmente efficace quando venga
applicata in una rete di servizi ospedalieri e territoriali organizzati in un
unico progetto
23-28
. Dopo una lunga discussione, tenendo conto delle normative vigenti in
Italia e delle evidenze scientifiche, si è stabilito che, affinchè sia
possibile implementare le raccomandazioni sulla VMD, il modello
"minimo" di rete di assistenza continuativa dovrebbe prevedere i
servizi indicati nella Fig. 1.
4.
Sono state stabilite le regole con cui
reperire, classificare, e graduare le evidenze. A questo scopo, sono stati
seguiti i principi della Cochrane Library, che rapprentano uno standard
internazionale.
5.
E’ stato stabilito un formato standard
per la stesura delle varie sezioni delle LG. In particolare, le prime 4 sezioni
riportano la descrizione dei presupposti, delle metodologie utilizzate, dei
limiti, e degli utenti a cui le LG sono orientate. Le sezioni successive sono le
LG vere e proprie, che riportano le raccomandazioni sull’uso della VMD in
ciascuno dei 4 setting assistenziali principali. Ciascuna di queste sezioni
“speciali” è organizzata in tre parti:
a.
La
prima parte è la linea guida
vera e propria e riporta sinteticamente le raccomandazioni basate sulle prove di
efficacia ottenute in un determinato ambito assistenziale (servizi ospedalieri o
territoriali);
b.
La
seconda parte illustra le evidenze
sulla base delle quali sono state costruite le raccomandazioni riportate nella
prima;
c.
La
terza parte si riferisce alle raccomandazioni
per l’implementazione locale che il gruppo di lavoro ha ritenuto
opportuno inserire per facilitare il trasferimento delle evidenze scientifiche
alla pratica quotidiana.
La
fase operativa e l’inchiesta di opinione.
La fase
iniziale di raccolta e classificazione della letteratura è stata seguita da una
serie di incontri nel corso dei quali è stato messo a punto un testo
preliminare. Questa fase è durata circa 14 mesi. Si è lavorato sia in sedute
plenarie, per definire le problematiche di ordine generale, che in gruppi, per
stendere le parti speciali. Le varie parti sono state successivamente
“montate” in un documento unico che è stato rivisto, punto per punto,
nell'ambito di due sedute plenarie della durata di due giorni organizzate in
forma di workshop. Utilizzando una videoproiezione digitale, il testo è stato
riletto in tutte le sue parti, commentato e corretto frase per frase, tavolta
discutendo a lungo prima di trovare una forma di stesura soddisfacente. Il
risultato finale di questo lavoro di revisione è stato pubblicato in un sito
WEB organizzato in modo da renderne spedita ed efficiente la consultazione. Il
sito WEB, reperibile all’indirizzo http://www.vmd.it, permette la visualizzazione delle sole raccomandazioni che si possono
consultare in pochi minuti. Seguendo gli opportuni percorsi segnati da
ipertesti, è possibile accedere alla descrizione, sintetica ma dettagliata,
delle evidenze sulla base delle quali sono fondate le raccomandazioni, ed alla
relativa bibliografia.
Il sito WEB
conteneva, inoltre, un questionario che l'utente poteva utilizzare per fare
commenti o critiche e per suggerire modifiche da apportare al testo od alla
struttura del documento. Il questionario, riportato in calce alle linee guida,
conteneva 33 domande strutturate e 16 spazi per commenti in chiaro. Un analogo
questionario è contenuto in questo numero speciale del Giornale di Gerontologia
e potrà essere utilizzato dai lettori per farci pervenire eventuali commenti o
critiche che verranno prese in considerazione per la stesura delle versioni
aggiornate future.
Nei 6 mesi di
apertura si sono registrati oltre 1100 accessi. Al 1 Luglio 2001, i questionari
riempiti erano 670. Per ragioni non completamente comprensibili, 58 ulteriori
questionari, di cui 23 in forma incompleta, sono stati ricevuti per lettera o
per fax. In totale, i questionari elaborati sono stati 705. E’ importante
sottolineare che il sito WEB è attivo anche negli ultimi 6 mesi del 2001 e
raccoglie molti altri commenti, che però non sono stati presi in considerazione
per la stesura del testo presente.
La
maggioranza
dei soggetti che hanno risposto al questionario aveva un’età compresa tra i
30 ed i 50 anni (Figura 2). Oltre il 50% era laureato (Figura 3). La maggior
parte di coloro che hanno riempito il questionario dimostrava di conoscere le
problematiche geriatriche, per esperienza professionale diretta o per il fatto
che vive con o si prende cura di un anziano (Figura 4). Il tipo di utenti che
hanno risposto al questionario è delineato nella Figura 5. Oltre il 40% di
coloro che hanno risposto si sono qualificati come "medici di medicina
generale" (n=291; 41.3%). Solo 99 geriatri, considerando anche quelli
"in formazione", hanno riempito il questionario. Questo risultato è
sorprendente se si tiene conto che il sito era stato pubblicizzato soprattutto
tra i geriatri, anche attraverso il giornale della SIGG e che, come già
accennato, la VMD si è sviluppata ed ha preso campo nella cultura geriatrica
prima che in qualsiasi altra disciplina medica. Per il resto, il panorama delle
tipologie di utenti che hanno riempito il questionario era particolarmente
variegato e includeva anche un buon numero di familiari di pazienti anziani
(n=32), rappresentanti del Movimento dei Diritti del Malato (n=8) e di
Organizzazioni del Volontariato (n=22). I commenti erano sempre estremamente
puntuali e, a tratti, anche originali. Nella maggior parte dei casi, appariva
chiaro che il questionario era stato riempito dopo una lettura del testo attenta
e positivamente critica.
Riassumere i
commenti, le critiche ed i suggerimenti in categorie ha richiesto molto tempo.
Per l’aggregazione si è utilizzata una metodologia che è tipica degli studi
qualitativi
29
. Tutti i commenti sono stati riportati su singoli foglietti di carta
adesiva che sono stati successivamente raggruppati per grandi tematiche su un
muro bianco che fungeva da lavagna. All'interno di ciascun gruppo sono poi stati
identificati sottogruppi di argomenti. La procedura di "splitting" è
andata avanti fino a che i foglietti contenuti in un gruppo non contenevano
commenti simili, riassumibili in una unica frase o paragrafo, senza eccessiva
perdita di informazioni. Le domande contenute nella prima parte del questionario
sono riportate nella tabella seguente, unitamente alla percentuale di risposte
negative.
In particolare, la tabella riporta i principali commenti
riassunti dall’analisi delle prime 17 domande che sono a risposta dicotomica,
“si/no”. E' da notare che nella maggior parte dei casi i commenti sono di
tipo propositivo e non entrano nel merito della opportunità di stendere LG su
questo argomento ma, piuttosto, richiedono ulteriori precisazioni o chiarimenti.
Particolarmente interessante l’elevato numero di risposte negative alla
domanda sui possibili conflitti di interesse.
Risposte alla prima parte del questionario(Domande
dalla 1 all 17)
|
Risposte negative N (%) |
|
E’ stata
dichiarata in modo esplicito ed esauriente la metodologia seguita per la
preparazione delle LG? |
0 (0.0%) |
|
Sono
dichiarati con chiarezza ambito e obiettivo di applicazione delle LG? |
1 (0.1) |
|
Le LG sono
basate sulle migliori evidenze scientifiche possibili? |
16 (2.3) |
|
Il gruppo
che ha elaborato le LG racchiude le competenze multidisciplinari
necessarie? |
25
(3.6) |
|
Sono
riportati con chiarezza i metodi per l’aggiornamento nel tempo delle LG? |
69
(9.8) |
|
E’
contenuta un’indicazione esplicita degli operatori sanitari cui sono
rivolte le LG? |
25
(3.6) |
|
La
preparazione/pubblicazione di queste LG implicano potenziali conflitti di
interesse? |
101
(14.3) |
|
Il tema
trattato è importante dal punto di vista della sanità pubblica e
dell’economia sanitaria? |
4 (0.6) |
|
E’
riservata un’attenzione alla definizione degli utenti (gli anziani
fragili)? |
1 (0.1) |
|
Queste LG
rendono più agevoli ed obiettivi i processi decisionali? |
13 (1.8) |
|
Vengono
fornite raccomandazioni pratiche e clinicamente rilevanti? |
33
(4.7) |
|
E’
spiegata in maniera esplicita la strategia di selezione/raccolta di studi
da cui derivano evidenze/ raccomandazioni |
24
(3.4) |
|
E’
indicato il processo decisionale seguito quando manchino le evidenze? |
16 (2.3) |
|
Le LG sono
sufficientemente maneggevoli e flessibili? |
9 (1.3) |
|
Le LG sono
sufficientemente consultabili ed interpretabili? |
21
(3.0) |
|
Le LG
offrono riferimenti scientifici e favoriscono la cura dell’anziano? |
17 (2.4) |
|
Il modello
“virtuale” di rete è adeguato agli scopi delle LG? |
26
(3.7) |
Questo
risultato, infatti, mette in luce che esiste una diffusa diffidenza sull’uso
delle LG, probabilmente espressione del timore che la standardizzazione dei
percorsi terapeutici conduca ad un controllo e ad un giudizio sulle scelte
decisionali fondato su regole troppo rigide, che non tengono conto della unicità
e peculiarità dei problemi di ciascun paziente. In pratica, in questa visione,
si teme che venga in qualche modo messa in discussione la libertà decisionale
del medico. In realtà, il dibattito sul valore medico-legale delle
raccomandazioni contenute nelle LG è ancora aperto, in particolare per LG come
quelle da noi realizzate che, oltre ad una funzione diagnostico-terapeutica nel
singolo utente, affrontano il problema dei percorsi terapeutici complessi
all’interno della rete dei servizi e della corretta allocazione delle risorse
30
.
Ancora, è
importante sottolineare come la domanda che ha avuto più risposte
interlocutorie, dopo quella sui potenziali conflitti di interesse, è la
richiesta di maggiori chiarimenti sulle modalità con cui le LG verranno
aggiornate nel tempo. Questo risultato suggerisce che la maggior parte dei
lettori delle LG è cosciente che la letteratura geriatrica sulla VMD e sulla
sua applicazione nella rete dei servizi è in rapido sviluppo e fornirà nei
prossimi anni risultati rilevanti. Ne deriva che le LG realizzate dal gruppo
saranno rapidamente superate e dovranno essere aggiornate. Se si escludono
queste due domande, tutte le altre hanno avuto risposte interlocutorie in meno
del 5% dei casi, a testimonianza dell’apprezzamento dei lettori per il lavoro
svolto dal gruppo. Nonostante ciò, ciascuna delle risposte e dei suggerimenti,
anche singola, è stata presa in considerazione nella stesura della versione
finale del documento.
Risposte alla seconda parte del questionario(Domande
dalla 18 alla 32)
|
Risposte negative N (%) |
|
Risulta
chiara l’utilità della VMD nell’identificazione dei soggetti anziani
fragili a richio di disabilità? |
13 (1.8) |
|
Sono state
riportate adeguatamente tutte le evidenze sull’utilizzazione e
l’efficacia della VMD nel territorio? |
20 (2.8) |
|
La relazione
tra evidenze e raccomandazioni sull’utilizzazione della VMD nel
territorio sono sempre corrette? |
12 (1.7) |
|
Sono state
fornite sufficienti indicazioni per l’implementazione locale della VMD
nella medicina territoriale? |
48
(6.8) |
|
E’ chiara
l’utilità della VMD nella selezione dei pazienti da inserire in ADI e
nella realizzazione del piano individuale di cura? |
18 (2.6) |
|
Sono state
riportate adeguatamente tutte le evidenze sull’utilizzazione e
l’efficacia della VMD nell’ADI? |
40
(5.7) |
|
La relazione
tra evidenze e raccomandazioni sull’utilizzazione della VMD nell’ADI
sono sempre corrette? |
8 (1.1) |
|
Sono state
fornite sufficienti indicazioni per l’implementazione locale della VMD
nell’ADI? |
64
(9.1) |
|
Sono state
riportate adeguatamente tutte le evidenze sull’utilizzazione e
l’efficacia della VMD nell’RSA? |
4 (0.6) |
|
La relazione
tra evidenze e raccomandazioni sull’utilizzazione della VMD nella RSA
sono sempre corrette? |
20 (2.8) |
|
Sono state
fornite sufficienti indicazioni per l’implementazione locale della VMD
nella RSA? |
20 (2.8) |
|
Risulta
chiara l’utilità della VMD nella valutazione e nella stesura del piano
individuale di assistenza di pazienti anziani ricoverati in un’unità
geriatrica ospedaliera per acuti? |
16 (2.3) |
|
Sono state
fornite sufficienti indicazioni per la implementazione locale della VMD
nell’unità geriatrica ospedaliera per acuti? |
9 (1.3) |
|
Sono state
riportate adeguatamente tutte le evidenze sull’utilizzazione e
l’efficacia della VMD nell’unità geriatrica ospedaliera per acuti? |
8 (1.1) |
|
La relazione
tra evidenze e raccomandazioni sull’utilizzazione della VMD nella unità
geriatrica ospedaliera per acuti sono sempre corrette? |
1 (0.1) |
|
Sono state
fornite sufficienti indicazioni per l’implementazione locale della VMD
nell’unità geriatrica ospedaliera per acuti? |
21
(3.0) |
Anche in
questo ambito, la frequenza di risposte negative è molto bassa, solo in due
casi superiore al 5%. E' da notare che, se selezioniamo le risposte che hanno
una frequenza superiore al 3%, 3 su 4 commenti hanno a che vedere con richieste
di maggiori dettagli per la implementazione delle LG nella realtà locale.
Questo risultato ci ha colpito positivamente. La scelta di inserire
alcuni suggerimenti utili a superare gli ostacoli per la implementazione
nella realtà italiana di LG sviluppate sulla base di studi ed esperienze
condotti in altri Paesi ha suscitato nei lettori una considerevole incertezza.
Il gruppo di esperti ha interpretato questi suggerimenti come espressione di chi
approva in linea teorica gli elementi di programmazione, valutazione ed
intervento espressi dalle LG, ma è preoccupato che le legislazioni locali e la
mancanza di visione globale della rete dei servizi ostacolino di fatto la
implementazione delle LG ed il loro efficace funzionamento nella cura del
paziente anziano fragile. Come più volte precisato nella parte introduttiva
delle LG, queste perplessità possono essere risolte solo sviluppando la ricerca
sul funzionamento dei servizi sanitari in Italia e avviando delle
sperimentazioni serie nelle varie Regioni Italiane.
La quarta
domanda riporta una perplessità generale sulla efficacia della VMD nell’ADI.
E’ difficile interpretare questa reazione, anche perchè l’efficacia della
VMD nell’ADI è forse l’unico caso in cui nella stesura delle LG ci si può
riferire direttamente a studi condotti proprio in Italia
31
. In realtà, la difficoltà di
credere alla possibilità di razionalizzare gli interventi in ADI, definirne gli
elementi essenziali e stabilirne le priorità, è verosimilmente legata anche al
fatto che l’ADI, la cui implementazione è stata stimolata dalle indicazioni
del POSA, è stata realizzata con modalità assai diverse nelle varie realtà
locali: dalla semplice prestazione episodica fondata solo sull’interazione tra
due professionalità (es. MMG e infermiere), fino ad esperienze di vera e
propria ospedalizzazione domiciliare (http://www.aging.cnr.it/sp5.htm).
In 392 dei 705
questionari elaborabili era presente un commento finale, spesso di poche, brevi
frasi. Nella maggior parte dei casi, si trattava di frasi di generico
apprezzamento per il lavoro svolto che, se fanno piacere ha chi ha impegnato
energie, tempo e risorse nel portare a termine questo progetto, non sono,
purtroppo, utili per la revisione del documento. I commenti
"critico-propositivi" invitano, nella maggior parte dei casi, ad
inserire nel documento finale gli strumenti da utilizzare per una VMD nei
diversi setting assistenziali della rete. Poiché non è possibile risportare
una lista esaustiva di questi strumenti, molti lettori hanno suggerito di
riportare almeno degli esempi o una bibliografia ragionata. In considerazione di
questi suggerimenti, una sezione di questo tipo è stata riportata alla fine
delle LG.
Modifiche alle
LG sono state introdotte sulla base dei risultati del questionario, arrivando
attraverso questo processo ad una loro versione finale. A tale scopo, il gruppo
si è riunito nuovamente in seduta plenaria per un ulteriore periodo di 2 giorni
ed ha esaminato i risultati del questionario, preliminarmente analizzati.
Ciascuna critica e/o commento è stato preso in considerazione e, se considerato
valido e condivisibile, introdotto come modifica di una o più parti del
documento.
Non è possible riportare in dettaglio la miriade di
modifiche, grandi o piccole, che sono state apportate al documento in questa
fase. Tuttavia, le modifiche più rilevanti sono state le seguenti:
-
E’ stata resa più chiara ed esplicita la metodologia che si intende
utilizzare per l’aggiornamento periodico del documento;
-
Nella parte introduttiva, è stato aggiunto un paragrafo che descrive i
potenziali utilizzatori delle LG;
-
Sono state apportate modifiche per minimizzare la possibilità che
l’applicazione delle LG determini conflitti di interesse;
-
E’ stato reso più chiaro il modello di “rete” a cui le LG fanno
riferimento;
-
Il termine “post-acuto” - a definire la fase ospedaliera che segue
quella acuta e che trova la sua realizzazione in strutture di cura intermedia
(che, spesso, nel paziente anziano assumono una impronta riabilitativa) - è
stata sostituito con il termine “post-acuto/riabilitativo”;
-
Nelle sezioni sulla implementazione locale delle LG è stata fatta menzione
della recente legge sulla integrazione Socio-Sanitaria
13
;
-
Nella descrizione della definizione operativa di “anziano fragile”, è
stata eplicitata la differenza tra “fragilità” e “disabilità”;
-
E’ stata aggiunta una breve premessa epidemiologica che definisce le
dimensioni del problema (stima del numero di anziani “fragili” nella
popolazione Italiana);
-
E’ stata meglio definita la funzione del MMG nell’ADI e le
caratteristiche del suo intervento in RSA, in particolare per quanto riguarda la
interazione tra MMG, UVIG e specialista Geriatra;
- E’ stata aggiunta una nota sul “manager del caso”, con riferimento alle esperienze internazionali ed a quelle Italiane 32-38
-
E’ stato aggiunto un paragrafo sulla necessità di effettuare controlli
regolari sulla qualità della assistenza nelle RSA, almeno in una prima fase di
avvio;
-
E’ stato sottolineato che l’Unità Operativa Geriatrica per Acuti può
assumere un ruolo centrale nella coordinazione dei percorsi terapeutici solo se
ha intorno una rete di servizi territoriali, diversificati per tipologia ed
intensità degli interventi;
-
E’ stata suggerita la necessità di lavorare alla realizzazione di DRG
geriatrici che tengano conto delle necessità assistenziali peculiari dei
pazienti anziani rispetto a quelli più giovani, anche a parità di patologia.
Il testo
finale è stato riportato su un sito WEB di facile accesso e consultazione,
migliorato rispetto alla versione precedente e contenente, anche questa volta,
un questionario per i commenti e le critiche dei lettori. I commenti saranno
utili per la ulteriore revisione del lavoro, prevista ad un anno dalla fine del
progetto. E’ stata inoltre realizzata la presente pubblicazione.
La
realizzazione di queste LG si è rivelata molto più difficile di quanto stimato
all’inizio del progetto. Gli ostacoli da superare sono stati di diversa
natura: dalla difficoltà di reperire la letteratura rilevante e
“distillarne” le informazioni essenziali, a quella di trovare una accordo
interpretativo tra le diverse professionalità coinvolte nel progetto. Le lunghe
ore di discussione, a tratti anche accesa e “spigolosa”, sono state utili a
creare una omogeneità di intenti ed una visione comune. Il documento che ne è
scaturito, se ben pubblicizzato e distribuito, è potenzialmente in grado di
influenzare alcuni comportamenti “anomali” nella cura dell’anziano fragile
nella rete dei servizi, e di promuovere la cultura geriatrica nel SSN.
L’analisi del questionario suggerisce che questo progetto è di grande
interesse per varie tipologie di operatori e,
in particolare, per i MMG che devono affrontare giornalmente le complesse
problematiche dei loro pazienti anziani. Una maggiore integrazione e
collaborazione tra il Geriatra ed il MMG è, certamente, un obiettivo da
perseguire per il futuro, sia attraverso inziative culturali di formazione che
attraverso specifici interventi legislativi.
Sorprendentemente,
abbiamo riscontrato un interesse limitato da parte dei Geriatri, in particolare
di quelli in formazione. Questo risultato implica un ripensamento sui modelli di
formazione nelle Scuole di Specializzazione Universitarie che forse, fino ad
oggi, hanno dato poco spazio alla VMD nei loro programmi. Una maggiore
diffusione delle conoscenze sulla VMD dovrebbe essere perseguita anche dalla
Società Italiana di Gerontologia e Geriatria mediante opportune inziative,
anche a livello locale.
Infine,
per portare a termine un progetto così complesso, tutti gli esperti del gruppo
hanno dovuto leggere in modo analitico gli articoli più importanti sulla VMD
nel paziente anziano, hanno discusso a fondo le problematiche dell’anziano
fragile e dei servizi per gli anziani, hanno dovuto confrontarsi costantemente
con le opinioni di altri, hanno imparato a trovare un accordo anche quando i
contrasti di opinione sembravano non componibili. In altri termini, gli esperti
hanno dovuto realmente lavorare in gruppo, e per lungo tempo. Ci auguriamo che
questo gruppo di lavoro possa collaborare con successo ad altri progetti futuri.

Figura 1. Modello “virtuale” di rete dei
servizi. I numeri indicano i possibili percorsi da un nodo all’altro della
rete dei servizi. UVIG: Unità di Valutazione ed Intervento Geriatrico; RSA:
Residenza Sanitaria Assistenziale; ADI: Assistenza Domiciliare Integrata.

Figura 2. Età degli utenti che hanno compilato
il questionario sulla VMD presente sul sito WEB.

Figura 3. Titolo di studio degli utenti che hanno
compilato il questionario sulla VMD presente sul sito WEB.

Figura 4. Esperienza “geriatrica” degli
utenti che hanno compilato il questionario sulla VMD presente sul sito WEB.

Figura 5. Tipologia e professionalità degli
utenti che hanno compilato il questionario sulla VMD presente sul sito WEB.
1. Ministero della Sanità.
Piano Sanitario Nazionale 1998-2000. Supplemento Ordinario della Gazzetta
Ufficiale n.288. 1998. (www.sanita.it)
2. Maggi S, Zucchetto M,
Grigoletto F, Baldereschi M, Candelise L, Scarpini E et al. The Italian
Longitudinal Study on Aging
(ILSA): design and methods. Aging Clin Exp Res 1994;6:464-73.
3. Bernabei R, Venturiero V,
Tarsitani P, Gambassi G. The comprehensive geriatric assessment: when, where,
how. Crit Rev.Oncol.Hematol. 2000;33:45-56.
4. Naylor MD, Brooten D,
Campbell R, Jacobsen BS, Mezey MD, Pauly MV et al. Comprehensive
discharge planning and home follow-up of hospitalized elders: a randomized
clinical trial. JAMA 1999;281:613-20.
5. Rich MW, Beckham V,
Wittenberg C, Leven CL, Freedland KE, Carney RM. A multidisciplinary
intervention to prevent the readmission of elderly patients with congestive
heart failure. N.Engl.J Med 1995;333:1190-5.
6. Rich MW, Gray DB, Beckham
V, Wittenberg C, Luther P. Effect of a multidisciplinary intervention on
medication compliance in elderly patients with congestive heart failure. Am.J
Med 1996;101:270-6.
7. Rudd AG, Wolfe CD, Tilling
K, Beech R. Randomised controlled trial to evaluate early discharge scheme for
patients with stroke. BMJ 1997;315:1039-44.
8. Rubenstein LZ, Siu AL,
Wieland D. Comprehensive geriatric assessment: toward understanding its efficacy.
Aging Clin Exp Res 1989;1:87-98.
9. Rubenstein LZ, Robbins AS,
Josephson KR, Schulman BL, Osterweil D. The value of assessing falls in an
elderly population. A randomized clinical trial. Ann.Intern.Med.
1990;113:308-16.
10.
Siu AL, Reuben DB, Ouslander JG,
Osterweil D. Using multidimensional health measures in older persons to identify
risk of hospitalization and skilled nursing placement. Qual.Life Res.
1993;2:253-61.
11.
Siu AL, Kravitz RL, Keeler E,
Hemmerling K, Kington R, Davis JW et al. Postdischarge geriatric
assessment of hospitalized frail elderly patients. Arch.Intern.Med. 1996;156:76-81.
12.
Ministero della Sanità - Servizio
Centrale della Programmazione Sanitaria. Stralci dal Progetto Obiettivo
"Tutela della Salute degli anziani". Ministero della Sanità. 1992.
13.
Ministero della Sanità. Decreto
Legislativo 19 giugno 1999, n. 229. "Norme per la razionalizzazione del
Servizio sanitario nazionale, a norma dell'articolo 1 della legge del 30
novembre 1998, n. 419". Gazzetta Ufficiale n.165 del 16 luglio 1999 -
Supplemento ordinario n.132. 2001.
14.
Abate G, Cucinotta D, Trentini A,
Cavoni MA. Gli strumenti di valutazione multidimensionale nell'anziano: problemi
di validazione. Giornale di Gerontologia 1990;38:456-68.
15.
Brizioli E. La transizione verso il
nuovo sistema di cure "long-term" e a bassa complessità. Tendenze
Nuove
1999;48-52.
16.
Comprehensive functional assessment
for elderly patients. Health and Public Policy Committee, American College of
Physicians. Ann.Intern.Med. 1988;109:70-2.
17.
National
Institutes of Health Consensus Development Conference Statement: geriatric
assessment methods for clinical decision-making. J.Am.Geriatr.Soc. 1988;36:342-7.
18.
Comprehensive geriatric assessment.
AGS Public Policy Committee. J.Am.Geriatr.Soc. 1989;37:473-4.
19.
Epstein AM, Hall JA, Besdine R,
Cumella E, Jr., Feldstein M, McNeil BJ et al. The
emergence of geriatric assessment units. The "new technology of geriatrics".
Ann.Intern.Med. 1987;106:299-303.
20.
Fretwell M. The Consensus Conference
on Comprehensive Geriatric Assessment: a dialogue is the beginning of consensus.
J.Am.Geriatr.Soc. 1988;36:377-9.
21.
Rubenstein LV, Calkins DR,
Greenfield S, Jette AM, Meenan RF, Nevins MA et al. Health status
assessment for elderly patients. Report of the Society of General Internal
Medicine Task Force on Health Assessment. J.Am.Geriatr.Soc. 1989;37:562-9.
22.
Bull MJ, Hansen HE, Gross CR. A
professional-patient partnership model of discharge planning with elders
hospitalized with heart failure. Appl.Nurs.Res.
2000;13:19-28.
23.
Landi F, Gambassi G, Pola R, Tabaccanti S, Cavinato T, Carbonin
PU et al. Impact of integrated home care services on hospital use. J.Am.Geriatr.Soc. 1999;47:1430-4.
24.
Stuck AE, Siu AL, Wieland GD, Adams
J, Rubenstein LZ. Comprehensive
geriatric assessment: a meta-analysis of controlled trials. Lancet
1993;342:1032-6.
25.
Stuck AE, Minder CE, Peter-Wuest I,
Gillmann G, Egli C, Kesselring A et al. A randomized trial of in-home
visits for disability prevention in community-dwelling older people at low and
high risk for nursing home admission. Arch.Intern.Med. 2000;160:977-86.
26.
Cassel CK. Geriatrics for the 3rd
millennium. Wien.Klin.Wochenschr.
2000;112:386-93.
27.
Harlow KS. Research and the politics of decision making:
planning services for elders. J.Appl.Gerontol. 1992;11:22-37.
28.
Solomon DH, Wagner DR, Marenberg ME,
Acampora D, Cooney LM, Jr., Inouye SK. Predictors of formal home health care use
in elderly patients after hospitalization. J.Am.Geriatr.Soc. 1993;41:961-6.
29.
Qualitative research in health care. London: 1999.
30.
Cook D,.Giacomini M. The trials and
tribulations of clinical practice guidelines. JAMA 1999;281:1950-1.
31.
Di Iorio A, Longo A, Mitidieri CA,
Palmerio T, Benvenuti E, Giardini S et al. Factors
related to the length of in-hospital stay of geriatric patients. Aging Clin
Exp Res 1999;11:150-4.
32.
Bernabei R, Landi F, Gambassi G,
Sgadari A, Zuccala G, Mor V et al. Randomised
trial of impact of model of integrated care and case management for older people
living in the community. BMJ 1998;316:1348-51.
33.
Boult C, Rassen J, Rassen A, Moore
RJ, Robison S. The effect of case management on the costs of health care for
enrollees in Medicare Plus Choice plans: a randomized trial. J.Am.Geriatr.Soc.
2000;48:996-1001.
34.
Lee W, Eng C, Fox N, Etienne M.
PACE: a model for integrated care of frail older patients. Program of
All-inclusive Care for the Elderly. Geriatrics 1998;53:62, 65-6, 69, 73.
35.
Phillips BR, Kemper P, Applebaum RA.
The
evaluation of the National Long Term Care Demonstration. 4. Case management
under channeling. Health Serv.Res. 1988;23:67-81.
36.
Experton B, Ozminkowski RJ, Pearlman
DN, Li Z, Thompson S. How does managed care manage the frail elderly? The case
of hospital readmissions in fee-for-service versus HMO systems. Am.J.Prev.Med.
1999;16:163-72.
37.
Monane M, Kanter DS, Glynn RJ, Avorn
J. Variability in length of hospitalization for stroke. The role of managed care
in an elderly population. Arch.Neurol. 1996;53 :875-80.
38.
Pils K, Vavrovsky G, Meisner W,
Schreiber W, Bohmer F. Improvement of rehabilitation outcomes of hip fractures:
discharge assessment by patient care team, case management and wound healing. Wien.Klin.Wochenschr. 2000;112:413-9.